sabato 6 ottobre 2018
venerdì 5 ottobre 2018
Levigava la nebbia litanie in foglie
di pensieri non proprio felici
mantello d’alba
la pioggia in sinfonia
alle galoche giocava
alle galoche giocava
e musicava dentro le tue carezze
medicamenti ai fuochi del
mare
i tuoi silenzi, il tuo amore
la mano crede ancora alla fiaba del vento.("La Pizia non dà più oracoli, agosto 2015,Carmen Moscariello),
"La
Pizia non dà più oracoli”, (in pubblicazione)mercoledì 26 settembre 2018
Marcello Carlino :"Il regionale delle sei e quarantatre" Rilettura di Carmen Moscariello
Marcello Carlino Il regionale
delle sei e quarantatré, Biblioteca del Vascello, Robin Edizione.
Rilettura
dell’opera di Carmen Moscariello
Le saboteur
tranquille
Un senso
fortissimo di fastidio gli aveva stretto lo stomaco in quell’oretta seguita al
risveglio; perché Erdogan era Erdogan ma era più di Erdogan. Se li ricordava
bene, ne aveva fatto altre esperienze, i manifesti formato lenzuolo con il
furbone di turno che ti si presenta che renidet usque quaque; il furbone, l’utilizzatore
di turno, ora aviatore, ora operaio con l’elmetto, ora più ora meno sempre
furbescamente forte del potere economico che tutto sbianca e non c’è bisogno
d’urina, come gli suggerivano quei frammenti di latinità di cui conservava
memoria, sbiadita memoria è bene precisare. Ma non si trattava solo di averne
conferma che il denaro può tutto, che tutto decide, una storia vecchia come il
cucco questa ;…..
Siamo a pagina 13 del libro e se il lettore si mette bello comodo per
assaporare un romanzo e rilassarsi, ha sbagliato libro, nonostante l’autore si
sforzi in quarta di copertina di darci una trama, siamo di fronte a un uragano insolito e
incontrollabile come mai si può fare con gli uragani. In verità, non voglio
dire che l’inizio della rilettura mi
abbia sconvolto, ma certamente mi ha molto incuriosito. Nei primi periodi di
descrizione di certi ambienti cimiteriali in cui la vita ci costringe a vivere,
sembra di sfogliare qualcuna delle opere di René Magritte, ma anche affondare le fauci in certi
ambienti paranoici di Salvator Dalì. Si sa, Marcello Carlino è un grande
esperto e conoscitori di molteplici linguaggi,(anche linguaggi mediali), di tutta
l’arte del Novecento dalla pittura alla musica, senza contare la Letteratura
del Novecento, l’ ha esplorata in lungo e largo con particolare predilezione
per Gadda (Le lettere a Tecchi) e per Landolfi (Landolfi il fantastico); ha
studiato, prediligendoli, soprattutto i
linguaggi dello sperimentalismo, dell’ avanguardismo, del futurismo,
intervenendo su una lunga serie di autori e di opere strettamente
contemporanei, e dedicando speciale attenzione a Savinio e a Dante, esplorato questo con studi di grande
rilievo culturale e attribuendogli una funzione di centralità di importanza a
livello mondiale: del grande Fiorentino ci indica i punti più salienti del suo
Essere (poeta-Filosofo-conoscitore dell’umano destino): La modernità del messaggio dantesco risiede
nella sua estrema varietà, e quindi nella capacità che la sua poesia ha di
costruire una rete amplissima di significati. Si tratta di un poema che mette
insieme linguaggi e culture diverse. È un’opera fondamentalmente
multiculturale; è un poema che interviene su grandi questioni di carattere
filosofico e scientifico, inserite all’interno di pagine di straordinaria
liricità. Si tratta, insomma, di una poesia a 360 gradi, che tra l’altro ha
delle immagini di straordinaria modernità: io ricordo il XXV canto
dell’Inferno, che sembra persino anticipare alcune scene di film horror
attuali. […] È anche un’opera che consente, volta per volta e frammento per
frammento, di godere di elementi, di
rappresentazioni, di riflessioni, che sono di fondamentale
valore. […] la Commedia,
proprio per questa sua ricchezza di proposte, si presta esattamente
