lunedì 24 agosto 2026

Dialogo tra l’ eremita Pietro da Morrone e Giacchino da Fiore di Carmen Moscariello

 

Dialogo tra l’ eremita Pietro da Morrone e Giacchino da Fiore

 

 Né la tempesta, né il buio affliggevano il monaco, anzi la voce di Dio arrivava dalle gole delle montagne e nelle voci dei venti e dei ruscelli meglio si faceva udire e raccomandava al Santo di sconfiggere i demoni: “Il demonio è in ogni luogo anche qui tra i monti, tenta con i suoi malefici soprattutto i miei figli più fedeli, agisce imperturbato e distrugge la vita dei pastori e dei paesi arroccati sui monti. Sii guardingo, io ti ho affidato le mie anime, esse vengono a te per essere salvate”. Quella notte, cullato dalla voce di Dio e dalle stelle luminose che tutte riflettevano la loro luce dentro e fuori dalla grotta, così che essa sembrasse la capanna di Betlemme quando nacque il Bambinello, meditava Pietro sull’opera del Calavrese e cercava di ricordare a memoria le parole di quel visionario, accarezzava nella sua mente le sue profezie: “Si verrà il giorno, è vicino, che lo Spirito Di Misericordia scenderà sugli uomini e li avvolgerà nella coltre della pace e dell’amore” Meditava sulle parole di quello che già prima di lui era stato eremita e santo. Trovava conforto per lo spirito nella preghiera e nei canti che nella notte innalzava a Dio. Le pecore e i pastori sentivano nelle ombre che si accalcavano questa voce flebile che sconvolgeva i loro cuori, non riuscivano a capire come mai quel sibilo arrivasse fino ai loro capanni, nonostante l’ululato del vento e dei lupi e il lamento  della civetta. I pastori congiungevano le mani sul petto, si alzavano dal loro giaciglio e pregavano col Santo. La caverna di pietra sui monti che sovrastavano Sulmona era un organo di chiesa, la sua melodia era resa più carezzevole dagli abeti della montagna e si scorgeva un sole di mezzanotte che accarezzava le spighe di luna e sussurrava suadente all’orecchio fortunato, a tutti quelli che nella notte di stelle e di freddo potevano ascoltare. La neve era candida e lieve, solo il vento soffiava gelato ed entrava furioso nella grotta senza porte e finestre. I latrati dei lupi affamati si sentivano vicino e sembrava sfidassero la dolce preghiera dell’eremita:” Ho lasciato il convento, mio Dio, ho scelto la strada che tu mi hai  disegnato. Dammi la forza di resistere, liberami da questa tosse che mi sconquassa il petto. Voglio domani raccogliere le coraggiose primule e la Madonna Santa farà il miracolo che la neve si sciolga come i nostri dolori e diventi fragrante e abbeveri l’arsura dei pascoli. Mi servono le erbe per i miei fratelli e sorelle anch’essi malati, alcuni giacciono con febbri perniciose e già chiedono perdono per i loro peccati. Te ne prego porta la luce e il sole, queste montagne di pietra che io tanto amo mi avvicinano a te. [1]

Ti sento qui nel silenzio della grotta perciò ti parlo e chiedo aiuto. Io sono un povero frate solo tu puoi donarmi la forza necessaria per spargere la gioia del tuo Spirito”. L’eremita con le mani e i piedi piagati dai geloni che il freddo gli ha provocato si chiude nel silenzio e appare ai lupi che si sono appressati alla  grotta sollevato da terra come se Cristo lo accogliesse nelle sue braccia e lo riscaldasse. I lupi miagolano e scodinzolano, ignari del Mistero: “ Gioacchino mio, anche tu soffristi e accettasti anche la condanna e il carcere. Conoscevi bene i monti della Sila e la neve gelida, ben meglio di quanto io conosca i monti della Maiella. Fratello mio, povero Fratello mio, stammi vicino, non mi abbandonare, Tu che sei innalzato agli altari di Cristo che canti e danzi nella Corona dei Beati Sapienti, aiutami a seguire i tuoi tracciamenti, tu, mio Maestro, sommergimi con la tua fede. O Dio donami l’umiltà di Francesco,  fa si che io insegni agli uomini la bellezza e carità di Dio. Anche tu, Fratello mio, abbandonasti l’abbazia di Casamari, so che si trova vicino Veroli, che è e rimarrà una casa di preghiera, la Casa dei Martiri di chi difese Dio e la sua chiesa anche affrontando in tempi non antichi il martirio. I cistercensi sono una comunità eletta, eppure per un colloquio più libero e intenso con Dio tu lasciasti la Casa nel 1182 e ti rifugiasti nell’eremo di Pietralata. Donami il tuo coraggio e il tuo amore, concedimi la tua stessa dedizione a Dio e all’uomo, aiutami ad essere un santo eremita, un servo della volontà di Dio, un fratello per tutti gli uomini perché io possa accogliere nella mia anima la parola di Dio e portarla anche ai poveri di spirito. Caro Gioacchino io non sono un intellettuale come te , conosco poco il filosofeggiare, la mia parole è semplice e umile, è una parola sbrandellata dal dolore e dalla paura del peccato. Il cilicio e la preghiera sono le mie armi contro il demonio. Il nemico di Cristo si appioppa sulle pietre luminose di questa montagna e mi deride, mi tenta vuole entrare nei miei giorni di solitudine e mette in dubbio il mio credo. Ti prego non andare via, non ho niente da offrirti solo un po’ di pane secco e due bacche, preghiamo insieme il buon Dio affinché i lupi smettano di latrare e che la tormenta di neve trovi pace. I cespugli si muovono come conigli spaventati, forse anche i briganti sono vicino a me più di quanto io sappia, ma cosa possono rubarmi?. Povere creature abbandonate dalla notte, aspettano il Tuo conforto. Ricordati anche di loro, il Tuo nome domina e governa anche la pietra che incenerisce ad un tuo solo sguardo. Prego affinché Satana non si presenti anche questa notte. Diciamo insieme le preghiere che ci avvicinano a Dio e chiediamo perdono dei peccati”. Pietro da Morrone si accuccia nell’angolo della grotta dal quale può vedere il cielo e la neve che cade lenta lenta lenta lenta. Il cielo è terso, quasi bianco nonostante la notte e nel cielo si vedano miriade di stelle. Il Calavrese [2]è seduto a terra, vicino all’ingresso della grotta: “ Sappi che Tu sei il prediletto  da Dio, sei predestinato ad essere il Papa del Signore, tu sei la speranza della Chiesa, per la sua resurrezione. Placherai le proteste e l’odio, gli Spiritualisti si aspettano molto da te, gli Ordini religiosi più oltranzisti e in lotta contro la Chiesa del demonio ti daranno man forte per far risorgere la Chiesa dello Spirito. La teocrazia arrogante  delle guerre è destinata a morire. La chiesa dello Spirito e dell’Amore annienterà la chiesa grassa e corrotta, umilierà i cardinali peccatori. Molti saranno i tuoi miracoli e il popolo ti adorerà già in vita. Tu porti il vessillo di tutte le rivoluzioni, il bene, la giustizia si conquistano anche a rischio della propria vita. Il carcere al quale mi condannarono ha reso il mio cuore ribelle e determinato a mai cedere. Il demonio deve essere ricacciato nell’inferno e a te è stato affidato il compito della salvezza. La chiesa è talmente lacerata che non bastano le opere di bene, ha bisogno di uomini coraggiosi che non temono la morte. Tu per questo sarai proclamato Santo”. Intanto, fra Pietro aveva chiuso gli occhi, sfinito dalla giornata di vagabondaggio, forse dormiva, non aveva ascoltato la profezia di Gioacchino . Il Veggente continuò, quasi parlando a se stesso: “Questi luoghi ricordano il mio eremo sull’Etna, lì c’erano il gelo e il fuoco. Ogni tanto il vulcano si svegliava e faville di fuoco arrivavano fino alle stelle, una volta l’ingresso della mia grotta fu sbarrato da cenere e dai lapilli, ma non ebbi paura, il mio cuore offriva solo speranza e carità. I miei fratelli Gioacchinisti si partivano di notte attraversavano i boschi dove abeti parlanti cantavano le lodi a Dio, quando il tempo diveniva feroce, venivano a turno a trovarmi per accertarsi che ero ancora vivo. Spesso anche i monaci dell’Abbazia Benedettina di Santa Maria del Corazzo, venivano a me per congiungersi nelle preghiere mattutine con il sole che appena emergeva dalle cime delle montagne e dal mondo di nubi che imbellettano  gli asprigni scoscesi dirupi. Poi i miei colloqui con la Madonna nel mio ritiro di Pietralata, nessuna parola veniva pronunziata, la preghiera avvolgeva l’anima e il Buon Dio mi sedeva accanto. E poi la gioia di incontrare il Papa Urbano II che mi benedisse e mi chiese di pregare per lui. Io veggente credo e vedo la chiesa rinnovata e guidata da Celestino V. Vedo che i miei fratelli Gioachimiti non saranno perseguitati da Federico II , anzi quando il IV Collegio del Concilio Lateranense aveva condannato il mio Ordine, Federico II contro il volere della Chiesa e del Papa confermerà aiuti ai miei fratelli e al convento  gioachimita di San Giovanni in Fiore. L’ostilità che alcuni racconteranno tra me e Federico II non ha sussistenza: Io qui ti dico caro Celestino, così ti chiamerai quando sarai eletto papa, ci sarà per il mondo un terzo e ultimo stadio, quello dello Spirito Santo, questa nuova era sarà la più felice per la chiesa e per il mondo: ti ripeto verrà l'era dello Spirito Santo, e tu Celestino ne sarai l’ iniziatore. Poi la chiesa soccomberà per i suoi errori e per le molte calunnie e persecuzioni. Ci saranno demoni o anticristo né l’anticristo che Gregorio IX identifica con Federico II è da ritenere nemico di Cristo. Nonostante la chiesa lo scomunichi, pur avendola esso difesa, portato a termine vittoriosamente la V crociata. Né si dimentichi che l’imperatore sarà clemente nei confronti degli ebrei e dei saraceni”.

