venerdì 28 agosto 2015

Andrea Battistini
Presentazione di Il privilegio del vivere
Il privilegio del vivere non è soltanto il titolo della raccolta di poesie ma anche la filosofia di Michele Urrasio, che ha sempre considerato un dono inestimabile la possibilità di essere poeta e di essere nato ad Alberona, il borgo che più lo ha ispirato. In questo libro è racchiusa un’intera esistenza, in quanto riunisce i componimenti di cinquant’anni. Michele dunque festeggia oggi le nozze d’oro con la poesia, poco dopo avere celebrato quelle con la sua amatissima sposa. Anche quello con la poesia è un matrimonio indissolubile, contrassegnato da una fedeltà e da una devozione che non ha conosciuto crisi o dubbi. Ma celebrando la sua opera si celebra anche Alberona, perché il suo alto livello conferma e rafforza una tradizione molto radicata che fa di questo luogo un paese particolarmente predisposto alla poesia, lungo la nobile filiera dei D’Alterio, degli Strizzi, dei Caruso, dei quali Urrasio è degnissimo continuatore.
Di solito, quando si compendia l’opera omnia di un poeta, il diagramma che si disegna è quello di una parabola dagli inizi, quelli dell’apprendistato, ancora acerbi; il tracciato di Urrasio invece non conosce punti deboli, nemmeno nel momento dell’esordio, visto che già la prima raccolta, Fibra su fibra, mostra un poeta maturo, nato già formato come Minerva dalla testa di Giove, anche se non ancora trentenne. Se ne avvide subito uno dei suoi più autorevoli pigmalioni, Mario Sansone, che lo incoraggiò a continuare. In seguito non ha mai deluso, e anzi la sua progressione, anziché isterilirsi con l’età, è risultata sempre più feconda nel tempo, tanto che da ultimo la cadenza dei suoi parti poetici si è fatta annuale. Naturalmente, anche se il debutto è tutt’altro che ingenuo, si nota comunque un’evoluzione, testimoniata nel libro dall’antologia della critica che mette in luce la natura poetica di un canto costantemente sommesso ma profondo, assorto, intimo, meditativo, nel quale però gli orizzonti si allargano nel tempo, riflettendo sempre più spesso sui grandi temi della vita civile e politica.
Come si verifica in tutti i poeti autentici, gli accenti del singolo individuo si fanno voce collettiva di un’umanità e di una natura di cui i versi di Urrasio si fanno interpreti partecipi e solidali. Ecco perché il Sindaco e l’amministrazione comunale di Alberona si sono fatti promotori della pubblicazione del Privilegio del vivere, dimostrando una sensibilità davvero rara, se non addirittura unica, avendo compreso che questo pubblico riconoscimento va oltre la persona del poeta, dal momento che questi diventa il portavoce di una cerchia molto più ampia. Indirettamente il loro generoso sostegno a questo libro è un tributo anche a questo paese, non solo perché è oggi diventato la casa della poesia, grazie anche al Premio internazionale a esso intitolato, ma anche perché è la Musa della poesia di Urrasio, il luogo che ha ispirato i suoi versi. Per parafrasare Dante, anche Urrasio potrebbe dire «I’ mi son un che, quando / Alberona mi spira, noto, e a quel modo / ch’e’ ditta dentro vo significando». La presenza di questa terra, che nell’introduzione del libro è detta «aspra e forte», pervade ogni pagina del libro, a cominciare dalla copertina, dove la mano artistica di Giovanni Postiglione ne raffigura la solare luminosità, la vastità del cielo, l’incanto del paesaggio. Soprattutto il cardo selvatico che campeggia in primo piano può legittimamente assurgere a simbolo di Alberona perché ne compendia la natura e il carattere degli abitanti, per rappresentarne la forza, la tenacia, la resistenza, il coraggio, insieme con la bellezza, l’eleganza, la gentilezza.
Giovanni Postiglione e Michele Urrasio sono i due Dioscuri del Premio di poesia «Borgo di Alberona» ed è bello che l’uno abbia tradotto in immagini suggestive le voci dell’altro, conferendo al libro una dimensione corale, rappresentativa dell’indole dei loro paesani. Come il cardo che, non diversamente dalla ginestra leopardiana, «il fiore del deserto» dal «grave e taciturno aspetto», resiste con pazienza e coraggio alle intemperie, così, nella poesia La mia gente, questa appare costituita da «uomini piegati / dal tempo e dal lavoro / che sanno di terra», ma pur sempre «accesa d’un amore / lottato / duro / tormentato». Nella poesia di Urrasio non c’è traccia di ottimismo insulso e immotivato, ma consapevolezza del "male di vivere", affrontato però con animo risoluto, fermo, perseverante, «deciso», come si legge in Cammino solo: «Immenso deserto è il mondo. / Affondo deciso / nelle dune del dolore». Sono questi dei versi ancora giovanili, dove il poeta scruta soprattutto in se stesso, faccia a faccia con la solitudine, ma basta andare a una raccolta di trent’anni dopo, Il nodo caduto (1999), per rinvenire, con un gesto di umana solidarietà, l’apertura dall’io al noi:
Visita
il sole la nostra miseria
dal nodo caduto della porta.
Invano. Ognuno coltiva la propria
pena. Ma qui nessuno chiama
o impreca.