all’esercizio della conoscenza……. Quanto detto, non va inteso come proemio alla rilettura dell’opera,
ma come parte integrata e integrante di quanto scriverò. Non vi è ombra di
dubbio che nella narrazione in oggetto, le Avanguardie fremono con tutte le loro forze
telluriche, sconvolgono tutte le strutture del perbenismo; la parola ben detta
e ordinata secondo le grammatiche di tutte le lingue classiche e moderne che
l’autore conosce in sommo grado, ha improvvisi frullamenti, è una “ scrittura in stato d’assedio”, con colori ben
separati come un cuba libre preso all’Avana. Carlino, dall’apparenza quieto,
raffinato, elegante professore, che con le sue mani delicate, quelle mani che fin da neonato hanno scritto
e raccontato, sempre in movimento e che sembrino accarezzare le parole e affascinare gli ascoltatori, qui,
al contrario, si scatena in un
linguaggio amaro, consortile, quasi non voglia creare differenza tra le parole
e il suo popolo disperato e vittima di cui ci racconta. Soprattutto, il
linguaggio vive in un atto nuovo della
scrittura e anche i contenuti, che vanno a perlustrare fino in fondo, in fondo
quando l’uomo può essere piccolo e meschino, degradato, offeso, derubato, sono
come un porta bandiere che sfida i venti affinché si comprenda ciò che siamo o
che siamo diventati!. Emerge, insomma, una energia nuova, crescente nell’opera:
i samaritani li vedi pure, per quel poco che c’è da vedere nella nebbia, che
rimbrottano, magari con una semplice occhiata in tralice che è più difficile da
vedere per chi narra nella nebbia, rimbrottano i curiosi divertiti e un po’
irridenti(oggi a me domani a te, chiosa di suo e promette mal augurando il
narratore, che prende le parti pure il pronome di prima persona dei derelitti attesi
dai cessi).Insorgono pure e quasi minacciano busse allo sferzatore con sferza
di lingua, che correndo, e assecondandoli, e dando fiato sul collo, e quasi
facendo le mosse di spingerli con mani premute sul didietro, sollecita i
signori in processione: che si diano una mossa, che non facciano i lavativi,
che corrano che tanto più che debbano correre al cesso e al cesso da che mondo
è mondo si corre, che bisogna completare la marcia su uffici e ministeri ed
enti di diritto pubblico che ci hanno il loro cartellino da timbrare; e quando
li recuperi i ritardi che si mangiano le ferie?
Dal punto di vista strutturale sembra di essere nel linguaggio dei
futuristi, la parola è dinamica e la punteggiatura è utilizzata come un motore
acceso, fiammeggiante è la parola di chi racconta. Per i contenuti, sfido chiunque, se questo non fa pensare a un
girone dell’Inferno dantesco (lui, il grande conoscitore di Dante!), dove le anime dannate traghettate lì (non si sa
dove, né da dove) da un maledetto treno, debbono soddisfare i bisogni di
evacuare, tutto si svela nella nebbia in
situazioni grottesche. Il narratore è lui, il Professore che fruga in ognuno di
loro tutte le miserie, che sono anche le sue! Cosa ci si può aspettare da un
mondo defraudato e defraudante? Ma, parlare solo di narrativa o racconto non ci
permetterebbe nemmeno di accedere alla conoscenza vera dell’opera. Egli applica
quegli “espianti pittorici” che sono abituali nelle sue opere critiche, che non
conoscono confini tra la parola poetica- letteraria, quella pittorica, o lo
spartito musicale (tutti campi in cui il
Nostro è grande ). Egli è molteplice e molteplici sono le sue letture che non
conoscono limiti predefiniti, anzi la grandezza è proprio in questo convergere,
quasi lo straripare delle acque del letto di un fiume nel mare, in quel punto
dove non è possibile distinguere le appartenenze. Nel momento in cui il popolo
dei vagoni si agita e cerca conforto nell’urlo, nell’espletare i bisogni
corporali, nelle giocate a carte, nelle maledizioni fragorose, il lettore
