lunedì 13 aprile 2026

Che farei io senza l'assurdo? di Carmen Moscariello

 

Che farei io senza l’assurdo?

I calanchi lucani hanno da cantare una nenia di protesta e d’amore. I contadini del Sud battono sulla pietra il ritmo misterico

lento e duro del canto popolare che racconta di un secolare calvario.

Un condensato della storia contadina che trova riscontro nel libro

di denunzia di Carlo Levi Cristo si è fermato ad Eboli, ma anche in fatti

modernissimi, come testimonia il magico suono della voce in quartetto

di violini e pianoforte di Sting (Every breath you take), che crea confluenze

sincroniche. La musica, il canto possono essere con il pensiero

di Jung, che focalizzò “la sincronicità” come transito armonico di vite

parallele nel fluido universo, strumenti per meglio comprendere la

sorte di un popolo che ha le sue radici in neolitiche pietre. Movimento

atemporale e non rispondente alla legge filosofica di “causa ed effetto”,

dove le monadi languiscono nella loro devastante solitudine, e l’atomo

ha vita solo se legato a tanti atomi, i legami percepiti o nascosti fluiscono

nel pensiero di chi vive.

A spiegare questi apparenti impossibili incontri, non è solo la

psicanalisi, ma anche la musica di Sting in Synchronicity, 1983 The police,

qui i ritmi congiungono, capovolgono, costruiscono vita là dove c’era

la morte e lo scarabeo junghiano (Sincronicità, come principio di nessi

acasuali, Jung, 1952, Naturerklarung und Psyche) diviene il simbolo

dell’imprevisto, del magico incontro, di archetipi, di racconti tessuti

davanti ai focolai della vita.

La magia delle terre di Lucania, le colline erose, con orbite oculari

accecate dalla chiarezza del cielo e dalle abbondanti nevicate, le

gole tra le montagne attraversate dalla luna che ulula ai cani e la gente

(ancora oggi) un po’ smarrita, un po’ gitana, abituata ai silenzi e alle

parole del vento e della neve: tutto questo ha creato durante il fasci-

11

2 Frida Kahlo (1907-1954), Mostra alle Scuderie del Quirinale, aprile 2014. smo e nel dopoguerra occasioni di incontri importanti di uomini e

donne che hanno fatto la storia.

La terra di Lucania fu destinata un tempo (quello che andiamo a

narrare) a magici fatti. Qui tra i pastori e i contadini giunsero gli esiliati

(la Lucania ne ospitò 2500), studiosi, anarchici, gli eroi di Giustizia e

Libertà e qui Rocco Scotellaro attese e accolse nella propria casa Carlo

Levi, Adriano Olivetti, Manlio Rossi Doria, Friedrich George Friedman,

George Peck3; qui egli conobbe i personaggi più famosi della sua terra

e del Sud in generale: Leonardo Sinisgalli, Maria Padula, Giuseppe Antonello

Leone, Mimì Bonelli, Giorgia De Cousandier, Filippo Borra.

Qui, portò Amelia Rosselli per farla conoscere alla madre, più tardi.

Vite sincroniche che si inseguono creando e progettando per il

Sud un tempo nuovo, aperto alla speranza; un’idea di libertà che

avrebbe affrancato i braccianti del Sud dalla miseria: per gli emigranti

del Sud, per i cafoni del Sud si pensò a un nuovo avvenire.

