martedì 27 settembre 2022

Dante Maffia “ Le più belle poesie d’amore di tutti i tempi” Volume IV. Prefazione di Oreste Kessel Pace .


 

Dante Maffia “ Le più belle poesie d’amore di tutti i tempi”

Volume IV prefazione di Oreste Kessel Pace .

Nota di Carmen Moscariello

La balalaika

 

Non c’ è oggi una primavera alla quale dare il benvenuto, anzi si appresta l’autunno con passi pensosi e mesti. In compagnia della pioggia leggo il IV volume de “Le più belle poesie d’amore di tutti i tempi” di Dante Maffia. Eppure i suoi versi mi creano un contatto a raggiera  con quella danza armonica che è  “La primavera” di Botticelli. Un’armonia, una pacatezza , un dolce sentire che sappiamo bene che non appartengono al mondo. Questo  Canto fluido e  profumato  ci porta al cospetto di Zefiro che feconda la Ninfa Clori. Un canto di unione di appartenenza di legami mai fluidi. Dante Maffia nel suo capolavoro ha reso reale ciò che è impossibile a noi poveri esseri umani. Si muovono le pagine sotto le mie mani e i miei occhi e regalano non parole, ma sentimenti profondi, un’urgenza mai pedante  di un mondo che appartiene ai profumi del cielo alla bellezza del mare. Avverto in quest’opera d’arte degli empiti contradittori . E’ come se il Poeta man mano che porta a compimento il suo grande capolavoro sia  cosparso di nostalgie, di lontananze non umane (soprattutto l’ultima parte).  Versi che sono i tocchi delle campane delle cattedrali gotiche che svettano al cielo e ci portano in un firmamento sconvolgente. Non pensate che questi quattro volumi siano solo un canto all’amore, ci sono tante altre voci affascinanti, tanti suoni d’organo,  i concerti che un tempo la sera si tenevano nella Cattedrale  di Notre Dame a Parigi, come in quelle atmosfere della Senna la musica era in grado di portarci oltre la Santità per  l’incontro con il Divino .

 

 

Voglio dire che Dante Maffia ha saputo regalarci in questa Summa la possibilità di allontanarci dalla volgarità del mondo per farci abbracciare, farci sentire il calore di un cuore da cui nasce tutto. Diceva Attilio Bertolucci[1] che l’umanità moderna teme di pronunciare la parola “cuore”, mentre è da esso che nasce il mondo. Accosterei quest’opera alle “Aritmie” di Bertolucci, a questo cuore che batte come i campanili di Notre Dame per aprirci le porte della cattedrale dell’amore.  Spero che molti leggano quest’opera e possano anch’essi sentirsi proiettati in spazi  di tenerezza, di carezze, di fiori, di Primavere. Nascere ogni giorno sempre per nuove primavere è questo che il poeta ci insegna. Lo fa sottovoce, come se non volesse disturbarci, egli conosce bene anche il mondo della realtà e sa meglio di tutti quanto dolore lacera il genere umano. In questo tempo di guerre, di nemici e di bombe egli è come la fanciulla che ho visto e sentito  il mese scorso nella piazza di  Tallin che col suono della balalaika mi ha fatto piangere, per la delicatezza del canto  che in quell’aria gelida riempiva  di gioia le piazze, i palazzi, il mare, il cielo grigio del Mar Baltico . Così sono le voci di questo canto. Come i centoquaranta tipi di fiori con i quali  Botticelli  ricoprì il prato sotto gli alberi di alloro e aranci, dal ranuncolo al gelsomino, tutti chiamati a completare quel paradiso terrestre. C’ è in quest’opera così moderna  e accattivante la caparbietà del mito, di ciò che non muore e che il tempo non scalfisce che  ci riporta a quella terra degli dei, dove il poeta è nato. Direi che oltre la Donna il grande protagonista di questi versi è il mare di Calabria, di esso Maffia conosce ogni sfumatura di colori, ogni suono, ogni presenza di gabbiano, esso è simile alla donna, il poeta lo ama  e lo sfoglia come il corpo della sua donna, rifugio di tenerezze e incanto, di promesse per una nuova vita. Il Poeta rimane abbarbicato alla sua sorgente d’acqua limpida, ha

 

 

 

trascorso  la sua vita presso quella sorgente, assetato, sempre assetato, qui confluisce tutta la sua sete,  nostalgia, la tenerezza.

