Il seminatore di speranza. di carmen
moscariello
L’ Illuminato
sui monti era raggiunto da teologi,
filosofi, rappresentanti illustri dei monasteri, dagli abati, dai re,
dai più potenti e dai più umili della terra. Venivano da ogni parte d’Italia,
possiamo dire anche dall’Europa, a lui chiedevano consiglio, di pregare per
loro. Con essi parlava, battendosi il petto e pensando a cosa gli Ordini
religiosi potevano fare per soccorrere i poveri, non solo insegnargli la
preghiera e la strada del dialogo, ma , soprattutto, la strada del riscatto,
uscire dalla miseria e portare il pane in ogni casa. Era necessario migliorare
i luoghi in cui vivevano i pastori e i contadini, cacciare via la fame, le
malattie, accudirli, pianificare progetti per rendere fertile le terre,
limitare i latifondi, costruire mulini, provvedere con opportuni meccanismi a
portare l’acqua nei campi, costruire luoghi di culto e lottare contro lo
sfruttamento, trovare le giuste erbe per guarire le greggi , sconfiggere le epidemie che
affliggevano bambini, uomini e animali. Gli eremiti di Pietro non vivono
avulsi dal loro tempo, il loro impegno nel sociale porta alla realizzazione
di ospizi, ricoveri; nascono forme
cooperative di poveri e si riscopre il contatto umano e sociale con un
conseguente relativo benessere anche per le classi più povere. Nel giro di
pochi anni la terra d’Abruzzo si trasforma, sorge una rete di monasteri,
rifiorisce l’economia agro-pastorale e si realizza addirittura un progetto
di sfruttamento dei laghi salati per l’allevamento ittico. Pietro del
Morrone, il seminatore di speranza, diventa un simbolo,
oggetto di venerazione sempre più grande, amato da tutti e
principalmente dalla povera gente.[1]
Questo aspetto pragmatico
non fu marginale nell’opera e nel pensiero di Celestino, chi lo vuole inadatto
al mondo compie un grande errore. Se solo consideriamo il viaggio compiuto ad
un’età avanzata in Francia, a Lione per andare al cospetto del papa per
difendere il suo Ordine e i rapporti che ebbe con i templari e gli altri ordini
religiosi, gli imperatori che vi si recavano per consultarlo e ricevere
consigli, l’autorità che dimostrò quando scrisse ai cardinali chiusi a Perugia
da due anni e non riuscivano ad eleggere il papa, minacciandoli di gravi
e terribili sciagure, comprendiamo meglio la grandezza di questo Santo e
di quanto la sua opera abbia inciso sugli uomini e sulla storia. Non ultimo, la
fama che acquisì in tutti i paesi e i conventi dell’Italia del Nord, durante il
viaggio a Lione. I luoghi che ospitarono
con amore il povero eremita furono tanti. Seguiamo il Santo in questo viaggio .
La sua agiografia rimane un importante termine di riferimento per gli studiosi
e molti monaci Celestini si sono
adoperati in testimonianze storiche di molto rilievo.
Celestino
magico
Vogliamo approfondire meglio la conoscenza di Pietro dal Morrone.
Testimoniare con fatti davvero accaduti e con episodi più dettagliati i momenti
del viaggio che intraprese per Lione. Frate Pietro, per la sua fama di santità
e le sue virtù taumaturgiche, era largamente conosciuto. Dovunque egli andasse,
la gente lo supplicava di restare, offrendosi di costruirgli un monastero per
facilitargli la permanenza. Tutto ciò non ebbe luogo, come si potrebbe
facilmente pensare, solo nel perimetro della Maiella, ma anche in zone molto
più distanti all’interno della penisola italiana, oltre che in Francia.
Quando viene a conoscenza che è volontà del papa Gregorio X
eliminare i nuovi ordini, poiché dannosi alla chiesa di Dio, in quanto molti di essi violenti e non
rispettosi della volontà del papa, Pietro Angelerio con i due confratelli
Giovanni D’atri e Placido Morel
del suo ordine , si avvia a piedi fino a Lione , percorre più di 1200
chilometri all’andata, altrettanti per il ritorno. Durante il lungo e difficile
viaggio che inizia quasi in inverno,
nel novembre 1273, Pietro si ammala per
il troppo freddo, e anche i confratelli non godono di buona salute.
Nel suo lungo tragitto tutte le città che attraversava lo
accolsero e lo acclamarono santo,
chiedendogli miracoli, lo implorarono
per essere guariti e benedetti.
Fu un avventuroso viaggio.
