lunedì 24 agosto 2026

Dialogo tra l’ eremita Pietro da Morrone e Giacchino da Fiore di Carmen Moscariello

 

Dialogo tra l’ eremita Pietro da Morrone e Giacchino da Fiore

 

 Né la tempesta, né il buio affliggevano il monaco, anzi la voce di Dio arrivava dalle gole delle montagne e nelle voci dei venti e dei ruscelli meglio si faceva udire e raccomandava al Santo di sconfiggere i demoni: “Il demonio è in ogni luogo anche qui tra i monti, tenta con i suoi malefici soprattutto i miei figli più fedeli, agisce imperturbato e distrugge la vita dei pastori e dei paesi arroccati sui monti. Sii guardingo, io ti ho affidato le mie anime, esse vengono a te per essere salvate”. Quella notte, cullato dalla voce di Dio e dalle stelle luminose che tutte riflettevano la loro luce dentro e fuori dalla grotta, così che essa sembrasse la capanna di Betlemme quando nacque il Bambinello, meditava Pietro sull’opera del Calavrese e cercava di ricordare a memoria le parole di quel visionario, accarezzava nella sua mente le sue profezie: “Si verrà il giorno, è vicino, che lo Spirito Di Misericordia scenderà sugli uomini e li avvolgerà nella coltre della pace e dell’amore” Meditava sulle parole di quello che già prima di lui era stato eremita e santo. Trovava conforto per lo spirito nella preghiera e nei canti che nella notte innalzava a Dio. Le pecore e i pastori sentivano nelle ombre che si accalcavano questa voce flebile che sconvolgeva i loro cuori, non riuscivano a capire come mai quel sibilo arrivasse fino ai loro capanni, nonostante l’ululato del vento e dei lupi e il lamento  della civetta. I pastori congiungevano le mani sul petto, si alzavano dal loro giaciglio e pregavano col Santo. La caverna di pietra sui monti che sovrastavano Sulmona era un organo di chiesa, la sua melodia era resa più carezzevole dagli abeti della montagna e si scorgeva un sole di mezzanotte che accarezzava le spighe di luna e sussurrava suadente all’orecchio fortunato, a tutti quelli che nella notte di stelle e di freddo potevano ascoltare. La neve era candida e lieve, solo il vento soffiava gelato ed entrava furioso nella grotta senza porte e finestre. I latrati dei lupi affamati si sentivano vicino e sembrava sfidassero la dolce preghiera dell’eremita:” Ho lasciato il convento, mio Dio, ho scelto la strada che tu mi hai  disegnato. Dammi la forza di resistere, liberami da questa tosse che mi sconquassa il petto. Voglio domani raccogliere le coraggiose primule e la Madonna Santa farà il miracolo che la neve si sciolga come i nostri dolori e diventi fragrante e abbeveri l’arsura dei pascoli. Mi servono le erbe per i miei fratelli e sorelle anch’essi malati, alcuni giacciono con febbri perniciose e già chiedono perdono per i loro peccati. Te ne prego porta la luce e il sole, queste montagne di pietra che io tanto amo mi avvicinano a te. [1]

