venerdì 16 ottobre 2026

L'arte della fuga. La cautela calza il saio e la povertà. di Carmen Moscariello





 

L’arte  della fuga

 

 

 

C’è   un crogiolo di luce, di fughe dolorose: quelle di Celestino V e   di  Benedetto XVI .

Ci sono storie di Santi che rendono immortale il nome di Dio.

Il firmamento, la Santità costruiscono

 mattone su mattone  la casa dell’uomo e quella di Dio.

 

Si  parlerà  di  periodi storici differenti poiché i personaggi  che incontreremo vissero a centinaia di anni di distanza gli uni dagli altri; di tanti personaggi, ognuno a suo modo diverso, ribelle alla regole costituite, creatore e portatore di una capacità immensa di perseguire i grandi progetti di crescita e di rinnovamento per l’umanità. 

Tra i protagoniste c’è Celestino V.

A tarda età compi un’opera prodigiosa: Non voleva che il suo ordine scomparisse, anche perché ad esso si erano legati nella preghiera e nella devozione di Cristo più di 600 giovani. Percorse migliaia di chilometri per prostrarsi davanti al papa per ottenere e lo ottenne che i Celestini potessero operare per il bene della Chiesa. Al suo rientro si fermò per lungo tempo a Firenze, dove la peste sterminava intere popolazione. Qui assistette i malati e i morienti, tanto che ancora oggi il popolo fiorentino ha grande adorazione per il Santo.  Alla fine del suo viaggio si ferma all’Aquila, città particolarmente amata da Pietro da Morrone e vi costruisce  la meravigliosa basilica di Collemaggio, dove si racconta sono nascoste le reliquie di Cristo. Sempre durante questo viaggio, incontra i templari che  sanno che la loro storia può chiudersi repentinamente e fiduciosi nell’opera e nella fede di Pietro da Morrone gli affidano ciò di più prezioso che loro possiedono e forse anche denaro che permise a Pietro da Morrone  di costruire  la Basilica di Santa Maria di Collemaggio che diede e dà all’Aquila grande prestigio. Qui fu incoronato papa e qui  egli  pubblicò la Bolla della Perdonanza. Ancora oggi migliaia di fedeli il 29 agosto varcano la soglia della basilica, ottenendo, secondo la volontà di Celestino, il perdono di tutti i peccati e la riconciliazione con Dio. Per la prima volta la chiesa per volontà del papa, toglie i peccati senza chiedere nessun tributo, permettendo a tutti quelli che si pentivano  di ottenerne il perdono.

Credere in Dio non significherà in quest’opera ripetere delle litanie.

Sveleremo archetipi e arcani per cercare anche la nostra strada.

Un mosaico i cui colori schizzeranno  fuori dalle orbite e viaggeranno in galassie differenti, mai raccontate prima.

Con i protagonisti che noi andremo a raccontare, vi narreremo anche  i raggrumati sensi della ricerca senza limiti dell’ Eterno, dello stesso divino che è nell’uomo. Lo andremo a cercare con determinazione e follia, senza pace: vogliamo capire dove cominci Dio e la sua Provvidenza. Capire il martirio dei santi, che non appartiene solo all’origine della Chiesa di Cristo. I martiri della Giustizia non sono meno santi di chi per non rinnegare Cristo si fece bruciare. Si  accetta in questa ricerca ogni umiliazione, si cammina mano nella mano con  Sorella Povertà. I personaggi che andremo a conoscere  fanno comprendere che nell’esempio  delle loro esistenza dense di coraggio e di amore  è riposta   anche la nostra libertà che è bellezza per ognuno. In questa corte d’amore, in questo   raduno di santità vogliamo  riporre la storia non solo  di Celestino V –Santo , ma anche quella di  Benedetto-  XVI Papa, sottolineare  le nuove e oneste coordinate per la Pace nel mondo di Papa Francesco . Insieme a questi esempi di bellezza e santità vogliamo raccontarvi l’opera di  molti sovversivi, che hanno contribuito a salvare la Chiesa, schiodandola da una curia non santa,  rivoluzionandola per la volontà del bene e per l’ eternità della Casa di Dio. Personaggi differenti, vissuti in epoche storiche differenti, con tempre diverse.