Questo IV volume è l’opera della filosofia e della teologia, c’è un rigore morale intrecciato alla bellezza del vivere.

Importante è anche la prefazione di Oreste Kessel Pace. Dante Maffia ha affidato la prefazione di queste quattro opere non solo a scrittori e critici bravissimi, ma ai suoi amici più cari. L’incipit di Pace è un dono al Maestro, tessuto di luce e d’amore. Oreste  Pace  è l’Editore dei quattro volumi, un’impresa che certamente  consegnerà  anche il suo nome alla storia.

Carmen Moscariello



 

lunedì 26 settembre 2022

Bando del Premio Internazionale "Tulliola Renato Filippelli" -Premio per la Legalità contro tutte le mafie

 

PREMIO INTERNAZIONALE “TULLIOLA-Renato Filippelli” 2022-2023

XXVIII EDIZIONE

 

L’Associazione culturale “TULLIOLA”

bandisce la XXVIII edizione

del Premio letterario internazionale “Tulliola-Renato Filippelli”

Premio per la Legalità contro tutte le mafie 

VIII Edizione

Il Premio “ Tulliola- Renato Filippelli” è stato gratificato con  una medaglia di bronzo (onorificenza) per gli alti  meriti culturali dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Onorificenze sono state concesse  anche dalla  Presidenza  della Camera e dalla  Presidenza del Senato da consegnare a  P


ersonalità  illustri.

 

Regolamento:

La Giuria è presieduta, sia quella italiana che quella straniera,  dal Poeta Dante Maffia;

Presidente Onorario Emerico Giachery;

La Giuria è così formata: Marco Onofrio,  Giuseppe Trebisacce, Michele Urrasio, Domenico Pisana, Carolina Bazerla Marangoni Giuseppe Iuliano, Paolo Saggese, Antonella Prudente, Mimma Filippelli,  Lorenzo Spurio, Santo Gioffré.

Il Premio è stato fondato da Carmen Moscariello che lo presiede;

Non ci sono tasse di lettura da pagare;

Il Premio non chiede aiuti a Istituzioni Pubbliche né a privati. E’ sovvenzionato da Carmen Moscariello e Aldo Zangrillo rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Associazione Tulliola.

Si può concorrere solo con opere edite ( sei libri ). Sia per la sezione in Italiano che per quella degli stranieri, non vengono accettati dattiloscritti o fotocopie dell’opera stessa;

Tutti i libri italiani e stranieri debbono essere inviati  a Carmen Moscariello villa San Remigio via Cosmo Valeriano 17° A entro e non oltre il 31 gennaio 2023; Le tre sezioni comprendono: opere poetiche; opere narrative; e opere straniere.

Per ogni sezione verranno scelte tre opere vincitrici;

Per il mondo arabo ha coordinato lo scrittore Dottor مد قران الزهراني

 

 

I premi consisteranno in diplomi medaglie (non onorificenze istituzionali) e targhe.

La premiazione si terrà entro il mese di ottobre 2023.

 Presidente della Giuria

Dante Maffia

 Presidente del Premio

Carmen Moscariello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Premio per la legalità contro le tutte le mafie. IX Edizione

 

 

La Giuria del Premio è  la stessa del Premio Letterario,  verrà presieduta da Dante Maffia.

Il premio è stato  fondato da Carmen Moscariello che lo presiede.

 !) Saranno scelte personalità  importanti a livello nazionale e internazionale dal mondo della Cultura, della Magistratura, dell’impegno sociale e umanitario, ad esse andranno onorificenze istituzionali che la Presidente Carmen Moscariello chiederà al Presidente della Repubblica, al Presidente della Camera e del Senato. Per la cerimonia di premiazione di entrambe le sezioni è stata richiesta una sala prestigiosa al Presidente della Camera e del Senato.

2) Questa  sezione speciale del Premio è dedicata alla premiazione di  Principi del Foro che si sono distinti nella difesa dei diritti e nella condanna dei crimini;

3) Sezione. Saranno premiati Imprenditori che hanno contribuito a far crescere l’economia del Paese.

La Giuria si riserva di premiare altre grandi personalità che riterrà opportuno.

Presidente della Giuria

Dante Maffia

 

Presidente del Premio

Carmen Moscariello

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            L'Associazione culturale “Tulliola”, che è la più antica di Formia (figura al N. 8 nell'elenco delle associazioni) sempre presieduta e fondata da Carmen Moscariello, e che ha dato sempre lustro e onore alla cittadina pontina, nel 2013 è stata premiata con una Medaglia del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per le meritorie finalità perseguite; dal 2014  ha ottenuto medaglie  dalla Presidenza della camera e dal Senato della Repubblica per premiare illustri Personalità.