 

 

 

Dante e le profezie di Gioacchino da Fiore

 

Dante ci descrive la seconda corona del Paradiso che è quella dei sapienti, dove tra gli altri santi scorge Gioacchino Da Fiore. Il Santo veggente che predisse la venuta di un nuovo Salvatore del mondo, non raccontò come gli altri nel medioevo la fine del mondo, ma la nascita di un mondo di luce e di amore, un terzo status del mondo, a quello del Figlio sarebbe sopravvenuto lo Spirito Santo. Celestino V conosceva e aveva appreso molto su Giacchino da Fiore. L’uomo della profezia lo sentiva compagno spesso durante le sue scalate. Una notte dopo tanta fatica aveva raggiunto i 2000 metri della Catena della Maiella e per tutto il tempo aveva pensato alla predizione e alle sue parole che secondo la volontà di Dio lo volevano Papa. Tutti sapevano la profezia di Gioacchino essa era spesso commentata dagli altri frati eremiti e dagli spiritualisti che per sfuggire alle catene  si rifugiavano su quelle montagne. Essi predicavano che presto sarebbe venuto un papa, una figura che avrebbe avuta per il mondo un ruolo escatologico. Molti credettero in questa profezia, poiché e le condizioni di un papato troppo proteso verso un potere materiale aveva creato in molti monaci una forte contestazione e si erano apertamente schierati contro la  corruzione.  Le attese profetiche che venivano diffuse dal Movimento Gioacchinitico , dai francescani spirituali erano una turbolenza difficile  da controllare. Fino ai giorni nostri della Chiesa spirituale e della nomina al soglio di Pietro di Celestino V se ne sono  occupati molti studiosi, soprattutto tedeschi come Franz Xaver Seppelt, (1883-1966)[3]che molto scrisse sulla Chiesa Spirituale, o Ernest Benz[4] (1907) che si occupò dei movimenti religiosi, o il Grudmann Albert (1902-1970) [5]che ha lasciato pagine storiche sul Gioacchinismo, buon punto di riferimento è anche Bacone. Il movimento degli Spirituali, non sempre pacifico, voleva scardinare la chiesa grassa, del lusso e delle ricchezze. Tutti questi movimenti predicavano e osservavano la povertà.

La teologia e la rivolta furono  un viaggio nel mistero alimentato dalla ricerca del colloquio con Cristo

 

 

 Un cristianesimo parallelo

 

La montagna e, in questo lavoro, il Massiccio della Maiella accolsero migliaia di eremiti. Un movimento radicale, rivoluzionario che preoccupava la chiesa che era costituita  dai principi- cardinali che erano determinati a conservare il potere politico ed economico della Chiesa e porre il papa  come unico Sole .

Il potere temporale era una realtà che si manifestava con le guerre , con le scomuniche e il grande desiderio di potere e di ricchezze, di prebende , né possiamo non citare il fenomeno del nepotismo e le lotte fra le potenti famiglie romane e non solo. Questa politica fu criticata non solo da Dante, ma grandi santi avevano fondato ordini monastici che osservavano l’assoluta povertà e la preghiera, senza violenze si votavano a Dio e al prossimo per diffondere il Verbum. Altri non con umiltà , ma agivano con violenza contro la chiesa grassa sfidando i pericoli   pretendevano anche con rivolte sanguinarie che  la chiesa ritornasse  alla santità di Nazareth. La lettura e il commento del testo biblico, l’osservanza di regole severe degli ordini monastici diedero vita a un Cristianesimo parallelo, non pochi furono gli scomunicati e i monaci arrestati. Si pensa e, pare che i fatti lo dimostrino, che lo stesso Celestino fu fatto uccidere da Bonifacio VIII, perché rappresentante dell‘assoluta povertà della chiesa, questi, pur essendo un uomo inerme, fu perseguitato, imprigionato , si temeva che i suoi seguaci destabilizzassero anche con la forza le istituzioni e che il nuovo papa Bonifacio VIII fosse dichiarato usurpatore del trono di Pietro. Il re di Francia non esitò ad accusarlo dell’assassinio e di essere l’usurpatore.

 Il pericolo di uno scisma era sempre presente. Anche gli imperatori e i governatori degli stati europei non volevano più avere un papa dittatore.
Pagine tratte da Celestino v e Benedetto XVI I due Soli, di Carmen Moscariello Gangemi Editore 2025. Vietata qualsiasi riproduzione. 


[1] La meditazione, la preghiera  e il dialogo conil “Calavrese” sono  liberamente inventato dall’autrice.

[2] Gioacchino da Fiore  , così lo chiama Dante nel Paradiso: Il Calavrese.

[3] Storico della chiesa e del papato, “Storia dei papi dall’origine alla rivoluzione Francese”.

[4] Storico dei dogmi e della chiesa.

[5] Professore di Storia medievale, esperto dei movimenti religiosi.

domenica 23 agosto 2026

Trasformare la Teologia in Poesia. di Carmen Moscariello

 

Trasformare la teologia in poesia.

Post Scriptum per “ Soli della chiesa Celestino V e benedetto XVI”  Gangemi editore Marzo 2025

  

 Con timore e reverenza mi sono avvicinata  all’infinita e raffinata cultura di Benedetto XVI, al suo pensiero che ha radici e forze nella storia dell’uomo e di tutto il Cristianesimo.

Egli è un filosofo teologo che più lo studi e  leggi i suoi libri, le sue omelie, le sue lettere, più lo ami e più ti senti vicino a Dio, ti  porta  su quella sua strada segnata da Fede e Ragione.

Ci si sente impari di fronte a questa grandezza. Egli ci presenta Dio e la Chiesa nella loro bellezza e di quanto la loro presenza sia essenziale alle nostre vite.

Senza Dio si ignorano due parole essenziali alla vita dell’umanità: Amore e Pace. Su queste due grandi colonne poggia la Chiesa, perciò la nostra fede, con la presenza del Cristo fatto uomo, può rendere il mondo migliore.

Dalla sua morte non mi abbandona il pensiero di Benedetto, così per tanto tempo ho iniziato le mie giornate con il proposito  di leggere una sua omelia, una sua lettere, una sua considerazione sull’arte e sulla musica, le sue appassionate analisi sui Padri della Chiesa, cercando di entrare passo dopo passo nel suo infinito pensare e nel suo amore incondizionato per l’umanita e la Madre Chiesa.

Mi sento fortemente colpevole poiché anch’io nel passato mi sono lasciata sviare da interpretazioni giornalistiche dei suoi detrattori che purtroppo sono stati e sono tuttora tanti.

Soprattutto agli inizi del suo pontificato,  non lo  ho amato abbastanza, perdendomi così l’occasione di percorrere con maggiore coscienza e rigore la strada di Dio.

Ecco quello che Egli ha voluto insegnarci e credo che sostanzia il suo pontificato: il suo magistero fu ed è  la strada che porta a Dio, è bello  avere Dio come sicuro obiettivo e compagno nello scalpiccio accidentato delle nostre strade.

In seguito, leggendolo in molte sue pieghe biografiche  scopro che era un appassionato della musica, della poesia e dell’arte e in molti passaggi delle sue analisi teologiche e teologali  ritiene che anche questo sia un modo per rimanere vicini alla bellezza di Dio, anche la poesia, la musica  e l’arte sono strade della catechesi che portano a Dio.

Nella serie di catechesi sui Padri della Chiesa egli ci ricorda che molti di questi padri amarono la musica da Romano Il Melode[1] a Sant’Ambrogio , a San Tommaso, a san Giovanni della Croce.

Io stesso ho constatato di quanto la musica e i canti religiosi facciano parte di tutta la liturgia e della catechesi della chiesa. Ricordo come se fosse oggi un viaggio scolastico con i  miei alunni  all’ Abbazia di Montecassino. La visita era naturalmente prenotata eravamo lì per una mostra di incunabuli allestita  nella biblioteca.  [2]    I monaci appena mettemmo piedi nel monastero ci accolsero con canti e musica gregoriana, non li vedevamo, ma io provai in me l’incanto di essere in Paradiso.  Anche in luoghi meno famosi come nell’Abbazia di Santa Maria del Colle a Lenola dove c’è un coro da fare invidia a quello di San Pietro, i canti sono tutti in latino (come era desiderio di Benedetto XVI ) sono tuttora qualcosa di sublime, di non raccontabile con parola umana, poiché anch’essi sono testimonianza della bellezza di Dio. E forse che Benedetto XVI non ci illumini dicendoci di allontanarci dalla volgarità del vivere, dall’approssimazione dei costumi, dalla bestemmia, da ogni perdizione della propria coscienza e non ci inviti a riflettere sulla nostra società superficiale e narcisista.

I suoi detrattori hanno avuto molto da dire anche su queste parole.

Forse che non sia vero che per credere e amare la parola di Dio sia necessario rigore, passione, rispetto delle regole della chiesa e dell’uomo, dell’ambiente?

Non credo che questo e, non solo questo, sia rigorismo, o peggio ancora conservatorismo.

Le molte critiche che sono piovute su di Lui, soprattutto dalla Germania e dall’America, come le accuse di poco rigore nella lotta alla pedofilia, gli avranno provocato non poca sofferenza. Eppure le leggi più severe nel trattare questo miasma sono state scritte e dettate  sotto il suo pontificato e alle quali lo stesso Francesco si sta attenendo con coraggio, dolore, e forza.

Quello che più vale e lo mette in stretta vicinanza a Pietro da Morrone  è il suo insegnamento: l’invito a pregare, a incontrare Dio ogni giorno nell’ostia consacrata. Egli ci insegna come farlo:  la preghiera è un mezzo meraviglioso per mettersi in contatto con Dio.

Pregare, pregare, pregare.

E’ questo l’insegnamento più determinante della sua fede che lo accomuna al suo Fratello di sangue San Pietro Confessore.

Nella serie delle catechesi sui Padri della Chiesa,[3] e in opere prestigiose di meravigliosa e facile lettura[4]vorrei ricordare con le parole di Benedetto Romano il Melode, nato verso il 490 a Emesa (oggi Homs) in Siria. Teologo, poeta e compositore, “appartiene alla grande schiera dei teologi che hanno trasformato la teologia in poesia”. Pensiamo anche al suo compatriota, sant’Efrem di Siria, vissuto duecento anni prima di lui. Ma meditiamo  anche su  teologi dell’Occidente, come sant’Ambrogio, i cui inni sono ancora oggi parte della nostra liturgia e toccano l’anima; o a un teologo, a un pensatore di grande vigore, come san Tommaso,[5] che ci ha donato gli inni della Festa del Corpus Domini; pensiamo a san Giovanni della Croce[6](1542-1591) che oltre la dolce musicalità delle sue opere accompagnate dal suono dell’organo, di infinita bellezza sono il “Canto spirituale” e “Il mistero dell’unione” fu un grande riformatore e chiese come Benedetto XVI maggior rigore alla Chiesa. Con Santa Teresa Davila il Doctor mYsticus, gigante della fede, operò una grande riforma della chiesa, soprattutto in Spagna  fu Santo, ma anche musicista e poeta “La notte scura”, e dunque il suo operare,  furono  un esempio chiaro di questa fusione tra  teologia e poesia. Scelse e  amò la vergine del Carmelo e fu carmelitano. Non è un caso che il Papa Emerito o citi come espressione di bellezza della chiesa cattolica.

La fede è amore e perciò crea poesia e crea musica. La fede è gioia, perciò crea bellezza.

