mercoledì 4 marzo 2026

Sovvertire il male di vivere di carmen moscariello


 

Sovvertire il male di vivere

Fondare la nostra  vita su Gesù e sulla salda roccia della sua Parola

Noi siamo un fiume solo
se uno ha peccato
tutti siamo feriti.
Invece il cielo gli agnelli i prati
sempre fedeli a compiere lo stesso mistero
inesauribile di riti novelli.
E’ Dio che in essi fiorisce,
si espande, dilaga
e poi ritorna a fiorire.

Dove sarà mai paradiso
Fuori di questa unione divenuta cosciente?
Questo solo è peccato,
origine di ogni altro errare:
il non aver saputo che la terra è di Dio.
Ed egli è nel cuore delle cerve[1]

 

Egli è nel cuore delle cerve»[2] con un verso solo siamo proiettati  nell’orizzonte dei testi biblici nel dolce cantare di San Francesco, di David Maria Turoldo e, perché non pensare anche alla Ginestra del Leopardi dove la fusione della natura e l’uomo è senza precedenti per la potenza delle immagini e della parola poetica?  Questi poeti sono i protagonisti soprattutto della Catechesi di Papa Francesco: ogni giorno ci invita alla pace, ogni giorno ci prega di rispettare e amare la natura. La salvaguardia della natura è nella dottrina cristiana occupa un posto primordiale potremmo dire al pari della Pace.

L’uomo che distrugge il prossimo e annienta la natura si mette sul piano dei demoni. Ma ritornando al grande teologo egli ci insegna che la poesia può raccontare l’odore della terra, il senso della vita spesa al servizio di Cristo.

Mi sono interrogata più volte su quanto abbia sofferto Benedetto XVI che inquieto  cercava l’odore del pane, il canto che annunciava la parola di Dio e le bianche betulle che  lente cantavano gli inni alla madre di Dio, pregando per questo mondo che spesso ci disonora, una società che voleva  la morte di Dio, divorata dal super ego il cui unico terribile desiderio era ed è sopraffare il prossimo. Aveva già previsto nei suoi scritti l’orrore delle guerra che stiamo vivendo, mi riferisco alla carneficina dell’Ucraina e della striscia di Gaza: perpetrando la condotta dell’individualismo, l’azzeramento del “Noi” al quale tanto teneva il Pontefice, da soli non si costruisce il bene, non c’è futuro per l’uomo. La chiesa cattolica ha la sua forza e il suo fondamento nell’amore per il  prossimo e la catechesi di papa Francesco è una preghiera quotidiana  sull’accoglienza dei poveri e degli emigrati.  Cosi Bendetto XVI: suoi scritti non sono solo estensione della preghiera, visione del Padre, il candore della colomba che annunzia la resurrezione, Egli aveva occhi bene aperti sul mondo sapeva che a grandi passi ci si avviava verso il precipizio, ha tentato invano di fermarci, di riflettere sul nostro operato. E la sua  voce flebile , quasi un sussurro ancora ci invita, ci supplica  a cambiare strada, scegliere la via della fede, accostarsi a Dio, immergerci nella purezza dei Santi. Questo è anche  l’appello quotidiano anche di Papa Francesco. Guai all’uomo se non ci fosse la chiesa e i suoi santi e i pastori saremmo ancora di più un popolo di disperati, se solo guardiamo alle dottrine marxiste che avevano cancellato  Dio dal cuore degli uomini, ci accorgiamo di popoli che comunque cercavano Dio. Ricordo in un mio viaggio risalente al 1973, anzi in un lungo soggiorno a Dubrovnik , avevo una collana con un piccolo crocifisso al collo, molti lo guardavano con dolore, poiché a loro era vietato.[3]

La parola profetica è poesia.

 La voce di Benedetto è una voce di preghiera, ma è anche una voce di denuncia del presente che non conosce la  “sacralità “della vita, né l’amore per Dio e la sua chiesa.

C’è in Lui un impulso irrefrenabile a cambiare la storia a legarci alle nostre radici cristiane e ai nostri doveri di uomini. Appropriarci  non solo  della fede, ma anche della ragione e , dunque, della verità.

Il fine pensatore manifesta apertamente le sue ansie, i limiti  e gli errori della chiesa cattolica.

 Egli non parla con i codici, ma esprime in modo chiaro e preciso le sue preoccupazioni, ma soprattutto scopre e rinnova le strade da seguire se si vuole essere buoni cristiani.

 Per quali motivi il filosofo, il latinista eccelso doveva esprimersi in codice[4]? Egli che aveva le porte aperte del pensiero e della verità, potendo dialogare alla pari con i  Padri della chiesa?.

 Temeva la non quiete, il volgare trasformismo, motivi  che non fanno  altro che creare il caos e dunque la morte del pensiero e della fede.

Non c’è utopia, né pensiero puramente speculativo o astratto nell’opera di Benedetto, ma la totale fiducia lella logica.

