Avere due lunghe ali
Pietro Angelerio nell’eremo di
Santo Spirito in preghiera ascolta il rumore dell’alba.
La tempesta non aveva dato tregua alle povere
querce. Il fischio dei pastori che
chiamavano i cani a protezione del gregge veniva da lontano e inondava le cime
dei monti. Non erano solo le persone a creare quei rumori, ma i serpenti
insidiosi che si nascondevano sotto la pietra irridevano l’alba con il loro
sibilo che sembrava una risata di sfida . E lì in cielo brillava Venere , prima
di salutare l’alba, la stella più luminosa. Il Santo la fissava incantato e
salutava le anime dei morti che tutta la notte gli avevano fatto compagnia. Qui
sui monti egli adorava contemplare l’alba e accarezzava pensieri di rinascita,
gli ritornava in mente il sogno che
aveva fatto al ritorno da Lione e anche gli impegni presi con i templari: La
Madonna gli aveva chiesto di edificare una grande chiesa che potesse accogliere
il suo futuro e quello della sua gente. Nelle sue meditazioni il Santo si
interrogava sul perché la Madonna aveva detto che ad essa interessava il suo futuro. Cercava la
quieta per ragionare con i santi invece le tempeste che custodiva dentro di sé
erano ben peggiori di quelle che la notte tormentavano l’eremo. I luoghi
contribuivano alla sua ascesi, più si allontanava dal mondo, più saliva e più
si avvicinava al buon Dio. Spesso pensava ai Fioretti di San Francesco , alle
predizioni del Calavrese e lo invadeva all’improvviso lo stesso misticismo, il
suo povero saio si illuminava, come se fosse fatto di fuoco.
Si sentiva responsabile per i suoi confratelli per l’ Ordine religioso che
aveva fondato, fatto da monaci che avrebbero osservate regole severe e in
particolare la povertà e l’illibatezza dello spirito e del corpo. Molti erano i
giovani che si univano alla compagnia di monaci, erano ferventi cristiani e
volevano insieme a Lui imitare la chiesa dei martiri, anch’essi già eremiti e
alcuni di loro già perseguitati per il radicalismo delle loro regole di vita e
accusati in molti casi di eresia. La Chiesa del tempo aveva paura di tutti
coloro che potessero sobillare lo status quo e far cadere la chiesa nel caos.
Il
mistero avvolgeva gli uomini e le cose.
E’ già il tramonto,
l’intera giornata era passata nella meditazione, Pietro non aveva assaggiato
nemmeno un tozzo di pane, dimenticato nella bisaccia. Il tramonto ha il calore
della speranza e tutti i suoi progetti li sente a portata di mano. Nella sua mente
sono già scritte le regole ferree che detterà al suo ordine, come Mosé , sentì
che quei princìpi erano e sono necessari per chi scegliesse di servire Dio e il popolo.
I suoi principi di riforma
nascono dal suo esempio e si riflettono sul mondo. Si potrebbe dire che
Fra Pietro aveva nel cuore non solo Dio, ma anche una linea di riforme
politiche ed economiche ben precise. Sarebbe interessante tracciare non solo le
sue regole che portano a Dio, ma anche le regole che portano al rispetto
dell’uomo e al suo riscatto dalle ingiustizie, alla Pace…...
Forse queste due linee sono congiunte e risplendono di quella luce
di giustizia che è amore e porta al Buon Dio e dunque al riscatto delle genti, alla non belligeranza,
all’assenza delle lotte. La sua regola fondamentale è (più giusto è il
presente) dare il buon esempio e pregare, pregare molto! Le regole avevano il
suo fulcro luminoso nella scelta di amare Dio e tutti i fratelli, la cura e
il rispetto per la sua chiesa, l’amore per i poveri erano questi i valori
ai quali aderiva e voleva che il suo Ordine splendesse come l’azzurro del
cielo, li chiamò celestini, affinché i loro occhi fossero sempre rivolti al
cielo e da esso apprendessero a vivere la luce della Grazia e imparassero a
cogliere tutto il dolce che c’è nella vita di un servitore della Chiesa. La natura di fronte a tanto splendore, attonita
musicava le canzoni più belle e
dava rifugio e protezione ai giovani
monaci e al loro Maestro. Estasiati
gli uccelli felici portavano virgulti d’amore alle creature , nella casa
dell’uomo, delle piante, dei santi, nella casa
di Dio: “Amate la Natura, diceva
Pietro, essa è la nostra madre, ad essa si deve rispetto, affinché
possiamo godere per sempre il calore del suo abbraccio”. I dubbi all’alzarsi delle ombre lo aggredivano,
pensava che non
era nelle sue forze e nelle sue capacità
fondare una congregazione, tuttavia avrebbe fatta per intero la volontà
di Dio. Nella notte, in compagnia della Madonna , nella grotta troglodita in
cui si era accucciato, decretò il nome del suo Ordine, si chiameranno “Fratelli Penitenti dello Spirito Santo” [1](Celestini).
Il giorno dopo, chiamò presso di sé due confratelli, ad essi dettò le regole e ne sancì la rigida
disciplina. La Maiella così diventa la
scuola di spiritualità e di sapienza,
diviene l’università di teologia più prestigiosa del mondo. Maestri e
discepoli lo raggiungevano di notte per non essere visti e arrestati.
