venerdì 16 ottobre 2026
Il Sud nel congresso di Macerata con Michele Prisco e Rocco Scotellaro. Scrittori, Poeti e politica.
Il Sud nel congresso di Macerata (1949)
Di Carmen Moscariello
Per quanti ancora chiedono alla poesia
una guida…
Michele Prisco nel novembre 1949, a
Macerata, in occasione di un convegno su ” La cultura nelle provincie”, portò
un importante contributo al dibattito, qui era presente anche Rocco Scotellaro
che in aperta polemica con Ugo Betti sosteneva l’urgenza del riscatto del Sud e
la fiducia che il Sud poteva farcela e andava rispettato il suo tessuto
economico legato all’agricoltura, più pessimistico Ugo Betti che vedeva un
futuro dolorosamente lungo. Qui Prisco e Scotellaro si incontrarono per la
prima volta. Divenne amico del giovane socialista e l’aiutò nella ricerca di un
lavoro dopo l’uscita dal carcere.
Nell’enorme carriera di Prisco l’anno
1949 potrebbe avere un significato particolare, lo ebbe quest’anno non solo per
lo scrittore che vide affermarsi la sua scrittura a livello nazionale, con la
sua opera d’esordio “La provincia addormentata” emerge anche la sua attività di
giornalista della terza pagina di molti giornali; sul piano storico, a
conclusione della seconda guerra mondiale e la nuova formazione della
Repubblica italiana e quindi della nuova Carta costituzionale, si poneva per
l’Italia e soprattutto per il Sud l’urgenza di ricostruzione del paese, vissuto
dall’’enorme mole di persone alle quali mancavano i principali mezzi di
sussistenza. E’ a questo periodo che bisogna far risalire lo spopolamento del
Sud, i contadini laceri emigravano per il Belgio, ma anche la Corsica, La Francia,
ma soprattutto in America, in Argentina alla ricerca di un luogo d’approdo e
della possibilità di una vita lontana dalla fame. Il Paese, come emerge dal
convegno, non ha ancora trovato la strada per risollevarsi dalla guerra e
l’economia non accenna a ripartire. Unico punto “positivo“ è l’emigrazione
(meno bocche da sfamare e più soldi che arrivano per le famiglie rimaste in
Italia) .Naturalmente il congresso di Macerata fu un congresso ad argomento
politico, ma divenne anche di grande confronto culturale e sociale, si chiedeva,
soprattutto, quale ruolo doveva avere la Provincia nella ricostruzione del
paese. Può sembrare strano a noi interlocutori di oggi che scrittori e poeti
potessero partecipare a un convegno inerente la ricostruzione del paese e che a
volerlo fosse stata soprattutto la CGL. Fatto sta che a questo convegno erano
presenti Michele Prisco, il poeta Rocco Scotellaro e il
poeta-romanziere-drammaturgo Ugo Betti. Dei tre sicuramente Michele Prisco era
già un signore della cultura, ma anche Ugo Betti e il giovanissimo Rocco
Scotellaro il Sindaco Poeta era già un grande protagonista (se solo penso
quanto pietro Nenni lo ha amato, quasi venerato) che si era distinto nella
lotta contro i latifondisti e nella distribuzione delle terre ai braccianti
agricoli e sarà protagonista di buona parte della riforma del Mezzogiorno,
della riforma delle scuole e della lotta all’analfabetismo in questi progetti
imprime le sue energie di Poeta di Socialista di liberale, di appassionato
amore per i deboli. E’ proprio Miche Prisco in un documento prezioso che io ho
trovato nella Banca di Puglia a ricordare questo incontro: Il momento epico
dell’occupazione delle terre lo vide protagonista appassionato e tuttavia
pensoso; fu membro, fra l’altro, del Comitato regionale dell’Assise per la
rinascita del Mezzogiorno. L’8 febbraio 1950 fu arrestato per un preteso
delitto di concussione riguardo a fatti che risalivano all’agosto 1947 e al
febbraio 1948; il 24 marzo 1950 la Sezione Istruttoria della Corte di Appello
di Potenza non solo prosciolse e lo liberò dal carcere.
