sabato 8 agosto 2026

Avere due lunghe ali di Carmen Moscariello

 

Avere due lunghe ali

 

 

Pietro Angelerio nell’eremo di Santo Spirito  in preghiera ascolta il rumore dell’alba.

La tempesta non aveva dato tregua alle povere querce.  Il fischio dei pastori che chiamavano i cani a protezione del gregge veniva da lontano e inondava le cime dei monti. Non erano solo le persone a creare quei rumori, ma i serpenti insidiosi che si nascondevano sotto la pietra irridevano l’alba con il loro sibilo che sembrava una risata di sfida . E lì in cielo brillava Venere , prima di salutare l’alba, la stella più luminosa. Il Santo la fissava incantato e salutava le anime dei morti che tutta la notte gli avevano fatto compagnia. Qui sui monti egli adorava contemplare l’alba e accarezzava pensieri di rinascita, gli ritornava  in mente il sogno che aveva fatto al ritorno da Lione e anche gli impegni presi con i templari: La Madonna gli aveva chiesto di edificare una grande chiesa che potesse accogliere il suo futuro e quello della sua gente. Nelle sue meditazioni il Santo si interrogava sul perché la Madonna aveva detto che ad  essa interessava il suo futuro. Cercava la quieta per ragionare con i santi invece le tempeste che custodiva dentro di sé erano ben peggiori di quelle che la notte tormentavano l’eremo. I luoghi contribuivano alla sua ascesi, più si allontanava dal mondo, più saliva e più si avvicinava al buon Dio. Spesso pensava ai Fioretti di San Francesco , alle predizioni del Calavrese e lo invadeva all’improvviso lo stesso misticismo, il suo povero saio si illuminava, come se fosse fatto di fuoco. Si sentiva responsabile per i suoi confratelli per l’ Ordine religioso che aveva fondato, fatto da monaci che avrebbero osservate regole severe e in particolare la povertà e l’illibatezza dello spirito e del corpo. Molti erano i giovani che si univano alla compagnia di monaci, erano ferventi cristiani e volevano insieme a Lui imitare la chiesa dei martiri, anch’essi già eremiti e alcuni di loro già perseguitati per il radicalismo delle loro regole di vita e accusati in molti casi di eresia. La Chiesa del tempo aveva paura di tutti coloro che potessero sobillare lo status quo e far cadere la chiesa nel caos.

Il mistero avvolgeva gli uomini e le cose.

 E’ già il tramonto, l’intera giornata era passata nella meditazione, Pietro non aveva assaggiato nemmeno un tozzo di pane, dimenticato nella bisaccia. Il tramonto ha il calore della speranza e tutti i suoi progetti li sente a portata di mano. Nella sua mente sono già scritte le regole ferree che detterà al suo ordine, come Mosé , sentì che quei princìpi erano e sono necessari per chi  scegliesse di servire Dio e il popolo.

I suoi principi di riforma  nascono dal suo esempio e si riflettono sul mondo. Si potrebbe dire che Fra Pietro aveva nel cuore non solo Dio, ma anche una linea di riforme politiche ed economiche ben precise. Sarebbe interessante tracciare non solo le sue regole che portano a Dio, ma anche le regole che portano al rispetto dell’uomo e al suo riscatto dalle ingiustizie, alla Pace…...

Forse queste due linee sono congiunte e risplendono di quella luce di giustizia che è amore e porta al Buon Dio e dunque  al riscatto delle genti, alla non belligeranza, all’assenza delle lotte. La sua regola fondamentale è (più giusto è il presente) dare il buon esempio e pregare, pregare molto! Le regole avevano il suo fulcro luminoso nella scelta di amare Dio e tutti i fratelli,  la cura e  il rispetto per la sua chiesa, l’amore per i poveri erano questi i valori ai quali aderiva e voleva che il suo Ordine splendesse come l’azzurro del cielo, li chiamò celestini, affinché i loro occhi fossero sempre rivolti al cielo e da esso apprendessero a vivere la luce della Grazia e imparassero a cogliere tutto il dolce che c’è nella vita di un servitore della Chiesa. La natura di fronte a tanto splendore, attonita musicava  le canzoni più belle e dava  rifugio e protezione ai giovani monaci e al loro Maestro. Estasiati gli uccelli felici portavano virgulti d’amore alle creature , nella casa dell’uomo, delle piante, dei santi, nella casa  di Dio: “Amate la Natura, diceva  Pietro, essa è la nostra madre, ad essa si deve rispetto, affinché possiamo godere per sempre il calore del suo abbraccio”.  I dubbi all’alzarsi delle ombre lo aggredivano, pensava  che non era nelle sue forze e nelle sue capacità  fondare una congregazione, tuttavia avrebbe fatta per intero la volontà di Dio. Nella notte, in compagnia della Madonna , nella grotta troglodita in cui si era accucciato, decretò il nome del suo Ordine, si chiameranno    “Fratelli Penitenti dello Spirito Santo” [1](Celestini). Il giorno dopo, chiamò presso di sé due confratelli, ad essi  dettò le regole e ne sancì la rigida disciplina. La Maiella così  diventa la scuola di spiritualità  e di sapienza, diviene l’università di teologia più prestigiosa del mondo. Maestri e discepoli  lo raggiungevano  di notte per non essere visti e arrestati. Molti erano  gli spirituali francescani , i ribelli dell’ordine di San Francesco che si richiamavano ai valori che il Santo d’Assisi aveva insegnato all’Ordine, tra essi c’erano Clareno e Olivi, grandi predicatori e conoscitore del verbum divino. non si riunivano mai nello stesso romitorio, per paura  della scomunica, nella notte vagavano e prima dell’aurora, verso le tre del mattino, li si vedeva arrivare come  ombre  al l’Eremo di Santo Spirito o  a quello di Sant’Onofrio.