Anche gli inni liturgici sono una forma di catechesi , infatti ab origine erano solo questi. Romano resta nella storia come uno dei più rappresentativi autori di inni liturgici. L’omelia era allora, per i fedeli, l’occasione praticamente unica d’istruzione catechetica. Romano si pone così come testimone eminente del sentimento religioso della sua epoca, ma anche di un modo vivace e originale di catechesi. Attraverso le sue composizioni possiamo renderci conto della creatività di questa forma di catechesi, della creatività del pensiero teologico, dell’estetica e dell’innografia sacra di quel tempo. Il luogo in cui Romano predicava era un santuario di periferia di Costantinopoli: egli saliva all’ambone posto al centro della chiesa e parlava alla comunità ricorrendo ad una messinscena piuttosto dispendiosa: utilizzava raffigurazioni murali o icone disposte sull’ambone e ricorreva anche al dialogo. Le sue erano omelie metriche cantate, dette "contaci" (kontákia). Il termine kontákion, "piccola verga", pare rinviare al bastoncino attorno al quale si avvolgeva il rotolo di un manoscritto liturgico o di altra specie. I kontákia giunti a noi sotto

Da questo contatto del cuore con la Verità che è Amore nasce la cultura, è nata tutta la grande cultura cristiana. E se la fede rimane viva, anche quest’eredità culturale non diventa una cosa morta, ma rimane viva e presente. Le icone, le grandi chiese costruite dall’uomo in onore di Dio, di Cristo e della Vergine sono pagine bellissime ed eterne della storia del Cristianesimo parlano anche oggi al cuore dei credenti, non sono cose del passato. Le cattedrali non sono monumenti medievali, ma case di vita, dove ci sentiamo "a casa": incontriamo Dio e ci incontriamo.[7]

 

 

 

 

 

 

 

 

Poesia e teologia

Fondare la nostra  vita su Gesù e sulla salda roccia della sua Parola

Noi siamo un fiume solo
se uno ha peccato
tutti siamo feriti.
Invece il cielo gli agnelli i prati
sempre fedeli a compiere lo stesso mistero
inesauribile di riti novelli.
E’ Dio che in essi fiorisce,
si espande, dilaga
e poi ritorna a fiorire.

Dove sarà mai paradiso
Fuori di questa unione divenuta cosciente?
Questo solo è peccato,
origine di ogni altro errare:
il non aver saputo che la terra è di Dio.
Ed egli è nel cuore delle cerve[8]

 

 

 

Egli è nel cuore delle cerve»[9] con un verso solo siamo proiettati  nell’orizzonte dei testi biblici nel dolce cantare di San Francesco, di David Maria Turoldo e, perché non pensare anche alla Ginestra del Leopardi dove la fusione della natura e l’uomo è senza precedenti per la potenza delle immagini e della parola poetica?  Questi poeti sono i protagonisti soprattutto della Catechesi di Papa Francesco: ogni giorno ci invita alla pace, ogni giorno ci prega di rispettare e amare la natura. La salvaguardia della natura è nella dottrina cristiana occupa un posto primordiale potremmo dire al pari della Pace.

L’uomo che distrugge il prossimo e annienta la natura si mette sul piano dei demoni. Ma ritornando al grande teologo egli ci insegna che la poesia può raccontare l’odore della terra, il senso della vita spesa al servizio di Cristo.

Mi sono interrogata più volte su quanto abbia sofferto Benedetto XVI che inquieto  cercava l’odore del pane, il canto che annunciava la parola di Dio e le bianche betulle che  lente cantavano gli inni alla madre di Dio, pregando per questo mondo che spesso ci disonora, una società che voleva  la morte di Dio, divorata dal super ego il cui unico terribile desiderio era ed è sopraffare il prossimo. Aveva già previsto nei suoi scritti l’orrore delle guerra che stiamo vivendo, mi riferisco alla carneficina dell’Ucraina e della striscia di Gaza: perpetrando la condotta dell’individualismo, l’azzeramento del “Noi” al quale tanto teneva il Pontefice, da soli non si costruisce il bene, non c’è futuro per l’uomo. La chiesa cattolica ha la sua forza e il suo fondamento nell’amore per il  prossimo e la catechesi di papa Francesco è una preghiera quotidiana  sull’accoglienza dei poveri e degli emigrati.  Cosi Bendetto XVI:i  suoi scritti non sono solo estensione della preghiera, visione del Padre, il candore della colomba che annunzia la resurrezione, Egli aveva occhi bene aperti sul mondo sapeva che a grandi passi ci si avviava verso il precipizio, ha tentato invano di fermarci, di riflettere sul nostro operato. E la sua  voce flebile , quasi un sussurro ancora ci invita, ci supplica  a cambiare strada, scegliere la via della fede, accostarsi a Dio, immergerci nella purezza dei Santi. Questo è anche  l’appello quotidiano anche di Papa Francesco. Guai all’uomo se non ci fosse la chiesa e i suoi santi e i pastori saremmo ancora di più un popolo di disperati, se solo guardiamo alle dottrine marxiste che avevano cancellato  Dio dal cuore degli uomini, ci accorgiamo di popoli che comunque cercavano Dio. Ricordo in un mio viaggio risalente al 1973, anzi in un lungo soggiorno a Dubrovnik , avevo una collana con un piccolo crocifisso al collo, molti lo guardavano con dolore, poiché a loro era vietato.[10]

La parola profetica è poesia.

 La voce di Benedetto è una voce di preghiera, ma è anche una voce di denuncia del presente che non conosce la  “sacralità “della vita, né quella di Dio.

C’è in Lui un impulso irrefrenabile a cambiare la storia a legarci alle nostre origini cristiane ad avere come maestri i grandi Padri della chiesa.

 La non quiete, il volgare trasformismo non fa altro che creare il caos e dunque la morte.

Non c’è utopia né pensiero puramente astratto nell’opera di Benedetto, ma la totale fiducia in Dio e nella Chiesa e nell’uomo.

La chiesa di Dio deve strappare l’uomo al suo inferno, aprire varchi verso l’amore di Cristo, bere a quella croce del mistero della vita e della morte e risorgere, riportarci sul colle dove il sole  sta sorgendo e nel silenzio della preghiera ascoltare la natura e bere ai ruscelli cristallini dell’onestà, del rispetto per i fratelli.

Salire sulla collina dove il sole non tramonta.

La fede è verità e trova le sue radici ricche di linfa vitale nell’amore. “Non ho mai saputo accettare questa “civiltà”: la civiltà dello scialo, del consumo, delle magnifiche sorti e progressive che sono, al contrario, una marcia verso la morte più che verso la vita. Questi sono temi, per me, che costituiscono veramente uno stato di provocazione continua: da qui nascono il mio grido, la mia denuncia, la possibilità di farsi sentire come voce che condanna o annuncia”. [11]

Non basta denunciare il presente anarchico e corrotto, ma occorre insegnare all’uomo che non è ideatore solo di mostri, di orrore, ma anche di rifulgere raggiante accanto a Dio e ai suoi angeli.   “Bisogna che l’uomo riconosca la sua sconfitta; gridare forte che questa non è una civiltà umana; che la tecnica e la stessa scienza sono, per ora, nella norma più estesa, le assi della cassa da morto dell’uomo”.[12]

Benedetto XVI  ritiene che la ragione non è solo la maestra delle scienze, la ragione fa parte della teologia è elemento determinante, essa non è la regina di due mondi diversi, ma di due mondi che si appartengono. E’ di chi dissente e perciò è rifiutato in quanto sovvertitore.

E ritorna meravigliosa nella sua vita e nei suoi scritti  l’immagine di Gesù crocifisso,[13] bellissima la testimonianza a Vienna nel 2007 sul crocifisso del Duomo di  Sarzana, nell’abbazia di Heiligenkreuz  poté ammirarne la copia : “Gli occhi di Cristo sono lo sguardo del Dio che ama. Questo sguardo si volge ad ogni uomo. Il Signore, infatti, guarda nel cuore di ciascuno di noi”

 

 

 

 

Lo disse il 24 aprile 2005, nella messa di inizio del pontificato: «Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi».

Nel libro «Luce del mondo», del 2010, aveva già prospettato l’ipotesi: «Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto e in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi». Ma allora si era nel pieno dello scandalo pedofilia.2Proprio adesso bisogna tenere duro”, non arrendersi, che Benedetto XVI ha combattuto come nessuno prima di lui, e così aveva aggiunto: «Proprio in un tempo come questo si deve tenere duro e sopportare». È ciò fa anch

 



[1] Romano il Melode, omileta cantorum, nato verso il 490 a Emesa (oggi Homs) in Siria, morì nel 550. Teologo, poeta e compositore, appartiene alla grande schiera dei teologi che hanno trasformato la teologia in poesia. Ma pensiamo anche a teologi dell’Occidente, come sant’Ambrogio, i cui inni sono ancora oggi parte della nostra liturgia e toccano anche il cuore; o a un teologo, a un pensatore di grande vigore, come san Tommaso, che ci ha donato gli inni della festa del Corpus Domini ; pensiamo a san Giovanni della Croce

[2] La biblioteca possiede le stampe  più antiche , non solo di opere prettamente religiose, ma anche di molte opere laiche come la Divina Commedia di Dante.Tra le prime opere a stampa fa  parte della raccolta della biblioteca dell’abbazia, anche un’edizione della Summa contra gentiles di Tommaso d’Aquino (Venezia, non oltre 1476), la Commedia di Dante (1477-78), i Trionfi e il Canzoniere di Petrarca (Venezia, 1478). Del fondatore, san Benedetto, non manca un’edizione della regola (Venezia, 1489-90), pervenutaci in pochi e spesso lacunosi esemplari, e del De conservatione sanitatis (Roma, 1475).

[3] Udienza Generale, Aula Paolo VI  21 maggio 2008

[4] Catechesi sui Padri della Chiesa Da  Clemente Romano a Gregorio Magno, vol. I e II. Città Nuova 2008.

[5] Suoi sono gli inni della festa del Corpus Domini

[6] Padre Gabriele di Santa Maria Maddalena, studioso dell'opera del santo, ricorda che ciò a cui il santo aspira non è rendere gli uomini indifferenti agli affetti, al lavoro ed alla vita, bensì mettere Dio al centro dei propri pensieri e delle proprie attività.Questa spiritualità non è riservata, esclusivamente, al clero ed ai religiosi ma può essere vissuta anche dai laici, che vivono la loro esistenza, nelle comuni necessità quotidiane.

Tra le opere del mistico che presentano questo carisma, una delle più interessanti è il Cantico spirituale.

 

[7] Carmen Moscariello “L’Europa delle Cattedrali” Prefazione di Nicola Cilento. Napoli 1973

8  David Maria Turoldo

 

 

[10] Erano i tempi in cui a governava la Iugoslavia, repubblica socialista , c’era Josip Broz Tito, meglio conosciuto con il nome di Tito. Nonostante in questo stato non ci fosse la rigidità del comunismo sovietico, comunque era vietata la religione, ritenuta  “oppio dei popoli”.