Il paesaggio poetico di Urrasio non è per niente idillico o consolatorio: c’è il deserto, ci sono le dune, c’è la terra arida, ossia la fatica e la pena del vivere. Cionondimeno le sofferenze sono accettate con animo virile, accolte e anzi sopportate di buon grado, compensate delle piccole gioie della vita quotidiana. Nei suoi versi serpeggia il dolore, ma non manca mai la consolazione, il peccato convive con la redenzione, la tristezza con la serenità, l’angoscia con la speranza, l’inquietudine con il sollievo, la morte con la rinascita, in un’incessante dialettica di sentimenti contrastanti, di situazioni opposte, come Il vento e la quiete, i cui confini sono continuamente attraversati. Il poeta si fa partecipe dei drammi umani, il suo animo condivide «la febbre di tante / vite che scuote l’insonnia / delle nostre notti», ma non bisogna aspettarsi proteste urlate e gesti inconsulti: la sua denuncia di poeta civile acquista forza proprio perché non è gridata e guadagna di intensità rastremando all’essenziale le parole, divenute «sillabe di silenzio», o, ancora, «perle» «tra valve / di silenzio». Semmai, per trovare un qualche conforto ai graffi e alle ferite inferti dalla vita, si invoca la presenza degli elementi naturali, chiamati a condividere le opere e i giorni degli uomini, «in questo tempo di poveri / che restano sempre più poveri». Nei versi di Urrasio ci sono tutti i componenti archetipici del creato: l’aria, l’acqua, la terra, il fuoco, che fanno della sua poesia una sorta di Cantico delle creature la cui contemplazione aiuta ad alleviare gli affanni dell’esistere.
A vegliare sugli uomini c’è il «fuoco estivo» del sole, che di sera diventa «rassegnato», c’è la dura terra dei «dorsi riarsi», ci sono «le acque» che «tracciano […] le pietre / millenarie», c’è l’«aria» in cui «vibra […] il visibile». Viene così a instaurarsi un’ideale solidarietà tra l’uomo e la natura, descritta in termini antropomorfi, come se, umanizzandosi, partecipasse della sua vita. Il paesaggio prende forme umane: le acque dei canali «singhiozzano», il sole è pervaso di «tristezza», il vento «passeggia» e «strappa al sasso / lunghi lamenti», le pietre hanno un «volto» e si fanno custodi del nostro passato, i cipressi condividono l’«angoscia», le foglie diventano «mani», i rami «braccia». E a sancire la simbiosi avviene anche il reciproco: i sentimenti e gli stati d’animo dell’uomo sono espressi ricorrendo al mondo naturale. Il titolo della raccolta dedicata alle Radici del sentimento esprime la volontà di discendere alle origini, alle fondamenta, alle ragioni più profonde dei moti interiori, della percezione affettiva della realtà, di un universo tessuto di emozioni, ma, nell’esprimere questa intima esigenza, compare anche un riferimento metaforico al mondo vegetale, a quell’organo delle piante che le sorregge e le alimenta, assorbendo dal terreno le sostanze vitali. Lo stesso avviene per Urrasio nei confronti di Alberona, una terra nella quale risiedono le radici della sua ispirazione. È una simbiosi felice e rara, che per una volta smentisce il detto secondo cui «nemo profeta in patria», come dimostra il volume con cui i suoi paesani lo hanno definitivamente consacrato loro poeta laureato.

giovedì 27 agosto 2015

PREMIO INTERNAZIONALE “TULLIOLA-Renato Filippelli” 2014-2015 XXIII EDIZIONE


L’Associazione culturale “TULLIOLA”
bandisce il concorso della XXIII edizione
del Premio letterario internazionale “Tulliola-Renato Filippelli”

Regolamento:
Il Premio di Poesia porta il nome di Renato Filippelli, che per diciannove anni l’ha presieduto, contribuendo alla sua fama e al suo prestigio.
Specificamente all’opera del Poeta è dedicata la seconda sezione del Premio.
Il Premio, già dalle precedenti edizioni, ha inserito nella sua funzione, oltre che quella specificamente letteraria, anche un ruolo di difesa della donna e di lotta contro la criminalità, in particolare contro le mafie. Pertanto ha istituzionalizzato Riconoscimenti d’Onore da consegnare ad indiscusse Personalità del mondo della cultura e della società civile impegnate nei campi sottolineati sopra.
A costoro saranno consegnate:
a) Medaglia del Presidente della Repubblica;
b) Medaglia del Presidente del Senato;
c) Medaglia del Presidente della Camera;
d) Due preziose opere dell’artista Gerardo De Meo.
Il Premio comprende 4 sezioni:
  1. Opere edite o inedite che comprendono monografia, saggio o articolo giornalistico dedicati alla Poesia di Renato Filippelli (inviare 8 copie)
  2. Poesia edita (inviare 8 volumi)
  3. Romanzo edito (inviare 8 volumi)
  4. Saggistica edita (inviare 8 volumi)
Non è richiesta tassa di lettura per nessuna delle sezioni.
Giuria:
Presidente della Giuria Wanda Marasco
Presidente onorario Annella Prisco
Presidente e fondatrice del Premio Carmen Moscariello
Segretaria del Premio: Barbara Vellucci
Componenti della Giuria: Lorenzo Ciufo, Serena Dal Borgo, Manfredo Di Biasio, Mimma Formicola Filippelli, Fiorella Franchini, Michele Graziosetto, Giuseppe Limone, Erasmo Magliozzi, Giuseppe Manitta, Raffaele Messina, Carmen Moscariello, Roberto Perrotti, Claudia Piccinno, Annella Prisco, Mario Rizzi, Michele Urrasio.
La Giuria si riserva di assegnare eventuali menzioni e riconoscimenti speciali.
Il giudizio della Commissione è insindacabile e le opere non saranno restituite.
Le opere dovranno pervenire entro e non oltre il 30 dicembre 2015 presso: Carmen Moscariello, via Paone S. Remigio, 04023 Formia (LT).
All'interno di ogni singolo libro o articolo giornalistico inviato devono essere indicati tutti i dati del partecipante, compresi numero telefonico e/o indirizzo mail. Si prega di allegare anche una dichiarazione scritta e firmata con cui si autorizza la pubblicazione del proprio nome in caso di vincita o di segnalazione.
Ogni informazione di carattere personale sarà utilizzata nel rispetto delle norme a tutela della privacy (art. 13 del D.lgs. 196/03 “Codice in materia di protezione dei dati personali”).
Per informazioni: tel. 329/6463383; email: carmen.moscariello@yahoo.it 
Ai primi tre vincitori di ogni sezione andrà un’opera degli artisti: Raffaella Fuscello, Antonio Scotto, Antonio Conte, Celestino Casaburi, Francesco Paolo Stravato, Luigi Valerio. Agli altri, coppe e targhe.
Per aver diritto al premio bisogna essere presenti alla cerimonia di premiazione. Tutti coloro che non saranno presenti non potranno ritirare il premio successivamente.
I vincitori saranno avvertiti telefonicamente, o tramite mail o con lettera. Dovranno dare conferma della loro presenza alla cerimonia di premiazione.
La premiazione si avrà il 16 maggio 2016 nel Castello Miramare di Formia.
Il Premio non chiede contributi ad enti pubblici o privati. Si autofinanzia.
Tutti i membri della Giuria operano senza compenso alcuno.
Il numero dei premiati varia ogni anno, nel precedente concorso sono stati premiati circa 40 autori (il Premio ha sempre avuto una funzione di incontro felice tra autori e artisti provenienti da tutta l’Italia).
Ogni informazione e tutti gli aggiornamenti saranno prontamente pubblicati anche sul sito del premio http://digilander.libero.it/premiotulliola/
La presidente del Premio
Carmen Moscariello