 

 

Renato Filippelli è stato un grande Poeta . Ha pubblicato libri di Poesia, numerose Letterature, Antologie e grammatiche italiane, è stato un grande educatore sia nell’Università Suor Orsola Benincasa, che nel Magistrale “Cicerone” di Formia. Punto di riferimento per  i giovani e di tutto il mondo culturale del Sud Pontino. Ha lasciato in eredità un mondo colto e raffinato, il suo grande rigore morale, il suo amore per Dio e la Cristianità.

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Tulliola era l'amatissima figlia di Marco Tullio Cicerone, il celebre oratore romano che possedeva una sontuosa villa a Formia a poca distanza dalla casa di Carmen Moscariello, fondatrice dell'Associazione e del Premio. Proprio di fronte al mausoleo monumentale di Cicerone, ucciso a Formia nel 43 a.C., sono visibili i resti di un altro edificio funebre, che si vuole sia la tomba di Tulliola.

INFO:

Carmen Moscariello, presidente Associazione culturale “Tulliola”

Villa San Remigio via Cosmo Valeriano 17 A  04023  Formia (LT)

tel: 329/6463383- email: carmen.moscariello@yahoo.it

 

 

venerdì 2 settembre 2022

Dante Maffia. Le più belle poesie d'amore di tutti i tempi.

Dante Maffia

Le più belle poesie d’amore di tutti i tempi

Volume III, Pace Editore., prefazione di Francesco Perri

Nota di Carmen Moscariello

 

 


 Leggendo quest’opera Mi sono chiesta  come la Parola può  riempire un cuore  di tante emozioni!

 Questa silloge è un cantico Creaturarum, si muovono in essa infiniti percorsi, lampi e tuoni, sfinimenti e ardori.

Mi ha rapportato a mille oceani, a quelli della musica dell’arte pittorica e naturalmente alla Poesia, in questo caso al Divino Dante e alla Commedia. Mi ha chiarito percorsi rimasti nella mia vita sempre in bilico, non del tutto approfonditi.

Così  non ero mai riuscita a comprendere fino in fondo  in tutta la sua bellezza, il suo carisma il messaggio che il Grande Poeta Dante Alighieri  volesse veramente trasmetterci  con la danza, presente in tutte e tre le Cantiche e perché  questa che nel medioevo era quasi un oggetto dissacrato potesse divenire geometrica distanza da Dio stesso. Quest’opera di Dante Maffia mi ha donato un’improvvisa illuminazione.

 In questo prezioso e sublime volume , ho finalmente sentito nel cuore, fino in fondo, non in modo formale, come è stato fino ad oggi, quale immensità essa comprendeva. Non un generico messaggio, ma voleva non solo farci comprendere le beatitudine e le virtù cardinali,  ma immergerci nell’Amore. E così è stata questa esperienza di lettura delle Poesie d’Amore  che io non paragonerei  a nessun altra.

 La silloge di Maffia va sfogliata con delicatezza, poiché in essa è racchiusa la storia di un’anima in tutta la sua interezza, direi in tutta la sua grandezza. Ma essa non è una sola vita d’amore, è sorella, corolla di molte altre.

Protagonista non solo la donna che rimane  come grande protagonista di questi versi magnifici, ma lo sono anche  i luoghi, il passato, il presente e il futuro, la speranza, la possibilità, la convinzione, a volte messa in dubbio dal Poeta,  di aver fatto molti passi verso l’Infinito.  Come già  il Fiorentino,  nei quattro volumi che Dante ci ha consegnato nutriti di  migliaia di versi, ci rende partecipe  e  rende visibile ciò che è invisibile. Il verso è sempre piano, ma  lascia scoprire nonostante il gioco infantile della margherita:“mama non mama” la  dannazione che c’è e come!

Poiché l’amore può essere anche sfinimento, ricerca accurata di qualcosa che non si fa capire. Maffia la esterna nelle attese, nei sogni, nelle lontananze, nella ricerca umanissima del linguaggio, nel non essere contento a volte di sé , nonostante la gloria che l’avvolge, gloria che è  anch’essa amore per il Poeta.