[11] Benedetto XVI

[12] Benedetto XVI

[13] . Il crocifisso della concattedrale di Santa Maria Assunta è uno dei più antichi crocifissi lignei della storia dell’arte. La datazione all’anno 1138  ed è opera del Maestro Guglielmo, nome sconosciuto alla Storia dell’arte.

 

sabato 22 agosto 2026

" Chiediamo scusa di esistere" David Maria Turoldo, la poesia dedicata alla mamma di Pasolini, il giorno della morte del Poeta. 6 novembre 197675

 

Mamma, è a te che scrivo con tono sommesso e senza rancore. Potrei lasciare libero sfogo all’odio e alla maledizione, ma a che serve? Oggi non serve neppure lo sdegno e il furore. C’è troppa violenza su Roma. Non c’è un fiore più che sbocci in questa periferia romana, e non un alito di vento che ne spanda il profumo; non un fanciullo con la faccia pura; non un prete che preghi… E le messe in piazza S. Pietro servono a poco, né convincono molti a credere che sia questo davvero un anno santo, e che Roma è la città di Dio, secondo la parola del cardinale… C’è solo gente ingrumata e torva, gente che urla dalle baracche; oppure gioventù che pensa a strappare e a uccidere, caricando la ragazza morta nel bagagliaio, e l’altra viva appena, per poter raccontare come “finalmente ce l’hanno fatta” ad ammazzare.
Mamma, ti parlo per lui, che ora ha la bocca piena di sabbia e polvere, e non ti può chiamare: ma ha tanto bisogno di te, mamma; come l’ha sempre avuto lungo tutta la sua martoriata vita: una vita di povero friulano, solo, senza patria e senza pace.

Eri tu la vera sua patria, il luogo della sua pace, il solo asilo sicuro. Lui così timido, fino al punto di aver paura di ogni cosa, per cui era diventato tanto spavaldo. Tu che riassestavi per lui e per noi tutta quella nostra terra, e la gente umile di cui si sentiva amico e fratello, e il suo paese è la nostra storia di popolo “passato attraverso la lunga tribolazione“. Tu, che eri per lui la sua vera chiesa, il segno di una fede magari bestemmiata ma mai tradita nel profondo della sua passione. Tu, che sei stata la sua madre addolorata sotto la croce, immagine di una umanità che ancora, dalle nostre parti e nei paesi più poveri del mondo, continua a piangere su qualche figlio ucciso, su qualche innocente crocifisso. Mamma, vorrei dirti ora di tornare a casa, di lasciare questa maledetta capitale; di fuggirtene anche a piedi, vestita a nero come sei arrivata, col fazzoletto nero annodato al collo e che ti scende dietro sulle spalle; con la lunga sottana nera, come tutte le donne antiche del nostro Friuli antico, simili appunto a Madonne sul Calvario. Torna come una pellegrina a ritroso, verso paesi certo più miti e più cristiani. Ritorna, riaccompagnandolo in quella terra che non ha mai potuto dimenticare. Per quello era cosi gentile, appunto perché umile come umile è il suo Friuli. E tutti lo devono dire che era così buono, fino al tormento, fino a distruggersi con le sue mani. Ed era così bisognoso di amicizia, come appunto è il mio Friuli, così solo. E gridava ai quattro venti le sue contraddizioni e i suoi peccati, come un russo che ha bisogno di martoriarsi: noi abbiamo anche questi sconfinamenti nella nostra natura. E poi chiediamo scusa di esistere… Era come il minatore in esilio, il carpentiere e il manovale, insonne e ramingo. E tu ora immagina che sia successo appena una disgrazia sul lavoro, quasi fosse caduto da una impalcatura; e tu come madre di un emigrante, ora lo riaccompagni al piccolo cimitero del paese. Così avendo finito il tuo compito di angelo protettore di un figlio tanto fortunato e sfortunato insieme; un figlio divorato dalla stessa vita che tu gli hai dato: una vita rovinata dalla troppa umanità. Là c’è suo padre, ora in pace nella morte, e c’è l’altro figlio ucciso pure lui per la nostra liberazione, e ci sono gli altri morti; e ci sono gli amici ancora vivi, tutta una gente di cui ti puoi fidare; una gente che non viene a disturbarti, ma che ti è vicina; che patisce con te in silenzio, senza darti nemmeno l’aria di patire. Perché, anzi, ti canterà le villotte    della gioia, quella che Pier Paolo aveva cantato e composto, giovanissimo, come sua prima e più viva poesia.

Perché noi siamo un popolo che canta, anche quando ha da piangere. È questa la nostra natura migliore, come era quella di tuo figlio, vero grande poeta del popolo, voce dei poveri! Perché, per noi, tutto il resto è “segnato”, è il destino. Noi crediamo veramente nel destino! I verbi dei nostri canti sono: “Squegni“, “mi toce“, “è dovere”. Mamma, ricordi? Così ripeteremo la preghiera che un giorno, nel “Stroligut 2 di Cjasarsa” fin dal 1944, proprio questo tuo figlio, così maledetto e così buono, aveva scritto per noi, presi dentro la furia della guerra e della morte:

Crist, pietàt dal nustri paìs. No par fani pi siors di che ch’i sin. No par mandàni ploja. No par mandàni soreli. Patì cialt e freit e dutis li’ tempiestis dal seil, al è il nustri distìn…”.

Cristo, pietà per il nostro paese. Non per farci più ricchi di quel che siamo. Non per mandarci la pioggia. Non per mandarci il sole. Patire il caldo e il freddo e tutte le tempeste del cielo, è il nostro destino.

Lo sappiamo! Quante volte in questa nostra piccola chiesa di Santa Croce, noi ti abbiamo cantato le litanie, perché tu avessi pietà della nostra terra! Ma ora ci accorgiamo di averti pregato per nulla; ora ci accorgiamo che tu sei troppo più in alto e della nostra pioggia e del nostro sole e delle nostre brine. Oggi è la morte che ci gira intorno! Ma da dove viene questa morte? Da dove… ?. In fondo il tuo Pier Paolo, mamma, ha sempre vissuto con la morte dentro, se l’è portata in giro per il mondo lui stesso come suo fardello di emigrante, come suo carico fatale. Ed ora che l’ha raggiunta, è bene che ritorni anche lui a casa. Meglio che il silenzio scenda su quella notte. Quella tua morte del due novembre, Pier Paolo: pareva di sentire i morti morti un’altra volta, i miei morti morti ancora, tuo fratello ucciso ancora; pareva di masticare cenere di morti e .fango tra i denti; pareva che la morte spuntasse ad ogni angolo: Roma era tutta sporca… E tu che portavi sull’intero tuo corpo i segni di un orrendo e assurdo “ecce homo” contrapposto a Cristo… tu finito nella gehenna come il più repellente rifiuto della santa capitale. Ma tu non avevi colpa, tu gridavi la colpa nel tuo corpo di linciato, come figlio della stessa colpa; tu, prima, incarnazione impazzita della grandezza e miseria e ora simbolo della morte ormai dissacrata per sempre. Papa Giovanni e tu, ecco i due estremi di morire… Da ricordare l’orgia di inchiostri di tutti i colori in quei giorni; e il livore e la bava della gente “più pura”. No, meglio non dire più nulla. Dato che non siamo più capaci di un minimo gesto di pietà. E questo mi fa veramente paura: di quanto sia capace di odio e di furore distruttivo (di furor mortis) un uomo di religione; di quanto sadismo egli sia fonte come nessun altro. Ma forse la ragione è proprio questa: che è un uomo di religione, non un uomo di fede, non uomo di vangelo. Come la mettiamo in questo caso? Perché pare che la moltitudine dei “praticanti” sia scatenata.”

David Maria Turoldo

(Tratto da “Chiediamo scusa di esistere”, nel volume Pasolini in Friuli, ed. Corriere del Friuli in collaborazione con il Comune di Casarsa della Delizia, Arti Grafiche Friulane, Udine 1976)


Casarsa della Delizia 6 Novembre 1975 – Il funerale di Pier Paolo Pasolini

venerdì 21 agosto 2026

La vita è speranza. Di Carmen Moscariello

 

lA VITA SCORRE VELOCE, NON TROVA PACE, FORSE HA UNO SCOPO......?

Carmen Moscariello è' nata da Concettina Carbone e Raffaele Moscariello, figlia di emigrati negli Stati Uniti e appartenente a una delle Famiglie più importanti dell’Irpinia. La Moscariello è prima  di sei figli, vive a Formia con le sue figlie Lara e Silvia e i suoi nipoti Leonardo e Giuseppe. Ha studiato presso il Magistrale Francesco De Sanctis di Lacedonia, allieva del grande Filosofo  Raffaello Franchini, (il nome della Moscariello compare nella biografia del Filosofo) è stata Ordinaria di Italiano e latino nei licei, la sua prima Laurea (1972) l’ha ottenuta al Suor Orsola Benincasa con una tesi su L’Europa delle cattedrali, relatore  il Professore Nicola Cilento con la valutazione di 110/110. A Trent’anni si è iscritta alla Sapienza di Roma a Giurisprudenza (era appena nata la figlia Silvia ), HA FATTO 16 ESAMI, MA NON SI è LAUREATA. Più tardi sempre alla Sapienza  ha conseguito il titolo per la Regia con Roberto Tessari.(1995) Ha seguito corsi di specializzazione sulla psicosintesi di Assagioli  per più di due anni. E’ stata Giornalista pubblicista iscritta  per 17 anni all’Ordine dei Giornalisti di Roma. Ha insegnato  dall’età di 17 anni fino a 22 anni nelle scuole elementari della Sanità di Napoli, subito dopo ha ottenuto la cattedra di Italiano e Latino al Liceo di Minturno Leon Battista Alberti, per essere  all’età di 26 anni nominata di ruolo sulla cattedra di Italiano e Latino nel Magistrale di Formia, qui è rimasta fino al 42 esimo anno di insegnamento, in questi spazi di tempo è stata sempre eletta nel Consiglio d’Istituto ed è stata collaboratrice nel tempo dei diversi presidi che si sono succeduti nel Magistrale e nel Liceo Linguistico e pedagogico per il quale ha contribuito alla sua nascita. Si è sempre occupata e ha  organizzato i  viaggi d’istruzione per questa scuola in ogni parte d’Europa, ha coinvolto i suoi  alunni a godere delle più belle mostre e i più interessanti spettacoli teatrali. Per 30 anni consecutivi è stata sempre eletta in qualità di Presidente per gli Esami di Stato(prima come Commissario, negli ultimi 20 anni come Presidente) ,in moltissime città d’Italia da Nord a Sud, in Istituti prestigiosi, in licei classici, scientifici, tecnici. Ha ottenuto due medaglie dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per gli alti meriti culturali. E' presidente e fondatrice della più antica Associazione di Formia, l’Associazione culturale” Tulliola”è registrata al n 8 delle associazioni formiane. Ha lavorato  sia a scuola che fuori in attività teatrali coinvolgendo numerosissimi giovani, invogliandoli all’arte, ha creato diverse compagnie teatrali e centinaia di spettacoli curando i testi e la regia. E’ presidente e fondatrice del Premio Tulliola- Renato Filippelli alla XXIX edizione. Ha tenuto con il Professore Filippelli nel pomeriggio PRESSO "iL MAGISTRALE CICERONE" i corsi del quinto anno del magistrale per giovani e adulti, ai quali hanno partecipato NON SOLO GLI ALUNNI DEL MAGISTRALE MA ANCHE   uomini delle Forze dell’Ordine, impiegati comunali, infermieri e altri  che aspiravano a titoli più alti NELLA LORO CARRIERA. .Ha tenuto convegni e presentato libri in ogni parte d'Italia E IN AMERICA.