Da Destini sincronici Amelia Rosselli e Rocco
Scotellaro di Carmen Moscariello Napoli Alfredo Guida Editore 2015
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L'arte della fuga. La cautela calza il saio e la povertà. di Carmen Moscariello
L’arte della fuga
C’è un
crogiolo di luce, di fughe dolorose: quelle di Celestino V e di Benedetto XVI .
Ci sono storie di Santi che rendono immortale il
nome di Dio.
Il firmamento, la
Santità costruiscono
mattone su
mattone la casa dell’uomo e quella di
Dio.
Si
parlerà di periodi storici differenti poiché i
personaggi che incontreremo vissero a
centinaia di anni di distanza gli uni dagli altri; di tanti personaggi, ognuno
a suo modo diverso, ribelle alla regole costituite, creatore e portatore
di una capacità immensa di perseguire i grandi progetti di crescita e di
rinnovamento per l’umanità.
Tra i protagoniste c’è Celestino V.
A tarda età compi un’opera prodigiosa: Non voleva che il suo
ordine scomparisse, anche perché ad esso si erano legati nella preghiera e
nella devozione di Cristo più di 600 giovani. Percorse migliaia di chilometri
per prostrarsi davanti al papa per ottenere e lo ottenne che i Celestini
potessero operare per il bene della Chiesa. Al suo rientro si fermò per lungo
tempo a Firenze, dove la peste sterminava intere popolazione. Qui assistette i
malati e i morienti, tanto che ancora oggi il popolo fiorentino ha grande
adorazione per il Santo. Alla fine del
suo viaggio si ferma all’Aquila, città particolarmente amata da Pietro da
Morrone e vi costruisce la meravigliosa
basilica di Collemaggio, dove si racconta sono nascoste le reliquie di Cristo.
Sempre durante questo viaggio, incontra i templari che sanno che la loro storia può chiudersi
repentinamente e fiduciosi nell’opera e nella fede di Pietro da Morrone gli
affidano ciò di più prezioso che loro possiedono e forse anche denaro che
permise a Pietro da Morrone di
costruire la Basilica di Santa Maria di
Collemaggio che diede e dà all’Aquila grande prestigio. Qui fu incoronato papa
e qui egli pubblicò la Bolla della Perdonanza. Ancora
oggi migliaia di fedeli il 29 agosto varcano la soglia della basilica,
ottenendo, secondo la volontà di Celestino, il perdono di tutti i peccati e la
riconciliazione con Dio. Per la prima volta la chiesa per volontà del papa,
toglie i peccati senza chiedere nessun tributo, permettendo a tutti quelli che
si pentivano di ottenerne il perdono.
Credere in Dio
non significherà in quest’opera ripetere delle litanie.
Sveleremo
archetipi e arcani per cercare anche la nostra strada.
Un mosaico i cui colori schizzeranno fuori dalle orbite e viaggeranno in galassie
differenti, mai raccontate prima.
Con i protagonisti che noi andremo a raccontare, vi
narreremo anche i raggrumati sensi della
ricerca senza limiti dell’ Eterno, dello stesso divino che è nell’uomo. Lo
andremo a cercare con determinazione e follia, senza pace: vogliamo capire dove
cominci Dio e la sua Provvidenza. Capire il martirio dei santi, che non
appartiene solo all’origine della Chiesa di Cristo. I martiri della Giustizia
non sono meno santi di chi per non rinnegare Cristo si fece bruciare. Si accetta in questa ricerca ogni umiliazione, si
cammina mano nella mano con Sorella
Povertà. I personaggi che andremo a conoscere
fanno comprendere che nell’esempio
delle loro esistenza dense di coraggio e di amore è riposta
anche la nostra libertà che è bellezza per ognuno. In questa corte d’amore,
in questo raduno di santità
vogliamo riporre la storia non solo di Celestino V –Santo , ma anche quella di Benedetto-
XVI Papa, sottolineare le nuove e
oneste coordinate per la Pace nel mondo di Papa Francesco . Insieme a questi
esempi di bellezza e santità vogliamo raccontarvi l’opera di molti sovversivi, che hanno contribuito a
salvare la Chiesa, schiodandola da una curia non santa, rivoluzionandola per la volontà del bene e
per l’ eternità della Casa di Dio. Personaggi differenti, vissuti in epoche
storiche differenti, con tempre diverse.