Molti  altri personaggi che  fanno da corona, per niente inferiori  e che perseguirono e perseguono  gli stessi obiettivi.  Un mandala trapassato da animi e cuori puri, folli, decisi, disarmati. Sono degli illuminati dallo Spirito Santo  e dalla convinzione della bontà delle loro idee, che nascono dal manto della Vergine che li avvolge e li ricopre , sanando le loro e le nostre  ferite.

Un raduno profumato che  continuerà in eterno a diffondere  la  Grazia.

Quest’ opera racconta dunque non solo  la storia di un Santo  e di un grande Dottore della Chiesa,  (Celestino V e Benedetto XVI), di Papa Francesco, ma anche di   Gioacchino da Fiore, di Angelo Clareno, di   Pietro Giovanni Olivi , degli Spirituali , di Jacopone da Todi, dei Padri predicatori, dei francescani, dei monaci benedettini, dei loro monasteri, dei canti, dell’eco del  silenzio, dei monti,  di un popolo che non vuole arrendersi ai soprusi  dei potenti di ogni tempo. La scrittura si pone come una   danza circolare, dove lentamente, ma con fermezza si esplicano i fatti divini, quelli umani, quelli storici, quelli drammatici. l’Ahal [1]dei cherubini trapassa il cielo e arriva fino alle grotte dei  lupi e ai pastori della Maiella. La montagna, anch’essa riveste un ruolo da protagonista, come la Città del Vaticano. E’ necessario percorrere gli stessi sentieri dei pastori, allontanarsi dal caos dei motori e dalla nostra quotidianità se si vuole incontrare nei  sentierii del vento i raduni delle Anime Sante . Vivere il fascino degli eremi ascoltare veri organi musicali, speroni che si affacciano sul Nulla e sono là per testimoniare.

 


Aspetti parlanti di ogni grazia e confratelli di scelte radicali . Scenografica è  la cima del monte Morrone e la casta cima  della  Maiella e altri giardini impervi che sfidano il cielo o ci portano in cielo, o semplicemente camere di clausura come il monastero Mater Ecclesiae  dove Benedetto XVI visse come Papa Emerito e qui  morì il 31 dicembre del 2022. Si cercano radici per far nascere un’uva profumata, né i rami aggrovigliati scoraggiano l’Anima.

Ecco, trovare l’Anima è la finalità primaria di quest’opera , Essa è simbolo di cristianità e bellezza.

Se vogliamo conoscere davvero le Anime protagoniste di questo incanto, bisogna attraversare a piedi la montagna su sentieri scoscesi, dove il sibilo dei serpenti si specchia nei cieli, dove l’aquila regina fa le sue acrobazie sugli strapiombi di pietra che  travolgono i misteri dell’abisso  e si naviga come nuvola nella Luce, nel la gioia della luce, emblema di ogni salvezza.

 Nella certezza   che nulla è impossibile!.

 E’ lì il cuore vivo.

Non solo la montagna è testimone  delle storie, dell’amore per la Divinità, dei travagli, delle scelte fatte sempre per rispettare la volontà di Dio, qui affiora nel canto delle stagione che Dio,  se è cercato,  può rivelarsi anche all’umile viandante  e consegnarsi a noi nella sua eterna bellezza.

Sui  lunghi tratturi che si affacciano all’abisso e hanno voci e braccia, essi  ci porteranno a valle, fino  alla chiesa di Santa Maria di Collemaggio, tra i semplici, dove c’è Dio e dove si ascolta la sua parola.

 Non è un cammino facile !.

Ci sono persecutori e assassini, ci sono gli eretici, ci sono i sovversivi, ma soprattutto ci sono i Santi   che  rinunciano alle tiare. Pur essendo ognuno una roccia fatta di schegge di ametiste , alla fine qualcosa di eterno li unisce come figli della stessa Madre . Gli  innesti alla vite del Signore sono tanti, come infinite e misteriose le sue strade: nel 2009 , l’Aquila e la stessa chiesa di Collemaggio erano state distrutte dal terremoto, il Papa Benedetto XVI, nonostante volessero impedirgli ad ogni costo l’entrata nella Basilica per  gravi motivi di sicurezza, Egli contro la volontà di tutti andò a deporre il suo sacro pallio, postogli dai cardinali sulle spalle al momento delle elezioni, sulla teca che conserva il corpo di Celestino V.

 Chi lo guidò?

Perché questo gesto?

Avvertiva che la Storia stava per ripetersi?