Fu questa terra patria e famiglia per esiliati che il fascismo voleva

condannati al dolore della solitudine e invece essi divennero parte integrante

di quei luoghi, da esiliati si trasformarono in maestri, medici

per le piaghe fisiche, in essa maturarono le idee che migliorarono il nostro

Paese, che contribuirono a distruggere il fascismo; furono queste

personalità ad occupare, dopo la guerra, posti importanti nel Parlamento

della Repubblica e nella società civile, determinando la rinascita

dalle macerie dell’Italia e, insieme ai nuovi partiti nati nel dopoguerra,

studiarono il dramma della povertà e come sconfiggere le malattie causate

dall’inedia della miseria e annientare l’analfabetismo

E ancora ci sovvengono le parole della canzone di Sting: non solo

parole d’amore, ma di denunzia, di appoggio alle lotte sindacali del

suo tempo. Una musica che sembra scritta per Rocco Scotellaro, dolce,

ma anche sinistra (come la definì Sting in un’intervista), parole

d’amore e morte, di un ciclo senza fine che ripercorre e rincorre infinite

stagioni, anche oltre la morte. Percorsi che hanno determinato il

destino di molti; eventi storici drammatici, per tanti aspetti, che hanno gettato semi insperati in terre deserte, popolate dalle ortiche ustionanti;

terre aride e abbandonate in un Meridione che nel decennio

giolittiano era considerato una palla di piombo al piede dell’ Italia. I

meridionali erano visti come esseri inferiori, barbari, buoni a nulla,

briganti. Tra quei sassi abbandonati da Dio apparve il cuore nascosto

di una civiltà sconosciuta all’Italia e al mondo, grandi uomini e anche

donne come Camilla Ravera4, determinarono più tardi quella Riforma

agraria, che seppur criticabile, (cosa che lo stesso Rocco Scotellaro

farà) costituirà una svolta, una volontà di porsi il problema de Sud e

risolverlo.

Non ci fu solo la Riforma agraria, ad essa si accompagnò una crescita

culturale irrefrenabile, tanto che oggi Matera, la Città dei Sassi

è stata dichiarata dall’UNESCO nel 1993 Patrimonio dell’Umanità e,

più tardi, nel 2019, diventerà Capitale della cultura (17 ottobre 2014).

La Basilicata con il suo capoluogo è un centro culturale al quale il

mondo intero guarda.

Questa crescita è stata dovuta al sacrificio di molte vite e a un coraggio

indescrivibile, con una fede in valori umani, storici di fondamentale

importanza, anche per tutto il Sud d’Italia; non solo, essa,

con le personalità che andiamo a raccontare, è stata trait d’union al

nord dell’Italia: grazie ai piemontesi esiliati si comprese che il Sud

aveva solo una cultura diversa e le sue miserie nascevano da secoli di

sfruttamento e di abbandono.

13

4 Camilla Ravera, nata ad Acqui Terme (Alessandria) nel 1889, morta a

Roma nel 1988, arrestata nel 1930, fu esiliata a Ventotene e Ponza, dove conobbe

il suo compagno Umberto Terracini, anch’egli al confino; qui sullo “Scoglio” divise

il confino anche con Sandro Pertini, Ursula Hirschmann, Ada Rossi, Maria

Boroncini, Giovanna Martorano, Adele Bei e tantissimi altri antifascisti. Ammalatasi

di tubercolosi e di cuore per gli stenti subiti in carcere (condannata a 15

anni, ne scontò cinque), dopo la guerra passava i suoi giorni di riposo a Formia

in località San Remigio. Era una donna delicata con sguardo trasparente, un

corpo minuto che aveva resistito agli stenti del carcere e del confino, una rivoluzionaria

con tempra durissima, con ideali inespugnabili. Fu esiliata in Lucania

prima a San Giorgio Lucano, dove vi approdò il 2 novembre del 1936, poi a Montalbano

Jonico. Qui le fu impedito qualsiasi contatto umano. Fu insegnante, giornalista,

nominata senatrice a vita da Pertini, scacciata con Terracini dal PCI nel

1939, partito che con Gramsci lei stessa aveva contribuito a fondare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

12

3 Antropologo, attento studioso (filosofo tedesco-americano) dei contadini

del Sud; negli anni Cinquanta del secolo scorso si dedicò allo studio antropologico

di queste popolazioni. Si occupò del problema anche dopo gli anni 50 con

un’attenta analisi della civiltà contadina, dei “limiti” che la povertà impone e di

quali capacità occ

Nessun commento:

Posta un commento