Molti altri
personaggi che fanno da corona, per
niente inferiori e che perseguirono e
perseguono gli stessi obiettivi. Un mandala trapassato da animi e cuori puri,
folli, decisi, disarmati. Sono degli illuminati dallo Spirito Santo e dalla convinzione della bontà delle loro
idee, che nascono dal manto della Vergine che li avvolge e li ricopre , sanando
le loro e le nostre ferite.
Un raduno profumato che continuerà in eterno a diffondere la
Grazia.
Quest’ opera racconta dunque non solo la storia di un Santo e di un grande Dottore della Chiesa, (Celestino V e Benedetto XVI), di Papa Francesco, ma anche di Gioacchino da Fiore, di Angelo Clareno, di Pietro Giovanni Olivi , degli Spirituali , di Jacopone da Todi, dei Padri predicatori, dei francescani, dei monaci benedettini, dei loro monasteri, dei canti, dell’eco del silenzio, dei monti, di un popolo che non vuole arrendersi ai soprusi dei potenti di ogni tempo. La scrittura si pone come una danza circolare, dove lentamente, ma con fermezza si esplicano i fatti divini, quelli umani, quelli storici, quelli drammatici. l’Ahal [1]dei cherubini trapassa il cielo e arriva fino alle grotte dei lupi e ai pastori della Maiella. La montagna, anch’essa riveste un ruolo da protagonista, come la Città del Vaticano. E’ necessario percorrere gli stessi sentieri dei pastori, allontanarsi dal caos dei motori e dalla nostra quotidianità se si vuole incontrare nei sentierii del vento i raduni delle Anime Sante . Vivere il fascino degli eremi ascoltare veri organi musicali, speroni che si affacciano sul Nulla e sono là per testimoniare.
Aspetti parlanti di ogni grazia e confratelli di
scelte radicali . Scenografica è la cima
del monte Morrone e la casta cima
della Maiella e altri giardini
impervi che sfidano il cielo o ci portano in cielo, o semplicemente camere di
clausura come il monastero Mater Ecclesiae
dove Benedetto XVI visse come Papa Emerito e qui morì il 31 dicembre del 2022. Si cercano
radici per far nascere un’uva profumata, né i rami aggrovigliati scoraggiano
l’Anima.
Ecco, trovare l’Anima è la finalità primaria di
quest’opera , Essa è simbolo di cristianità e bellezza.
Se vogliamo conoscere davvero le Anime protagoniste
di questo incanto, bisogna attraversare a piedi la montagna su sentieri
scoscesi, dove il sibilo dei serpenti si specchia nei cieli, dove l’aquila
regina fa le sue acrobazie sugli strapiombi di pietra che travolgono i misteri dell’abisso e si naviga come nuvola nella Luce, nel la
gioia della luce, emblema di ogni salvezza.
Nella
certezza che nulla è impossibile!.
E’ lì il
cuore vivo.
Non solo la montagna è testimone delle storie, dell’amore per la Divinità, dei
travagli, delle scelte fatte sempre per rispettare la volontà di Dio, qui
affiora nel canto delle stagione che Dio,
se è cercato, può rivelarsi anche
all’umile viandante e consegnarsi a noi
nella sua eterna bellezza.
Sui lunghi
tratturi che si affacciano all’abisso e hanno voci e braccia, essi ci porteranno a valle, fino alla chiesa di Santa Maria di Collemaggio,
tra i semplici, dove c’è Dio e dove si ascolta la sua parola.