Perché questa corrispondenza d’amorosi sensi? Il grande Teologo, conoscitore di Dio e della storia della Chiesa, tanto da essere paragonato da molti a Sant’Agostino. è stato il primo pontefice a rendere omaggio alle spogli di  Celestino V.

 E da qui ha  inizio la Storia dell’Anima

Celestino

 

(In questa foto lasciare solo l’immagine di Benedetto XVI, togliere tutta la folla che è intorno alla teca, compreso il prelato  segretario di Benedetto.)

 

 

 

 

 

La Cautela  calza  il saio e  la Povertà

I due protagonisti principali  sono autentici sovversivi, poiché le dimissioni o la rinuncia ,o “il gran rifiuto” , o la fuga sono un atto rivoluzionario tra i più destabilizzanti della storia della chiesa e quindi dell’umanità. Sono un atto di contestazione che sottolinea il disagio e l’impotenza a cambiare secondo le regole di Cristo le défaillance o i peccatori, [2]l’impossibilità di correggerli  nonostante il grande impegno. Le loro dimissioni sono un atto  di accusa, esse stesse avrebbero dovuto  provocare ciò che con il dialogo e il loro esempio non è stato possibile attuare.

Queste due stelle del firmamento sono non solo dei  grandi rivoluzionari, ma innamorati di Cristo, appassionati di Cristo  e della sua Chiesa  e  hanno cercato con le loro preghiere   di portare l’umanità a Dio.

Con il  termine  “Sovversivo” indichiamo un tempo di grandi rivoluzioni per la chiesa e per il mondo. Un tempo in cui Dio è protagonista, ma anche il suo contrario fatto di  negazioni, di eresie, di violenze, di lotte che coinvolsero l’intera Europa. Protagonista è soprattutto il monachesimo con grandi santi , da san Francesco a San Benedetto, al movimento degli  eremiti che culmina nella splendida figura di Celestino e del calabrese Gioacchino da Fiore. Con l’esempio della loro vita e con la costanza del pensiero e della meditazione si coglie  l’emblema più rivoluzionario:

il principio della chiesa povera contro tutte le teocrazie; restituire ad essa la sua verginità;  il  folle eroismo dei martiri si ripropone intenso in questa fase, si inseguono tutte le strade del martirio di Cristo e con esso la pienezza della vita, soprattutto quella dei più umile assume un senso metafisico.

 Un simile scenario mette tutto in discussione e stravolge e sconvolge!

Sono terremoti,  cambiamenti  mai pacifici; né i perseguitati,né  i massacrati dalla storia  sono protagonisti marginali. Le grida e la parola, la croce dei predicatori portano Dio

all’uomo.

Possiamo dire che la chiesa si moltiplica, si amplia e le strade, le montagne, le grotte le caverne vedono e sentono la parola di Cristo, scardinando la volgarità dell’inerzia.

 Il primo papa che lasciò il trono di Pietro con immenso clamore fu Celestino V o più giustamente San Celestino poiché nel 1313 egli fu dichiarato Santo. Le sue dimissioni ebbero un impatto devastante per il mondo. [1] Sulle conseguenze delle dimissioni di Benedetto XVI bisogna attendere i tempi. E’ troppo presto per capire o vedere il ciclone che anche in questo caso si  potrebbe  abbattere sulla chiesa di Roma .

 Sono passati troppo pochi giorni dalla sua morte. Alcuni , forse esagerando, hanno parlato di scisma.

Ci auguriamo che questa ipotesi sia molto lontana!.

L’elezione di Celestino aveva suscitato grandi speranze, è essa stessa un atto rivoluzionario. I cardinali-principi della Chiesa, tutti votati al grande potere temporale, in questo periodo, seppur la chiesa era tribolante per tante ragioni,  era potentissima , il potere teocratico  del pontefice era il più grande e determinante  per  vita degli altri stati. Con Innocenzo III (1198-1216) la chiesa aveva raggiunto l’apogeo del suo potere. Mentre l’impero declinava , il Papato assurse alla consapevolezza di rappresentare i supremi valori della società umana  e cercò di imporre tale superiorità sul piano temporale e politico in tutta l’Europa. [3]