Lo vediamo come è accolto nei convegni, nel mondo, Il Giappone che gli pubblica  migliaia di hayku, e gli dedica un premio a suo nome,la passione della Calabria che lo ricambia di un amore totale assoluto come se in esso volesse identificarsi, ma soprattutto in quest’opera c’è il conflitto e la continua sfida alla vecchiaia e alla morte, al male della dimenticanza.

Se volessimo anche raffigurarla questa Silloge, per meglio immergerci in essa , io penserei alla rappresentazioni che Gustavo Doré fa del canto VII e XIV dell’Inferno. Qui le anime dannate danzano la ridda . una danza antichissima. A volerci dire che la vita non è per niente lineare, né semplice e ci costringe a spingere grossi macigni, per un estenuante  quasi folle ricerca del Dio che è nell’uomo.

 Dante Maffia lo sente dentro di Sé , gli squarcia il cuore , ma non si fa fermare.  C’ è un eroismo  presente nell’amore che si corolla nella sua disperazione  di  sentirsi  inadeguato, questo il poeta non se lo perdona.

A volte la sua anima è flagellata da una pioggia di fuoco.

 

 

 

A una prima lettura avevo pensato di quest’opera  che nella corte federiciana, del suo Federico, l’imperatore l’avrebbe tenuto in somma grazia e rispetto. Dove avrebbe mai potuto trovare un poeta come Dante Maffia?

Ma le cose non stanno così! Né sono così semplici!

 Egli ha saputo lavorare la parola, che nelle sue mani diviene cera plasmabile, così bene, così attentamente, affinché convincesse il lettore che l’Amore è la cosa più bella che può capitare all’uomo e che può portarlo più vicino a Dio, ma c’è anche altro che l’Autore ammorbidisce quasi per non ferire il nostro animo e per condurci in una nave senza tormenti attorno alla finestra col geranio del la sua casa a Roma  o nei vicoli stretti e fascinosi di Roseto, di fronte al mare e a cospetto del Castello di Federico in cui  i falchi dell’Imperatore ancora gli fanno compagnia,  ma sempre  di più c’è il mare che è amore senza limite, al suo cospetto si assiste allo spogliarsi delle convenzioni, dei rituali ai quali suo malgrado è costretto l’uomo su questa terra.

 Molto interessante la Prefazione al III  volume  di Fracesco Perri, adegua con voce calda il suo passo a quello del Poeta, si muove cauto e rispettoso di ogni virgola in essa racchiusa. E poi c’è la pioggia di fuoco che il Poeta non tenta mai di scacciare, né la subisce, la vive con tutta la sua vitalità, l’alimenta con speranze impossibili. Per porgli al fianco di questa tempesta sconcertata il candore e la purezza della madre, per Lei riesce a scrivere sempre i versi più puri che ci fanno piangere che ci spiegano e ci fanno comprendere senza ombre e senza dubbi cos’è la grandezza dell’amore: non ha distanze; è  senza tempo; senza limiti; vive e si alimenta di forze misteriose e sconosciute finanche al Poeta. Tra i tanti  levatoi, e le tante strade e esperienze vissute e percorse fino in fondo o spezzate a metà, vorrei fermare l’attenzione su tre cardini, che direi che possiamo consacrare  come formelle che ci indicano le strade dei santuari o per meglio dire la strada della santità. I suoi versi incantati mi hanno riportato le immagini di Federico Zuccari, di Sandro Botticelli riferiti sempre alla Divina Commedia, di come Dante   viene immesso da Beatrice nella danza del Paradiso e fa comprendere a Noi e al Divino la potenza dell’amore. Maffia con grande maestria ci tiene molto a insegnarci questo percorso. La seconda formella è il grande rispetto per la donna, per lei Dante ha una tenerezza immane. La terza formella è la richiesta d’amore per sé, egli non sa vivere, non potrebbe vivere senza amare ed essere amato.

Carmen Moscariello

martedì 30 agosto 2022


"Per Manu" " di  Antonella Prudente- Opera di Poesia.