dimentica di essere al cospetto di un romanzo e le immagini si susseguono in
sequela come in un museo all’aperto, anch’esso anarchico e rumoroso. Insomma è
come visitare una mostra di Ligabue e uscire dalle sale del Maschio Angioino con
gli urli della tigre di Sandokan nelle orecchie e negli occhi!. Sono effetti
particolari, difficili da descrivere, anche perché non ci sono sbalzi tra i diversi piani di
atmosfere, essi sono tutti metafisici, non direi astratti, né allucinogeni,
tutt’altro, ma vissuti su più dimensioni: in ripiani di suoni, di immagini, di
parole con un luogo fisso: i binari del treno. Scenografia che senza quella freschezza e dinamismo di
linguaggi, che sono propri dell’autore, non solo di quest’opera, leggere,
infatti, un testo di critica dell’Autore è una Beatitudine. Questa fissità,
dicevamo, potrebbe divenire monotonia in
qualsiasi altro scrittore, poiché dopo le prime pagine di incontri dell’autore con
la chiesa e di qualche altro palazzo
malato di morte del nostro tempo, non si incontrano i paesaggi soliti di un
romanzo: i monti, i fiumi, gli alberi per esempio. L’attenzione del lettore si
concentra su Frankenstein e su quella vocina del professore saputello e pedante
, come solo i professori sanno essere, con il loro perpetuo ruolo di insegnare
e far comprendere e perché no, difendere, che analizza anche il quantitativo di
urina che ciascuno ha da pigiare. Forse il libro fa anche ridere; io l’ho letto
anche di notte e due o tre risate fragorose non le ho potuto contenere. E’ un teatro, dove la vita balbetta, non ha
direzionale e ognuno si perde in un’attesa snervante che non porterà mai a
soluzione. Analizzare il proprio percorso di vita? Non sembra! Piuttosto sono
fenditure su ferite aperte e incancrenite, anche la politica è coinvolta in
primo piano in questo gioco al massacro che, ormai, non guarda più in faccia a
nessuno, se non al denaro e al potere. L’opera si snerva, a sua volta, come in teatro, ognuno fa la sua parte e il
bricolage è spettrale, putrido. Non se ne può più di tanta ipocrisia! E poi c’è
la vecchiaia: non ci sono somme da tirare. Non si tira, si affonda.
mercoledì 19 settembre 2018
Bando di Concorso “Tulliola- Renato Filippelli” 2018-19
Premio Internazionale di Poesia, Narrativa, Saggistica
“Tulliola – Renato Filippelli”
XXV edizione – 2018
Il Premio è stato Insignito di medaglia dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per gli alti meriti
culturali, è stato fondato da Carmen
Moscariello che lo presiede.
Presidente onorario del Premio Emerico Giachery.
ART. 1
L’Associazione culturale “Tulliola”
in Formia (LT) (insignita anch’essa di medaglia dal Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano per alti meriti culturali) bandisce la XXV edizione del Premio
internazionale “Tulliola Renato Filippelli”, Premio di poesia edita, narrativa edita e saggistica
edita .
La partecipazione al Premio è aperta a
tutti i poeti, narratori, saggisti residenti in Italia o all'estero, che abbiano
compiuto il diciottesimo anno di età alla data di scadenza
del presente bando, la partecipazione è
assolutamente gratuita.
ART. 2
Il Premio si articola nelle seguenti
sezioni:
A - Poesia editata;
B -Narrativa edita (romanzi o raccolte di
racconti);
C - saggistica a tema libero edita ;
D Saggistica sulla figura e/o
l’opera di Renato Filippelli , compreso articoli di giornali. le opere possono
essere edite o inedite;
Tutte le opere delle sezioni A, B, e C
devono essere state pubblicate in lingua italiana, in formato
Cartaceo, a partire dal 2015;
E Poesia, saggistica narrativa
straniera in lingue araba, cilena,
indiana, serba può essere edita e inedita, l’inedita non deve superare le tre cartelle per ogni sezione, Questi contenuti possono essere spediti anche
in via telematica agli indirizzi che indicheremo innanzi.