In tale situazione di convinzione che il Papato fosse destinatario del potere temporale e spirituale le elezioni di Celestino, si può dire senza ombra di dubbio, che furono guidati dalla Spirito Santo, i gli undici cardinali  votarono unanimi il nome di Pietro da Morrone, un eremita,  espressione della chiesa dei poveri, della non temporalità della chiesa, della contestazione della chiesa grassa. Viveva da povero sui monti della Maiella e si nutriva di erbe. Errando, nella solitudine cercava Cristo e meditava sulla Sua Parola. Questa elezioni suscitò grandi speranze. Il mondo era attraversato da  fervori mistici, molti monaci, ma anche moltissimi laici contestavano apertamente, a rischio anche della vita, la chiesa temporale. Gli spirituali, già seguaci di san Francesco, erano stati cacciati dai conventi e insieme ai monaci mendicanti lottavano non solo con la parola , per una purificazione della casa di Cristo e l’urgenza di un ritorno alle origini. I papi temevano non poco questi “sobillatori” . Per questi  l’elezione di Celestino V destò non poche speranze. Anche la condanna di Dante contro Celestino nasce da una delusione terribile per il gran rifiuto, il Poeta certamente fece parte della spedizione fiorentina all’Aquila, alla Basilica di Collemaggio (1294)per rendere omaggio al nuovo pontefice. Inserirei Dante nel movimento di protesta degli integralisti, egli fu ( De Monarchia ) il più famoso sostenitore della divisione dei due poteri. Anche alcuni degli  spirituali che avevano esultato all’elezione di Pietro da Morrone, quando rifiutò, lo aspettarono lungo la strada della fuga e lo insultarono con parole irrepetibili.   Spiegabile quindi lo sconcerto di Dante che precisa di averlo conosciuto in vita “ vidi e conobbi”.  Dante aveva riposto in lui grande fiducia, sdegnato, pensa che Celestino avrebbe potuto evitare le grandi guerre che in quel momento attraversavano l’Italia, soprattutto le lotte tra guelfi e ghibellini e forse in via indiretta attribuiva a lui il suo esilio da Firenze, ciò avvenne quattro mesi dopo “il gran rifiuto”.

In un primo momento, Celestino  accettò il peso della tiara credendo di fare la  volontà di Dio, ma per non perdere l’Anima sfidò il mondo del suo tempo, rinunciando al papato. Celestino  fu, senza ombra di dubbio, un personaggio scomodo, amato dai templari e dai contestatori della chiesa di Roma e odiato da molti. Rimane una personalità per molti aspetti enigmatica e contradittoria, lasciandoci molti interrogativi.

Chi era?

Con Jacopone da Todi se lo chiesero in molti e tuttora gli storici si sforzano di rispondere ai molti enigmi del suo pensiero e della sua vita. 

Qual era il suo vero volto?

La convinzione iniziale di   Jacopone da Todi su Celestino, è quella di ritenerlo uomo virtuoso e l'uomo virtuoso è capace di resistere alle tempeste, mantenendo ben saldo il «gonfalone», ma i dubbi ci sono!.

Al momento della rinuncia il frate Jacopone è ben più violento di Dante. Inoltre egli con gli spirituali firmò un manifesto che riteneva illegittima la nomina al soglio di Pietro di Bonifacio VIII.  Alla salita al trono di Pietro di questo papa, tutti i firmatari furono scomunicati e condannati al carcere a vita, compreso Jacopone. Ritengo importante proporre i versi di Jacopone da Todi su Celestino V, poiché ci danno un’idea chiarissima di cosa successe al momento del gran rifiuto. Le vie dell’Aquila e di Roma, dell’Italia intera erano gremite da contestatori , soprattutto gli spirituali e gli scomunicati che volevano indurre Celestino a ritornare sui suoi passi. Questi contemporanei attribuirono alla “volpe”[4] cioè a  Bonifacio VIII il disastro che si era compiuto che essi rifiutavano di accettare, ricorrendo anche alla violenza. Ritenevano Celestino una persona ingenua e non adatta al mondo corrotto e carnale della chiesa del XIII secolo e che fosse stato indotto a ritirarsi per le  richieste di potere e di supremazia dei potenti.

 Su questo si interroga Jacopone: fu un fine pensatore e Santo  o un inerme nelle mani della Volpe?

 

 

Que farai, Pier da Morrone1?
Èi venuto al paragone
2.

Vederimo êl lavorato
che en cell’ài contemplato
3.
S’el mondo de te è ’ngannato,
séquita maledezzone
4.

La tua fama alta è salita,
en molte parte n’è gita
5;
se te sozz’a la finita
a bon’ sirai confusione
6.