Prefazione all'opera di Carmen Moscariello



Gli archetipi del pensiero  

 

 

Questi versi di Antonella Prudente dedicati alla figlia appena nata, non sono una ninna nanna, come invece ci aspettavamo. Sono occhi aperti sul dolore della vita. Sono un’esperienza di affannosa ricerca affinché l’amore, tutto l’amore possa camminare in fuochi di speranza. Non so se questo credo raggiunga i suoi effetti, troppo saggio lo sguardo sull’esistenza. Non sfugge nulla , si cerca negli abissi quel filo bianco , quel cesto di gelsomini, quell’augurio delle fate affinché alla giovane vita tutto venga donato. Quello che sorprende e affascina in questa versi è quel cordone ombelicale che seppur tagliato, continuerà a travasare linfa vitale, dolci carezze, infinito ed eterno amore. Il fascino della nascita qui è anche preghiera, volontà di cercare strade che siano di pace, di abbracci, di legami. Antonella è una grande quercia, è uno di quegli alberi di montagna che il vento difficilmente potrà sradicare, che i venti avversi potranno produrre solo altra poesia e musica, e carezze e desideri di essere con lei. Questi versi sono poesie scritte circa venti anni fa, scoperte ora, ritrovate, affinché la figlia sappia tutto il suo amore, tutte le sue ansie, tutto il fervore e la gioia che ha accompagnato questa santa nascita. Anche la costruzione del verso che all’inizio può sembrare aguzza, poi ti conquista, ti attira nel mistero della vita di quella che ora è e di quella che sarà. In certi spartiti ho creduto di trovare quella levità e quel candore che è dei poeti del Dolce Stil Novo.

Questo passaggio di consegne è di madre in figlia, dalle ginocchia e dall’abbraccio dell’anziana madre della poetessa, all’abbraccio di una nuova generazione in cui si ripone e si realizza il desiderio d’infinito, un cammino che è anche di dolcezza, di unione, di forte unione., inscindibile unione madre- figlia, così in eterno il calice delicato del fiore che avvolge e contiene…che protegge!.

 

 

Carmen Moscariello


sabato 20 agosto 2022

"Ospite sulla nave di Gheddafi" di Carmen Moscariello

 













Ospite sulla nave di Gheddafi

Di Carmen Moscariello

 

Quel viaggio l’aveva sempre affascinata.

I fiordi sono come un abbraccio, tanti fiori e le casette nella quali aveva sognato di abitare fin da bambina.

Un luogo che era già annidato, come tante altre cose, come tanti altri luoghi e persone nelle sue precedenti vite, da esse  affioravano e le chiedevano ragione del freddo, dell’amore, di Dio, delle sue ricerche di donna libera.

Circa 20 anni fa era partita per il Polo Nord, il viaggio seppur bellissimo per tanti aspetti era stato un disastro. Aveva preso un aereo ad Amsterdam che  l’aveva posata con una ventina di persone su un palmo di terra al Polo Nord ,  aveva avuto l’impressione che l’aereo atterrasse sulle acque gelide. La luce era accecante faceva male agli occhi, non sapeva che fra qualche giorno l’avrebbe rimpianta. Il periodo scelto era tra i più difficili, tra poco vedere il sole naufragare nel mare sarebbe stata un’inutile speranza. Poi la follia di scendere dal Mare del Nord verso i paesi del Mar Baltico con i postali, questi erano piccole navi fornite di rompighiaccio, adibite a portare la posta agli abitanti dei fiordi,  si infilavano in essi e ne uscivano con grande maestria per poi proseguire il loro viaggio fino all’Estonia. Era fantastico, ma  le acque di quel mare, anche quelle del mar Baltico spesso le apparivano tetre, un colore mai visto, tra il nero, il grigio e le onde  alte oltre i cinque metri. Per molti giorni aveva sofferto il mal di mare e aveva creduto di morire. Lei in cabina e gli avventori, per la maggior parte del posto, mangiavano aringhe affumicate e bevevano birra fin dalle sette del mattino, gli apparvero insaziabili, per  loro quel mare era una carezza.[1]Così pian piano dalla punta più alta scendeva dai fiordi verso la Norvegia, l’Islanda e la Germania. Un viaggio “al contrario”. Ancora oggi si chiedeva come aveva potuto realizzare un’idea così malsana.