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L'Associazione culturale “Tulliola”, che è la più antica di Formia (figura al N. 8 nell'elenco delle associazioni) e che ha dato sempre lustro e onore alla cittadina pontina, nel 2013 è stata premiata con una Medaglia del Presidente della Repubblica per le meritorie finalità perseguite; nel 2014 il Capo dello Stato ha destinato una Medaglia quale suo premio di rappresentanza alla XXII edizione del Premio Tulliola-Renato Filippelli.

Tulliola era l'amatissima figlia di Marco Tullio Cicerone, il celebre oratore romano che possedeva una sontuosa villa a Formia a poca distanza dalla casa di Carmen Moscariello, fondatrice dell'Associazione e del Premio. Proprio di fronte al mausoleo monumentale di Cicerone, ucciso a Formia nel 43 a.C., sono visibili i resti di un altro edificio funebre, che si vuole sia la tomba di Tulliola.
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INFO:
Carmen Moscariello, presidente Associazione culturale “Tulliola”

via Paone S. Remigio, 04023 Formia (LT)


tel: 329/6463383- email: carmen.moscariello@yahoo.it

lunedì 2 marzo 2015

Il Giullare del tempo di Giuseppe Manitta Recensione di Carmen Moscariello

Il giullare del tempo di Giuseppe Manitta Ed. Il Convivio

Prefazione di Francesco D’Episcopo, copertina di Nunzio Trazzera.

Giuseppe Manitta è un giovane che già da tempo occupa per diritto il diorama della cultura italiana. Il suo spirito creativo, il rigore dei suoi studi, la pubblicazione dei suoi saggi sui maggiori autori della letteratura italiana gli hanno conquistato la stima e la lode di personalità di prim’ ordine nella cultura del nostro tempo.
Sia nella poesia che nella critica ha ricevuto ampi riconoscimenti e lodi. Tra questi, Il Premio Tulliola-Renato Filippelli ha avuto l’onore di vedere partecipare i suoi scritti prestigiosi al Premio e tra migliaia di autori , la Giuria presieduta da Ugo Piscopo ha scelto sue scritture di primordine. Ha vinto prima per la poesia "L’ultimo canto dell’upupa"(Tulliola 2011) e poi per la saggistica "Giacomo Leopardi. Percorsi critici e bibliografici" (2012-13 Tulliola –Renato Filippelli). Il presidente del Premio Ugo Piscopo, già la prima volta ebbe a dire: "questo ragazzo ha stoffa" e lo lodò pubblicamente nelle motivazioni della vittoria: Così per la Poesia: Giuseppe Manitta, L’ultimo canto dell’upupa. Poemetto crepuscolare, premessa di Giorgio Barberi Squarotti. Introduzione di Carmine Chiodo, Castiglione di Sicilia (CT), Il Convivio, 2011, collana "Calliope".


Studioso di letteratura italiana, Giuseppe Manitta entra nell’agone poetico con robusta attrezzatura ideale e con un modo di procedere disinvolto e sicuro. I suoi riferimenti al mondo classico non sono di riporto, ma di riproposizione in diverso contesto semantico e culturale di sequenze e figure, con cui si è intrattenuta, si intrattiene familiarità. Vivide sono le accensioni che scaturiscono da accostamenti improvvisi e lontani……(Ugo Piscopo)

Ancor di più per la saggistica:
"Giuseppe Manitta si aggiudica il primo premio per la saggistica per l’opera Giacomo Leopardi. Percorsi critici e bibliografici (1998-2003), Castiglione di Sicilia (CT), Il Convivio, 2009. All’unanimità, la Giuria dichiara questo solido e imponente lavoro pregevole sotto molteplici profili e innanzitutto sotto quello della serietà e della coerenza del metodo, che fa da griglia alla costruzione complessiva del discorso. Il metodo consiste nell’intrecciare l’accertamento bibliografico-critico con la responsabilità del doganiere che sul campo valuta la qualità della merce in ingresso, per informare l’utenza attuale e futura dei pregi o dei difetti del manufatto in questione. In ultimo, viene elaborato uno strumento utilissimo, che interfaccia la descrizione del documento con l’analisi delle sua provenienza e della sua proiezione in avanti. In questa maniera, l’opera soddisfa molteplici esigenze: quella della tracciabilità e rintracciabilità dei testi, quella di avere orientamento e suggerimento per ulteriori inquisizioni, quella di conoscere che cosa di nuovo sia intervenuto negli studi su Leopardi nella ricorrenza del bicentenario della nascita, quella di poter respirare l’aura dell’attualità della figura e dell’opera leopardiane in un momento come il nostro, attento alle interrelazioni fra scienza e vita e al pluralismo delle scelte, come nel campo della religione e in quelli di altre spiegazioni del mondo". (Ugo Piscopo) Ora, si sa che Ugo Piscopo è un grande e già appartiene al mondo delle Storie delle Letterature, è anche un uomo molto severo e preciso nel verificare la texture delle opere da esaminare; in Manitta ha subito riconosciuto non solo la serietà dello studioso, ma anche la grandezza e la bellezza di una scrittura raffinata e adulta, alimentata dall’ansia della ragione e costruita sulle radici del mito, sull’eleganza classica della parola, dando ad esse illuminazioni nuove ed intense.