Molti erano gli spirituali francescani ,
i ribelli dell’ordine di San Francesco che si richiamavano ai valori che il
Santo d’Assisi aveva insegnato all’Ordine, tra essi c’erano Clareno e Olivi,
grandi predicatori e conoscitore del verbum divino. non si riunivano mai nello
stesso romitorio, per paura della
scomunica, nella notte vagavano e prima dell’aurora, verso le tre del mattino,
li si vedeva arrivare come ombre al l’Eremo di Santo Spirito o a quello di Sant’Onofrio.
Abbazia del SS Spirito
L’eremita
della Maiella diveniva così non solo guida spirituale, ma maestro di teologia,
appassionato lettore del vangelo. Li chiamava a profonda meditazione, affinché
con lui potessero contemplare la bellezza divina e trovare dentro di sé lo
spirito della pace.
I
giovani si formavano non unicamente alla teologia, alla meditazione e alla
contemplazione, ma impararono e, a loro volta, insegnarono ai contadini e agli
operai ad essere solidali tra di loro.
Fu questo un periodo felice per Pietro Angelerio costruì rifugi, chiese ospizi, mulini,
oratori. Quello Spirito contemplativo e adorante, sapeva calarsi in opere
terrene e molte ne realizzò in ogni luogo dell’Italia, ma osiamo dire
dell’Europa. La sua fama cresceva non solo tra i poveri, ma anche tra gli imperatori,
gli intellettuali e gli uomini più
potenti della Chiesa. Dante, Petrarca, Boccaccio e i monaci di tutti gli Ordini lo ebbero in
gran conto. E sempre più si spargeva la voce che i monti della Maiella davano
rifugio ad un Santo, a un costruttore di speranze. Affrontava nelle sue
prediche problematiche sociali , come l’affrancamento dei pastori e dei
contadini dai padroni. Con le prime forme cooperativistiche, i poveri
scoprivano l’amicizia, la solidarietà e conseguentemente, il benessere che li rendeva
autonomi e li liberava dalla miseria e
dall’odio per il prossimo.

Eremo Madonna dell’Altare.
La morte
“Ho realizzato di essere morto e poi rinato un gran numero di volte, ma non
potevo ricordarlo solo perché i passaggi dalla vita alla morte e poi di nuovo
alla vita sono così impercettibili, un’azione magica per un non nulla, come
addormentarsi e svegliarsi di nuovo un milione di volte, l’assoluta casualità e
ignoranza di quel che succede. Ho realizzato che è solo per la stabilità dell’Anima
che questi frammenti di nascita e morte possono avvenire, come l’azione del
vento su un puro, placido, immobile specchio d’acqua. Ho sentito la dolce,
eccitante beatitudine, come una gran botta di eroina direttamente in vena; come
un sorso di vino nel tardo pomeriggio che ti fa sussultare; i miei piedi
formicolavano. Pensavo di essere sul punto di morire in ogni momento. Ma non
sono morto…” [2]
Meditava frate Pietro sui destini del mondo, sulla morte che
spesso si presentava al suo cospetto, pensava ai bambini, alle donne che ogni notte senza alcuna pietà falciava.
Quando li sradicava dalla
vita voleva che di essi non rimanesse niente. Risoluta diceva: “La morte
è morte, e questi si fanno beffa di me”. Il Diavolo la stuzzicava : “ in che senso, come fanno a beffarti? “
La morte rispose ci sono alcuni uomini vecchi o giovani e molte
donne alle quali non riesco a strappare i ricordi, pensano al primo bacio, a un
figlio lasciato orfano, alle loro
sventure terrificanti, alle sofferenze patite. Altro che morti, sembrano un
‘esplosione di energie che io non riesco ad annientare. Dimmi tu riesci ad
annientarli del tutto? Il Diavolo rispose; “Nooo, a me arrivano proprio morti con la bava alla
bocca. Alcuni di questi in vita erano più diavoli di me. I miei casi sono pieni
di odio”.
Quella notte nell’eremo a frate Pietro a fargli compagnia c’ erano
stati la morte e il diavolo. Parlavano tra di loro come se Pietro fosse già
morto.
Pietro ascoltava silenzioso, dopo un po’ intervenne: “la morte non
esiste, le creature sono di Dio e tornano a Dio”.
E urlò: “Nessuno muore”.
A queste parole il Diavolo e la Morte fuggirono via avvolti dalla
tempesta, lasciando l’eco delle loro
maledizioni.
Il frate disse tra sé :” ognuno deve vivere la propria vita e molto di quella vita rimane eterna,
soprattutto i sentimenti e l’amore non
muoiono mai, gli attimi di gioia nessuno potrà mai cancellarli, vivranno nei
segreti che appassionano i poeti.
Ciò che ha senso
Senza il mio cuore
non riesco a decifrare
né desideri, né acquisizioni,
a capire le azioni più semplici.
E’ lui a indicarmi
ciò che ha senso,
ciò che vale.
Il resto è ostacolo, fastidio, perdita perenne.[3]
|
Nessun commento:
Posta un commento