 Poi in tempi recenti, un desiderio di purezza, di trasparenza, di fresco, di lontananza l’aveva portata a prenotare in una mattinata di folle caldo questo viaggio. Il primo approdo fu  all’ aeroporto di Helsinki, lì aspettò la nave (non i postali) per due giorni, visitare la città fu un’esperienza indimenticabile. Aveva lasciato la sua terra tormentata dagli incendi  e con una puzza di fumo stomachevole. Difficile raccontare il travaso di anime dannate nei luoghi in cui viveva che aumentavano il caos in folli corse in milioni di macchine verso le spiagge. Qui , ad Helsinki era così bello, i concerti per le strade attiravano la sua attenzione facendole dimenticare ogni cosa. Pochissime le persone per strada, ovunque andava era coccolata ed amata, come se fosse tornata in una terra che  l’aspettava da tempo . La temperatura qui non superava i dodici gradi. La mattina dopo aveva l’imbarco alle 10. Scoprì che Helsinki aveva decine di porti e fu costretta a chiamare la compagnia  per sapere da quale porto partiva la sua nave. Alle 13 le avevano già assegnata un bellissima cabina al tredicesimo ponte, la nave era immensa erano 3000 passeggeri e 2500 uomini dell’equipaggio. Tutto era ovattato .Il personale era gentile e professionalmente perfetto. La nave di notte navigava e correva come un cavallo di razza. Si partiva alle 19, si viaggiava di notte e si sbarcava alle sette del mattino per nuove escursioni in terra ferma. Il mare le appariva così duro e amaro, ma  veniva tagliato dalla nave, come se le acque fossero burro, essa riusciva ad entrare nei fiordi come in un vestito aderente.     






Lei restava durante gli approdi a guardare gli ormeggi, senza fiato , pensava che prima o poi sarebbe avvenuto qualcosa di grave, solo qualche volta la nave rimaneva ad attenderli e a dondolarsi nelle parte più larghe dei fiordi, scendevano nelle scialuppe e in breve approdavamo sulla terra ferma. I fiordi, erano uno più bello dell’altro. La visita era a piedi, a volte le escursioni duravano più di sei ore. Nel pomeriggio alle diciassette,  le scialuppe li attendevano, facevano decine di viaggi per ricaricare  tutti i passeggeri e  partire  alle 19 in punto  per un nuovo fiordo. Comprese  al fine come era possibile che una nave così immensa  potesse inserirsi nei fiordi e viaggiare come  una moto d’acqua. A farle capire qualcosa furono gli arredamenti, le opere d’arte che arricchivano la nave. Poi  gli oggetti le ricordavano sempre di più il mondo arabo. Lei aveva viaggiato più volte con quella compagnia , ma questa nave era diversa da tutte le altre . Si camminava e ci si muoveva come tra le nuvole. Tutto era studiato affinché il mare potente e violento non arrecasse fastidii agli avventori. A farle capire molte cose furono i quadri, avevano immagini africane che esaltavano la cultura di quel popolo  del deserto. Andò a documentarsi e scoprì che questa era la nave di Gheddafi, il figlio del dittatore Annibal curatore della flotta navale libica, l’aveva costruita per il padre ed era dotata di motori particolari, di un’agilità che la faceva rassomigliare a un aereo, ma  è più giusto dire ad un delfino, si confondeva con questi meravigliosi animali che a volte la  inseguivano per ore, senza possibilità di raggiungerla. I luoghi di divertimento avevano ancora una certa severità. Notò che alcune piscine poste all’esterno, avevano forme capienti molto particolari, apprese che quelle erano state destinate agli squali e potevano contenere centoventi tonnellate di acqua di mare. L’aveva chiamata “Fenicia, c’erano colonne e statue alte molti metri, i soffitti dei saloni raggiungevano i venti metri e statue neoclassiche addobbavano ogni angolo della nave. Era una nave di centoquarantamila tonnellate ed era progettata anche con una piattaforma per la partenza e l’atterraggio di piccoli aerei. Soprattutto era velocissima, ad ogni pericolo poteva volare come il vento e mimetizzarsi. Oggi le sue sale  ospitavano cantanti e musicisti provenienti da tutto il mondo. Durante la navigazione si poteva andare a teatro, applaudire  bellissimi ballerini brasiliani (c’era il meglio di ogni popolo), pranzare in sale meravigliose con cuochi di ogni nazione . Correre e mantenersi in forma sui ponti della nave e in grandiose palestre, godere di cure per il benessere del  corpo e della mente, eppure non riusciva a liberarsi del pensiero di Gheddafi, aveva paura che le comparisse davanti da un momento all’altro, per  gettarli tutti o in bocca agli squali o nelle acque gelide e nere del Mare del Nord e del mar  Baltico. Programmava , per allontanare la paura, le sue discese a Lubecca, nella casa dei nonni di Thomas Mann, casa oggi trasformata in un magnifico museo, o visitare le mura antiche della città di Tallinn, un museo sotto il cielo, oppure nei saloni della reggia fatta costruire da Pietro il Grande per la moglie Katerina  imperatrice di tutte le Russie, o ad  Oslo, dove  vedere finalmente nel museo dedicato a Edvard Munch “L’urlo”.