Il giullare del tempo.
L ’opera che andiamo a trattare, è strutturata secondo tre spazi temporali e per certi aspetti oggettivi; sottende a tutto l’inquieto drammatico gocciolare della vita in una città (La città di Ella) frigolante languori e oscurità, in una Sicilia (il riferimento non è limitato ad essa), dove il male di vivere si estenua in ingombranti odori e sfinimenti. E’ la Sicilia di Pirandello, di Quasimodo, ma anche quella del Verga: un tempo immobile, stirato, rappreso. "L’inquietudine , allora, nasce indomita e incerta, nella ricerca di un ritmo, che restituisca alla realtà il suo ardore denso, perché non scivoli via come in molta poesia contemporanea, come lava, destinata a indurirsi e raffreddare. Solo così il testo può tornare a celebrare i suoi alti trionfi semantici e sonori. Una sfida da cogliere e incoraggiare, in un poeta antico, che ha tutti i numeri per far sentire la sua limpida voce a vecchi e a giovani" Così Francesco D’Episcopo, dalla prefazione.

L’instabilità frenetica è della città di Ella, malata di melanconie, sporcata dall’arroganza delle mafie: i luoghi, le strade, i tetti ,gli uccelli sono spettatori di un dolore alla deriva, di un tempo strozzato; il respiro affannoso si insinua nella gonna di Ella, pende su protagonisti assenti. La città non è dell’uomo, è già appartenenza di un mondo desertificato, distrutto. Il Poeta e destinato a un osservatorio vacillante, quello dell’anima, ma, i cristalli in cui Ella è frantumata, divengono aculei per i personaggi senza vita che attraversano il tempo "Le parole sono luminosi suicidi,/sguardi scritti e pallori esanime/di gelsomino".(Il Giullare del tempo pgg. 14-15).

La tensione emotiva di Ella si lascia attraversare dai fumi untuosi della sua città, il suo vagare o, meglio, vagabondare, ci sommerge in un enigma da sciogliere, un busillis tortuoso e amaro.

Il desiderio di esistere, nonostante tutto intorno è decadenza, porta la poesia di Manitta ad arroventarsi ,man mano, che i gironi infernali si stringono, per un desiderio di vita che non si spenga. Il crepuscolo dell’io narrante perde il suo verbo razionale e la parola scivola lenta, ingoia aria, spinge un aratro di dolore e chiude in vento cadenzato nella furia del silenzio. "Oggi rimangono le transenne di un sospiro/Ella china il capo,/il selciato è un fiume/che scioglierà la città di carta/Le viole all’angolo della salita perdono colore,/i profumi parlano di attese,/ una chiazza di piombo colora il seno. S’affretta Proserpina,/i capelli di Ella sono bagnati/il mito si infrange sulla sciara.(idem, pg 19)

La parola intanto si riveste della pelle luminosa della calle, raffinata, esperta, modulata dagli archetipi e vestita della luce del tempo, lo stupore è nel piegare tanta eleganza e perfezione del verso allo sgretolamento dell’uomo. Due opposti si muovono nell’opera poetica avvincente: la raffinatezza della scrittura e la lucidità scarna e spietata di un mondo sentito estraneo.

La seconda parte dell’opera è titolata "Sul breviario di Ott" anche qui protagonista è un nome femminile: Lidwina soffoca tra i mandorli, /assopita, e veste stracci di nebbia.(idem, pg. 23) Inizia lo spartito in un acuto e attento panegirico del peregrinare e in apparenza sgrana luoghi, vie e piazze; il disegno si compone di certi canoni aggressivi della pittura di Van Gogh, l’oggetto si anima della sua malattia, della follia che nulla risparmia.

"La tenda rossa, alla finestra, guarda i passanti", (idem ,pag.23) nessun particolare viene trascurato nel vagabondare tra strade e ombre della città, questa volta di Lidwina, eppure, nonostante l’accanirsi di Manitta in canoni fintamente descrittivi, il personaggio appare appartenere al vuoto, sospesa lontana dal fango, furiosa interprete di lontananze. Il breviario piange i nuovi santi sull’altare: sono i derelitti, i martiri della miseria umana.

Ed ecco di nuovo cambia strada, ci ha guidato finora in una visita convulsa, affannosa , fuori da qualsiasi mediazione, il verso pur rivestito d’organza è intriso di sofferenze.

Ritorna l’attesa e il tempo è lavato dal dolore nella Rogatio Cotidiana ; in questa limpida preghiera il Poeta dà al verso un suono di violino, lo sguardo in parte si piega sulle cose e le accoglie in un manto di preghiera: Beviamo l’alito del tempo/mentre il treno scorre/sulle ginestre, sulle sciare,/ e risveglia i venti sopiti,/ nascosti tra i papaveri e le calendole. /Il cuore tra le rotaie,/e gli sguardi annegano tra gli steli,/mentre le case ascoltano/la sabbia che cade.(idempg27)

Credo che lo spazio visionario e nel contempo meditativo dei contenuti donino al verso una grande armonia ed esso si apre come il velo di una sposa, steso per proteggere la vita dal fango seppure ….e i sogni si annebbiano,/s’impastano con la terra per fare pane./Tra le frasche e la spazzatura/La strada s’infittisce di strali,/la pelle si lacera, alla tramontana./ Sono foglie le case/e candele sul viale i rami . (idem,pg28)

Impalca il poeta cenere e pathos nel lento estenuante crepuscolo del giorno e della vita.

In questa bellissima raccolta il poeta ha voluto riproporci anche il poemetto "L’ultimo canto dell’upupa", qui Giorgio Barberi Squarotti ne cura la prefazione e lo loda con entusiasmo e amore: "Il poemetto dell’upupa e di tanti altri animali emblematici e avventurosi è molto bello per ricchezza di immagini, visioni, ironia, fantasticherie, ansie e speranze del cuore. E’, a mio parere, un testo davvero mirabile, originalissimo, fra mito e realtà attuale e drammatica, un risultato di straordinaria invettiva. E’ una narrazione ansiosa e solenne, fra quotidianità e visione, meditazione e passione, dolore e bellezza delle cose e dell’anima"

Parole senza ombre, chiare, nette.