ART. 3
Tutte opere edite devono essere inviate in sei copie al seguente
indirizzo:
Alla Presidente del Premio “Tulliola- Renato Filippelli”c/o
prof.sa Carmen Moscariello, via Paone San Remigio, snc – 04023 FORMIA (LT)
Le copie devono essere accompagnate dalla
Scheda di partecipazione allegata al presente bando.
ART. 4
Le sei copie dell’opera, unitamente alla
Scheda di partecipazione, devono pervenire alla Presidenza
del Premio entro il termine improrogabile
del 31 dicembre 2018.
Non saranno prese in considerazione
Non saranno prese in considerazione
le opere giunte oltre tale data.
È possibile partecipare a più di una
sezione, in questo caso le opere dovranno pervenire in plichi
separati, con distinte schede di
partecipazione.
ART. 5
Il giudizio della Giuria è insindacabile.
lA PARTECIPAZIONE è GRATUITA.
lA PARTECIPAZIONE è GRATUITA.
Per le opere straniere la Giuria è così
formata: Raed Aljishi Arabia Saudita,
Santosh Alex India, Milica Lilic
Serbia, Hilal Karahan Turchia ,Oscar
Limache Perù.
Premio per la Legalità
1) la Giuria sceglierà, a suo insindacabile giudizio, tre personalità distintesi
nella lotta alle mafie, nella difesa delle donne e nel perseguire il crimine con onorificenze Istituzionali.
2) Saranno premiati
(massimo tre a pari merito) con coppe o medaglie artistiche quei giornaliste
che con articoli di denunzia, o servizi televisivi avranno contribuito al la crescita umana e bene sociale;;
ART. 6
Per ciascuna sezione, la Giuria
individuerà con giudizio motivato tre opere vincitrici a pari merito e
senza graduatoria. Agli autori delle opere
selezionate verrà consegnato il “Premio Tulliola – Renato
Filippelli” – XXV edizione, consistente in
medaglie ,targhe artistiche, diplomi e altre onorificenze.
Il premio è sovvenzionato da Carmen Moscariello, Aldo Zangrillo donerà le targhe e i diplomi.
Il premio è sovvenzionato da Carmen Moscariello, Aldo Zangrillo donerà le targhe e i diplomi.
.
ART. 7
La Cerimonia di premiazione si terrà lunedì 18 Ottobre 2019, ore 16,30;
Art. 8 La Giuria si riserva di premiare
fuori concorso personalità del mondo della Cultura, dell’Arte e della politica, della Giustizia e Forze dell'Ordine.
Art.9
I vincitori, preventivamente informati,
s’impegnano a ritirare il premio personalmente. I premi non
ritirati non saranno spediti. Le opere
inviate non saranno restituite.
La Presidenza del Premio si riserva la
facoltà di apportare eventuali modifiche al programma,
dandone tempestiva comunicazione ai
partecipanti.
Il Premio non è sovvenzionato da nessun ente o istituzione pubblica o privata. Viene sovvenzionato e organizzato dalla Presidente Carmen Moscariello, le targhe, gli inviti ,le locandine donate dal signor Aldo Zangrillo.
La partecipazione al Concorso implica la
piena accettazione del presente bando in tutti i suoi
articoli.
La Presidente del Premio
Carmen Moscariello
Scheda di partecipazione
·
Premio Internazionale di Poesia, Narrativa, Saggistica
“Tulliola – Renato Filippelli”
XXV edizione – 2018-19
SCHEDA DI PARTECIPAZIONE
Il sott._________________________________
nato/a a_________________il______________
residente in …………………………………….
C.A.P___________Città ___________________
rec. Tel.________________________________
e-mail _________________________________
preso atto di tutti gli articoli del bando
della XXIV edizione del Premio Internazionale “Tulliola –
Renato Filippelli”, accetta tutte le norme
che lo regolano e dichiara:
- di essere maggiorenne;
- di essere cittadino italiano o di uno
dei Paesi dell’Unione Europea;
- di voler partecipare alla sezione
………………….………… con l’opera (titolo/editore)
……...…………………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………………………………………
Firma ___________________________________
domenica 19 agosto 2018
"L'Arcisenso.Dialettica della solitudine" di Aldo Masullo.