La chiesa di Dio deve strappare l’uomo al suo inferno, aprire varchi verso l’amore di Cristo, bere a quella croce del mistero della vita e della morte e risorgere, riportarci sul colle dove il sole  sta sorgendo e nel silenzio della preghiera ascoltare la natura e bere ai ruscelli cristallini dell’onestà, del rispetto per i fratelli.

Salire sulla collina dove il sole non tramonta.

La fede è verità e trova le sue radici ricche di linfa vitale nell’amore. “Non ho mai saputo accettare questa “civiltà”: la civiltà dello scialo, del consumo, delle magnifiche sorti e progressive che sono, al contrario, una marcia verso la morte più che verso la vita. Questi sono temi, per me, che costituiscono veramente uno stato di provocazione continua: da qui nascono il mio grido, la mia denuncia, la possibilità di farsi sentire come voce che condanna o annuncia”. [5]

Non basta denunciare il presente anarchico e corrotto, ma occorre insegnare all’uomo che non è ideatore solo di mostri, di orrore, ma anche di rifulgere raggiante accanto a Dio e ai suoi angeli.   “Bisogna che l’uomo riconosca la sua sconfitta; gridare forte che questa non è una civiltà umana; che la tecnica e la stessa scienza sono, per ora, nella norma più estesa, le assi della cassa da morto dell’uomo”.[6]

Benedetto XVI  ritiene che la ragione non è solo la maestra delle scienze, la ragione fa parte della teologia è elemento determinante, essa non è la regina di due mondi diversi, ma di due mondi che si appartengono.

E’ di chi dissente, di chi conosce che in questa società è rifiutato in quanto sovvertitore.

Benedetto XVI e San Pietro Confessore[7] hanno molte cose in comune, ma soprattutto sono dei sovvertitori dell’ordine costituito.

E ritorna meravigliosa nella sua vita e nei suoi scritti  l’immagine di Gesù crocifisso,[8] bellissima la testimonianza a Vienna nel 2007 sul crocifisso del Duomo di  Sarzana, nell’abbazia di Heiligenkreuz [9]potè ammirarne la copia di quest’opera che ha dell’incredibile di quanto è bella e vitale, direi festosa: “Gli occhi di Cristo sono lo sguardo del Dio che ama. Questo sguardo si volge ad ogni uomo. Il Signore, infatti, guarda nel cuore di ciascuno di noi”

 

 

 

 

Lo disse il 24 aprile 2005, nella messa di inizio del pontificato: «Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi».

Nel libro «Luce del mondo»,[10] del 2010, aveva già prospettato l’ipotesi di eventuali dimissioni: «Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto e in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi». Quest’opera  è un’intervista che papa Ratzinger rilasciò a Peter Seewald intervista di fondamentale importanza anche per altri aspetti che furono punto di riferimento in tutto il periodo del Suo pontificato: "L'essere cristiano è esso stesso qualcosa di vivo, di moderno, che attraversa, formandola e plasmandola, tutta la mia modernità, e che quindi in un certo senso veramente la abbraccia. Qui è necessaria una grande lotta spirituale, come ho voluto mostrare con la recente istituzione di un "Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione". È importante che cerchiamo di vivere e di pensare il Cristianesimo in modo tale che assuma la modernità buona e giusta, e quindi al contempo si allontani e si distingua da quella che sta diventando una contro-religione" [11](Benedetto XVI).La “Contro- religione” è un tema sul quale ritorna nelle omelie, nelle epistole, in molti suoi scritti. Le contro –religioni sono nate per distruggere la religione della Chiesa Cattolica. Le temeva poiché malate di individualismo, chiunque, in qualsiasi momento si poteva definire   “ profeta”, portatore di pericolose verità, o meglio di non verità che avevano causato non pochi fanatismi, non poca rovina nella moderna società. Uno stillicidio di vuoto, di non presenza di Dio, di pericoloso nichilismo. Posso dire con certezza di aver sentito queste verità da giovanissima studentessa,  dal professore Raffaello Franchini, nello studio dei suoi libri “Esistenzialismo e libertà” ci ripeteva: c’è un abisso tra liberismo e liberalismo; ci stavamo preparando già da inizio secolo verso la cultura dell’uomo murato.  Il Papa Benedetto XVI sapeva più di ogni altro quali erano i problemi della chiesa e quali quelli della società moderna. Era rimasto quasi per l’intero pontificato di Giovanni Paolo II al suo fianco , nulla gli era stato nascosto i molti problemi, anche quelli relativi alla pedofilia o alla banca di Calvi  erano emersi chiari già nel pontificato di San Giovanni Paolo II. Sradicare le varie corruttele dal mondo e dalla chiesa non era compito facile per nessuno. Forse già ai tempi dello scandalo pedofilia era stato tentato di andarsene, quando lo accusavano di aver sottaciuto su alcuni casi.  Ma allora si era nel pieno dello scandalo pedofilia, significare darla vinta a chi lo accusava. ”Proprio adesso bisogna tenere duro”, non arrendersi. Pedofilia che Benedetto XVI ha combattuto come nessuno prima di lui, e così aveva aggiunto: «Proprio in un tempo come questo si deve tenere duro e sopportare». È ciò fa anche nella primavera del 2012 quando scoppia lo scandalo Vatileaks, viene arrestato e processato il maggiordomo Paolo Gabriele che gli rubava documenti riservati dallo studio. Anche allora mantenne duro cercò di non lasciarsi invischiare in quei veleni. Anche di questo ennesimo scandalo documenterà ogni cosa,  e tutto  verrà affidato alle mani sagge di Francesco. Si rende conto che ciò che è successo è molto grave e lui non ha le forze necessarie per portare la Chiesa sulla retta via. Sono episodi che avrebbero destabilizzato chiunque, rubare proprio nei suoi appartamenti documenti delicati, si è superato ogni limite. Un assenza di rispetto non solo verso Benedetto, ma un affronto alla Chiesa tutta.