Partirono dall’eremo di sant’Onofrio per perorare la causa della sua Congregazione
(secondo le direttive del Concilio di
Lione questa rischiava di essere sciolta
assieme a tante altre congregazioni moderne),questa potenza di volontà e di
forza lo pose al centro dell’ammirazione
di tutti i Padri conciliari e dello stesso pontefice Gregorio X. Questo viaggio è ben narrato e per certi
aspetti ricostruito storicamente da Lello Matino un confratello celestino che
pubblicò il suo libro nel 1637. Il ritorno all’Aquila avvenne con grande
gaudio nel giugno del 1274. [2]
La strada che percorsero i celestini fu la via Francigena.
Molti aiuti e affetti ottenne durante il viaggio, tutti i suoi
biografi concordano sull’aiuto che Pietro ottenne dall’Ordine benedettino e da
molti altri conventi, nei loro ospedali fu curato e aiutato anche affinché il
papa lo ricevesse e accogliesse le sue preghiere. Il suo Ordine fu riconosciuto
e integrato in tutte le sue fattezza nell’Ordine dei Benedettini.
Dai monti Pistoiesi Pietro e i suoi compagni giungono a
Lucca e infine a Firenze, dove Pietro vuole visitare uno degli
ospedali di cui ha sentito molto parlare.
E' l'antico ospedale di San Giovanni Evangelista, fondato dal
capitolo del Duomo intorno al 1040, era
conosciuto come un luogo di carità e assistenza ai pellegrini e agli
ammalati gestito da religiosi e laici. Pietro volle fermarsi alcuni giorni in
questo luogo per rendersi conto di persona del lavoro che qui veniva svolto.
I malati di peste lo imploravano di guarirli, di assistere i loro figli, i vecchi genitori ed egli
pietoso, senza temere la morte stette a lungo in mezzo a loro dando conforto ai
vivi e ai morti. La sua sosta a Firenze gli portò una tale devozione da parte
del popolo che tutti lo veneravano come santo. la città non dimenticò mai il
servizio reso da frate Pietro, tanto che venne istituito un palio in suo onore.
Aveva eccellenti rapporti anche con i potenti ai quali chiedeva aiuto per i
poveri e i malati.
Questo storico viaggio
testimonia la volontà invincibile di Pietro, tutt’altro che vile. Per il
suo Ordine rasentò la morte, ma in questa straordinaria esperienza nasce il
radicamento dei fatti futuri anch’essi testimone della presenza di Dio al suo
fianco.
Arrivare
a Torino fu duro e difficile, a piedi, sui muli, sui carri i tre frati
camminavano senza timori, né la fame, la pioggia il freddo e il caldo avevano
potuto fermarli. Il viaggio fino a Torino durò più di un mese.
Da
questo momento in poi il cammino divenne impervio, dovettero affrontare le
Alpi, arrivarono laceri e stanchi al Passo del Moncenisio, attraversarono la Valle di Susa.
Furono ospiti all’Abazia di Novalesca.
"A Novalesa conosceva un confratello che lo
presenta all’abate, il quale vuole che si ferma a celebrare con loro la Santa
messa di Natale del 1273 nella cappella di Sant'Eldrado"
Rimessisi
in viaggio costeggiano il fiume
Rodano. Per arrivare dopo tre mesi a
Lione..
Nel
1274 alla fine di Gennaio o ai primi di Febbraio, stanchi, sfiniti e
ammalati, dopo l'estenuante viaggio, sono accolti e curati dai templari
che hanno in quel luogo un Ospedale.
Qui
un sogno profetico gli rivela che i suoi
discepoli avrebbero posseduto un giorno quel luogo e che un superbo convento vi
sarebbe stato edificato.[3]
Pochi
giorni dopo viene a trovarlo il Cardinale Latino Malabranca , amico di Pietro, con
un gruppo di predicatori alcuni dei quali conosciuti dal Santo nei suoi Eremi.
Probabilmente,
grazie all’aiuto del suo buon amico, viene ricevuto subito dal Papa
Gregorio X.
Si dice anche che: “l’amicizia “di Pietro con i Templari abbia agevolato questo
incontro.
Altri riferiscono per l'intercessione del cardinale Domenicano Riccardo degli
Annibali.[4]
Il
primo colloquio con il Papa avviene nel febbraio del 1274 il Santo Pontefice
Gli dice che il suo Ordine non sarà
cancellato e entrerà sotto la protezione della Chiesa, con il limite di
affiancarsi ai monaci benedettini.