(“Ospite sulla nave di Gheddafi” di Carmen Moscariello, opera in pubblicazione.)

 



[1] Molti anni fa, per un breve periodo “il Tempo” dedicava un’intera pagina perché Walter Mauro  e Carmen Moscariello e altri giornalisti potessero narrare le loro esperienze di viaggio.

lunedì 1 agosto 2022

Quotidiano del Sud "Fratelli tutti" di Carmen Moscariello




 



Il Poeta Peppino Iuliano scrive su Fratelli tutti di Carmen Moscariello Gangemi Editore. Lo scritto è tratto dal Quotidiano del Sud 16 luglio 2022.

 

 

 

 

 

Fratelli tutti, la regola dell’a m o re Un libro che si “fa memoria” dell’incontro con San Charles de Foucauld Charles de Foucauld tra i Tuareg del deserto ai confini col Marocco Il volume Il romanzo di Moscariello sulle tracce del fraticello del deserto” eletto agli onori degli altari dal Papa Giuseppe Iuliano C i sono libri che, oltre ad esaltare la bellezza della scrittura, sanno coniugare poesia e memoria; e, di essi, alcuni valgono vocazione e testimonianza, riuscendo a spingersi fino alla conversione. Libri di indagine e scandaglio, di coscienze laiche e della loro forza morale ma anche di anime inquiete e fervorose alla ricerca della eterna Gerusalemme. E se l’Asia è la culla delle religioni, l’Africa, continente degli ultimi, degli invisibili, si conferma eterna terra di mission. Con questi avvisi ci giunge la novità del libro Fratelli tutti(Gan - gemi Editore, 2022) della scrittrice irpino/formiana Carmen Moscariello, un’incredibile storia vera ma anche il romanzo dell’amore sociale. Un libro/album – una composita antologia narrativo/fotografica - nato sulle tracce di Charles de Foucauld (1858-1916), il “fra - ticello del deserto” eletto agli onori degli altari da papa Francesco (15 maggio 2022), che svolse il suo apostolato tra le popolazioni tuareg ai confini di Marocco e Algeria e che di “fratelli tutti” fece regola nella sua congregazione: “virtù dell’umiltà” e “centralità della povertà”. Deserto e desertificazione, luogo fisico e mentale. Nel racconto della Moscariello il suo attraversamento è reale e familiare, vissuto assieme alle figlie Lara e Silvia tra le antiche rotte dell’Ahaggar fino all’hermitage del Santo nei pressi di Assekrem. Un itinerario che non si risolve in “un libro di studio” della Nostra ma piuttosto in un libro che si “fa memoria” dell’“incontro con San Charles de Foucauld, […] per “far germogliare la sua gioia credente” - così Padre Andrea Mandonico, Vice-Postulatore della causa di canonizzazione e il deserto e le sue piste, luoghi d’erranza, si confermano momenti per “disancorarsi, in un viaggio che sfiora la morte”. Leggenda vuole – sottolinea la scrittrice – che i Tuareg, provenienti dall’isola di Atlantide e scampati in pochi al suo affondamento, siano “i più grandi conoscitori del Sahara… i più temuti predoni e i più bravi addestratori di cammelli. Non a caso, erano chiamati i Signori del deserto”. Il libro, ricco di connotazioni geografico-antropologiche, ha aspetti meditativi – anzi, come da felice aforisma della Moscariello, contempl-attivi – intesi alla riconciliazione del mondo/anima. O più adeguatamente in senso opposto, dalla dispersione dell’anima tra vuoti, sbandi e solitudini verso i figli del mondo. Così de Foucauld dalla Francia al Marocco, a Nazareth, alla Trappa, al Sahara. Seguace e imitatore della vita di Cristo, conoscitore delle guerre coloniali, coltivò la pace incoraggiando il confronto tra islamismo e cristianesimo. Esploratore, cartografo di grande valenza, fine umanista – ri - cordiamo tra le sue opere Reco - naissance au Maroc, Chants touaregs – tradusse il Vangelo in tuareg ma la sua evangelizzazione fu più quella dell’amore che della Buona novella. Edificare una “città del sole” per un mondo di luce che, pur incappando in tante cadute, avrebbe dovuto continuare ad operare e credere nella rinascita. Così la sua missione fino all’estre - mo sacrificio. Un libro di più orizzonti e coordinate, come lo definisce Marcello Carlino in prefazione: un orientamento