Che farei io senza
l’assurdo?
I calanchi lucani hanno da cantare una
nenia di protesta e d’amore. I contadini del Sud battono sulla pietra il ritmo
misterico
lento e duro del canto popolare che
racconta di un secolare calvario.
Un condensato della storia contadina che
trova riscontro nel libro
di denunzia di Carlo Levi Cristo si è fermato
ad Eboli, ma anche in fatti
modernissimi, come testimonia il magico
suono della voce in quartetto
di violini e pianoforte di Sting (Every
breath you take), che crea confluenze
sincroniche. La musica, il canto possono
essere con il pensiero
di Jung, che focalizzò “la sincronicità”
come transito armonico di vite
parallele nel fluido universo, strumenti
per meglio comprendere la
sorte di un popolo che ha le sue radici in
neolitiche pietre. Movimento
atemporale e non rispondente alla legge
filosofica di “causa ed effetto”,
dove le monadi languiscono nella loro
devastante solitudine, e l’atomo
ha vita solo se legato a tanti atomi, i
legami percepiti o nascosti fluiscono
nel pensiero di chi vive.
A spiegare questi apparenti impossibili
incontri, non è solo la
psicanalisi, ma anche la musica di Sting in
Synchronicity, 1983 The police,
qui i ritmi congiungono, capovolgono,
costruiscono vita là dove c’era
la morte e lo scarabeo junghiano (Sincronicità, come
principio di nessi
acasuali, Jung, 1952,
Naturerklarung und Psyche) diviene il simbolo
dell’imprevisto, del magico incontro, di
archetipi, di racconti tessuti
davanti ai focolai della vita.
La magia delle terre di Lucania, le colline
erose, con orbite oculari
accecate dalla chiarezza del cielo e dalle
abbondanti nevicate, le
gole tra le montagne attraversate dalla
luna che ulula ai cani e la gente
(ancora oggi) un po’ smarrita, un po’
gitana, abituata ai silenzi e alle
parole del vento e della neve: tutto questo
ha creato durante il fasci-
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2 Frida Kahlo (1907-1954), Mostra alle
Scuderie del Quirinale, aprile 2014. smo e nel dopoguerra occasioni di incontri
importanti di uomini e
donne che hanno fatto la storia.
La terra di Lucania fu destinata un tempo
(quello che andiamo a
narrare) a magici fatti. Qui tra i pastori
e i contadini giunsero gli esiliati
(la Lucania ne ospitò 2500), studiosi,
anarchici, gli eroi di Giustizia e
Libertà e qui Rocco Scotellaro
attese e accolse nella propria casa Carlo
Levi, Adriano Olivetti, Manlio Rossi Doria,
Friedrich George Friedman,
George Peck3; qui egli conobbe i personaggi
più famosi della sua terra
e del Sud in generale: Leonardo Sinisgalli,
Maria Padula, Giuseppe Antonello
Leone, Mimì Bonelli, Giorgia De Cousandier,
Filippo Borra.
Qui, portò Amelia Rosselli per farla
conoscere alla madre, più tardi.
Vite sincroniche che si inseguono creando e
progettando per il
Sud un tempo nuovo, aperto alla speranza;
un’idea di libertà che
avrebbe affrancato i braccianti del Sud
dalla miseria: per gli emigranti
del Sud, per i cafoni del Sud si pensò a un
nuovo avvenire.