 Poetessa, drammaturga, regista, giornalista pubblicista. Corrispondente per «Il Tempo»,(1987-1996) (ha pubblicato su questo quotidiano circa 1500 articoli, seguendo delicate inchieste su Tangentopoli, sul fenomeno dell’usura, sulla centrale nucleare del Garigliano e sulla camorra); è stata corrispondente quotidiana dal Sud Pontino per il TG3 Lazio per sei anni.( 1993-1999).

E’  presidente e fondatrice del Premio della” Legalità contro le mafie” (IX edizione).

Ha scritto articoli anche per «Oggi e domani», «Avvenire», Frequenze poetiche; Il Convivio; Cultura e Prospettiva, per la rivista mensile Reporter .

È direttore e fondatore del mensile di politica e cultura «Il levriero» (1999 inizio della pubblicazione). Ha svolto il ruolo di giudice popolare. Sindacalista dell’UNAMS (Unione nazionale musicisti ed artisti), in questo ruolo ha organizzato a Roma e in tutto il Lazio importanti mostre di pittura, concerti e convegni culturali. Ha pubblicato opere di poesia, teatro, saggistica, arte.

Ad oggi ha pubblicato circa 5000 articoli, molti riguardano anche recensioni per artisti e scrittori, prefazione a libri e cataloghi d’arte, saggi musicali e sul cinema.

E’ fondatrice e direttore dei blog: Il Levriero-cultura. Altervista.com e di Quarto Tempo Blog altervista. Com WordPress.

Impegni civili:

Lotta contro la camorra;

Difesa della Sorgente Mazzoccolo ( centinaia di articoli)

HA PRESIEDUTO E ORGANIZZATO TRA Sessa Aurunca, CASTELFORTE e il Golfo di Gaeta centinaia di dibattiti e incontri  SULLA Centrale nucleare del Garigliano ;

Impegno a difesa delle coste  del Sud Pontino E DELL'AMBIENTE;

Centinaia di articoli e interviste suGLI EVENTI politicI, culturalI e socialI DEL TERRITORIO PONTINO E DELLA PROVINCIA DI LATINA;

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Alcune delle opere pubblicate:

Friedric Holderlin, tra Lirica e Filosofia, prefazione di Renato Filippelli, Lucarini Editore; Roma 1988;

Testimonianze Su Franco Ferrara, Imizad e lettere a Natascha, Ripostes, Salerno 1989;

Il Presente della memoria, prefazione di Renato Filippelli, Publiscoop, Sessa Aurunca 1994;

Figlia della Luna, Poesie, 1998;

Aspettando Matisse, 1998;

Gli occhi frugano il vento, Bastogi, Foggia 1999

Antologia Tulliola 1998: La poesia e i giovani;

Antologia Tulliola 1999: La poesia e i giovani;

Proserpina, tre atti preceduti da un preludio, prefazione di Aldo Carotenuto, Bastogi, Foggia 2003

Eleonora dalle belle mani, prefazione di Renato Filippelli, Bastogi, Foggia 2005;

Giordano Bruno Sorgente di fuoco, prefazione di Aniello Montano, postfazione di Ugo Piscopo e Ninnj Di Stefano Busà, Guida Editori, Napoli 2011

non è tempo per il Messia, Poesie, prefazione di Ugo Piscopo, Guida Editori,Napoli 2013;

Oboe per flauto traverso, prefazione di Biagio Scognamiglio,Guida Editori, Napoli 2013;

Terra nella sera Visioni, Guida Editori, Napoli, 2014;

L’orologio smarrito, Poesie, prefazione di Nazario Pardini, Guida Editori, Napoli febbraio 2015;.

Rapsodia d'amore per stelle e desideri, in Antologia, Il Convivio, Catania 2016;

All’ombra di un’eresia in Antologia Il Convivio Editore, Catania 2017;

Tunnel dei sogni,PREFAZIONE DI MICHELE URRASIO Poesia, il Convivio Editore, Catania 2017;

Destini sincronici. Rocco Scotellaro e Amelia Rosselli, Prefazione di Aniello Montano, posfazione di Ugo Piscopo, Guida Editore;

Modigliani L’anima dipinta, prefazione di Marcello Carlino ,postfazione di Giuseppe Iuliano Gangemi 2020

La Pizia non dà più oracoli Gangemi Editore Roma 2021, prefazione di Dante Maffia, postfazione di Nazario Pardini;

Fratelli Tutti Charles de Foucauld, prefazione di Marcello Carlino postfazione di Peppino Iuliano Gangemi Editore2022

 I soli della Chiesa: San Celestino e Benedetto XVI Prefazione di Marcello Carlino, Introduzione di Padre Andrea Mandonico, Nota di Dante Maffia, postfazione di Lilly Brogi, Giuseppe Iuliano e Franco Mangialardi  Gangemi Editore 2025.

 

 

ALCUNI DEI SAGGI CRITICI DI CARMEN MOSCARIELLO.

 

 

Monsignor Di Liegro “Solidarietà per chi la vive quotidianamente", Avvenire 25 marzo 1990;

Salvatore Mignano, Ai confini dell’Austria, Avvenire, domenica 1 luglio 1990;

Salvatore Mignano Rilettura della sua opera, Avvenire marzo 1990;

Antonio Scotto Il sogno sotto le ciglia. Lucentezza di perla nella pittura di Antonio Scotto, Prefazione al catalogo, Dicembre 1997;

Claudio Ferone , La storia del Basso Lazio 25 Febbraio 1990;

Rodolfo Carelli, Memoria d’amore, Avvenire 1992;

Anxur, templi e riti pagani, Reporter 1992;

Manipolazioni genetiche, Reporter 1992;

Dossier Donna, Reporter 1992;

“Single” è la parola d’ordine, Reporter 1992;

Società e droga, Reporter 1992;

Tahar Ben Jelloun “Nadia” Il Tempo, Giovedì 19 giugno 1997;

Antonio Scotto, Dizionario enciclopedico d’Arte Contemporanea,1997;

Aldo Carotenuto, i disagi giovanili, Il Tempo 1997;

Vittorio Foa, Il cavallo e la torre, Una scacchiera di ricordi, «Il Tempo», 1989;

A. BERTOLUCCI, Poema di una Vita, «Oggi e Domani», n. 12, Pescara 1991;

La pittura di Domenico Purificato, «Il Tempo, 1991);

Viaggiando con passo di volpe, Dacia Maraini, «Oggi e Domani», n. 1/2, Pescara,1992;

Il mare caraibico nel cuore di Hemingway, «Oggi e Domani», 12 Pescara, 1995;

La voce libera e musicale di Amelia Rosselli, Il Tempo», 1992;

Amelia Rosselli a Formia: Poesia in aula, «Il Tempo», 21 novembre 1993;

Roberto Frecentese Il presente della memoria, Spazio Aperto, pg 21. Novembre-dicembre 1994;

Poesie Di Carmen Moscariello ,Ediars Pescara 1994;

Amelia Rosselli, un caso unico nella poesia italiana, «Oggi e Domani», n. 9, 1995

Misticismo e sensualità nell’amante della Cina del Nord, Margherite Duras, «Nord Sud», n. 4, Ed. Scientifiche, Napoli 1992;

Marguerite Duras, l’amante della Cina del Nord, Nord Sud n5, 1992;

Turi Vasile, «Il Tempo», 8 luglio 1990;

Turi Vasile e Vittorio De Sica, Publiscoop, 4 agosto 1990;

P. MAFFEO, Prete selvatico, 30 agosto 1990;

R. FILIPPELLI, Assegnatogli da Raffaele Sirri il Premio Il Gallicanum, «Il Tempo»,20 dicembre 1989;

LUBERTI, Diritti e Costituzione, «Il Tempo», 31 gennaio 1990;

R. FILIPPELLI, Intervista, 17 aprile 1990;

A. PETRUCCELLI, Due compleanni e una città, 27 aprile 1990;

C. PALERMO, Strategia contro lo spaccio, «Il Tempo», 26 ottobre 1990;

A. DE SANTIS, Saggi di toponomastica, «Il Tempo», 8 gennaio 1991;

M. .GRAZIOSETTO, Il trasformismo e l’attività politica di Agostino De Pretis, 9 maggio 1991;

C. DI MILLA, Gaeta mia, "Il Tempo" 16 maggio 1991;

R. MUROLO, Il mida, 14 luglio 1991

R. FILIPPELLI, Un tempo d’umiltà: Il cinto della Veronica, Ombre dal Sud, «Il Tempo»,30 gennaio 1992

G. DE MEO, Il bronzo imprigiona la luce, 7 maggio 1992;

G. NAPOLITANO, La novella del buon vecchio e della bella fanciulla, «Il Tempo», 21maggio 1992;

DON A. PUNZO, A. MIELE, R. FRECENTESE, Il santuario del Martire Erasmo a Formia,«Il Tempo», 29 maggio 1992;

Vittorio Foa, Intervista, «Il Tempo», 9 dicembre 1992, n. 336;

Francesco D’Episcopo, Enzo Striano, Oggi e Domani, n.221, giugno1992;

GIUSEPPE CASSIERI,Esame di coscienza di un candidato, Oggi e Domani, n.235, settembre 1993;

ID., Questo Novecento, «Il Tempo», 3 settembre 1996, n. 243

125Anita Garibaldi, La nascita della repubblica e il diritto di voto alle donne, «IlTempo»,18 giugno 1996, n. 167;

C. BERNARI, Tre operai, 8 maggio 1996, n. 126

M. GRAZIOSETTO, La missione europea di Crispi, «Il Tempo», 9 aprile, 1996, n. 98;

I pittori Ernesto D’Argenio e Franco De Luca, Una vaghissima idea, 5 settembre 1992;

Nicola Terracciano, Carlo Rosselli, Liberalismo socialista e Socialismo liberale, «IlTempo», 16 ottobre 1992;

G. CASSIERI, Esame di coscienza di un candidato, «Il Tempo», 25 luglio 1993;

Il jazz di Romano Mussolini e Carletto Loffredo, «Il Tempo», 28 luglio 1993;

La poesia di Renato Filippelli, «Il Tempo» 1992;

Renato Filippelli, Requiem per il padre, «Il Tempo», 12 novembre 1993;