verticale dalle asperità della sabbia alla gloria del Cielo ma anche una direzione orizzontale per quegli afflati umani che trovano consonanza nella reciprocità, nella fraternità appunto che è condivisione di comuni destini. Ce lo spiega la stessa Moscariello: “Fratelli tutti forse trae spunto dagli scritti del Poverello d’Assisi e in particolare dalle Ammonizio - ni di San Francesco: “Guardiamo, fratelli tutti, il buon pastore che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce”. E tanto si impreziosisce, poi, del pensiero e dell’esempio di Père Charles. Nel libro troviamo nuove appendici de La mia Africa (struggente film di Pollack del 1985). Africa, madre dell’umanità con la staffetta Meryl Streep/Carmen Moscariello. Due viaggi/pellegrinaggi, intensi, oltre ogni finzione filmica o letteraria; ognuno con le sue incertezze inquiete o paniche, ma anche adattative; ognuno in attesa della sua redenzione (sempre prossima ai valori della solidarietà e dello spirito). Siamo partecipi di una salvezza reale che esplora e misura la storia. E di un’altra misterica, carica di idealità, che vuole avvicinare la realtà a Dio. Chi ha fede non ha paura e “sposta le montagne” (Marco 11,22). Convinzioni, entusiasmi, dottrine agiscono in modo rivoluzionario dentro ed oltre il possibile. L’unica certezza resta quella dello spirito che incoraggia i senza voce e le loro carovane nomadi o stanziali: un mondo dagli occhi ardenti, spalancati, indagatori, immensi. Moscariello è una scrittrice vivace e immaginosa, delicata come un bucaneve e tenace come un giglio della montagna irpina; ma sa librarsi anche come un falco dei Picentini – consi - dera i rapaci “portatori di bene” – che sa sfidare vastità ed orizzonti. E l’incontro/svelamento, verità tra buio e luce, dolcezza e selvaticità, poesia e silenzio, aiuta ad uscire dal vecchio guscio: “ero nomade e apolide dalla nascita, orbitavo nella galassia come una cometa e le mie rotte mutavano al sorgere del sole e al suo tramonto”. Il deserto è stupore e paura; raccoglie e disperde; “ha tante voci, ombre corte e ombre lunghe, possiede in ogni granello di sabbia l’illimite”. La sua immensità e il suo pieno/vuoto - asperità e aridità trasferite nella vita degli uomini - diventano metafora della loro mancanza di ideali che Nietzsche chiama “crescita del deserto”. La nostra società dolente e le sue continue erosioni necessitano di argini più robusti per evitare cedimenti o tracimazioni. A volte anche la sola forza del vento con le sue “danze irrefrenabili” può mutare la natura e gli eventi. La scrittura di Moscariello ne è algoritmo. Tra páthos e téchne ci irretiscono la bellezza misteriosa del paesaggio magrebino, i tramonti rosso-arancio del deserto, in cui “i cammelli erano anch’essi statue di sabbia e si muovevano appena, impercepibile il loro dondolarsi, solo le code rompevano il vento. L’unico suono era il mio passo leggero e un fiato caldo che cresceva nel suo ululato”. Prosa e poesia ci accompagnano: fondali e arabeschi, ombre ostili, rifrazioni accecanti, natura cruda e cangiante; arcani e trepidazioni; gamme di colori cangianti; costumi dalle dominanze indaco-azzurre; spezie e profumi; monili di ogni foggia e bellezza. La scoperta di questa parte di mondo porta con sé l’altra faccia della medaglia, ovvero sacrificio e riscatto, perché “colloquiare con la croce”, icona della sofferenza, “acco - glie le miserie” e “sana le ferite”; restituisce all’uo - mo pozzi d’acqua e oasi di pace. Tra “granelli di mansuetudine, piccoli passi” ci “avvicinano a Dio” e alla comprensione degli uomini. Noi dell’Alta Irpinia, pur essa area di marginalità e desertificazione, accogliamo il libro/messaggio di Carmen Moscariello. E qui al Goleto, luogo dello spirito, abbiamo apprezzato per anni il servizio della comunità Piccoli Fratelli di Jesus Caritas, oggi rientrata all’abbazia di Sassovivo. Questo nostro lembo di terra guarda con perseveranza verso tutti gli orizzonti dell’universo, che è civiltà dei viventi.

Peppino Iuliano