Fu questa terra patria e famiglia per
esiliati che il fascismo voleva
condannati al dolore della solitudine e
invece essi divennero parte integrante
di quei luoghi, da esiliati si
trasformarono in maestri, medici
per le piaghe fisiche, in essa maturarono
le idee che migliorarono il nostro
Paese, che contribuirono a distruggere il
fascismo; furono queste
personalità ad occupare, dopo la guerra,
posti importanti nel Parlamento
della Repubblica e nella società civile,
determinando la rinascita
dalle macerie dell’Italia e, insieme ai
nuovi partiti nati nel dopoguerra,
studiarono il dramma della povertà e come
sconfiggere le malattie causate
dall’inedia della miseria e annientare
l’analfabetismo
E ancora ci sovvengono le parole della
canzone di Sting: non solo
parole d’amore, ma di denunzia, di appoggio
alle lotte sindacali del
suo tempo. Una musica che sembra scritta
per Rocco Scotellaro, dolce,
ma anche sinistra (come la definì Sting in
un’intervista), parole
d’amore e morte, di un ciclo senza fine che
ripercorre e rincorre infinite
stagioni, anche oltre la morte. Percorsi
che hanno determinato il
destino di molti; eventi storici
drammatici, per tanti aspetti, che hanno gettato semi insperati in terre
deserte, popolate dalle ortiche ustionanti;
terre aride e abbandonate in un Meridione
che nel decennio
giolittiano era considerato una palla di
piombo al piede dell’ Italia. I
meridionali erano visti come esseri
inferiori, barbari, buoni a nulla,
briganti. Tra quei sassi abbandonati da Dio
apparve il cuore nascosto
di una civiltà sconosciuta all’Italia e al
mondo, grandi uomini e anche
donne come Camilla Ravera4, determinarono
più tardi quella Riforma
agraria, che seppur criticabile, (cosa che
lo stesso Rocco Scotellaro
farà) costituirà una svolta, una volontà di
porsi il problema de Sud e
risolverlo.
Non ci fu solo la Riforma agraria, ad essa
si accompagnò una crescita
culturale irrefrenabile, tanto che oggi
Matera, la Città dei Sassi
è stata dichiarata dall’UNESCO nel 1993
Patrimonio dell’Umanità e,
più tardi, nel 2019, diventerà Capitale
della cultura (17 ottobre 2014).
La Basilicata con il suo capoluogo è un
centro culturale al quale il
mondo intero guarda.
Questa crescita è stata dovuta al
sacrificio di molte vite e a un coraggio
indescrivibile, con una fede in valori
umani, storici di fondamentale
importanza, anche per tutto il Sud
d’Italia; non solo, essa,
con le personalità che andiamo a
raccontare, è stata trait d’union al
nord dell’Italia: grazie ai piemontesi
esiliati si comprese che il Sud
aveva solo una cultura diversa e le sue
miserie nascevano da secoli di
sfruttamento e di abbandono.
13
4 Camilla Ravera, nata ad Acqui Terme
(Alessandria) nel 1889, morta a
Roma nel 1988, arrestata nel 1930, fu
esiliata a Ventotene e Ponza, dove conobbe
il suo compagno Umberto Terracini,
anch’egli al confino; qui sullo “Scoglio” divise
il confino anche con Sandro Pertini, Ursula
Hirschmann, Ada Rossi, Maria
Boroncini, Giovanna Martorano, Adele Bei e
tantissimi altri antifascisti. Ammalatasi
di tubercolosi e di cuore per gli stenti
subiti in carcere (condannata a 15
anni, ne scontò cinque), dopo la guerra
passava i suoi giorni di riposo a Formia
in località San Remigio. Era una donna
delicata con sguardo trasparente, un
corpo minuto che aveva resistito agli
stenti del carcere e del confino, una rivoluzionaria
con tempra durissima, con ideali
inespugnabili. Fu esiliata in Lucania
prima a San Giorgio Lucano, dove vi approdò
il 2 novembre del 1936, poi a Montalbano
Jonico. Qui le fu impedito qualsiasi
contatto umano. Fu insegnante, giornalista,
nominata senatrice a vita da Pertini,
scacciata con Terracini dal PCI nel
1939, partito che con Gramsci lei stessa
aveva contribuito a fondare
12
3 Antropologo, attento studioso (filosofo tedesco-americano) dei
contadini
del Sud; negli anni Cinquanta del secolo
scorso si dedicò allo studio antropologico
di queste popolazioni. Si occupò del
problema anche dopo gli anni 50 con
un’attenta analisi della civiltà contadina,
dei “limiti” che la povertà impone e di
quali capacità occ
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