Non è un cammino
facile !.
Ci sono persecutori e assassini, ci sono gli eretici, ci
sono i sovversivi, ma soprattutto ci sono i Santi che
rinunciano alle tiare. Pur essendo ognuno una roccia fatta di schegge di
ametiste , alla fine qualcosa di eterno li unisce come figli della stessa Madre
. Gli innesti alla vite del Signore sono
tanti, come infinite e misteriose le sue strade: nel 2009 , l’Aquila e la
stessa chiesa di Collemaggio erano state distrutte dal terremoto, il Papa Benedetto
XVI, nonostante volessero impedirgli ad ogni costo l’entrata nella Basilica
per gravi motivi di sicurezza, Egli
contro la volontà di tutti andò a deporre il suo sacro pallio, postogli dai
cardinali sulle spalle al momento delle elezioni, sulla teca che conserva il
corpo di Celestino V.
Chi lo guidò?
Perché questo gesto?
Avvertiva che la Storia stava per ripetersi?
Perché questa corrispondenza d’amorosi sensi? Il grande Teologo, conoscitore di Dio e della
storia della Chiesa, tanto da essere paragonato da molti a Sant’Agostino. è stato il primo pontefice a rendere
omaggio alle spogli di Celestino V.
E da qui ha inizio la Storia
dell’Anima

(In questa foto lasciare solo l’immagine di
Benedetto XVI, togliere tutta la folla che è intorno alla teca, compreso il
prelato segretario di Benedetto.)
La Cautela calza il saio e la Povertà
I due protagonisti principali sono autentici sovversivi, poiché le
dimissioni o la rinuncia ,o “il gran rifiuto” , o la fuga sono un atto
rivoluzionario tra i più destabilizzanti della storia della chiesa e quindi dell’umanità.
Sono un atto di contestazione che sottolinea il disagio e l’impotenza a
cambiare secondo le regole di Cristo le défaillance o i peccatori, [2]l’impossibilità
di correggerli nonostante il grande
impegno. Le loro dimissioni sono un atto
di accusa, esse stesse avrebbero dovuto
provocare ciò che con il dialogo e il loro esempio non è stato possibile
attuare.
Queste due stelle del firmamento sono non solo
dei grandi rivoluzionari, ma innamorati
di Cristo, appassionati di Cristo e
della sua Chiesa e hanno cercato con le loro preghiere di portare l’umanità a Dio.
Con il
termine “Sovversivo” indichiamo
un tempo di grandi rivoluzioni per la chiesa e per il mondo. Un tempo in cui
Dio è protagonista, ma anche il suo contrario fatto di negazioni, di eresie, di violenze, di lotte
che coinvolsero l’intera Europa. Protagonista è soprattutto il monachesimo con
grandi santi , da san Francesco a San Benedetto, al movimento degli eremiti che culmina nella splendida figura di
Celestino e del calabrese Gioacchino da Fiore. Con l’esempio della loro vita e
con la costanza del pensiero e della meditazione si coglie l’emblema più rivoluzionario:
il principio della chiesa povera contro tutte le
teocrazie; restituire ad essa la sua verginità;
il folle eroismo dei martiri si
ripropone intenso in questa fase, si inseguono tutte le strade del martirio di
Cristo e con esso la pienezza della vita, soprattutto quella dei più umile
assume un senso metafisico.
Un simile
scenario mette tutto in discussione e stravolge e sconvolge!
Sono terremoti,
cambiamenti mai pacifici; né i
perseguitati,né i massacrati dalla
storia sono protagonisti marginali. Le
grida e la parola, la croce dei predicatori portano Dio
all’uomo.
Possiamo dire che la chiesa si moltiplica, si amplia
e le strade, le montagne, le grotte le caverne vedono e sentono la parola di
Cristo, scardinando la volgarità dell’inerzia.
Il primo papa
che lasciò il trono di Pietro con immenso clamore fu Celestino V o più
giustamente San Celestino poiché nel 1313 egli fu dichiarato Santo. Le sue
dimissioni ebbero un impatto devastante per il mondo.
