Il
pianoforte e altri racconti di Antonio Blunda, Edizioni PAV
L’arte del
raccontare deve essere la prima elegante presentazione di un autore.
E’ la parola che “nasce “ da una fonte
miracolosa e poi si amplia, corre nei cieli come le nuvole che accorrono per raccontare la Buona Novella.
Non voglio essere pedante, da un po’ di tempo
mi trovo involontariamente ad ascoltare solo volgarità di ogni genere, mai che raccontino le loro “catastrofi” a bassa voce, tutti devono sentire quanto sono potenti
e quante bugie escono dalle loro bocche.
Il raccontare di Antonio Blunda è ben altra cosa è quello di
un intellettuale di alta tempra che dà
alla parola scritta o parlata un valore prima di tutto etico, un parlare
argomentato che attira le menti giovani e tutti quelli in grado di costruire
sulla “parola” una piramide cheopea o quella di Micerino con i suoi sassi sapienziali in granito rosso che a
distanza di cinquemila anni ancora accecano ed esaltano il mistero della vita,
mentre il bianco calcare della parte superiore ci ricorda il rinascere della
vita dopo la morte e che è vita anche la morte stessa , niente dualismi .
Voglio dire che la parola è una piramide che ci avvolge e ci porta a livello
delle stelle o come giustamente credeva Giordano Bruno che tutto è dinamica e
che la morte non esiste. Questo principio gli diede la forza di non abiurare,
con le parole voleva convincere il Bellarminio, La parola dunque è grazia, chi
la possiede fa parte del mondo di Dio e della conoscenza...
Antonio Blunda
è un grande avvocato, attento alla parola e all’immagine. Queste due fonti
cristalline lo caratterizzano, sono le
sue linee d’orizzonte che gli permettono di cogliere gli affetti più profondi(i
sui due figli sono ciò che di più bello si possa immaginare) e suoi racconti spesso oggettivi, senza mai
perdere il loro valore poetico e morale, dissetano , aprono i cieli.
I racconti di Antonio Blunda sono veri e propri vasi
sofistici , filosofici, non sono adatti né per bambini, né per uomini o
donne distratte. Conservano nella loro modificata e alta struttura la ricerca e
conquista di un pezzetto di cielo.
I cieli dei racconti di Antonio Blunda sono
diversi da quelli che vediamo nei nostri mattini quieti. Essi non sono mai gli
stessi accompagnano le inquietudini degli uomini e delle donne che cercano
disperatamente la vita dell’anima. I personaggi che prende in considerazione appartengono a mondi sconosciuti e distanti,
non sempre raggiungono la promessa della felicità, a volte, dietro la porta
costruita dal narratore ci può essere la morte o circostanze arrovellate che
nessuno ha chiamato e che le finestre,
possedute dalla nebbia , non aprono orizzonti, non rassicurano rossori.
Raramente compare l’amore con presenze dubbie, complesse, difficili da
srotolarle e alle quali consegnare un ruolo. Alcune ricordano la scrittura di
Edgard Allan Poe e il brivido ammanigliato alla storia, senza respiro, ma con
molta logica.
Eppure lo
scrittore ama la parola, ci si crogiola come su una giostra molto pericolosa
dalla quale si può precipitare ,senza che ci aspetti alcun ingresso consacrato.
La scrittura è moderna, a volte, molto nervosa, ha il sapore dell’autunno, ma
anche di mille pianeti da scoprire e in
cui cercare di vivere. Spesso prevalgono le attese, non si conoscono i fatti inchiodati
alla nebbia del tempo degli addii, spesso i luoghi protagonisti ricordano i
fiordi e il mare nero che li bagna, fin quando l’autore ci fa entrare sulle
navi e antichi manieri che hanno un posto a se stante o gabbie maledette de “Il corvo” . In mondi abitati dal silenzio e dalla turpe
presenza dei lunghi giorni di amara solitudine,
i luoghi e i protagonisti spesso non hanno scampo.
Questo libro
è per chi ama la grandezza della logica e la volontà dei pensieri ad ogni
costo, è per chi sa sgranare i rosari e ritrovarsi in luoghi sempre attesi …….. e mai
definitivi.
Carmen
Moscariello
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