L’arcisenso.
Dialettica della
solitudine. Opera di Aldo Masullo Quodlibet Studio.
Rilettura di
Carmen Moscariello
Il vero
senso della vita
“L’Arcisenso”
è un viaggio che pone come uno dei suoi
obiettivi quello di sfuggire all’esilio
della coscienza dall’’uomo, è l’ascensione della bellezza, è il segnale di
liberazione della terra dall’orrore della sua fine. L’Emerito Professore
Masullo in un percorso trepidante ci conduce all’incontro di un silenzio metafisico che si traduce in un
‘attenzione strenua alla vitalità della coscienza, a un incontro del sé nella
sua più alta bellezza e solidarietà. L’epicentro dell’opera è un girasole che
vuole portare la luce là dove le tenebre potrebbero divorare il mondo. L’occhio
del filosofo scruta attento l’esterno e l’interno dell’uomo e procede per riordinare
la storia, concentrando la sua analisi su aspetti fondamentali del percorso
umano. Sgomitola con lemmi esplicativi
le categorie della vita, partendo dalla paticità (L’intoccabile tocco) ossia
dalla tensione emotiva del sé che permette all’uomo di sentire nel più profondo,
prosegue con il dolore (La scelta di Chirone), la solitudine (Leopardi, sentire
corporalmente il pensiero), il silenzio (L’”indecenza della parola”), la
Sapienza, (Nel relativo è la salvezza),
La Grazia (Il repentino della poesia). Rimane fondamentale al suo pensiero
l’intersoggettività, ma in quest’opera il Perturbante va molto oltre, il suo pensiero filosofico
così frenetico di analisi e riflessioni è, qui, percorso da incommensurata
umanità: quasi padre che prende per mano i suoi figli perché non si perdano: se gli alberi non fossero /e tutto il mondo
muto delle cose/che accompagna il mio viver sulla terra,/ io penso che morrei di solitudine/Or questo
camminare tra gli estranei/questo vuoto d’intorno m’impaura/e la certezza che
sarà per sempre./ Ma restan gli occhi crudelmente asciutti. Questi
endecasillabi di Camillo Sbarbaro ci
mettono di fronte a quanto sia grande la separazione tra gli uomini, cosa
ampiamente analizzata, quasi spolpata dal Professor Masullo, perché nulla venga lasciato al caso, ma il
filosofo va oltre il poeta, la sua grande
sfida è stata e rimane l’urgenza di espiantare
il gelo che esiste tra gli uomini, gelo che si trasforma in violenza, guerra,
bestemmia. Per farci comprendere ancor meglio il Professor Masullo si serve per le sue esplicazioni di alcuni versi dell’inconfondibile amato
Fernando Pessoa che ci descrive gli ultimi attimi di un condannato a morte: C’era una rapida storia /nello sguardo che
ha fine…/Bella donna della memoria …/E con la benda annodata , /quella improvvisa pressione/ gli ricorda il gesto e quando
egli lieve,/ di dietro il viso e l’altra mano/pose su quegli stessi occhi.