[1] Sulle
conseguenze delle dimissioni di Benedetto XVI bisogna attendere i tempi. E’
troppo presto per capire o vedere il ciclone che anche in questo caso si potrebbe
abbattere sulla chiesa
di Roma .
Sono passati
troppo pochi giorni dalla sua morte. Alcuni , forse esagerando, hanno parlato
di scisma.
Ci auguriamo che questa ipotesi sia molto lontana!.
L’elezione di Celestino aveva suscitato grandi
speranze, è essa stessa un atto rivoluzionario. I cardinali-principi della
Chiesa, tutti votati al grande potere temporale, in questo periodo, seppur la
chiesa era tribolante per tante ragioni,
era potentissima , il potere teocratico
del pontefice era il più grande e determinante per
vita degli altri stati. Con Innocenzo III (1198-1216) la chiesa aveva
raggiunto l’apogeo del suo potere. Mentre
l’impero declinava , il Papato assurse alla consapevolezza di rappresentare i
supremi valori della società umana e
cercò di imporre tale superiorità sul piano temporale e politico in tutta
l’Europa. [3]
In tale situazione di convinzione che il Papato
fosse destinatario del potere temporale e spirituale le elezioni di Celestino,
si può dire senza ombra di dubbio, che furono guidati dalla Spirito Santo, i
gli undici cardinali votarono unanimi il
nome di Pietro da Morrone, un eremita,
espressione della chiesa dei poveri, della non temporalità della chiesa,
della contestazione della chiesa grassa. Viveva da povero sui monti della
Maiella e si nutriva di erbe. Errando, nella solitudine cercava Cristo e
meditava sulla Sua Parola. Questa elezioni suscitò grandi speranze. Il mondo
era attraversato da fervori mistici,
molti monaci, ma anche moltissimi laici contestavano apertamente, a rischio
anche della vita, la chiesa temporale. Gli spirituali, già seguaci di san
Francesco, erano stati cacciati dai conventi e insieme ai monaci mendicanti
lottavano non solo con la parola , per una purificazione della casa di Cristo e
l’urgenza di un ritorno alle origini. I papi temevano non poco questi
“sobillatori” . Per questi l’elezione di
Celestino V destò non poche speranze. Anche la condanna di Dante contro
Celestino nasce da una delusione terribile per il gran rifiuto, il Poeta
certamente fece parte della spedizione fiorentina all’Aquila, alla Basilica di
Collemaggio (1294)per rendere omaggio al nuovo pontefice. Inserirei Dante nel
movimento di protesta degli integralisti, egli fu ( De Monarchia ) il più
famoso sostenitore della divisione dei due poteri. Anche alcuni degli spirituali che avevano esultato all’elezione
di Pietro da Morrone, quando rifiutò, lo aspettarono lungo la strada della fuga
e lo insultarono con parole irrepetibili.
Spiegabile quindi lo sconcerto di Dante che precisa di averlo conosciuto
in vita “ vidi e conobbi”. Dante aveva
riposto in lui grande fiducia, sdegnato, pensa che Celestino avrebbe potuto
evitare le grandi guerre che in quel momento attraversavano l’Italia,
soprattutto le lotte tra guelfi e ghibellini e forse in via indiretta
attribuiva a lui il suo esilio da Firenze, ciò avvenne quattro mesi dopo “il
gran rifiuto”.
In un primo momento, Celestino accettò il peso della tiara credendo di fare
la volontà di Dio, ma per non perdere
l’Anima sfidò il mondo del suo tempo, rinunciando al papato. Celestino fu, senza ombra di dubbio, un personaggio
scomodo, amato dai templari e dai contestatori della chiesa di Roma e odiato da
molti. Rimane una personalità per molti aspetti enigmatica e contradittoria,
lasciandoci molti interrogativi.
Chi era?
Con Jacopone da Todi se lo chiesero in molti e
tuttora gli storici si sforzano di rispondere ai molti enigmi del suo pensiero
e della sua vita.
