sabato 27 dicembre 2025

 

Amore e Pace

Trasformare la teologia in poesia.


  

 Con timore e reverenza mi avvicino all’infinita e raffinata cultura di Benedetto XVI, al suo pensiero che ha radici e forze nella storia dell’uomo e di tutto il Cristianesimo.

Egli è un filosofo teologo che più lo studi e  leggi i suoi libri, le sue omelie, le sue lettere, più lo ami e più ti senti vicino a Dio, ti  porta  su quella sua strada segnata da Fede e Ragione.

Ci si sente impari di fronte a questa grandezza. Egli ci presenta Dio e la Chiesa nella loro bellezza e di quanto la loro presenza sia essenziale alle nostre vite.

Senza Dio si ignorano due parole essenziali alla vita dell’umanità: Amore e Pace. Su queste due grandi colonne poggia la Chiesa, perciò la nostra fede, con la presenza del Cristo fatto uomo, può rendere il mondo migliore.

Da più di un anno non mi abbandona il pensiero di Benedetto, inizio le mie giornate con il proposito  di leggere una sua omelia, una sua lettere, una sua considerazione sull’arte e sulla musica, le sue appassionate analisi sui Padri della Chiesa, cercando di entrare passo dopo passo nel suo infinito pensare e nel suo amore incondizionato per la Madre Chiesa.

Mi sento fortemente colpevole poiché anch’io nel passato mi sono lasciata sviare da interpretazioni giornalistiche dei suoi detrattori che purtroppo sono stati e sono tuttora tanti.

Soprattutto agli inizi del suo pontificato,  non lo  ho amato abbastanza, perdendomi così l’occasione di percorrere con maggiore coscienza e rigore la strada di Dio.

Ecco quello che Egli ha voluto insegnarci e credo che sostanzia il suo pontificato: il suo magistero fu ed è  la strada che porta a Dio, è bello  averLo come sicuro obiettivo e compagno nello scalpiccio accidentato delle nostre strade.  « Dio è amore;[1] chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui » (1 Gv 4, 16). Queste parole della Prima Lettera di Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana: l'immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell'uomo e del suo cammino. Inoltre, in questo stesso versetto, Giovanni ci offre per così dire una formula sintetica dell'esistenza cristiana: « Noi abbiamo riconosciuto l'amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto ».[2]

In seguito, leggendolo in molte sue pieghe biografiche del Santo Pontefice  scopro che era un appassionato della musica classica, appassionato di Mozart, della poesia e dell’arte e in molti passaggi delle sue analisi teologiche e teologali  ritiene che anche questo sia un modo per rimanere vicini alla bellezza e all’amore di Dio, anche la poesia, la musica  e l’arte sono strade della catechesi che portano a Dio.

Nella serie di catechesi sui Padri della Chiesa egli ci ricorda che molti di questi padri amarono la musica da Romano Il Melode[3] a Sant’Ambrogio , a San Tommaso, a san Giovanni della Croce.

Io stesso ho constatato di quanto la musica e i canti religiosi facciano parte di tutta la liturgia e della catechesi della chiesa. Ricordo come se fosse oggi un viaggio scolastico con i  miei alunni  all’ Abbazia di Montecassino. La visita era naturalmente prenotata eravamo lì per una mostra di incunabuli allestita  nella biblioteca.  [4]    I monaci appena mettemmo piedi nel monastero ci accolsero con canti e musica gregoriana, non li vedevamo, ma io provai in me l’incanto di essere in paradiso.  Anche in luoghi meno famosi come nell’Abbazia di Santa Maria del Colle a Lenola dove c’è un coro da fare invidia a quello di San Pietro, i canti sono tutti in latino (come era desiderio di Benedetto XVI ) sono tuttora qualcosa di sublime, di non raccontabile con parola umana, poiché anch’essi sono testimonianza della bellezza di Dio. E forse che Benedetto XVI non ci illumini dicendoci di allontanarci dalla volgarità del vivere, dall’approssimazione dei costumi, dalla bestemmia, da ogni perdizione della propria coscienza e non ci inviti a riflettere sulla nostra società superficiale e narcisista.

I suoi detrattori hanno avuto molto da dire anche su queste parole.

Forse che non sia vero che per credere e amare la parola di Dio sia necessario rigore, passione, rispetto delle regole della chiesa e dell’uomo, dell’ambiente?

Non credo che questo e, non solo questo, sia rigorismo, o peggio ancora conservatorismo.

Le molte critiche che sono piovute su di Lui, soprattutto dalla Germania e dall’America, come le accuse di poco rigore nella lotta alla pedofilia sono inossequiose e false. Perché sappiamo che le leggi più severe nel trattare questo miasma sono state scritte e dettate  sotto il suo pontificato e alle quali lo stesso Francesco si sta attenendo con coraggio, dolore, e forza.