Como segno a ssaietta,
tutto lo monno a te affitta
7;
se non ten’ belancia ritta,
a dDeo ne va appellazione
8.

Se si auro, ferro o rame,
provàrite enn esto esame
9;
quigno ài filo, lana o stame,
mustràrite enn est’azzone
10.

Questa corte è una focina,
ch’el bon auro se cci afina
11;
s’ello tene altra ramina,
torna en cennere e ’n carbone
12.

Se ll’ofizio te deletta,
nulla malsanìa è plu enfetta
13;
e ben è vita emmaladetta
perdir Deo per tal boccone
14.

Grann’eo <n’>abi en te cordoglio
co’ t’escìo de bocca: «Voglio»,
ché t’ài posto iogo en collo,
che tt’è tua dannazione
15.

Quanno l’omo vertuoso
è posto en loco tempestoso,
sempre ’l trovi vigoroso
a portar ritto el confalone
16.

Grann’è la tua degnetate,
non n’è menor la tempestate;
grann’è la varietate,
che trovari en tua masone
17.

[Se no n’ài amor paterno,
’l mondo non girà obedenno
18;
c’amor bastardo non n’è denno
d’aver tal prelazione
19.

Amor bastardo à ’l pagamento
de sotto del fermamento
20;
cà ’l so falso entennemento
de sopre à fatto sbandesone
21.

L’Ordene cardenalato
posto s’è en basso stato,
ciascheun so parentato
d’ariccar à entenzione
22!

Guàrdate da prebendate,
che sempre i trovarà’ affamate
23;
e tant’è sua seccetate
che non se ’n va per potasone
24!

Guàrdate da baratteri,
ch’el ner per bianco ’l fo vedere
25;
se non te ’n sai bene scrimire,
cantarai mala canzone
26.


Se tu hai ingannato il mondo sarai maledetto.

Parole durissime che testimoniano lo stato d’animo, lo sdegno  di Jacopone da Todi che non era dissimile da quello di Dante. Celestino forse non si era reso conto di quanto era amato e d quante aspettative aveva creato e di  quale catastrofe rappresentasse per molti la sua rinuncia.

Bonifacio VIII fu terribile per chi contestava la legittimità  della sua elezione al soglio di Pietro. Questo furore si riversò anche contro Celestino che fu da lui imprigionato presso Anagni, la città d’origine di Bonifacio, nel castello- prigione sul monte Fumone e lì forse ucciso. Il povero frate altro non chiedeva che ritornare al suo eremo. L’abisso tra i due papi è immenso, non è un caso che Dante  predisse a Bonifacio che era atteso nelle malebolge dell’Inferno.[5] Fu egli la causa dell’esilio del Poeta, nel 1301 favorì la presa di potere dei Guelfi Neri. Nel purgatorio Ugo Capeto parla dell’affronto di Anagni. Il papa Bonifacio VIII viene citato più volte nelle tre cantiche. Anche San Pietro lo accuserà di aver trasformato il Vaticano in una cloaca. [6]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una vita, una morte e il futuro segnati dal mistero

L’INVERNO DI CELESTINO

 

Cautela

Bastarono quattro o cinque lampi nella grotta.
sparati tra nuvole d’argento
a stendere secca l’estate.
Con l’orecchio appiattito contro il suolo
ascolti il sopraggiungere dei tonfi
d’uccelli maturi sotto i colpi
di marroni di mele
cotogne ed il franare
d’un alto inverno con nuvole con piogge.
Calzando cauta lana come fanno
i piedi clandestini degli dei
vai dietro alla porta
del Fato per sapere
che decreto borbotta
che botta ti prepara.[7]

 

 

Possiamo dire che la sua esistenza, fin dalla nascita, fu segnata dal mistero. Se leggiamo le pagine della causa di santificazione, più testimoni  raccontano che il giorno della sua morte una croce luminosa si accese sul suo carcere sul monte Fumone, alcuni parlano anche di aver sentito il coro degli angeli che accompagnava  la sua anima santa in Paradiso. Pur parlando di Lui con cautela, si può rimanere incantati al cospetto di questo Santo: fece scelte che affermano un alto principio di libertà e nel contempo di totale abbandono alla volontà di Dio, pur rimanendo sempre uno dei personaggi più controversi del Medioevo.