Qual era il suo vero volto?
La
convinzione iniziale di Jacopone da
Todi su Celestino, è quella di ritenerlo uomo virtuoso e l'uomo virtuoso è
capace di resistere alle tempeste, mantenendo ben saldo il «gonfalone», ma i
dubbi ci sono!.
Al momento della rinuncia il frate Jacopone è ben
più violento di Dante. Inoltre egli con gli spirituali firmò un manifesto che
riteneva illegittima la nomina al soglio di Pietro di Bonifacio VIII. Alla salita al trono di Pietro di questo
papa, tutti i firmatari furono scomunicati e condannati al carcere a vita,
compreso Jacopone. Ritengo importante proporre i versi di Jacopone da Todi su Celestino
V, poiché ci danno un’idea chiarissima di cosa successe al momento del gran
rifiuto. Le vie dell’Aquila e di Roma, dell’Italia intera erano gremite da
contestatori , soprattutto gli spirituali e gli scomunicati che volevano
indurre Celestino a ritornare sui suoi passi. Questi contemporanei attribuirono
alla “volpe”[4]
cioè a Bonifacio VIII il disastro che si
era compiuto che essi rifiutavano di accettare, ricorrendo anche alla violenza.
Ritenevano Celestino una persona ingenua e non adatta al mondo corrotto e
carnale della chiesa del XIII secolo e che fosse stato indotto a ritirarsi per
le richieste di potere e di supremazia
dei potenti.
Su questo si
interroga Jacopone: fu un fine pensatore e Santo o un inerme nelle mani della Volpe?
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Que farai, Pier da Morrone1? |
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Se tu hai ingannato il mondo
sarai maledetto.
Parole durissime che testimoniano lo stato d’animo,
lo sdegno di Jacopone da Todi che non
era dissimile da quello di Dante. Celestino forse non si era reso conto di
quanto era amato e d quante aspettative aveva creato e di quale catastrofe rappresentasse per molti la
sua rinuncia.
Bonifacio VIII fu terribile per chi contestava la
legittimità della sua elezione al soglio
di Pietro. Questo furore si riversò anche contro Celestino che fu da lui
imprigionato presso Anagni, la città d’origine di Bonifacio, nel castello-
prigione sul monte Fumone e lì forse ucciso. Il povero frate altro non chiedeva
che ritornare al suo eremo. L’abisso tra i due papi è immenso,
non è un caso che Dante predisse a
Bonifacio che era atteso nelle malebolge dell’Inferno.[5] Fu
egli la causa dell’esilio del Poeta, nel 1301 favorì la presa di potere dei
Guelfi Neri. Nel purgatorio Ugo Capeto parla dell’affronto di Anagni. Il papa
Bonifacio VIII viene citato più volte nelle tre cantiche. Anche San Pietro lo
accuserà di aver trasformato il Vaticano in una cloaca. [6]
Una vita, una
morte e il futuro segnati dal mistero
L’INVERNO DI CELESTINO
Cautela
Bastarono quattro o cinque lampi nella
grotta.
sparati tra nuvole d’argento
a stendere secca l’estate.
Con l’orecchio appiattito contro il suolo
ascolti il sopraggiungere dei tonfi
d’uccelli maturi sotto i colpi
di marroni di mele
cotogne ed il franare
d’un alto inverno con nuvole con piogge.
Calzando cauta lana come fanno
i piedi clandestini degli dei
vai dietro alla porta
del Fato per sapere
che decreto borbotta
che botta ti prepara.[7]
Possiamo dire che la sua esistenza, fin dalla
nascita, fu segnata dal mistero. Se leggiamo le pagine della causa di
santificazione, più testimoni raccontano
che il giorno della sua morte una croce luminosa si accese sul suo carcere sul
monte Fumone, alcuni parlano anche di aver sentito il coro degli angeli che
accompagnava la sua anima santa in
Paradiso. Pur parlando di Lui con cautela, si può rimanere incantati al
cospetto di questo Santo: fece scelte che affermano un alto principio di
libertà e nel contempo di totale abbandono alla volontà di Dio, pur rimanendo
sempre uno dei personaggi più controversi del Medioevo.