Quello che più vale e ciò lo mette in stretta vicinanza a Pietro da Morrone  è il suo insegnamento: l’invito a pregare, a incontrare Dio ogni giorno nell’ostia consacrata. Egli ci insegna come farlo:  la preghiera è un mezzo meraviglioso per mettersi in contatto con Dio e chi ha la gioia di questo contatto può imparare ad amare. Scacciare per sempre l’odio e la vendetta dalla propria vita, serpenti questi che intossicano l’anima e compromettono il rapporto con dio.

Ed ecco l’invito che da Pietro da Morrone, passa nella parola sapiente di Benedetto XVI:

Pregare, pregare, pregare.

E’ questo l’insegnamento più determinante della sua fede che lo accomuna al suo Fratello di sangue San Pietro Confessore come pure l’amore:  Con la centralità dell'amore, la fede cristiana ha accolto quello che era il nucleo della fede d'Israele e al contempo ha dato a questo nucleo una nuova profondità e ampiezza. L'Israelita credente, infatti, prega ogni giorno con le parole del Libro del Deuteronomio, nelle quali egli sa che è racchiuso il centro della sua esistenza: « Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze » (6, 4-5). Gesù ha unito, facendone un unico precetto, il comandamento dell'amore di Dio con quello dell'amore del prossimo, contenuto nel Libro del Levitico: « Amerai il tuo prossimo come te stesso » (19, 18; cfr Mc 12, 29-31). Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l'amore adesso non è più solo un « comandamento », ma è la risposta al dono dell'amore, col quale Dio ci viene incontro.

In un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta o perfino il dovere dell'odio e della violenza, questo è un messaggio di grande attualità e di significato molto concreto. Per questo nella mia prima Enciclica desidero parlare dell'amore, del quale Dio ci ricolma e che da noi deve essere comunicato agli altri. [5]

Benedetto si fa propulsore di un rinnovato dinamismo, di una chiesa che si risvegli in una rinnovata catechesi.

Nella serie delle catechesi sui Padri della Chiesa,[6] e in opere prestigiose di meravigliosa e facile lettura[7]vorrei ricordare con le parole del Santo Padre Romano il Melode, nato verso il 490 a Emesa (oggi Homs) in Siria. Teologo, poeta e compositore, “appartiene alla grande schiera dei teologi che hanno trasformato la teologia in poesia”. Pensiamo anche al suo compatriota, sant’Efrem di Siria, vissuto duecento anni prima di lui. Ma meditiamo  anche su  teologi dell’Occidente, come sant’Ambrogio, i cui inni sono ancora oggi parte della nostra liturgia e toccano l’anima; o a un teologo, a un pensatore di grande vigore, come san Tommaso,[8] che ci ha donato gli inni della Festa del Corpus Domini; pensiamo a san Giovanni della Croce[9](1542-1591) che oltre la dolce musicalità delle sue opere accompagnate dal suono dell’organo, di infinita bellezza sono il “Canto spirituale” e “Il mistero dell’unione” fu un grande riformatore e chiese come Benedetto XVI maggior rigore alla Chiesa. Con Santa Teresa Davila il Doctor mYsticus, gigante della fede, operò una grande riforma della chiesa,soprattutto in Spagna  fu Santo, ma anche musicista e poeta “La notte scura”, e dunque il suo operare,  furono  un esempio chiaro di questa fusione tra  teologia e poesia. Scelse e  amò la vergine del Carmelo e fu carmelitano. Non è un caso che il Santo Padre lo citi come espressione di bellezza della chiesa cattolica.

La fede è amore e perciò crea poesia e crea musica. La fede è gioia, perciò crea bellezza.

Anche gli inni liturgici sono una forma di catechesi , infatti ab origine erano solo questi. Romano resta nella storia come uno dei più rappresentativi autori di inni liturgici. L’omelia era allora, per i fedeli, l’occasione praticamente unica d’istruzione catechetica. Romano si pone così come testimone eminente del sentimento religioso della sua epoca, ma anche di un modo vivace e originale di catechesi. Attraverso le sue composizioni possiamo renderci conto della creatività di questa forma di catechesi, della creatività del pensiero teologico, dell’estetica e dell’innografia sacra di quel tempo. Il luogo in cui Romano predicava era un santuario di periferia di Costantinopoli: egli saliva all’ambone posto al centro della chiesa e parlava alla comunità ricorrendo ad una messinscena piuttosto dispendiosa: utilizzava raffigurazioni murali o icone disposte sull’ambone e ricorreva anche al dialogo. Le sue erano omelie metriche cantate, dette "contaci" (kontákia). Il termine kontákion, "piccola verga", pare rinviare al bastoncino attorno al quale si avvolgeva il rotolo di un manoscritto liturgico o di altra specie. I kontákia giunti a noi sotto

Da questo contatto del cuore con la Verità che è Amore nasce la cultura, è nata tutta la grande cultura cristiana. E se la fede rimane viva, anche quest’eredità culturale non diventa una cosa morta, ma rimane viva e presente. Le icone, le grandi chiese costruite dall’uomo in onore di Dio, di Cristo e della Vergine sono pagine bellissime ed eterne della storia del Cristianesimo parlano anche oggi al cuore dei credenti, non sono cose del passato. Le cattedrali non sono monumenti medievali, ma case di vita, dove ci sentiamo "a casa": incontriamo Dio e ci incontriamo.[10]

 

Poesia e teologia

Fondare la nostra  vita su Gesù e sulla salda roccia della sua Parola

Noi siamo un fiume solo
se uno ha peccato
tutti siamo feriti.
Invece il cielo gli agnelli i prati
sempre fedeli a compiere lo stesso mistero
inesauribile di riti novelli.
E’ Dio che in essi fiorisce,
si espande, dilaga
e poi ritorna a fiorire.