Ti sento qui nel silenzio della grotta perciò ti parlo e chiedo aiuto. Io sono un povero frate solo tu puoi donarmi la forza necessaria per spargere la gioia del tuo Spirito”. L’eremita con le mani e i piedi piagati dai geloni che il freddo gli ha provocato si chiude nel silenzio e appare ai lupi che si sono appressati alla  grotta sollevato da terra come se Cristo lo accogliesse nelle sue braccia e lo riscaldasse. I lupi miagolano e scodinzolano, ignari del Mistero: “ Gioacchino mio, anche tu soffristi e accettasti anche la condanna e il carcere. Conoscevi bene i monti della Sila e la neve gelida, ben meglio di quanto io conosca i monti della Maiella. Fratello mio, povero Fratello mio, stammi vicino, non mi abbandonare, Tu che sei innalzato agli altari di Cristo che canti e danzi nella Corona dei Beati Sapienti, aiutami a seguire i tuoi tracciamenti, tu, mio Maestro, sommergimi con la tua fede. O Dio donami l’umiltà di Francesco,  fa si che io insegni agli uomini la bellezza e carità di Dio. Anche tu, Fratello mio, abbandonasti l’abbazia di Casamari, so che si trova vicino Veroli, che è e rimarrà una casa di preghiera, la Casa dei Martiri di chi difese Dio e la sua chiesa anche affrontando in tempi non antichi il martirio. I cistercensi sono una comunità eletta, eppure per un colloquio più libero e intenso con Dio tu lasciasti la Casa nel 1182 e ti rifugiasti nell’eremo di Pietralata. Donami il tuo coraggio e il tuo amore, concedimi la tua stessa dedizione a Dio e all’uomo, aiutami ad essere un santo eremita, un servo della volontà di Dio, un fratello per tutti gli uomini perché io possa accogliere nella mia anima la parola di Dio e portarla anche ai poveri di spirito. Caro Gioacchino io non sono un intellettuale come te , conosco poco il filosofeggiare, la mia parole è semplice e umile, è una parola sbrandellata dal dolore e dalla paura del peccato. Il cilicio e la preghiera sono le mie armi contro il demonio. Il nemico di Cristo si appioppa sulle pietre luminose di questa montagna e mi deride, mi tenta vuole entrare nei miei giorni di solitudine e mette in dubbio il mio credo. Ti prego non andare via, non ho niente da offrirti solo un po’ di pane secco e due bacche, preghiamo insieme il buon Dio affinché i lupi smettano di latrare e che la tormenta di neve trovi pace. I cespugli si muovono come conigli spaventati, forse anche i briganti sono vicino a me più di quanto io sappia, ma cosa possono rubarmi?. Povere creature abbandonate dalla notte, aspettano il Tuo conforto. Ricordati anche di loro, il Tuo nome domina e governa anche la pietra che incenerisce ad un tuo solo sguardo. Prego affinché Satana non si presenti anche questa notte. Diciamo insieme le preghiere che ci avvicinano a Dio e chiediamo perdono dei peccati”. Pietro da Morrone si accuccia nell’angolo della grotta dal quale può vedere il cielo e la neve che cade lenta lenta lenta lenta. Il cielo è terso, quasi bianco nonostante la notte e nel cielo si vedano miriade di stelle. Il Calavrese [2]è seduto a terra, vicino all’ingresso della grotta: “ Sappi che Tu sei il prediletto  da Dio, sei predestinato ad essere il Papa del Signore, tu sei la speranza della Chiesa, per la sua resurrezione. Placherai le proteste e l’odio, gli Spiritualisti si aspettano molto da te, gli Ordini religiosi più oltranzisti e in lotta contro la Chiesa del demonio ti daranno man forte per far risorgere la Chiesa dello Spirito. La teocrazia arrogante  delle guerre è destinata a morire. La chiesa dello Spirito e dell’Amore annienterà la chiesa grassa e corrotta, umilierà i cardinali peccatori. Molti saranno i tuoi miracoli e il popolo ti adorerà già in vita. Tu porti il vessillo di tutte le rivoluzioni, il bene, la giustizia si conquistano anche a rischio della propria vita. Il carcere al quale mi condannarono ha reso il mio cuore ribelle e determinato a mai cedere. Il demonio deve essere ricacciato nell’inferno e a te è stato affidato il compito della salvezza. La chiesa è talmente lacerata che non bastano le opere di bene, ha bisogno di uomini coraggiosi che non temono la morte. Tu per questo sarai proclamato Santo”. Intanto, fra Pietro aveva chiuso gli occhi, sfinito dalla giornata di vagabondaggio, forse dormiva, non aveva ascoltato la profezia di Gioacchino . Il Veggente continuò, quasi parlando a se stesso: “Questi luoghi ricordano il mio eremo sull’Etna, lì c’erano il gelo e il fuoco. Ogni tanto il vulcano si svegliava e faville di fuoco arrivavano fino alle stelle, una volta l’ingresso della mia grotta fu sbarrato da cenere e dai lapilli, ma non ebbi paura, il mio cuore offriva solo speranza e carità. I miei fratelli Gioacchinisti si partivano di notte attraversavano i boschi dove abeti parlanti cantavano le lodi a Dio, quando il tempo diveniva feroce, venivano a turno a trovarmi per accertarsi che ero ancora vivo. Spesso anche i monaci dell’Abbazia Benedettina di Santa Maria del Corazzo, venivano a me per congiungersi nelle preghiere mattutine con il sole che appena emergeva dalle cime delle montagne e dal mondo di nubi che imbellettano  gli asprigni scoscesi dirupi. Poi i miei colloqui con la Madonna nel mio ritiro di Pietralata, nessuna parola veniva pronunziata, la preghiera avvolgeva l’anima e il Buon Dio mi sedeva accanto. E poi la gioia di incontrare il Papa Urbano II che mi benedisse e mi chiese di pregare per lui. Io veggente credo e vedo la chiesa rinnovata e guidata da Celestino V. Vedo che i miei fratelli Gioachimiti non saranno perseguitati da Federico II , anzi quando il IV Collegio del Concilio Lateranense aveva condannato il mio Ordine, Federico II contro il volere della Chiesa e del Papa confermerà aiuti ai miei fratelli e al convento  gioachimita di San Giovanni in Fiore. L’ostilità che alcuni racconteranno tra me e Federico II non ha sussistenza: Io qui ti dico caro Celestino, così ti chiamerai quando sarai eletto papa, ci sarà per il mondo un terzo e ultimo stadio, quello dello Spirito Santo, questa nuova era sarà la più felice per la chiesa e per il mondo: ti ripeto verrà l'era dello Spirito Santo, e tu Celestino ne sarai l’ iniziatore. Poi la chiesa soccomberà per i suoi errori e per le molte calunnie e persecuzioni. Ci saranno demoni o anticristo né l’anticristo che Gregorio IX identifica con Federico II è da ritenere nemico di Cristo. Nonostante la chiesa lo scomunichi, pur avendola esso difesa, portato a termine vittoriosamente la V crociata. Né si dimentichi che l’imperatore sarà clemente nei confronti degli ebrei e dei saraceni”.