Scardinò con la sua santità l’inerzia della chiesa,
insegnando che Cristo va vissuto con passione, furiosa passione, che è poi una
caratteristica che troviamo e apprezziamo in moltissimi santi che sono tanti pilastri della chiesa stessa.
Riteniamo la
condanna di Dante essere contestabile,
lo fece a suo tempo con determinazione il Petrarca, che però non Lo conobbe
personalmente come invece accadde a Dante. Sottolineiamo che per quanto riguarda Dante fu sviato dall’ira
e da ragioni molto personali, la
rinuncia aveva inciso malamente sul poeta, gli condizionò la vita per lungo
tempo e lo costrinse a mangiare “lo pane
altrui”. La predizione del suo avo Cacciaguida[8] è
terribile: tu proverai si come sa di sale lo pane altrui,/[9] e come è duro calle/lo scendere e il salire
l’altrui scale. Il giudizio del grande poeta è terribile nei confronti di
alcuni papi che non esita a porli nell’inferno, ritiene un peccato gravissimo
che la curia mercanteggi Cristo. Petrarca, invece, ritenne ammirabile la
Sua rinuncia, considerando questo
religioso non solo un emblema di santità, ma anche un esempio di libertà e di
fede. Il Poeta nel De vita
solitaria (1342) concorda e ritiene giustissima la Sua decisione alla rinunzia, scorgendo in
quel gesto sofferto e doloroso tutta la dignità di un uomo che rifiuta una
carica per la quale, pur tenendola in altissima considerazione, non si sente
adeguato e impossibilitato da molti fattori ad agire secondo la sua visione del
credo in Cristo. Le parole del Petrarca
invitano a ben riflettere su questo personaggio
che è nuvola d’oro che il Signore
ci ha regalato:
[1] Si
trova nel welayat del n; Turkmenista.
Ha cupole d’oro e cave nella roccia
color carbone, bagnate da limpida acqua. Certi percorsi nelle grotte assomigliano a
quelle della Maiella e del monte Morronne. L’acqua sulle rocce nere è sempre
presente . E’ freddissima, porre i piedi in quei rigagnoli limpidi si ha la
sensazione della tinascita del corpèo e dello spirito
[3][3]
Storia Medievale di Ottavio Barié, ed. Dante Alighieri, volume I ,1973.
[4][4]
Bonifacio VIII fu accusato da Celestino
V di essere una volpe. Aveva lavorato co i suoi “consigli” malefici alle
dimissioni del Santo. E’ questo che nelle piazze gridava la folla.ì
[5] Il
simoniaco Niccolò III posto nella III
bolgia , predice che in quel luogo dell’inferno è atteso Bonifacio VIII.
[6] [6]in Purg., XX, 85-93
l'affronto di Anagni è predetto da Ugo Capeto, il
quale in realtà condanna aspramente la condotta del re di Francia e afferma che
in quell'occasione Gesù è stato oltraggiato e martirizzato per la seconda
volta, poiché il papa è vicario di Cristo in terra. In Par., XXVII,
16 ss. san
Pietro pronuncia una violenta invettiva contro i papi corrotti e
accusa Bonifacio di usurpare il suo seggio, nonché di aver trasformato il
Vaticano in una cloaca / del sangue e de la puzza, tale che Lucifero, cacciato
dal Cielo, si appaga vedendo i misfatti del pontefice.Egli rappresentò per molti la rovina.
[7] Bartolo
Cattafi 1922 -1979, nacque a Barcellona, provincia di Messina.
[8]
Cacciaguida Trisavolo di Dante si trova ne l V cielo, quello di
Marte. Morì nella II crociata tenutasi tra il 1117.1119.
[9]
Paradiso, canto XVII , versi 44-49.Spiriti combattenti.