Dove sarà mai paradiso



[1] Deus caritas est , Enciclica , Benedetto XVI Con la centralità dell'amore, la fede cristiana ha accolto quello che era il nucleo della fede d'Israele e al contempo ha dato a questo nucleo una nuova profondità e ampiezza. L'Israelita credente, infatti, prega ogni giorno con le parole del Libro del Deuteronomio, nelle quali egli sa che è racchiuso il centro della sua esistenza: « Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze » (6, 4-5). Gesù ha unito, facendone un unico precetto, il comandamento dell'amore di Dio con quello dell'amore del prossimo, contenuto nel Libro del Levitico: « Amerai il tuo prossimo come te stesso » (19, 18; cfr Mc 12, 29-31). Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l'amore adesso non è più solo un « comandamento », ma è la risposta al dono dell'amore, col quale Dio ci viene incontro.

In un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta o perfino il dovere dell'odio e della violenza, questo è un messaggio di grande attualità e di significato molto concreto. Per questo nella mia prima Enciclica desidero parlare dell'amore, del quale Dio ci ricolma e che da noi deve essere comunicato agli altri. Ecco così indicate le due grandi parti di questa Lettera, tra loro profondamente connesse. La prima avrà un'indole più speculativa, visto che in essa vorrei precisare — all'inizio del mio Pontificato — alcuni dati essenziali sull'amore che Dio, in modo misterioso e gratuito, offre all'uomo, insieme all'intrinseco legame di quell'Amore con la realtà dell'amore umano. La seconda parte avrà un carattere più concreto, poiché tratterà dell'esercizio ecclesiale del comandamento dell'amore per il prossimo. L'argomento si presenta assai vasto; una lunga trattazione, tuttavia, eccede lo scopo della presente Enciclica. È mio desiderio insistere su alcuni elementi fondamentali, così da suscitare nel mondo un rinnovato dinamismo di impegno nella risposta umana all'amore divino.

 

[2] Deus caritas , ibidem

[3] Romano il Melode, omileta cantorum, nato verso il 490 a Emesa (oggi Homs) in Siria, morì nel 550. Teologo, poeta e compositore, appartiene alla grande schiera dei teologi che hanno trasformato la teologia in poesia. Ma pensiamo anche a teologi dell’Occidente, come sant’Ambrogio, i cui inni sono ancora oggi parte della nostra liturgia e toccano anche il cuore; o a un teologo, a un pensatore di grande vigore, come san Tommaso, che ci ha donato gli inni della festa del Corpus Domini ; pensiamo a san Giovanni della Croce

[4] La biblioteca possiede le stampe  più antiche , non solo di opere prettamente religiose, ma anche di molte opere laiche come la Divina Commedia di Dante.Tra le prime opere a stampa fa  parte della raccolta della biblioteca dell’abbazia, anche un’edizione della Summa contra gentiles di Tommaso d’Aquino (Venezia, non oltre 1476), la Commedia di Dante (1477-78), i Trionfi e il Canzoniere di Petrarca (Venezia, 1478). Del fondatore, san Benedetto, non manca un’edizione della regola (Venezia, 1489-90), pervenutaci in pochi e spesso lacunosi esemplari, e del De conservatione sanitatis (Roma, 1475).

[5] Deus est spes Enciclica del25 dicembre 2005.

[6] Udienza Generale, Aula Paolo VI  21 maggio 2008

[7] Catechesi sui Padri della Chiesa Da  Clemente Romano a Gregorio Magno, vol. I e II. Città Nuova 2008.

[8] Suoi sono gli inni della festa del Corpus Domini

[9] Padre Gabriele di Santa Maria Maddalena, studioso dell'opera del santo, ricorda che ciò a cui Egli  aspira non è rendere gli uomini indifferenti agli affetti, al lavoro ed alla vita, bensì mettere Dio al centro dei propri pensieri e delle proprie attività.  Questa spiritualità non è riservata, esclusivamente, al clero ed ai religiosi ma può essere vissuta anche dai laici, che vivono la loro esistenza, nelle comuni necessità quotidiane.

Tra le opere del mistico che presentano questo carisma, una delle più interessanti è il Cantico spirituale.

 

[10] Carmen Moscariello “L’Europa delle Cattedrali” Prefazione di Nicola Cilento. Napoli 1973

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