Numerosi
i miracoli piccoli e grandi che il Santo compie durante la permanenza a Lione,
sorprenderanno non poco la corte papale, affascina anche per la semplicità e santità del suo modo di
essere e di rapportarsi a Dio:
"Nel vedersi l’umile frate preparare per la
messa preziosi vestimenti, arrossì non poco, come professore di povertà e
avezzo usare nel romitorio suo paramenti vili, ma ben si mondi, e puliti; e da
fervore di Spirito tacitamente commosso, e con gran moto d’animo rivolto a Dio,
desiderando in estremo le solite sue vesti, fu di repente esaudito; ed
ecco alla sprovvista, comparvero quelle davanti a lui, non senza maggior
meraviglia da tutti, e di esse vestitosi celebrò divotamente il Santo
Sacrificio, e n’hebbe poscia, come a suo luogo diremo la bramata confermazione
dell’Ordine da lui istituito."[5].
I suoi Agiografi ricordano una leggenda in questo episodio della Messa, essa è ripresa poi anche dal Marini :
“ Fu ordinato al Santo che dovesse celebrare Messa alla
presenza del Sommo Pontefice e dagli altri Padri, perché già tutti, mossi dalla
celebre fama della sua santità, avevano concepita molta devozione verso di lui.
Mentre egli, preparandosi, cava la cappa esteriore chiusa, da noi chiamata
cuculla, questa senza essere sostenuta da alcun ministro restò sospesa
nell’aria come se fosse stata appesa o appoggiata a legno o ferro o pietra.”[6]
In seguito Pietro è di nuovo richiamato da Papa Gregorio X che
gli conferma definitivamente il suo ordine con l’emanazione della
bolla “Religiosam Vitam Eligentibus“ data il 22 Marzo 1274.[7]
LA Bolla Papale
Il 22 Marzo 1274. La bolla Papale
“Ai diletti figli, il priore del monastero di Santo Spirito di Maiella e suoi
monaci. Poiché a chi sceglie la vita religiosa è necessario il presidio della
sede apostolica, perciò, o diletti figli, volendo con clemenza annuire alle
vostre giuste domande, prendiamo sotto la nostra protezione il monastero di
Santo Spirito di Maiella e la muniamo col privilegio del presente scritto. In
primo luogo sanciamo che l’Ordine monastico è istituito in cotesto monastero
secondo la Regola di San Benedetto…”[8] C’è
polemica da parte degli storici sulla data della Bolla e anche sul nome del
papa Gregorio X, crediamo per non incorrere in enormi contraddizioni che la
vera data della bolla sia del 22 marzo del 1274.
"… Come etiando nel 22 Marzo dell'istesso (1274) consolò, con gran gusto
il Santo Fra Pietro da Morone, che mentovammo di sopra, confermando la
Religione da esso istituita, detta poi dei Monaci Celestini; e benché paia dal
tenore della Bolla non essere quella l'approbatione primiera di tal' Ordine; nondimeno
il motivo, che spinse il fondatore a trasferirsi con tanto travaglio, e
pericoli alla città di Lione, e le parole de gli autori in favellar di ciò, e
non aver i Monaci altro previlegio della Santa Sede primo
di quello, che gli concedè Gregorio, fanno che la gratia dello stabilimento di
detto ordine a lui solo si attribuisca, e non ad altro pontefice; ma si
deve avvertire, che in quella Bolla stà con errore posta l'indittione terza
invece che della seconda, la quale nel 22 di Marzo del 1274 hebbe a concorrere con
l'anno terzo del pontificato di Gregorio."[9]
"Scendendo dai
monti nei pressi di Como sulla punta estrema del Lago di Lario..."Mentre
si trova colà fu chiamato a Milano dal Vescovo di detta città da cui ebbe in
dono un’antica chiesa diruta nei pressi di Porta Volta..."Dopodiché si
reca a Mantova chiamato dai signori Bonacolsi e anche là furono elargite
donazioni per sopperire alle necessità dei più bisognosi. "[10]
Pietro riprende il viaggio passando nel bolognese e
dirigendosi verso la Garfagnana.
Molti autori riportano che Pietro e i suoi compagni, per un
buon tratto di strada, vengono accompagnati da Cavalieri vestiti di
Bianco che li aiutano e proteggono anche dai briganti che volevano
assalirli.
Arrivati in Garfagnana si dirigono nella zona di Lucca attraversando
poi i monti Pistoiesi.
In questo luogo dei banditi cercarono di rapinare i tre
viandanti ma la leggenda narra che furono salvati dall’intervento
provvidenziale di tre grossi serpenti che misero in fuga i malintenzionati.