Il poemetto crepuscolare "L’ultimo canto dell’upupa", già dai primi versi, è accattivante, ha il colore delle albe virgiliane, delicate metamorfosi della vita; il pianista raffinato dalle finestre aperte sulla notte ascolta il canto dell’upupa, con lei canta colori da regalare alla luna cilestra: Piove la bufera sul prunalbo,/ dita rosate,/ e la luna cinestra/ al torpore della notte./Piove oltre la siepe/e la berza al tramonto,/al canto dell’upupa.(idem, pg.35)

Carmen Moscariello

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giovedì 26 febbraio 2015

Giornate Cardiovascolari alla “San Michele”: appuntamenti scientifici fino a ottobre

Si è svolto ieri, 20 febbraio 2015, presso la Casa di Cura “San Michele” di Maddaloni (CE) il primo degli appuntamenti scientifici cardiologici organizzati dal Dipartimento di Alta Specialità di Cardiologia e Cardiochirurgia, che si distingue per l’impiego della tecnica Video Assistita e Mini Invasiva nel trattamento della patologia delle valvole cardiache e delle arterie coronarie (una piccola incisione toracica evita la più aggressiva sternotomia), che è diventata ormai di routine anche in presenza di tumori come il Mixoma cardiaco. La cardiochirurgia riparativa e sostitutiva della valvola mitralica viene eseguita prevalentemente con tecnica videoassistita in minitoracotomia. La patologia valvolare aortica, soprattutto quella dell’anziano, viene studiata e trattata con interventi mininvasivi sia percutanei che chirurgici. Le patologie coronariche mono e multivasali trovano nella Casa di Cura strategie terapeutiche percutanee o chirurgiche anche con metodica mininvasiva. Le indicazioni alla rivascolarizzazione vengono poste dopo accurata diagnosi, che si avvale delle tecniche più sofisticate e all'avanguardia.

Il primo evento scientifico, infatti, intitolato “Imaging integrato e terapia nei pazienti con malattia coronarica stabile”, ha riguardato la Diagnostica per immagini del mondo cardiovascolare, RM e TC in particolare. Il contributo delle due metodiche, con particolare riferimento alla definizione strutturale e funzionale dell’apparato cardiovascolare, è sicuramente fondamentale per l’integrazione interprofessionale nello studio delle cardiopatie. Lo studio dalla malattia coronarica stabile attraverso le varie tecniche diagnostiche e la discussione di quali siano i principi terapeutici sono stati oggetto della giornata scientifica, presieduta dal dr. Antonio Molisso, primario del Servizio di Radiodiagnostica della Casa di Cura “San Michele”.

Gli incontri proseguiranno il 20 marzo, con la Giornata sulle Cardiomiopatie Ipertrofiche: presidente dell’evento il prof. Sandro Betocchi, noto esperto mondiale della rara malattia. Ospite della giornata il prof. Albert Schoendube, cardiochirurgo di Goettingen, che terrà una lezione magistrale relativa alla tecnica chirurgica effettuata presso il suo centro per i rari casi con indicazione alla cardiochirurgia nella CI.

Il 27 marzo si terrà invece la decima Giornata Aritmologica “Terapia dello Scompenso Cardiaco, dalla chirurgia alla terapia elettrica” organizzata dal laboratorio di Elettrofisiologia della Casa di Cura - di cui è responsabile il dr. Antonio De Simone - in collaborazione con il Servizio di Ecocardiografia e lo staff di Cardiochirurgia.

Per il secondo anno di seguito, con la direzione del dr. Aurelio Caruso, stimato cardiologio napoletano, esperto di Ecocardografia e consulente scientifico della “San Michele”, avrà luogo il 28 maggio la Giornata sull’Embolia Polmonare, volta allo studio della diagnosi e soprattutto della prevenzione della patologia stessa.

Il ciclo delle Giornate Cardiovascolari si chiuderà a ottobre con la VI Edizione di Ecocardiochirurgia Satellite. Tale evento - che ha la sede naturale a Milano - si svolgerà anche a Caserta, in collaborazione con cardiologi e cardiochirurghi noti a livello nazionale. L’intesa scientifica con i più grossi Centri italiani è volta a divulgare e uniformare l’approccio diagnostico e terapeutico alle patologie cardiovascolari. Da sei anni infatti, la dr. Mariagabriella Grimaldi, cardiologa ecocardiografista della “San Michele”, ha voluto rafforzare i legami scientifici con i colleghi Antonio Mantero e Giuseppe Tarelli, direttori di “Ecocardiochirurgia”: “Le patologie cardiovascolari di interesse cardiochirurgico – spiega la Grimaldi - trovano ampi spazi di discussione pratica e teorica nell’ambito di queste Giornate, che si svolgono da svariate edizioni al Real Sito di San Leucio di Caserta”.

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Per ulteriori informazioni, interviste, invio di materiale
è possibile usare i recapiti sottostanti

INFO: Casa di Cura “San Michele” - via Montella 16 - MADDALONI (CE) 81024
tel 0823.208111 0823.208520 0823.208700 - fax 0823.402474 - email info@clinicasanmichele.com | clinicasanmichele@virgilio.it – siti http://www.clinicasanmichele.com | http://www.clinicasanmichelesrl.com

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sabato 7 febbraio 2015

Prefazione di Mary Attento a L'Orologio smarrito di Carmen Moscariello

“Mi consola l'abbraccio dei miei nipoti, belli più del sole”: il motivo che ispira i versi che seguono si 


evince alla fine, nel breve racconto “mio fiume” posto a conclusione di questa ricercata e raffinata 


silloge. Anche la dedica è riservata "a Leonardo e a Giuseppedanielegabriele", che assurgono a 


simboli di uno sconfinato amore verso l'Umanità tutta e, soprattutto, di qualcosa di estremamente 


sacro ed elevato.


“L'orologio smarrito” di Carmen Moscariello, infatti, comprende liriche davvero sorprendenti, dove è


possibile trovare storie vive, narrate in sottili trasparenze, e testimonianze rivelatrici della forte 


incidenza dei valori religiosi. Parole e pensieri si fondono per raccontare momenti della propria vita, 


che si svela ai lettori tra sensazioni e atmosfere di grande intensità emotiva e grazie a immagini 


metaforiche singolari ed evocative.