Intervista a Vittorio Foa, «Il Tempo», 12 dicembre 1993;

L’opera di Salvatore Mignano, Ottobre, «Il Tempo», 17 dicembre 1993;

E. MAGLIOZZI, Il gabbiano di Conca, «Il Tempo», 4 febbraio 1994;

D. PIMPINELLA, Gusci di Cristallo, «Il Tempo», 15 aprile 1994;

R. FRECENTESE, Passio Sacti Erasmi, «Il Tempo», 5 aprile 1994;

M. A. MACCIOCCHI, Una donna e una vita per la pace, «Il Tempo», 10 giugno 1994;

P. LANZETTA, Un Messico napoletano, «Il Tempo», 26 luglio 1994;

G. MONTEFOSCHI, La casa del padre, 24 luglio 1994;

DON P. CAPOBIANCO, Gaeta e Dintorni, «Il Tempo», 27 ottobre 1994;

A. PETRUCCELLI, Un giovane di campagna, «Il Tempo», 5 novembre 1994;

ALDA MERINI, La presenza di Orfeo, Oggi e domani,n.244giugno 1994;

C. DI MILLA, A piedi nudi sugli Aurunci, «Il Tempo», 7 dicembre 1994;

F.DE LUCA, Le alchemie, «Il Tempo», 9 novembre 1995;

B. TESTA, L’attesa, «Il Tempo», 3 agosto 1995;

R. LOY, Cioccolata Hanselmann, «Il Tempo», 21 luglio 1995;

P.MAURENSING, Variante di Lunemburg, «Il Tempo», 4 maggio 1995;

G.BOLLEA, La solitudine del video, «Il Tempo», 26 aprile 1995;

T. ANSELMI, Dove va la democrazia in Italia, 7 marzo 1995;

Il cinema di Giuseppe De Santis, Cento anni di cinema, «Il

Tempo», 9 marzo 1995;

G. CASSIERI, I festeggiamenti, «Il Tempo», 4 agosto 1989;

D. REA, I colori della napoletaneità, «Il Tempo», 20 maggio 1990;

D. M.TUROLDO, Canti ultimi, «Nord Sud», n. 1, Ed. Scientifiche, Napoli 1992;

P. P. PASOLINI, Le regole di un’illusione, «Oggi e Domani», n. 4, Pescara 1992;

M. A. MACCIOCCHI, Esempio di Donna, «Il Tempo», 1993;

Turi Vasile e il cinema, Publiscoop, Sessa Aurunca 1994;

L’Opera di Domenico Rea, Publiscoop, Sessa Aurunca 1994;

La poesia di Amelia Rosselli, «Oggi e Domani», n. 9, Pescara 1995;

F. D’EPISCOPO, Enzo Striano, «Oggi e Domani», anno XX, n. 6, giugno 1992;

L. RIPA DI MEANA, La sorella dell’Ave, «Oggi e Domani», Pescara 1996;

Il Dio ignoto nella poesia di Renato Filippelli,«Il Tempo», 1999;

Gianni Simione, «Oggi e Domani», n. 10, Pescara 2000;

L’Orfeo di Alda Merini, «Oggi e Domani», Pescara 2005;

ERASMO MAGLIOZZI,PREFAZIONE A Gaeta, canto del mare, 2007;

Misticismo e devozione nella poesia di Leone D’Ambrosio, «Il Levriero», 2010;

Teatro D’Opera: Napolitano-Soscia, «Il Levriero», 2010;

Paolo Saggese e I poeti irpini, «Il Levriero», 2010.

V. GAMBONE, Il dialetto come storia di un popolo, «Il Levriero» 2010;

L. D’AMBROSIO, Non è ancora l’addio, «Il Levriero», 2010;

Genius Loci, Napolitano-Soscia, «Il Levriero», 2010;

L’inquietudine e il nostro tempo: Aldo Masullo il perturbante, «Il Convivio», Catania ,gennaio 2015;

Incontro con Aldo Masullo , “Alla volta di Leucade”Gennaio 2015;

G. IULIANO, Il Sud è Innocente, Culture e Prospettive, Catania maggio 2015;

A. SICUREZZA, L’amore delle somiglianze, maggio 2015;

“L’umile dio dell’alba”, i dipinti minturnesi di Antonio Sicurezza (prefazione al libro sulle opere di Sicurezza);

Michele Urrasio, Un poeta che ci rappresenta e ci onora, Fortore,Dicembre 2017;

Omaggio alla poesia di Corrado Calabrò Cultura e Prospettiva N. 34 ,gennaio marzo 2017;

Michela Marano, prefazione a “Fili d’aria riflessi, 2017;

Matilde Serao, il Levriero.;

Sulla poesia di Giuseppe Iuliano, Il raggismo è logos, Nuovo

Meridionalismo, n.213, maggio-giugno 2018;

Matilde Serao, La donna che sapeva amare, Il Convivio,

Masullo, Il vero senso della vita, Silarus, 317, maggio-agosto, 2018;

La preghiera dei padri saraceni, Frequenze poetiche,n 15 ,dicembre 2018;

La preghiera dei saraceni, Frequenze poetiche;

Attilio Bertolucci. Il beato egoista

Una polivalenza armonica

La promenade d’Euclide

Ugo Piscopo è un creativo

Dante Maffia. Il suicidio, lo stupro e altre notizie, Frequenze poetiche;

Attilio Bertolucci, Frequenze poetiche,gennaio 2018;

Marcello Carlino Le saboteur Tranquille, Frequenze poetiche 2019;

La poesia di Dante Maffia, Frequenze poetiche, 2020;

Dante Maffia, La felicità del disordine", Frequenze poetiche , gennaio 2020;

Lilly Brogi “Un soffio di vita” Lilly Brogi Frequenze poetiche 2020;

Lilly Brogi, "Miracoli" , Il Levriero 5 aprile 2020.

 

 

 

 

Opere teatrali rappresentate delle quali Carmen Moscariello è autrice dei testi e curatrice della regia:

 

Figlia della Luna (Rappresentata a Le Scissure di Gaeta - Latina)

Anima di mare (Rappresentata a Le Scissure di Gaeta - Latina)

Déedonne (Rappresentata a Le Scissure di Gaeta - Latina)

Poema in sol maggiore per stelle e desideri (autrice e regista) (Rappresentata a Torre Viola)

Proserpina, tre atti con preludio; autrice e regista (Rappresentata a Le Pleiadi),

Proserpina; (Teatro romano di Cassino, La corte a Formia; Anfiteatro Formia (2003); in numerosi istituti

della provincia di Latina e di Viterbo), regista e autrice di Eleonora dalle belle mani, Anfiteatro di Formia)

CassinoArte, Eleonora dalle belle mani di Carmen Moscariello autore,regista scenografa, agosto 2007;

Juan De Valdés, autrice e regista, Castello Baronale di Minturno, 2008;

Gli Alumbrados; autrice e regista, Castello Baronale di Minturno2009;

Bibliografia critica sulla scrittura e le opere di Carmen Moscariello

Sandra Cervone, (S.C.), Il Mattino, martedì 21 luglio 1987;

Sandro Gionti, Poetessa di Formia premiata per il Premio San Valentino Terni;

Pasquale Maffeo, Friedrich Holderlin tra lirica e filosofia, Avvenire, 15 aprile 1989;

Dante Pignatiello,Carmen Moscariello, nuovo saggio Il tempo dell’Infinito Silenzio, Ripostes, Il Tempo 10 febbraio 1982

Dante Pignatiello Alla riscoperta di Holderlin, , opera della Moscariello, proposta dalla FIDAPA,Il Tempo, sabato 19 novembre 1988;

Roberto Frecentese, Holderlin tra lirica e filosofia, Avvenire, domenica 11 dicembre 1988;

Renato Filippelli “Gli occhi frugano il vento”Formia Turismo, n 5, settembre –ottobre 1991;

Nino Buonocore, Carmen Moscariello, Gli occhi frugano il vento, Proposte gennaio 1991;

Michele Graziosetto “Gli occhi frugano il vento,” 1992;

Enrico Morbelli- Rassegna Cinema-mare presenta :Carmen Moscariello poetessa le cui poesie compaiono in numerose antologie , che ha collezionato numerosi riconoscimenti; 9 luglio 1992;

Giuseppe Napolitano, Gli occhi frugano il vento,La Procellaria, ottobre –dicembre 1992;

Gianni Ciufo, I nostri giorni ne “Il presemte della memoria", Il Tempo 25 ottobre 1994, n. 291;

Dante Pignatiello, Gli occhi frugano il vento, Diario di una donna, Il Tempon 325, giovedì 29 gennaio 1999;

Alfredo Saccoccio, “Gli occhi frugano il vento,Il Corriere Laziale 28 settembre 1999;

Saverio Forte, Presentata l’opera della Moscariello, Poesia di scena al Miramare, Latina Oggi, venerdì 30 novembre 1990;

Biagio Di Iasio, Gli occhi frugano il vento, un originale modo di dire le cose, Foggia 1990;

Tommaso Pisanti, Moscariello, quando la poesia traversa il fiume, Il Mattino, 17-11-1991;

Tommaso Pisanti "Attendendo Matisse-nuova silloge di Carmen Moscariello", Orizzonti, Anno II, n.3,luglio 1992;

Tommaso Pisanti, Giulia Gonzaga, la Signora del Castello di Fondi, un’opera esemplare della Moscariello, Il Messaggero Gennaio 1992;

Cinema Mare, Rassegna di poesie sul mare di Carmen Moscariello, Formia cinemare, 4 rassegna, 6 luglio 1991;

Alfredo Saccoccio, Aspettando Matisse, Il Secolo d’Italia,, domenica 1 marzo 1992;

Walter Mauro” La Moscariello, premiata a Roma da “Polmone Pulsante” come “Poeta dell’anno". Il Tempo 1992;

Vittorio Nocella Carmen Moscariello: appunti su alcuni testi critici, Avvenire, Gaeta 2 Aprile 1989;

Amelia Rosselli, ventidue lettere 1990-92;

Domenico Rea, "La poetessa ,il sogno, l'incanto" (trenta Lettere autografe), 1990-1992;

Graziella Di Mambro, Il mare la sua poesia, Protagonista alle Scissure Carmen Moscariello, Latina oggi,2 ottobre 1996;

Sandra Cervone "Anima di mare” alle Scissure, Il Messaggero 28 agosto 1998;

Pino Amatiello, La poesia di Carmen Moscariello Il Nuovo Giornale dei Poeti, anno VII, n.8, ottobre 1991;

Dante Pignatiello "Figlia della luna" nello scenario delle Scissure, Il Tempo;

Dante Pignatiello "Anima di mare, il sentimento prende forma", Il Tempo, 7 settembre 1998 ;

Saverio Forte, Il levriero di Carmen Moscariello, Rivista indipendente presentata all’Ariston di Formia,Latina oggi, sabato 6 febbraio 1999;

