Sovvertire il male di vivere
Fondare la nostra vita su Gesù e sulla salda roccia della sua
Parola
Noi siamo un
fiume solo
se uno ha peccato
tutti siamo feriti.
Invece il cielo gli agnelli i prati
sempre fedeli a compiere lo stesso mistero
inesauribile di riti novelli.
E’ Dio che in essi fiorisce,
si espande, dilaga
e poi ritorna a fiorire.
Dove sarà mai paradiso
Fuori di questa unione divenuta cosciente?
Questo solo è peccato,
origine di ogni altro errare:
il non aver saputo che la terra è di Dio.
Ed egli è nel cuore delle cerve[1]
Egli è nel cuore delle cerve»[2]
con un verso solo siamo proiettati nell’orizzonte dei testi biblici nel dolce
cantare di San Francesco, di David Maria Turoldo e, perché non pensare anche alla
Ginestra del Leopardi dove la fusione della natura e l’uomo è senza precedenti
per la potenza delle immagini e della parola poetica? Questi poeti sono i protagonisti soprattutto
della Catechesi di Papa Francesco: ogni giorno ci invita alla pace, ogni giorno
ci prega di rispettare e amare la natura. La salvaguardia della natura è nella
dottrina cristiana occupa un posto primordiale potremmo dire al pari della Pace.
L’uomo che distrugge il prossimo e annienta
la natura si mette sul piano dei demoni. Ma ritornando al grande teologo egli ci
insegna che la poesia può raccontare l’odore della terra, il senso della vita
spesa al servizio di Cristo.
Mi sono interrogata più volte su quanto
abbia sofferto Benedetto XVI che inquieto
cercava l’odore del pane, il canto che annunciava la parola di Dio e le
bianche betulle che lente cantavano gli
inni alla madre di Dio, pregando per questo mondo che spesso ci disonora, una
società che voleva la morte di Dio,
divorata dal super ego il cui unico terribile desiderio era ed è sopraffare il
prossimo. Aveva già previsto nei suoi scritti l’orrore delle guerra che stiamo
vivendo, mi riferisco alla carneficina dell’Ucraina e della striscia di Gaza:
perpetrando la condotta dell’individualismo, l’azzeramento del “Noi” al quale
tanto teneva il Pontefice, da soli non si costruisce il bene, non c’è futuro
per l’uomo. La chiesa cattolica ha la sua forza e il suo fondamento nell’amore
per il prossimo e la catechesi di papa
Francesco è una preghiera quotidiana
sull’accoglienza dei poveri e degli emigrati. Cosi Bendetto XVI: suoi scritti non sono solo
estensione della preghiera, visione del Padre, il candore della colomba che
annunzia la resurrezione, Egli aveva occhi bene aperti sul mondo sapeva che a
grandi passi ci si avviava verso il precipizio, ha tentato invano di fermarci,
di riflettere sul nostro operato. E la sua
voce flebile , quasi un sussurro ancora ci invita, ci supplica a cambiare strada, scegliere la via della
fede, accostarsi a Dio, immergerci nella purezza dei Santi. Questo è anche l’appello quotidiano anche di Papa Francesco.
Guai all’uomo se non ci fosse la chiesa e i suoi santi e i pastori saremmo
ancora di più un popolo di disperati, se solo guardiamo alle dottrine marxiste
che avevano cancellato Dio dal cuore
degli uomini, ci accorgiamo di popoli che comunque cercavano Dio. Ricordo in un
mio viaggio risalente al 1973, anzi in un lungo soggiorno a Dubrovnik , avevo
una collana con un piccolo crocifisso al collo, molti lo guardavano con dolore,
poiché a loro era vietato.[3]
La parola profetica è poesia.
La
voce di Benedetto è una voce di preghiera, ma è anche una voce di denuncia del
presente che non conosce la “sacralità “della
vita, né l’amore per Dio e la sua chiesa.
C’è in Lui un impulso irrefrenabile a
cambiare la storia a legarci alle nostre radici cristiane e ai nostri doveri di
uomini. Appropriarci non solo della fede, ma anche della ragione e ,
dunque, della verità.
Il fine pensatore manifesta apertamente le
sue ansie, i limiti e gli errori della
chiesa cattolica.
Egli
non parla con i codici, ma esprime in modo chiaro e preciso le sue
preoccupazioni, ma soprattutto scopre e rinnova le strade da seguire se si
vuole essere buoni cristiani.
Per
quali motivi il filosofo, il latinista eccelso doveva esprimersi in codice[4]?
Egli che aveva le porte aperte del pensiero e della verità, potendo dialogare
alla pari con i Padri della chiesa?.
Temeva
la non quiete, il volgare trasformismo, motivi che non fanno altro che creare il caos e dunque la morte del
pensiero e della fede.
Non c’è utopia, né pensiero puramente speculativo
o astratto nell’opera di Benedetto, ma la totale fiducia lella logica.