Versi sonori e ritmici, che trasmettono quel che l'autrice prova sotto forma di sensazioni anche là 


dove le parole a volte non possono arrivare: a ciò giova quella sorta di musicalità che caratterizza i 


suoi componimenti e che scaturisce – va detto – anche dalla predilezione di Carmen Moscariello per 


la musica, capace di arrivare alla mente e al cuore senza intermediazioni (ballo con te fino all’alba/


tumbalalaika/ .../ le note migrano, corrono/ galoppano vallate e fiumi).



L'orologio smarrito” si snoda dunque come un mosaico, ricco di suggestioni tematiche, incalzante di


riflessioni, indicativo delle differenze oggettive tra l'apparenza e la reale essenza delle cose, 


rivelatore della faticosa ricerca di un luogo in cui coltivare le proprie aspirazioni e i propri sogni


perché, come scriveva Platone, la poesia «restaura l’antico nostro essere e risana così la natura 


umana».

56a Edizione PREMIO LETTERARIO di POESIA e NARRATIVA SAN DOMENICHINO CITTÀ DI MASSA 2015

Alla Sezione "A" si partecipa inviando una o due poesie in lingua italiana. Ciascuna lirica non deve superare i 60 versi e va inviata in QUATTRO COPIE dattiloscritte, delle quali solo una copia deve riportare in calce: nome, cognome, indirizzo con CAP, numero di telefono dell'autore e se disponibile l'indirizzo email. In alternativa è possibile inviare via email all'indirizzo sandomenichino@virgilio.it una copia in formato Word (.doc) di entrambe le poesie senza dati dell'autore, più una copia con i dati dell'autore e la DICHIARAZIONE prevista dal Bando con unito il giustificativo dell'avvenuto versamento della quota d'iscrizione.

Alla Sezione "B" si partecipa con una sola opera in lingua italiana composta da 20 a 40 poesie da presentare in QUATTRO COPIE dattiloscritte, delle quali solo una copia deve riportare sul frontespizio, assieme al titolo, nome e cognome, indirizzo con CAP, numero di telefono, se disponibile l'indirizzo email e la DICHIARAZIONE prevista dal Bando.

Alla Sezione "C" si partecipa con una sola opera, da presentare in QUATTRO COPIE con allegato un foglio contenente i dati personali dell'autore, indirizzo con CAP, numero di telefono e, se disponibile, l’indirizzo email.

Alla Sezione “D” si partecipa con una sola opera, da presentare in QUATTRO COPIE dattiloscritte, con allegato un foglio contenente i dati personali dell’autore: indirizzo con CAP, numero di telefono, se disponibile l'indirizzo email e la DICHIARAZIONE prevista dal Bando.

Alla Sezione “E” si partecipa con una sola opera, da presentare in QUATTRO COPIE, delle quali una sola copia deve riportare sul frontespizio, assieme al titolo, i dati dell’autore: indirizzo con CAP, numero di telefono, se disponibile l’indirizzo email e la DICHIARAZIONE prevista dal Bando.

Alla Sezione “F” si partecipa con una sola opera, da presentare in QUATTRO COPIE con allegato un foglio contenente i dati personali dell’autore: indirizzo con CAP, numero di telefono e se disponibile l'indirizzo email. Anche per gli eBook è obbligatorio l’invio cartaceo in quattro copie.

Il 1° premio di ogni Sezione potrà essere assegnato anche ai primi classificati nella stessa Sezione di passate edizioni.

Per le opere inedite occorre allegare la DICHIARAZIONE in cui si attesta che le stesse sono di PROPRIA CREATIVITÀ, pena l'esclusione dal Concorso, con la/le quota/e d'iscrizione trattenuta/e a favore del Premio. La quota di partecipazione è di Euro 20,00 per ogni Sezione e potrà essere allegata, se contante, nel PLICO RACCOMANDATO A/R, oppure sul C.C. Bancario intestato “Cassa di Risparmio di Carrara”, codice IBAN: IT27 X061 1013 6380 0008 0749 780 ; SWFT: RICAIT3C038, oppure a mezzo Vaglia o Assegno Postale o Assegno Bancario intestati alla: ASSOCIAZIONE CULTURALE SAN DOMENICHINO, salvo buon fine. Le opere non accompagnate dal pagamento NON saranno ammesse al concorso.

Il termine per la spedizione degli elaborati è GIOVEDI’ 30 APRILE 2015 da inviare a mezzo plico o pacco postale a:
"ASSOCIAZIONE CULTURALE SAN DOMENICHINO”, Casella Postale 103 c/o Poste Massa 1 – Via Carducci, 40 - 54100 MASSA (MS) – ITALIA. Per eventuali ritardi farà fede il timbro postale.
Gli Autori partecipanti al Concorso acconsentono al trattamento dei dati personali, limitatamente alla gestione del Premio ed all'invio agli stessi dei Bandi per le Edizioni successive; inoltre alla possibilità di poter scambiare i nominativi con altre Associazioni culturali e/o soggetti che perseguono lo stesso scopo e finalità, fermo restante che le stesse Associazioni e/o soggetti si assumeranno le proprie responsabilità per l’eventuale uso improprio dei dati. Per chiarimenti scrivere preferibilmente una email all’indirizzo sandomenichino@virgilio.it o telefonare al numero 340 6676287.