“ In nel camin li latron trovasti-
colli toi frati tu andavi a Pistoia - volevanovi fare innogia
serpenti li mordero e tu campasti - "”[11]
"Qui il futuro
papa avrebbe compiuto un altro miracolo. Mentre vi passava, Pietro visitò uno
degli ospedali in cui erano ricoverati numerosi infermi. Quindi li interrogò e
“dispostili a penitenza” con un segno di croce li rese sani. Così, da allora in
poi, la città del fiore inaugurò una devozione del tutto particolare per il
santo morronese e “tutto il Magistrato” cittadino “nel dì della sua festa
visitava la sua chiesa e si faceva corso e si correva il palio”. [12]Dopodiché
Pietro e i suoi compagni riprendono il cammino, raggiunsero e attraversarono Siena, Viterbo e, con il tempo buono, a metà
di Maggio giunsero a Sanseverino dove si fermano alcuni giorni in un monastero
Benedettino il cui Priore è stato compagno di studi di Pietro a S.
Giovanni in Venere.
Verso giugno del 1274
finalmente, con l’aiuto di Dio, giungono all’Aquila. Pietro mondò avanti i suoi
due monaci per dare le belle notizie: il Papa non cancellava il loro ordine. Si
racconta che sfinito e felice si addormentò presso un’effige posta sulla strada
di Collemaggio, qui gli apparirà in sogno la Madonna che chiede al
Santo di edificare una chiesa in suo nome, come infatti avvenne.
In questo luogo costruirà in tempi brevissimi la
grandiosa Badia di Santa Maria di Collemaggio in onore della Vergine.[13]
Gli eremiti di Pietro non vivono avulsi dal loro tempo, il
loro impegno nel sociale porta alla realizzazione di mulini, ospizi, ricoveri,
strutture pubbliche che tendono all’affrancamento dei servi dei loro
padroni; nascono forme cooperative di poveri e si riscopre il contatto umano e
sociale con un conseguente relativo benessere anche per le classi più povere.
Nel giro di pochi anni la terra d’Abruzzo si trasforma, sorge una rete di
monasteri, rifiorisce l’economia agro-pastorale e si realizza addirittura
un progetto di sfruttamento dei laghi salati per l’allevamento ittico.
Pietro del Morrone, il seminatore di speranza, diventa un simbolo,
oggetto di venerazione sempre più grande, amato da tutti e
principalmente dalla povera gente.[14]
[1]
Questo paragrafo ha attinto dalla
agiografia di Celestino
[2]
Vita e miracoli di San Pietr del Morrone , opera dell’Abate Lello Matyino,
Milano 1637
[3]
I templari.Celestino Magico di Maria
Lopardi Edizioni Libri
[4] La Chiesa nella cronaca Salimbeniana di Ludovico
Gatto. Libro VI ,pg.51, 1993.
[5] Dell'Historia Ecclesiastica di Piacenza di Pietro Maria
Campi,canonico Piacentino. Libro decimonono, pg 274. Piacenza 1651
[6]
Il Papa Santo
Celestino V. S. Pietro a Maiella.pg 111 Di Antonio Grano.Tullio Pironti Editore.2001.
Il 7 Marzo 1274 Tommaso
D’Aquino, partito da Napoli su convocazione del Papa, come dotto teologo
per partecipare ai lavori del Concilio, muore a 49 anni
nell’abbazia Cistercense di Fossanova presso Priverno. E' canonizzato il
18 Luglio 1323.
[7] Pietro del Morrone. San Celestino V Papa.
Antonio de Simone, pg. 69. Ed.MEF Firenze Athenum. 2005.
[8]
Dell'Historia Ecclesiastica di Piacenza di
Pietro Maria Campi,canonico Piacentino. Libro decimonono. Piacenza 1651
[10] Celestino Papa
Eremita e Santo. Di Maria Burani, pg.125. Ed.Città Nuova.
[11] da F.X. Seppelt, das “Opus Metricum
[12] Il 7 Maggio 1274 Intanto nella cattedrale di S.
Giovanni a Lione, inizia il 14° Concilio Ecumenico che terminerà il 17 Luglio
1274
[13]
Nel Giugno o Luglio 1274 Pietro, subito dopo il ritorno da Lione, fa pubblicare
la bolla di Papa Gregorio X principalmente per recuperare molti dei suoi beni
dei quali, altri ordini religiosi,
credendo che il suo movimento venisse cancellato, si erano impossessati; inoltre
vuole indire un Capitolo Generale per definire i vari punti in essa contenuti.
[14]
Questo paragrafo ha attinto dalla
agiografia di Celestino