Breve/quando stava così nel silenzio. La proposta dei versi di Pessoa
serve a meglio introdurci nella paticità,
per portarci in una codificazione del repentino rappresentato nei versi di Pessoa da quella lieve carezza sugli occhi che fa
ricordare al condannato, la carezza ricevuta da una donna, un fatto, forse
lontanissimo e che niente ha a che fare con quanto sta accadendo . ….il repentino che ci “toglie terreno sotto i
piedi”, e ci “fa precipitare, fa crollare il presente ma non il suo corredo di
futuro pedissequo, che in un modo o nell’altro riprenderà il suo inveterato
passo interrotto. All’opposto, quel repentino che nell’eternità dell’istante innalza
“al settimo cielo”, sul limite del tempo e del determinismo causale, come in un
lampo fa intravedere un’altra via, tutt’altra da quella finora percorsa… la
grazia è repentino irrompere liberatorio nella vita degli uomini. Vengono da
essa distrutte pigre resistenze e spazzate via ingombranti macerie: si annuncia
finalmente non impossibile che una nuova libertà vinca la necessità
dell’ossessivo ripetersi. Di autentica bellezza ed eleganza sono queste
pagine del Perturbane come pure quelle dedicate
alla Poesia che altro non è se non la Grazia, una strada importante che ci fa
sentire la nostra coscienza, le nostre emozioni, ci permette di arrivare
all’epicentro del vivere, lontani dalle seduzioni e dagli inganni, ci fa accedere all’l’Arcisenso, ossia al vero
autentico senso della vita, una vita lontana dalla superficialità, non
abbrutita dagli egoismi, che la
coscienza vibri in noi come una scossa
elettrica che ci riporti alla luce. Il repentino e il lungo meditato guardarsi dentro
di sé in ore di approfondito silenzio, ore di solitudine che si traducono in colloquio
con se stessi e con il prossimo, tese
alla riconquista del sé e del prossimo sulla
tastiera del bello, dell’onesto, della pace, se non della felicità. In verità
Aldo Masullo usa quest’ultimo termine
con molta parsimonia, il suo pensiero in eterno movimento tende verso questo Infinito che è il sentire e
toccare l’anima, rinascere ogni ora e
vivere la nitidezza dell’universo. Il libro ha tanti percorsi, il suo studio ci
permette di inoltrarci in un bosco tenebroso e poi pian piano scoprire gli itinerari del pensiero che ci portano a
percorrere la strada del pensiero pensante
che si trasforma in luce, ci libera permettendoci di ascoltare tutte le forze che vanno a definire
una sinfonia d’archi, una narrazione in poesia della filosofia, un liberarsi
dalle paure e ascoltare la propria unicità, scansando i totalitarismi e la
massificazione del sé. Non a caso la
presentazione dell’opera, avvenuta presso la Feltrinelli di Piazza dei Martiri
a Napoli è stata nelle sue strutture, finanche negli aspetti stilisti formali
rielaborata da grandi professori, quasi tutti discepoli del Perturbante. La vita,
l’opera, il pensiero di Masullo si concretizzano nell’esempio della sua vita,
instancabile pronto a lavorare per gli amici che stima, a mettere il suo pensiero e la sua arte
educativa al servizio di chi vuole
apprendere il vero, autentico in ogni sua manifestazione umana e di pensiero:
tutti lo amano, non a caso, per molti di noi Egli è fonte inesauribile di
bellezza e speranza. Il pubblico (la sala della Feltrinelli straripava) lo ha acclamato con amore, riconoscente di tutto
quello che ha dato e che ancora darà (questa è l’ottava opera pubblicata dal giorno del suo pensionamento).L’ incontro
ha avuto come suo protagonista anche il
dolore che nel suo dinamismo è superabile e nel contempo insuperabile, perché
si ripropone in veste sempre diversa sui
binari del tempo che intanto ha valore solo se interpretato nel “Sé”. Alla rabbia del tempo, del nostro tempo in
particolare nello scontro dell’uomo contro l’uomo, fenomeno sempre più doloroso
e invadente, il prof. Aldo Masullo contrappone la ricerca e la ricchezza di una
vita interiore da trovare nel silenzio dell’anima e nel rapporto costruttivo
con il prossimo. Rapporto che non deve essere un vuoto ciarlare, ma pensare
insieme per trovare e percorrere la strada della verità. Il percorso della filosofia non è altro che rispondere al bisogno di
chiarezza, aiutata nell’esplicare il valore dell’Arcisenso dalla poesia che
permette alla tragedia del vivere di trasformarsi in gioia di vivere.