PREMI

SEZIONE “A":

1° PREMIO: assegno di Euro 500,00 e Targa
2° PREMIO: assegno di Euro 300,00 e Targa
3° PREMIO: assegno di Euro 200,00 e Targa
4° PREMIO: Targa
5° PREMIO: Targa
dal 6 al 10 Premio “Diploma d'Onore”

SEZIONE "B":

1° PREMIO: pubblicazione della “Silloge” offerta dalla “Casa Editrice IBISKOS” di A. Ulivieri-Empoli e Targa
2° PREMIO: assegno di Euro 300,00 e Targa
3° PREMIO: assegno di Euro 200,00 e Targa
4° PREMIO: Targa
5° PREMIO: Targa

SEZIONE "C":

1° PREMIO: assegno di Euro 500,00 e Targa
2° PREMIO: assegno di Euro 300,00 e Targa
3° PREMIO: assegno di Euro 200,00 e Targa
4° PREMIO: Targa
5° PREMIO: Targa
dal 6 al 10 Premio “Diploma d'Onore”

SEZIONE "D":

1° PREMIO: assegno di Euro 300,00 e Targa
2° PREMIO: Targa
3° PREMIO: Targa

SEZIONE "E":

1° PREMIO: pubblicazione dell’opera offerta dalla “Casa Editrice IBISKOS” di A. Ulivieri-Empoli e Targa
2° PREMIO: assegno di Euro 300,00 e Targa
3° PREMIO: assegno di Euro 200,00 e Targa
4° PREMIO: Targa
5° PREMIO: Targa

SEZIONE "F":

1° PREMIO: assegno di Euro 500,00 e Targa
2° PREMIO: assegno di Euro 300,00 e Targa
3° PREMIO: assegno di Euro 200,00 e Targa
4° PREMIO: Targa
5° PREMIO: Targa
dal 6 al 10 Premio “Diploma d'Onore”

La Giuria si riserva la facoltà di assegnare un diploma di segnalazione per ogni sezione al miglior autore residente nella provincia di Massa Carrara.
I premi in denaro verranno consegnati esclusivamente agli autori presenti alla cerimonia di premiazione, mentre gli altri premi potranno essere ritirati da persona delegata o spediti al proprio domicilio. IN CASO DI EX AEQUO, I PREMI IN DENARO VERRANNO DIVISI.
Per le sezioni inedite “B” ed “E” gli Autori potranno essere contattati dalla Casa Editrice “Ibiskos” di A. Ulivieri per una interessante proposta editoriale.

CERIMONIA DI PREMIAZIONE

La Premiazione dei vincitori é fissata per DOMENICA 30 AGOSTO 2015 ALLE ORE 16.30 nel sagrato antistante la chiesa francescana di San Domenichino in località "POVEROMO" di MARINA DI MASSA (MASSA) - ITALIA, alla presenza di Autorità ed esponenti del mondo della cultura e dell'arte. Saranno informati dell’esito del Concorso solo gli Autori vincitori e chi ne farà richiesta scritta. Non è prevista una graduatoria se non quella dei poeti o scrittori premiati. Il giudizio espresso dalla Giuria, che verrà reso noto mediante “Verbale Ufficiale” pubblicato sul sito Internet www.sandomenichino.it, è insindacabile ed inappellabile.

L'Associazione è espressamente autorizzata dagli Autori partecipanti ad utilizzare tutto il materiale pervenuto alla Segreteria del Premio, senza che gli stessi possano comunque pretenderne la restituzione, inoltre le liriche delle Sezioni A - B - C potranno essere utilizzate per la pubblicazione di un volume antologico. La partecipazione alla 56a Edizione del "PREMIO LETTERARIO SAN DOMENICHINO - CITTA’ DI MASSA - 2015", comporta l'accettazione completa ed automatica di tutte le clausole contenute nel presente Bando.


Il Consiglio Direttivo

PREFAZIONE A L’OROLOGIO SMARRITO di CARMEN MOSCARIELLO


Verso orizzonti che affrancano l’uomo dalle ristrettezze del vivere

Una polifonica romanza d’amore, di vita, di sogni, di affetti per i figli, i nipoti, per una storia che ha ed ha avuto vicissitudini ricche di humanitas, e zeppe di empatia; una voce corale che parla d’incontri rievocati, di presenze, di urgente forza suggestiva, sapida di vitalità ispirativa, di immagini di occhi innocenti, di volti profumati, di attese spasmodiche, e di ali aperte al volo:

Sei il mio piccolo Budda
ti volgo dal sonno alla luce
disegno nel firmamento
il sogno di te

girasole di splendidi amori
Leonardo, piccolo Budda
ed io nonna felice
ballo con te fino all’alba
tumbalalaika… (La porta d’avorio);

un diario plurale, espanso, totale, che parla di giorni, di notti, di speranze, gioie, illusioni, sottrazioni, di affreschi ricamati di luci e di ombre; una plaquette di graffiante intensità emotiva, i cui versi, generosi per attitudine alla cultura, per sincronie propositive, e per intrecci allusivi, timbrano, con sonora euritmia innovativa, le folgorazioni dell’anima. Quelle di una narrazione che va oltre le regole di una sintassi canonica per l’urgenza di liberare un animo straboccante di passione; dove persino la punteggiatura sembra di ostacolo all’esigenza di un cuore vòlto a confessare, con immediatezza, le sue emozioni. Scrivere di Carmen Moscariello significa avvicinarsi al suo amore per la poesia. Alla sua dedizione fattiva a questa nobile arte. Dacché Lei, oltre a comporla con forte coinvolgimento, la valorizza, e la diffonde tramite un importante premio letterario (Tulliola Renato Filippelli di Formia) di cui è presidente e fondatrice. E in questa sua nuova silloge, fin dai versi incipitari, evidenzia vis creativa, frequentazione letteraria, e compattezza che fanno della fusione fra dire e sentire il focus, il valore aggiunto dell’opera. Dacché ci convince, da subito, l’uso del verbo; un verbo impiegato con forza etimo-fonica d’inaspettate pointes; un verbo contagiante sia da un punto di vista metrico-stilistico che da quello plenitudinis vitae; plenitudo che riporta a un pensatore del primo Medioevo cristiano, Severino Boezio che ne “La consolazione della filosofia” attribuiva tale stato d’animo solo a Dio “Vita senza fine” (cui neque futuri quicquam absit nec preteriti fluxerit, nulla del futuro può essere assente, nulla del passato potrà essere svanito). Una pienezza che la Moscariello fa sua attraverso un travaglio metabolizzato, e che il verso sa affiancare, ampliandosi, rattenendosi, lasciando in sospeso una soluzione esistenziale, tratteggiando una vera esplosione di gioia, o rimarcando il passo d’addio nel dolore d’ogni tempo, d’ogni luogo:

dietro l’ azzurro nelle vene irrita il vento
occulta non si quieta la fame, il futuro è in traiettoria
congiunto è con l’ ieri nei castelli longobardi
di ogni storia rivedo la mia infanzia

non mi appare tanto lontana ancora prosegue
quel sogno delle querce, il passo d’addio
è nel dolore d ‘ogni tempo, d’ogni luogo (de divinazione).
Natale 2012

