mercoledì 29 luglio 2026

 

Il pianoforte e altri racconti di Antonio Blunda, Edizioni PAV

L’arte del raccontare deve essere la prima elegante presentazione di un autore.

 E’ la parola che “nasce “ da una fonte miracolosa e poi si amplia, corre nei cieli come le nuvole che  accorrono per raccontare  la Buona Novella.

 Non voglio essere pedante, da un po’ di tempo mi trovo involontariamente ad ascoltare solo volgarità di ogni genere, mai che  raccontino le loro “catastrofi” a bassa  voce, tutti devono sentire quanto sono potenti e quante bugie escono dalle loro bocche.  

Il raccontare di Antonio Blunda è ben altra cosa è quello di un  intellettuale di alta tempra che dà alla parola scritta o parlata un valore prima di tutto etico, un parlare argomentato che attira le menti giovani e tutti quelli in grado di costruire sulla “parola” una piramide cheopea o quella di Micerino con i suoi sassi  sapienziali in granito rosso  che  a distanza di cinquemila anni ancora accecano ed esaltano il mistero della vita, mentre il bianco calcare della parte superiore ci ricorda il rinascere della vita dopo la morte e che è vita anche la morte stessa , niente dualismi . Voglio dire che la parola è una piramide che ci avvolge e ci porta a livello delle stelle o come giustamente credeva Giordano Bruno che tutto è dinamica e che la morte non esiste. Questo principio gli diede la forza di non abiurare, con le parole voleva convincere il Bellarminio, La parola dunque è grazia, chi la possiede fa parte del mondo di Dio e della conoscenza...

 

Antonio Blunda è un grande avvocato, attento alla parola e all’immagine. Queste due fonti cristalline lo caratterizzano,  sono le sue linee d’orizzonte che gli permettono di cogliere gli affetti più profondi(i sui due figli sono ciò che di più bello si possa immaginare) e  suoi racconti spesso oggettivi, senza mai perdere il loro valore poetico e morale, dissetano , aprono i cieli.

I racconti  di Antonio Blunda sono veri e  propri vasi  sofistici , filosofici, non sono adatti né per bambini, né per uomini o donne distratte. Conservano nella loro modificata e alta struttura la ricerca e conquista di un pezzetto di cielo.

 I cieli dei racconti di Antonio Blunda sono diversi da quelli che vediamo nei nostri mattini quieti. Essi non sono mai gli stessi accompagnano le inquietudini degli uomini e delle donne che cercano disperatamente la vita dell’anima. I personaggi che prende in considerazione  appartengono a mondi sconosciuti e distanti, non sempre raggiungono la promessa della felicità, a volte, dietro la porta costruita dal narratore ci può essere la morte o circostanze arrovellate che nessuno ha chiamato e che le  finestre, possedute dalla nebbia , non aprono orizzonti, non rassicurano rossori. Raramente compare l’amore con presenze dubbie, complesse, difficili da srotolarle e alle quali consegnare un ruolo. Alcune ricordano la scrittura di Edgard Allan Poe e il brivido ammanigliato alla storia, senza respiro, ma con molta logica.

Eppure lo scrittore ama la parola, ci si crogiola come su una giostra molto pericolosa dalla quale si può precipitare ,senza che ci aspetti alcun ingresso consacrato. La scrittura è moderna, a volte, molto nervosa, ha il sapore dell’autunno, ma anche di mille  pianeti da scoprire e in cui cercare di vivere. Spesso prevalgono le attese, non si conoscono i fatti inchiodati alla nebbia del tempo degli addii, spesso i luoghi protagonisti ricordano i fiordi e il mare nero che li bagna, fin quando l’autore ci fa entrare sulle navi e antichi manieri che hanno un posto a se stante  o gabbie maledette de “Il corvo” . In  mondi abitati dal silenzio e dalla turpe presenza dei lunghi giorni  di amara solitudine, i luoghi e i protagonisti spesso non hanno scampo.

Questo libro è per chi ama la grandezza della logica e la volontà dei pensieri ad ogni costo, è per chi sa sgranare i rosari e ritrovarsi in luoghi sempre attesi ……..  e  mai definitivi.

Carmen Moscariello

 

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