La chiesa di Dio deve strappare l’uomo al
suo inferno, aprire varchi verso l’amore di Cristo, bere a quella croce del
mistero della vita e della morte e risorgere, riportarci sul colle dove il
sole sta sorgendo e nel silenzio della
preghiera ascoltare la natura e bere ai ruscelli cristallini dell’onestà, del
rispetto per i fratelli.
Salire sulla collina dove il sole non
tramonta.
La fede è verità e trova le sue radici
ricche di linfa vitale nell’amore. “Non ho mai saputo accettare questa
“civiltà”: la civiltà dello scialo, del consumo, delle magnifiche sorti e
progressive che sono, al contrario, una marcia verso la morte più che verso la
vita. Questi sono temi, per me, che costituiscono veramente uno stato di
provocazione continua: da qui nascono il mio grido, la mia denuncia, la
possibilità di farsi sentire come voce che condanna o annuncia”. [5]
Non basta denunciare il presente anarchico
e corrotto, ma occorre insegnare all’uomo che non è ideatore solo di mostri, di
orrore, ma anche di rifulgere raggiante accanto a Dio e ai suoi angeli. “Bisogna
che l’uomo riconosca la sua sconfitta; gridare forte che questa non è una
civiltà umana; che la tecnica e la stessa scienza sono, per ora, nella norma
più estesa, le assi della cassa da morto dell’uomo”.[6]
Benedetto XVI ritiene che la ragione non è solo la maestra
delle scienze, la ragione fa parte della teologia è elemento determinante, essa
non è la regina di due mondi diversi, ma di due mondi che si appartengono.
E’ di chi dissente, di chi conosce che in
questa società è rifiutato in quanto sovvertitore.
Benedetto XVI e San Pietro Confessore[7]
hanno molte cose in comune, ma soprattutto sono dei sovvertitori dell’ordine
costituito.
E ritorna meravigliosa nella sua vita e nei
suoi scritti l’immagine di Gesù
crocifisso,[8]
bellissima la testimonianza a Vienna nel 2007 sul crocifisso del Duomo di Sarzana,
nell’abbazia
di Heiligenkreuz [9]potè
ammirarne la copia di quest’opera che ha dell’incredibile di quanto è bella e
vitale, direi festosa: “Gli occhi di Cristo sono lo sguardo del Dio che ama.
Questo sguardo si volge ad ogni uomo. Il Signore, infatti, guarda nel cuore di
ciascuno di noi”
Lo disse il 24 aprile
2005, nella messa di inizio del pontificato: «Pregate per me, perché io non
fugga, per paura, davanti ai lupi».
Nel libro «Luce del mondo»,[10]
del 2010, aveva già prospettato l’ipotesi di eventuali dimissioni: «Quando un
Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente,
mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il
diritto e in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi». Quest’opera è un’intervista che papa Ratzinger rilasciò a
Peter Seewald intervista di fondamentale importanza anche per altri
aspetti che furono punto di riferimento in tutto il periodo del Suo
pontificato: "L'essere cristiano è esso stesso qualcosa di vivo, di
moderno, che attraversa, formandola e plasmandola, tutta la mia modernità, e
che quindi in un certo senso veramente la abbraccia. Qui è necessaria una
grande lotta spirituale, come ho voluto mostrare con la recente istituzione di
un "Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione". È importante
che cerchiamo di vivere e di pensare il Cristianesimo in modo tale che assuma
la modernità buona e giusta, e quindi al contempo si allontani e si distingua
da quella che sta diventando una contro-religione" [11](Benedetto
XVI).La “Contro- religione” è un tema sul quale ritorna nelle omelie, nelle
epistole, in molti suoi scritti. Le contro –religioni sono nate per distruggere
la religione della Chiesa Cattolica. Le temeva poiché malate di individualismo,
chiunque, in qualsiasi momento si poteva definire “ profeta”, portatore di pericolose verità, o
meglio di non verità che avevano causato non pochi fanatismi, non poca rovina
nella moderna società. Uno stillicidio di vuoto, di non presenza di Dio, di
pericoloso nichilismo. Posso dire con certezza di aver sentito queste verità da
giovanissima studentessa, dal professore
Raffaello Franchini, nello studio dei suoi libri “Esistenzialismo e libertà” ci
ripeteva: c’è un abisso tra liberismo e liberalismo; ci stavamo preparando già
da inizio secolo verso la cultura dell’uomo murato. Il Papa Benedetto XVI sapeva più di ogni altro
quali erano i problemi della chiesa e quali quelli della società moderna. Era
rimasto quasi per l’intero pontificato di Giovanni Paolo II al suo fianco ,
nulla gli era stato nascosto i molti problemi, anche quelli relativi alla
pedofilia o alla banca di Calvi erano
emersi chiari già nel pontificato di San Giovanni Paolo II. Sradicare le varie
corruttele dal mondo e dalla chiesa non era compito facile per nessuno. Forse
già ai tempi dello scandalo pedofilia era stato tentato di andarsene, quando lo
accusavano di aver sottaciuto su alcuni casi. Ma allora si
era nel pieno dello scandalo pedofilia, significare darla vinta a chi lo
accusava. ”Proprio adesso bisogna tenere duro”, non arrendersi. Pedofilia che
Benedetto XVI ha combattuto come nessuno prima di lui, e così aveva aggiunto:
«Proprio in un tempo come questo si deve tenere duro e sopportare». È ciò fa
anche nella primavera del 2012 quando scoppia lo scandalo Vatileaks, viene arrestato e processato il
maggiordomo Paolo Gabriele che gli rubava documenti riservati dallo studio. Anche
allora mantenne duro cercò di non lasciarsi invischiare in quei veleni. Anche
di questo ennesimo scandalo documenterà ogni cosa, e tutto
verrà affidato alle mani sagge di Francesco. Si rende conto che ciò che
è successo è molto grave e lui non ha le forze necessarie per portare la Chiesa
sulla retta via. Sono episodi che avrebbero destabilizzato chiunque, rubare
proprio nei suoi appartamenti documenti delicati, si è superato ogni limite. Un
assenza di rispetto non solo verso Benedetto, ma un affronto alla Chiesa tutta.