Importante è la società in cui l’individuo cresce, il Prof la distingue in
società calda e società fredda. Crescere in una società calda dove l’individuo
è tenuto in conto per la sua umanità e cultura, è curato e coccolato, dove i
sentimenti sono espressi nella loro pienezza, onestà, bellezza è un presupposto
per stare bene con se stessi e con gli altri un inizio di cambiamento dove si
possa finalmente vivere non distrutti dall’ansia di essere o di possedere. Non
che sia facile dare vita a una coscienza
armonica, bisogna non far spegnere mai l’urgenza della vita, ella deve avere
sempre un senso costruttivo, l’uomo d’intelletto, colui che conosce la strada del sé che è
strada di conoscenza e analisi non può che dare, donare agli altri. La mente
patisce il proprio essere, patire significa sentire il proprio essere e approdare all’Arcisenso che è capacità di ascoltare e amare
se stessi, ma anche rispettare e aiutare l’altro uomo. In questa strada di
chiarezza si immette la poesia che è grazia, pagine intense sono dedicate al
Leopardi, il grande poeta patisce il senso di sé e nel contempo patisce per i
suoi simili. Nella tensione verso il sé l’uomo si magnifica, diminuisce le sue
sofferenze e fa in modo che diminuiscano anche le sofferenze degli altri
uomini. La precarietà delle cose, la mutevolezza dell’essere , “non ci si può
bagnare due volte nella stessa acqua” l’insicurezza dell’essere portano l’uomo
ad inabissarsi, a sperimentare la precarietà come dolore e non senso, “la
coscienza diviene così contingenza straripata”.(Emmanuel Lévinas,
L’evasione1984).Empedocle stesso suggerisce
la conclusione appropriata. Egli chiama Grazia “ l’amica delle Muse”. Il luogo
della grazia non è pratico, cioè teologico, o giuridico, o politico, o etico, bensì
puramente estetico. E’ la bellezza, proiezione oggettiva della poeticità. In un
recentissimo libro autobiografico, una giovane coppia di ipertecnici informatici
narra l’avventura vissuta. L’uomo, investito da una traumatica diagnosi di
cancro al cervello, un giorno, repentinamente, decide di lottare e chiede alla
compagna di aiutarlo a rasarsi, alla maniera punk, come un guerriero moicano. Lei
ora scrive, la parola del repentino che innalza: Quel giorno qualcosa è
cambiato. Eravamo stati investiti dall’onda fortissima della malattia, e dal fondo
iniziavamo a risalire verso la superfice…Una consapevolezza si apriva nel mio
cuore: non la molle speranza di un lieto fine, ma la certezza che la bellezza
non ci avrebbe abbandonato. La stessa bellezza capace di sbocciare lì dentro
l’anonimo bagno di un ospedale.[1] Questo riferimento chiaro e intenso e le
altre molteplici motivazioni che nella
recinzione accorta rendono l’opera profondamente godibile e soprattutto ricca
di una umanità palpitante. Il pensiero del Professor Masullo, pur così logico, costruito stilema su
stilema per arrivare alla verità, ha un conturbante procedere su una linea di
confine che ci porta gradualmente su binari espressivi che ottengono quello
scuotimento e dritti nidificano nella nostra anima e ci rendono partecipi,
quasi un palcoscenico che si apra anche per noi per godere il più bello che la vita ci può sempre
donare in qualsiasi attimo inaspettatamente. Leggere quest’opera significa acquisire
maggiore consapevolezza per la propria vita, si sente dentro un vento mobilissimo
capace di scuotere gli uomini condannati
all’immobilismo o a una velleitaria “felicità”.(Pubblicato da Silarus, n. 317, maqggio-agosto 2018)
venerdì 17 agosto 2018
Alla volta di Leucade: LETTURA DI TESTI DI AUTORI CONTEMPORANEI III, DI P...
Alla volta di Leucade: LETTURA DI TESTI DI AUTORI CONTEMPORANEI III, DI P...: DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE "LETTURA DI TESTI DI AUTORI CONTEMPORANEI III". 2013 - 2015 Si attendono commenti di “PRESA VISIONE...
Iscriviti a:
Post (Atom)


