Francescca Del Grande “Eleonora Duse dalle belle Mani”Latina Oggi, Lunedì 23 gennaio 2006;

Sandro Gionti, "Omaggio alla Divina Eleonora, la rappresentazione a Cassinoarte opera e regia di Carmen Moscariello",Il Messaggero, venerdì 7 settembre 2007;

Graziella Di Mambro "Anima di mare", viaggio nella poesia di Carmen Moscariello, Latina Oggi, 6 settembre 1998;

Roberto Frecentese, Holderlin tra lirica e filosofia, un volume di Carmen Moscariello, Avvenire (Oggi libri), 11 dicembre 1988;

Leone D’Ambrosio, F. Holderlin Lucarini Ed. Presentato a Gaeta da Tommaso Pisanti, Avvenire 11 dicembre 1988;

Giuseppe Napolitano, L’nfelice Holderlin di Carmen Moscariello, Il Mattino, 3 dicembre 1988;

Dante Pignatiello, Diario di una donna, presentata l’opera “Gli occhi frugano il vento”di Carmen Moscariello”, Il Tempo, 29 novembre 1990;

Nicola Terracciano, “Il presente della memoria”, una recensione al libro di Carmen Moscariello”, Il Golfo,22 gennaio 1995;

Alfredo Saccoccio, “Gli occhi frugano il vento”, Il Corriere Laziale, 28 settembre 1999;

Don Paolo Capobianco (Lettere autografe dall’esilio di Ventotene);

Michele Graziosetto, "Gli occhi frugano il vento", Il giornale dei poeti, ottobre 1991

Alessandro Petruccelli , "Il presente della Memoria, un bel libro di Carmen Moscariello”, Il Golfo, Anno XXV, n.7 settembre 1995;

Nicola Terracciano "Il presente della memoria" Una recensione al libro di Carmen Moscariello, Il Golfo, anno XXIII, n.12, 25 gennaio 1995;

Renato Filippelli Gli scritti di Carmen Moscariello, “Il presente della memoria,"Avvenire, domenica 7 settembre 1994;

Roberto Frecentese, "Il Presente della memoria di Carmen Moscariello" Spazio Aperto, anno VI, n.6 Nov. Dicembre1994;

Don Paolo Capobianco , 1994Esce il nuovo libro della poetessa formiana Carmen Moscariello. “Il presente della memoria” Spazio Aperto , n 51994;

Agostino Pensa "Carmen Moscariello ha vinto il premio Bosone”, Il Tempo;

AGOSTINO PENSA, CARMEN MOSCARIELLO CITTADINA ONORARIA DI GUBBIO;

Carmen Moscariello "Gli occhi frugano il vento" , Proposta, n.90, gennaio 1991;

Irene Maria Malecore, Premio nazionale Vinciprova, Carmen Moscariello premiata all’Excelsior di Napoli, Presidente della Giuria Alberto Mario Moriconi” ,Federazione donne e arti, n.84, anno XXX,febbraio 1989;

Dante Pignatiello , Alla riscoperta di Holderlin, impresa culturale della Moscariello, Il tempo 19 novembre 1989;

Vincenzo Gambone ,Carmen Moscariello Il ricordo dei luoghi e della terra natia, Il Santuario, Montella, agosto 1991;

Graziella Di Mambro, Il levriero, rivista fondata da Carmen Moscariello, Latina oggi, 1999;

Ferdinando Palatucci, Arcivescovo di Amalfi, ”Ideali” nella poesia di Carmen Moscariello”, Lettere da Amalfi 1988;

Biagio Di Iasio, Le liriche di Carmen Moscariello. Un originale modo di dare voce alle cose”, Novità Bastogi, Il Quotidiano, Foggia 26 novembre 1990 ;

Rodolfo Breda, Il presente della memoria, Roma 9-8-1994;

Francesco D’Episcopo, Gli occhi frugano il vento, (Relazione e presentazione dell’’opera tenutasi Al Grande Albergo Miramare di Formia, correlatori Pasquale Maffeo, Luigi Mancini, Angelo Manuali, Mario Buonocnte), Formia 25 novembre 1990;

Arnaldo Di Matteo, “Premiazione della Poesia della Moscariello “, Verso il 2000″;

Nicola Terracciano ”Incontro poetico “DEEDONNE” A Gaeta una serata culturale con l’opera di Carmen Moscariello”, Il Golfo , 2002;

Francesca del Grande “Tra mito e storia si muovono le “Deedonne” grande successo per l’opera e la regia di Carmen Moscariello, Le Scissure suggestivo scenario” . Latina oggi

Anna Galise, "Tutte le donne di D'Annunzio, la piéce di Carmen Moscariello" Il Tempo, martedì 21 agosto 2007;

Francesca Del Grande ""Donne nel mito e nella Storia"il nuovo lavoro teatrale di Carmen Moscariello, Latina Oggi, giovedì 22 agosto 2002;

Dante Pignatiello, Applausi a Proserpina , successo per la nuova opera di Carmen Moscariello, 23 Agosto, 2003;

Ale Fre Proserpina alla Corte del Palazzo comunale, Agosto2003;

Sandro Gionti La Proserpina di Carmen Moscariello, Il Messaggero,

Ale Fre Proserrpina d’eccezione, autrice e regista la Moscariello;

agosto, 2003;

B.M. La forza di Proserpina,oggi in scena l’opera della Moscariello agosto 2003;

Francesca Del Grande, Proserpina, la vita che vince, , mercoledì in scena l’opera della Moscariello, Latina oggi, domenica 24 agosto;

Graziella Di Mambro, Teatro "Va in scena l'opera della Moscariello, venerdì al teatro Romano Eleonora dalle belle mani" Regia della stessa scrittrice, Latina Oggi Mercoledì 5 settembre 2007;

Leone D'Ambrosio "Moscariello, momenti lirici a Sperlonga"

Irene Maria Malecore "Biennale di Poesia "Concetta Vinciprova”, premiata Carmen Moscariello” Excelsior, NapoliFIDAPA, n.90, febbraio 1991;

Lucia Berti , “Deedonne” viaggio letterario in rosa”, Il Tempo 2002 ;

Lucia Berti, “Mito, sogno e musica: Deedonne“, Il Tempo ,2002;

Dante Pignatiello, “Donne nel mito e nella storia -acclamazione per la Moscariello”, Il Tempo , agosto 2002;

Nicola Terracciano, Una recensione al libro di Carmen Moscariello”Il presente della memoria“, Il Golfo, 25 gennaio 1995

Tommaso Pisanti, L’estate culturale oltre il Garigliano, Suggestione mitizzante per , le armoniose cadenze del poema “Proserpina” della Moscariello” , Il Messaggero, Napoli, 14 settembre 2002;

Sandro Gionti, “Cerere e Proserpina, lo spettacolo firmato da Carmen Moscariello” , Gaeta- Il Gargantuà, Il Messaggero 2002;

Sandro Gionti, “Teatro musica Carmen Moscariello nel ruolo di protagonista” Il Messaggero

Dante Pignatiello,” Carmen Moscariello, poeti allo specchio, Avvenire, 20 gennaio 1990;

Dante Pignatiello, Carmen Moscariello, Il tempo dell’infinito silenzio, Il Tempo 10-02-1989;

Alfredo Saccoccio, Figlia della luna, Il Secolo d’Italia, martedì 28 settembre 1999;

Renato Filippelli, Gli occhi frugano il vento, Il Golfo, ottobre, 1999;

Renato Filippelli, prefazione a “Eleonora dalle belle mani”, Bastogi 2005;

Renato Filippelli ,prefazione a “Il presente della memoria”, Publiscoop Edizioni, Sessa 1994;

Renato Filippelli" Gli occhi frugano il vento" opera prima della Moscariello, Avvenire, 16 febbraio 1996;

Nicola Terracciano, Incontro poetico Deedonne, Il Golfo, settembre 2002;

Incontri con l'Autore "Attendendo Matisse" silloge di poesie di Carmen Moscariello, interpreti Il Duo Melopea., Avvenire , 16 febbraio 1992;

Francesca Del Grande “Attendendo Matisse, la poetessa Moscariello presenta il suo ultimo lavoro”, Latina Oggi 20 febbraio 1992;

Alessandro Petruccelli “Gli occhi frugano il vento”, L’informatore Librario, Vetrina Poesia, n.3 marzo 1991;

Alessandro Petruccelli, Il presente della memoria, Il Golfo, 30 settembre 1995;

Aldo Carotenuto, prefazione a “Proserpina” tre atti preceduti da un preludio, Bastogi, Foggia 2003;

Vittorio Nocella, Appunti su alcuni testi critici della Moscariello, Avvenire, 2 aprile 1989;

Saverio Forte, Poesia di scena a Formia, Carmen Moscariello, raffinatezza e immensa cultura cosmo-politica, Latina Oggi, 30 novembre 1990;

Sandro Gionti, Poetessa di Formia premiata a Terni. Il mistero del cosmo nella poesia della Moscariello, Il Mattino, martedì 21 luglio 1987;

Francesca del Grande, Tommaso Pisanti L’Holderlin della Moscariello, Latina Oggi, 11 novembre 1988;

Francesca Del Grande, Moscariello: Proserpina, la vita che vince, Latina Oggi 24 agosto 2003;

Graziella Di Mambro, Proserpina, successo per la nuova opera della Moscariello, Latina Oggi,30 agosto 2003;

Graziella Di Mambro, Moscariello: La forza di Proserpina, uno sposalizio di linguaggi , Latina Oggi 20 agosto 2003;

Alfredo Saccoccio, Aspettando Matisse di Carmen Moscariello, Il Secolo d’Italia, (Idee), 1 marzo 1992;

Vittoriano Esposito, Gli Occhi frugano il vento, 1991;

Areagolfo L’informatore del Lazio Meridionale, Incontri con l’autore, “Carmen Moscariello incontra i licei del Sud Pontino”, Formia 2005;

Maria Sole Galeazzi, Incontri con gli scrittori pontini, la Moscariello incontra gli studenti, “Omaggio a Gabriele D’annunzio”, Latina oggi ,mercoledì 23 maggio 2006;

Francesca Del Grande, Eleonora Duse Dalle belle mani, Latina Oggi, 26 gennaio 2006;

Cassinoarte teatro, musica, cinema, “Eleonora dalle belle mani“, Programma 2007, spettacolo presentato al teatro Romano di Cassino;

Federico Pontiero “Grande successo della “Proserpina” di Carmen Moscariello, Roma 2003;

Sandro Gionti, “Proserpina” alla Corte del Palazzo comunale” Il Messaggero , 26/8/2003;

Federico Pontiero “Eleonora dalle belle mani” Un’incantevole rilettura del pensiero di D’Annunzio”, pura poesia ed erotismo femminile”, Teatro- Spettacolo, Eventi culturali, 30/9/2007;