C’è qualche demonio che vuole distruggerla? L’interrogativo non è accademico, ma sottolinea l’urgenza di fare luce!

Benedetto XVI è stato ed è un grande Papa che merita rispetto e amore, chi manca di amore per la sua santa persona, offende anche  la Chiesa di Dio Padre:

«Non c’è un papa, nell’epoca moderna, che abbia avuto l’importanza e la preparazione teologica di Ratzinger. Bisogna risalire a San Leone Magno, ma parliamo di quindici secoli fa. Un grande teologo e biblista che anche da papa ha dedicato molto tempo a scrivere tre volumi su chi era Gesù di Nazareth. Ha affrontato i nodi principali della fede cristiana nella prospettiva di oggi e ha saputo esprimere il valore del Cristianesimo per il nostro tempo». «L’esistenza di Dio. Lui stesso ha detto che il centro del suo pontificato era proprio questo: rendere Dio di nuovo presente nel nostro tempo. C’è infatti una grande indifferenza a Dio. Anche in rapporto alla questione della pedofilia ne ha cercato la radice nella dimenticanza di Dio».[12]

 

 

Il Sovvertitore

Cristianesimo e Libertà si danno la mano nel pensiero e nella filosofia di Ratzinger: non c’ è cristianesimo senza libertà. Non c’è più la paura per il secolo della ragione, anzi l’Illuminismo è  anch’esso la strada di Dio. Papa Ratzinger non ha alcuna paura della ragione, essa non si contrappone alla fede. Credere in Dio significa ragionare sulla propria fede, conquistarla giorno per giorno, lasciarsi irradiare dalla luce di Dio che è anche ragione. Ed ecco prepotentemente  si pone al centro della sua filosofia e della sua teologia il pensiero filosofico di San Tommaso : la Città di Di


8  David Maria Turoldo

 

 

[3] Erano i tempi in cui a governava la Iugoslavia, repubblica socialista , c’era Josip Broz Tito, meglio conosciuto con il nome di Tito. Nonostante in questo stato non ci fosse la rigidità del comunismo sovietico, comunque era vietata la religione, ritenuta  “oppio dei popoli”.

[4] Il codice Ratzinger di Andrea Cionci IBS.: L'istituto del "papa emerito" - giuridicamente - non esiste e, da nove anni, Benedetto XVI ripete: «Il papa è uno solo»... ma non spiega mai quale sia dei due. Nella Declaratio con cui si "dimise" nel febbraio 2013, autorevoli latinisti individuarono subito errori e imperfezioni di sintassi, ma papa Ratzinger ha affermato, tre anni dopo: «Ho scritto la Declaratio in latino per non commettere errori». Possibile che tutte queste stranezze provengano da un teologo coltissimo e adamantino, nonché raffinato latinista? E se davvero papa Benedetto avesse voluto abdicare, perché continuare a vivere in Vaticano, vestendo la talare bianca, conservando il nome pontificale e altre prerogative da pontefice regnante? Dopo due anni di inchiesta, pazientemente svolta dall'autore attraverso più di 200 articoli sulle testate Libero, ByoBlu, RomaIT, questo gigantesco mosaico è stato lentamente ricomposto, tessera per tessera. Lo scenario che si configura è scioccante, di importanza millenaria, e non è stato smentito da nessuno, nemmeno dal Santo Padre Benedetto XVI in persona. Attraverso la sua sottile forma di comunicazione logica, il "Codice Ratzinger", il papa ci riconcilia con il Logos, la ragione che svela la verità, e fa comprendere la sua situazione canonica che avrà effetti dirompenti. Un libro-inchiesta destinato a laici e credenti, a tutti coloro che sono innamorati della verità.

 

[5] Benedetto XVI

[6] Benedetto XVI

[7] Celestino V.

[8] . Il crocifisso della concattedrale di Santa Maria Assunta è uno dei più antichi crocifissi lignei della storia dell’arte. La datazione all’anno 1138  ed è opera del Maestro Guglielmo, nome sconosciuto alla Storia dell’arte.

[9] Quello che vide Ratzinger era solo una copia di quello di Sarzana, non sappiamo se da papa andò mai a Sarzana.

[10]Luce del Mondo” Il Papa, la Chiesa, i segni del tempo. Una conversazione con Peter Seewald. Libreia Vaticana, 2010

 

[12] Cardinale Ruini. Avvenire 31 dicembre 2022.

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