 

Abbazia del SS Spirito

 

 

L’eremita della Maiella diveniva così non solo guida spirituale, ma maestro di teologia, appassionato lettore del vangelo. Li chiamava a profonda meditazione, affinché con lui potessero contemplare la bellezza divina e trovare dentro di sé lo spirito della pace.

I giovani si formavano non unicamente alla teologia, alla meditazione e alla contemplazione, ma impararono e, a loro volta, insegnarono ai contadini e agli operai ad  essere solidali tra di loro. Fu questo un periodo felice per Pietro Angelerio  costruì rifugi, chiese ospizi, mulini, oratori. Quello Spirito contemplativo e adorante, sapeva calarsi in opere terrene e molte ne realizzò in ogni luogo dell’Italia, ma osiamo dire dell’Europa. La sua fama cresceva non solo tra i poveri, ma anche tra gli imperatori, gli intellettuali   e gli uomini più potenti della Chiesa. Dante, Petrarca, Boccaccio  e i monaci di tutti gli Ordini lo ebbero in gran conto. E sempre più si spargeva la voce che i monti della Maiella davano rifugio ad un Santo, a un costruttore di speranze. Affrontava nelle sue prediche problematiche sociali , come l’affrancamento dei pastori e dei contadini dai padroni. Con le prime forme cooperativistiche, i poveri scoprivano l’amicizia, la solidarietà e conseguentemente, il benessere che li rendeva autonomi e li liberava  dalla miseria e dall’odio per il prossimo.

                              

 

Eremo  Madonna dell’Altare.

 

 

 

 

 

 

La morte

 

 Ho realizzato di essere morto e poi rinato un gran numero di volte, ma non potevo ricordarlo solo perché i passaggi dalla vita alla morte e poi di nuovo alla vita sono così impercettibili, un’azione magica per un non nulla, come addormentarsi e svegliarsi di nuovo un milione di volte, l’assoluta casualità e ignoranza di quel che succede. Ho realizzato che è solo per la stabilità dell’Anima che questi frammenti di nascita e morte possono avvenire, come l’azione del vento su un puro, placido, immobile specchio d’acqua. Ho sentito la dolce, eccitante beatitudine, come una gran botta di eroina direttamente in vena; come un sorso di vino nel tardo pomeriggio che ti fa sussultare; i miei piedi formicolavano. Pensavo di essere sul punto di morire in ogni momento. Ma non sono morto…” [2]

 

Meditava frate Pietro sui destini del mondo, sulla morte che spesso si presentava al suo cospetto, pensava ai bambini, alle donne  che ogni notte senza alcuna pietà falciava.

 Quando li sradicava dalla vita  voleva che di essi non  rimanesse niente. Risoluta diceva: “La morte è morte, e questi si fanno beffa di me”. Il Diavolo la stuzzicava : “ in  che senso, come fanno a beffarti? “

La morte rispose ci sono alcuni uomini vecchi o giovani e molte donne alle quali non riesco a strappare i ricordi, pensano al primo bacio, a un figlio lasciato orfano, alle  loro sventure terrificanti, alle sofferenze patite. Altro che morti, sembrano un ‘esplosione di energie che io non riesco ad annientare. Dimmi tu riesci ad annientarli del tutto? Il Diavolo rispose; “Nooo,  a me arrivano proprio morti con la bava alla bocca. Alcuni di questi in vita erano più diavoli di me. I miei casi sono pieni di odio”.

Quella notte nell’eremo a frate Pietro a fargli compagnia c’ erano stati la morte e il diavolo. Parlavano tra di loro come se Pietro fosse già morto.

Pietro ascoltava silenzioso, dopo un po’ intervenne: “la morte non esiste, le creature sono di Dio e tornano a Dio”.

E urlò: “Nessuno muore”.

A queste parole il Diavolo e la Morte fuggirono via avvolti dalla tempesta, lasciando  l’eco delle loro maledizioni.

Il frate disse tra sé :” ognuno deve vivere la propria vita  e molto di quella vita rimane eterna, soprattutto i sentimenti e  l’amore non muoiono mai, gli attimi di gioia nessuno potrà mai cancellarli, vivranno nei segreti che appassionano i poeti.

 

Ciò che ha senso

Senza il mio cuore

non riesco a decifrare

né desideri, né acquisizioni,

a capire le azioni più semplici.

E’ lui a indicarmi

ciò che ha senso,

ciò che vale.

Il resto è ostacolo, fastidio, perdita perenne.[3]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] Pensieri immaginati da C. Moscariello. Tutto ciò che non appartiene all’autrice viene chiaramente definito nelle note.

[2][2] Jack Kerouac

 

[3]Dante Maffia.

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