Scardinò con la sua santità l’inerzia della chiesa, insegnando che Cristo va vissuto con passione, furiosa passione, che è poi una caratteristica che troviamo e apprezziamo in moltissimi santi  che sono tanti pilastri della chiesa stessa.

Riteniamo  la condanna di Dante   essere contestabile, lo fece a suo tempo con determinazione il Petrarca, che però non Lo conobbe personalmente come invece accadde a Dante. Sottolineiamo che  per quanto riguarda Dante fu sviato dall’ira e da  ragioni molto personali, la rinuncia aveva inciso malamente sul poeta, gli condizionò la vita per lungo tempo e lo costrinse a mangiare  “lo pane altrui”. La predizione del suo avo Cacciaguida[8] è terribile: tu proverai si come  sa di sale lo pane altrui,/[9]  e come è duro calle/lo scendere e il salire l’altrui scale. Il giudizio del grande poeta è terribile nei confronti di alcuni papi che non esita a porli nell’inferno, ritiene un peccato gravissimo che la curia mercanteggi Cristo.  Petrarca, invece, ritenne ammirabile la Sua rinuncia, considerando  questo religioso non solo un emblema di santità, ma anche un esempio di libertà e di fede. Il Poeta nel De vita solitaria (1342) concorda e ritiene giustissima la  Sua decisione alla rinunzia, scorgendo in quel gesto sofferto e doloroso tutta la dignità di un uomo che rifiuta una carica per la quale, pur tenendola in altissima considerazione, non si sente adeguato e impossibilitato da molti fattori ad agire secondo la sua visione del credo  in Cristo. Le parole del Petrarca invitano a ben riflettere su questo personaggio  che è  nuvola d’oro che il Signore ci ha regalato:

" “Io considero l’operato di Celestino come quello di uno spirito altissimo e libero che non conosceva imposizioni, di uno spirito veramente divino. Pur al culmine della sua potenza, nella sua augusta e papale dimora, pensando all’angusta stanzetta da eremita, visse umile nel potere, solo tra la folla, povero tra le ricchezze […]. Lo deridano pure, quelli che lo videro: per loro lo squallido spregiatore delle ricchezze e la santa povertà apparivano vili, di fronte al fulgore dell’oro e della porpora. A noi sia concesso di ammirare quest’uomo, di porlo fra i pochissimi, e di considerare una disgrazia il non averlo veduto, mentre il vederlo sarebbe stato per noi un gran guadagno, e avrebbe potuto fornire un esempio efficacissimo a chi affron


[1] Si trova nel welayat del n; Turkmenista. Ha cupole  d’oro e cave nella roccia color carbone, bagnate da limpida acqua.  Certi percorsi nelle grotte assomigliano a quelle della Maiella e del monte Morronne. L’acqua sulle rocce nere è sempre presente . E’ freddissima, porre i piedi in quei rigagnoli limpidi si ha la sensazione della tinascita del corpèo e dello spirito

 

[2]

[3][3] Storia Medievale di Ottavio Barié, ed. Dante Alighieri, volume I ,1973.

[4][4] Bonifacio VIII  fu accusato da Celestino V di essere una volpe. Aveva lavorato co i suoi “consigli” malefici alle dimissioni del Santo. E’ questo che nelle piazze gridava la folla.ì

[5] Il simoniaco Niccolò III  posto nella III bolgia , predice  che in quel luogo  dell’inferno è atteso Bonifacio VIII.

[6] [6]in Purg., XX, 85-93 l'affronto di Anagni è predetto da Ugo Capeto, il quale in realtà condanna aspramente la condotta del re di Francia e afferma che in quell'occasione Gesù è stato oltraggiato e martirizzato per la seconda volta, poiché il papa è vicario di Cristo in terra. In Par., XXVII, 16 ss. san Pietro pronuncia una violenta invettiva contro i papi corrotti e accusa Bonifacio di usurpare il suo seggio, nonché di aver trasformato il Vaticano in una cloaca / del sangue e de la puzza, tale che Lucifero, cacciato dal Cielo, si appaga vedendo i misfatti del pontefice.Egli rappresentò per molti la rovina.

 

[7] Bartolo Cattafi 1922 -1979, nacque a Barcellona, provincia di Messina.

[8] Cacciaguida Trisavolo di Dante si trova ne l V cielo,  quello di  Marte. Morì nella II crociata tenutasi tra il 1117.1119.

[9] Paradiso, canto XVII , versi 44-49.Spiriti combattenti.

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