C’è qualche demonio che vuole distruggerla?
L’interrogativo non è accademico, ma sottolinea l’urgenza di fare luce!
Benedetto XVI è stato ed è un grande Papa che merita rispetto
e amore, chi manca di amore per la sua santa persona, offende anche la Chiesa di Dio Padre:
«Non
c’è un papa, nell’epoca moderna, che abbia avuto l’importanza e la preparazione
teologica di Ratzinger. Bisogna risalire a San Leone Magno, ma parliamo di
quindici secoli fa. Un grande teologo e biblista che anche da papa ha dedicato
molto tempo a scrivere tre volumi su chi era Gesù di Nazareth. Ha affrontato i
nodi principali della fede cristiana nella prospettiva di oggi e ha saputo
esprimere il valore del Cristianesimo per il nostro tempo». «L’esistenza di
Dio. Lui stesso ha detto che il centro del suo pontificato era proprio questo:
rendere Dio di nuovo presente nel nostro tempo. C’è infatti una grande
indifferenza a Dio. Anche in rapporto alla questione della pedofilia ne ha
cercato la radice nella dimenticanza di Dio».[12]
Il Sovvertitore
[3] Erano i tempi in cui a governava la Iugoslavia,
repubblica socialista , c’era Josip Broz Tito, meglio conosciuto con il nome di Tito. Nonostante in
questo stato non ci fosse la rigidità del comunismo sovietico, comunque era
vietata la religione, ritenuta “oppio
dei popoli”.
[4] Il
codice Ratzinger di Andrea Cionci IBS.: L'istituto
del "papa emerito" - giuridicamente - non esiste e, da nove anni,
Benedetto XVI ripete: «Il papa è uno solo»... ma non spiega mai quale sia dei
due. Nella Declaratio con cui si "dimise" nel febbraio 2013,
autorevoli latinisti individuarono subito errori e imperfezioni di sintassi, ma
papa Ratzinger ha affermato, tre anni dopo: «Ho scritto la Declaratio in latino
per non commettere errori». Possibile che tutte queste stranezze provengano da
un teologo coltissimo e adamantino, nonché raffinato latinista? E se davvero
papa Benedetto avesse voluto abdicare, perché continuare a vivere in Vaticano,
vestendo la talare bianca, conservando il nome pontificale e altre prerogative
da pontefice regnante? Dopo due anni di inchiesta, pazientemente svolta
dall'autore attraverso più di 200 articoli sulle testate Libero, ByoBlu, RomaIT,
questo gigantesco mosaico è stato lentamente ricomposto, tessera per tessera.
Lo scenario che si configura è scioccante, di importanza millenaria, e non è
stato smentito da nessuno, nemmeno dal Santo Padre Benedetto XVI in persona.
Attraverso la sua sottile forma di comunicazione logica, il "Codice
Ratzinger", il papa ci riconcilia con il Logos, la ragione che svela la
verità, e fa comprendere la sua situazione canonica che avrà effetti
dirompenti. Un libro-inchiesta destinato a laici e credenti, a tutti coloro che
sono innamorati della verità.
[5] Benedetto XVI
[6] Benedetto XVI
[7]
Celestino V.
[8]
. Il crocifisso della concattedrale di Santa
Maria Assunta è uno dei più antichi crocifissi lignei della storia dell’arte.
La datazione all’anno 1138 ed è opera del
Maestro Guglielmo, nome sconosciuto alla Storia dell’arte.
[9] Quello
che vide Ratzinger era solo una copia di quello di Sarzana, non sappiamo se da
papa andò mai a Sarzana.
[10] “Luce
del Mondo” Il Papa, la Chiesa, i segni del tempo. Una conversazione con Peter
Seewald. Libreia Vaticana, 2010
[12]
Cardinale Ruini. Avvenire 31 dicembre 2022.

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