Aldo Masullo “La fiammeggiante”, analisi critica del Giordano Bruno di Carmen Moscariello, Barbara Vellucci,Presentazione alla Saletta Rossa di Guida, relatori Aldo Masullo e Ugo Piscopo;

Stefania Giudice “Il dramma lirico in Giordano Bruno Sorgente di fuoco“, il Punto 3 maggio 2012, pg 85 ;

Ugo Piscopo, “Diario di una peregrinazione”, analisi critica a “non è tempo per il Messia”;

Annella Prisco prefazione all’opera Destini sincronici Amelia Rosselli e Rocco Scotellaro;

Carmela Biscaglia, Rocco Scotellaro ed Amelia Rosselli ,post- fazione a Destini sincronici;

Aniello Montano, introduzione all’opera “Destini Sincronici”;

Domenico Rea La poesia di Carmen Moscariello "Alle radici dell'uomo”

Alessandro Petruccelli "Premiato il saggio su Holderlin ,vince il Premio "Città di Gubbio", domenica 11giugno1989;

Dante Pignatiello "La Poesia di Holderlin” .Dibattito con la Moscariello All'Istituto Fedele, Avvenire, 27 maggio 1990;

Dante Pignatiello "Carmen Moscariello, nuovo saggio e raccolta di poesie" Avvenire, 10 febbraio 1989;

"Pisanti racconta l'Holderlin della Moscariello", Latina Oggi, 11 novembre 1988;

Aniello Montano ,Prefazione a “Giordano Bruno sorgente di fuoco”;

Giuseppe Napolitano, Se il poeta si fa madre, La Stanza del Poeta, Formia 2015;

Pier Antonio Toma, “Destini sincronici” un’opera encomiabile, Saletta Guida, 23 gennaio 2016;

Nino Daniele, Analisi critica a “Destini sincronici”, Saletta Guida, Napoli 23 gennaio 2016;

Giuseppe Manitta, prefazione all’opera “Terra nella sera”;

Graziella Di Mambro Eleonora dalle belle mani rappresentazione teatrale presso Le Preiadi, Latina oggi, lunedì 23 gennaio 2006;

Giuseppe Baldassarre, Analisi critica di “Destini sincronici di Carmen Moscariello, Pianeta poesia, Aprile 2017.

Paolo Saggese, “Moscariello, in Storia della poesia irpina”;

Giorgio Barberi Squarotti,”Destini sincronici” ,Un lavoro davvero esemplare;(Lettera)

Giorgio Barberi Squarotti “Il Giordano Bruno della Moscariello da leggere d’un fiato” (Lettera)

Michele Urrasio, Riscrivere il mondo, prefazione a “Tunnel dei sogni”, Il Convivio, dicembre 2016;

Ninnj Di Stefano Busà, prefazione a “Non è tempo per il Messia“;

Ninnij Di Stefano Busà, posfazione per “Giordano Bruno Sorgente di fuoco“;

Alessandro Di Napoli "Le parole" di Carmen Moscariello nell'opera di Ugo Piscopo", Sìlarus, anno LV, 301, settembre ,ottobre 2015;

Raffaele Messina, L'orologio smarrito",(Guida Editori, 2016), Il Convivio, Catania, ottobre 2016;

Raffaele Messina, relazione e presentazione de "L'orologio smarrito" (Guida 2016), tenutasi presso l'Istituto di Studi Meridionali.lettrice Wanda Marasco;

Fiorella Franchini, intervista a Carmen Moscariello;

Nazario Pardini, prefazione a "L'orologio smarrito", Guida, 2016;

Biagio Scognamiglio, prefazione a Oboe per flauto traverso, Guida Editore;

Alessandro Petruccelli, postfazione ad "Eleonora dalle belle mani";

Nicola Terracciano, Destini Sincronici" Il Convivio, 2016;

Pier Antonio Toma, presentazione di "Destini Sincronici" (Guida Editore) presso la Saletta Guida, ""Un'opera che io consiglio, perché bellissima";

Mariagrazia Carraroli, Casa di Dante, Pianeta Poesia Firenze “Poesia e lotta” In Destini sincronici Amelia Rosselli e Rocco Scotellaro " Firenze 4 aprile 2017;

Alessando Di Napoli, I destini sincronici di Amelia Rosselli e Rocco Scotellaro di Carmen Moscariello, Sìlarus, 309, Anno LVII, febbraio 2017;

Graziella Di Mambro, Le vite sincroniche di due idealisti irrepetibili, Latina Editoriale oggi, 30 marzo 2017;

Franca Bellucci Destini sincronici il romanzo storico della Moscariello, Firenze, Pianeta Poesia, 1 maggio 2017;

Franco Manescalchi, Destini sincronici L’amore comune per la poesia di Rocco Scotellaro, interventi durante la presentazione di Destini sincronici alla Casa di Dante, Pianeta Poesia, Firenze 4 aprile 2017;

Giuseppe Manitta "l'afflato poetico e il ritmo musicale che attraversano la sua parola" , analisi dell'opera "Eleonora dalle belle mani", Giardini Naxos 2016;

Giuseppe Manitta” Carmen Moscariello, Non è tempo per il Messia” Cultura e Prospettive, pg.111, n.21, 2013;

Giuseppe Iuliano “Un ispirato dettato di assanguante umana compagnia”, Il Convivio

Michele Urrasio, “Alla ricerca della luce, note critiche a “Tunnel dei sogni”,

Michele Urrasio, “Destini sincronici: Amelia Rosselli e Rocco Scotellaro di Carmen Moscariello” , Il Convivio.

Dante Maffìa, La poesia di Carmen in "non è tempo per il Messia"Moscariello, 2019

Peppino Iuliano postfazione a “Modigliani. L’anima dipinta”2019;

Marcello Carlino, prefazione a “Modigliani. L’anima dipinta”, 2019;

Mauro Montacchiesi, Carmen Donna-Carmen Letteratura., Roma 31/03/2020;

Nazario Pardini, la cultura musicale di Carmen Moscariello 16/03/2020;

Lilly Brogi "amedeo Modigliani L'anima dipinta" 2 aprile 2020 Su Il Levriero e Quarto tempo blog;

Mauro Montacchiesi: Carmen Donna; Carmen in Letteratura, Il Levriero 3 aprile 2020;

Mauro Montacchiesi ,Modigliani l'Anima dipinta, Il Levriero, 5 aprile 2020;

FRATELLI TUTTI CHARLES DE FOUCAULD GANGEMI EDITORE PREFAZIONE DI MARCELLO CARLINO;

 

Antologie che si sono occupate della scrittura della Moscariello

Antologia, Amici della poesia , Gaeta 1987

Antologia,Amici della Poesia,Gaeta 1989;

Antologia  Amici della Poesia Gaeta 1990;

Renato e Fiammetta Filippelli ,Enciclopedia L'eredità letteraria", Simone Editore, vol.3, 855;

Antologia,Come Deimos, pg 43, 1997;

Piero Antonio Toma, Almanacco Napoletano di scrittori e poeti (2015) Compagnia dei Trovatori Edizioni;

Angelo Manuali e Lia Bronzi, Letteratura Italiana, Poeti e Narratori italiani (2015), Bastogi Libri;

Ninnj Di Stefano Busà, Antonio Spagnuolo, L'evoluzione delle forme poetiche, Kairòs Ed. ,2015;

Vittoriano Esposito, Poesia non poesia Bastogi Editore;

Paolo Saggese, Storia della poesia Irpina;

Giuseppe Manitta, Il convivio 2015, Antologia "All'ombra di un'eresia", pagg. 103-112, ; "Giordano Bruno Sorgente di fuoco, pg.117;

Raffaele Messina "Conoscere la Divina Commedia" , " Poesia religiosa e tensione civile nei versi di Carmen Moscariello", pg 152, Medusa Editrice, 2016;

Dizionario degli autori italiani contemporanei con bibliografia e note critiche di Lia Bronzi e Angelo Manuali, 2019;

Nazario Pardini, Lettura di testi di autori contemporanei, volume III 2013-2015, prefazione di Fulvio Castellani, collana Il Melograno, Collana di Saggistica, The Wiriter Edizioni., 2019.;

I POETI DEL CENTRO ITALIA DI RODOLFO DI BIASIO MACABOR EDITORE PG.175,176,224.

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Alcuni degli Scrittori che si sono occupati delle opere di Carmen Moscariello

Renato Filippelli, Aldo Masullo, Walter Mauro, Dante Maffia, Carlo Di Lieto Nazario Pardini, Ugo Piscopo, Amelia Rosselli,  Giorgio Barberi Squarotti, Aldo Carotenuto, Lilly Brogi, Marcello Carlino, Giuseppe Cassieri, Alberto Mario Monriconi, Giuseppe Limone, Domenico Rea, Biagio Scognamiglio Gaetano Andrisani, Marina Argenziano, Giuseppe Baldassarre, Bellucci, Raffaele Breda, Carmela Biscaglia, Nino Buonocore, Padre Daniele del Bove, Mario Buonoconte, Don Paolo Capobianco, Aldo Carotenuto, Sandra Cervone, Silvano Cuciniello, Alfredo D'Agnese, Leone D’ambrosio, Francesco D’Episcopo ,Ninni Di Stefano Busà, Biagio di Jasio, Vittoriano Esposito, Fiammetta Filippelli , Roberto Frecentese, Americo Iannaccone, Maria Grazia Lenzi, Giuseppe Iuliano, Pasquale Maffeo, Erasmo Magliozzi, Alfonso Malinconico, Don Luigi Mancini, Mauro Montacchiesi, Aniello Montano, Vittorio Nocella, Monsignor Ferdinando Palatucci, Arcivescovo di Amalfi, Nazario Pardini, Alessandro Petruccelli, Dante Pignatiello, Tommaso Pisanti, Carlo Rettori, Amelia Rosselli,(Lettere) Alfredo Saccoccio, Paolo Saggese, Nicola Terracciano, Pier Antonio Toma, Franco Mangialardi, RODOLFO DI BIASIO. 

Le sono stati sempre amici , onorandola con la loro stima incondizionata: Renato Filippelli, Aldo Masullo, Padre David Maria Turoldo, Vittorio Foa, Amelia Rosselli,  Ugo Piscopo, Domenico Rea, Dante Maffia, Tommaso Pisanti, Giuseppe Iuliano,  Lilly Brogi, Michele Urrasio, Cesare Mantovani, Giuseppe Trebisacce, Giuseppe Miliano, Federico Cafiero De Raho ,  Marcello Carlino, Nicola Cilento, Monsignor Arcivescovo Don Ferdinando Palatucci, Padre Daniele Bove Passionista, Padre Emidio Passionista, Monsignore Paolo  Capobianco. Padre  Andrea Mandonico, Aniello Montano, Aldo Carotenuto, Erasmo Magliozzi, Dante Pignatiello, Walter Mauro, Giuseppe Cassieri.

Testo e ricerche di BARBARA VELLUCCI