E lo fa con una tale metaforicità da offrire al lettore un duplice codice di lettura: significato e significante, che, insieme, collaborano con energia alla resa di un “poema” in cui, da un punto di vista contenutistico, mai il sentimentalismo becero e deteriore prende il sopravvento; considerando che La Nostra sa creare argini ben robusti a contenere la piena di un fiume che corre con irruenza verso i profumi del mare. Verso quegli orizzonti che tanto significano l’affrancamento dell’uomo dalle ristrettezze del vivere:
Andare nell’infinito prodigio della vita
attraversare gli orizzonti del mare del cielo e della terra
avvolgermi in tenera nube e rotolarmi
in prati fragolosi, da uno scoglio all’altro fino
alla punta del molo sfidare la gelida la luna
che cede il passo al sole
Flutti cocci ruvidi sussurri
il mare mugghia mareggiate di sogni (visio).

Insomma si toccano tutti i tasti dell’essere e dell’esistere; tutte quelle motivazioni spirituali che fanno della vicenda umana una storia polisemica e inquietante; gioiosa e melanconica; dolce e amara; una fusione di contrapposizioni che sono il sale e il pepe della poesia; quel polemos dei contrari di memoria eraclitea che la rendono reale e vera. A dominare sul tutto gli affetti familiari:

Sei nato finalmente
dalla culla dell’amore
succhi un nettare
di cieli biondo di farfalle
di lucciole incantate
sei bello, mi ricordi la tua mamma
occhi di cerbiatto
fusi nelle fossette
i bei sorrisi
a pugni chiusi
ti incammini (teogonia).

Ma detti con un tale trascinamento esistenziale che si rendono vicini al sentire di ognuno di noi; oggettivamente universali nell’intento di sottrarre la bellezza agli annichilenti artigli del tempo. Dacché sotto il dettato lirico scorre un autoptico pensiero filosofico sul quando e sul dove, su thanatos ed eros, sul fugit interea tempus:

di Siloe e dall’ultimo scalino i bracieri illuminarono.
è l’acqua e il fuoco in penombra fu la visione

le mille strade che ti portarono al Tempio
lì , nel caldo lume della tua poesia confluirono

la morte e la vita … (somnium Scipionis (a Renato Filippelli, post mortem)),

alle spalle di fronte
nemmeno tanto velata
la morte impaziente (Il sogno: figlio della notte);

sul patrimonio delle ricordanze:

Apprenderanno i ricordi la strada del silenzio
nelle sinfonie d’autunno gli usci
riaprono al fascino antico del mite giallo
arancio dei torrioni stropicciati anelli
collane d’ambra dalle antiche botteghe
qui sul monte Orlando ripeto a memoria
i versi del Poeta… (enupnion),

sull’amor vitae:

il vento tace in braccio alle fluide
comete passiamo sospesi viviamo
l’attesa nel grembo canta la vita
limpida sorgente il cuore
batte l’attesa
vaporano odori antichi
ed io accarezzo la tenera gemma
verrà , verrà anch’egli a nutrire

quest’anno di gioie… (instrumentum legendi)
(Formia 25 ottobre 2012, attendendo Giuseppedanielegabriele);

su natura e naturismo, solitudini di meditazione, su luoghi cari, radici di sempre:

madre dei boschi e delle mille sorgenti della mia
anima- madre- terra- irpina
nostalgie in questo 21 marzo tanto
lontano da quando nel giardino
di mia madre si apriva tra la neve
e il sole l’odoroso gelsomino
ricordo ancora il muro
dove mio padre lo pose
al riparo dai venti, mi disse.
Quei venti che per lui
non furono mansuete carezze, né la purezza
dei fiori seppe preservare noi altri raminghi (Vitorchiano (VT), 2 1 marzo),
e sul valore maieutico del poièin:
è l’acqua e il fuoco in penombra fu la visione

le mille strade che ti portarono al Tempio
lì , nel caldo lume della tua poesia confluirono

la morte e la vita (somnium Scipionis (a Renato Filippelli, post mortem)).

Sì, la nostalgia di giorni passati e di antiche primavere dà un contributo vivace a questa silloge. La Poetessa ama la vita, e dà anima e corpo a questa avventura, alla sua divina venuta; grida col canto l’attaccamento ai giorni e alle stagioni; ed è per questo che intende fare del passato un presente da ri-vivere, magari, rinfoltito di nuova passione. Personaggi e ambienti trascorsi sono riportati alla luce con un pathos di forte emotività. Tanto che l’ieri, l’oggi e il domani si embricano indissolubilmente per dare forma al logos della poesia:

ci attrasse la quercia che or sé spande morta
e ripetemmo insieme i versi amati al singhiozzo
verde dello strapiombo di cielo e mare
tra i funghi colorati e allegri dell’autunno luminoso (Surge et accipe…et fuge),

dove la natura si fa collaboratrice assidua nella concretizzazione degli stati d’animo; compagna fedele nelle espansioni sentimentali; e la quercia, una volta viva ed ora morta, assume un significato analogico con lo scorrere del tempo; con la fragranza di un giorno che ritorna a vita nella memoria della Nostra. E, alla fine, quello che vince è il grande amore per una realtà fatta di carne e di sogni, di sguardi e di voli; per una realtà spiritualmente traslata in mondi di fede; per una stagione di affetti che la Moscariello vorrebbe tenere con sé, un domani, oltre il guado che demarca il giorno dalla notte; in un afflato di contaminante spiritualità in cui:

nelle ginestre intrecciate d’ amore
ho scorto Madonna il tuo fiato
ho teso la mano, ho atteso il mio giorno di Pace.

Nazario Pardini