 

 

 

Dante e le profezie di Gioacchino da Fiore

 

Dante ci descrive la seconda corona del Paradiso che è quella dei sapienti, dove tra gli altri santi scorge Gioacchino Da Fiore. Il Santo veggente che predisse la venuta di un nuovo Salvatore del mondo, non raccontò come gli altri nel medioevo la fine del mondo, ma la nascita di un mondo di luce e di amore, un terzo status del mondo, a quello del Figlio sarebbe sopravvenuto lo Spirito Santo. Celestino V conosceva e aveva appreso molto su Giacchino da Fiore. L’uomo della profezia lo sentiva compagno spesso durante le sue scalate. Una notte dopo tanta fatica aveva raggiunto i 2000 metri della Catena della Maiella e per tutto il tempo aveva pensato alla predizione e alle sue parole che secondo la volontà di Dio lo volevano Papa. Tutti sapevano la profezia di Gioacchino essa era spesso commentata dagli altri frati eremiti e dagli spiritualisti che per sfuggire alle catene  si rifugiavano su quelle montagne. Essi predicavano che presto sarebbe venuto un papa, una figura che avrebbe avuta per il mondo un ruolo escatologico. Molti credettero in questa profezia, poiché e le condizioni di un papato troppo proteso verso un potere materiale aveva creato in molti monaci una forte contestazione e si erano apertamente schierati contro la  corruzione.  Le attese profetiche che venivano diffuse dal Movimento Gioacchinitico , dai francescani spirituali erano una turbolenza difficile  da controllare. Fino ai giorni nostri della Chiesa spirituale e della nomina al soglio di Pietro di Celestino V se ne sono  occupati molti studiosi, soprattutto tedeschi come Franz Xaver Seppelt, (1883-1966)[3]che molto scrisse sulla Chiesa Spirituale, o Ernest Benz[4] (1907) che si occupò dei movimenti religiosi, o il Grudmann Albert (1902-1970) [5]che ha lasciato pagine storiche sul Gioacchinismo, buon punto di riferimento è anche Bacone. Il movimento degli Spirituali, non sempre pacifico, voleva scardinare la chiesa grassa, del lusso e delle ricchezze. Tutti questi movimenti predicavano e osservavano la povertà.

La teologia e la rivolta furono  un viaggio nel mistero alimentato dalla ricerca del colloquio con Cristo

 

 

 Un cristianesimo parallelo

 

La montagna e, in questo lavoro, il Massiccio della Maiella accolsero migliaia di eremiti. Un movimento radicale, rivoluzionario che preoccupava la chiesa che era costituita  dai principi- cardinali che erano determinati a conservare il potere politico ed economico della Chiesa e porre il papa  come unico Sole .

Il potere temporale era una realtà che si manifestava con le guerre , con le scomuniche e il grande desiderio di potere e di ricchezze, di prebende , né possiamo non citare il fenomeno del nepotismo e le lotte fra le potenti famiglie romane e non solo. Questa politica fu criticata non solo da Dante, ma grandi santi avevano fondato ordini monastici che osservavano l’assoluta povertà e la preghiera, senza violenze si votavano a Dio e al prossimo per diffondere il Verbum. Altri non con umiltà , ma agivano con violenza contro la chiesa grassa sfidando i pericoli   pretendevano anche con rivolte sanguinarie che  la chiesa ritornasse  alla santità di Nazareth. La lettura e il commento del testo biblico, l’osservanza di regole severe degli ordini monastici diedero vita a un Cristianesimo parallelo, non pochi furono gli scomunicati e i monaci arrestati. Si pensa e, pare che i fatti lo dimostrino, che lo stesso Celestino fu fatto uccidere da Bonifacio VIII, perché rappresentante dell‘assoluta povertà della chiesa, questi, pur essendo un uomo inerme, fu perseguitato, imprigionato , si temeva che i suoi seguaci destabilizzassero anche con la forza le istituzioni e che il nuovo papa Bonifacio VIII fosse dichiarato usurpatore del trono di Pietro. Il re di Francia non esitò ad accusarlo dell’assassinio e di essere l’usurpatore.

 Il pericolo di uno scisma era sempre presente. Anche gli imperatori e i governatori degli stati europei non volevano più avere un papa dittatore.
Pagine tratte da Celestino v e Benedetto XVI I due Soli, di Carmen Moscariello Gangemi Editore 2025. Vietata qualsiasi riproduzione. 


[1] La meditazione, la preghiera  e il dialogo conil “Calavrese” sono  liberamente inventato dall’autrice.

[2] Gioacchino da Fiore  , così lo chiama Dante nel Paradiso: Il Calavrese.

[3] Storico della chiesa e del papato, “Storia dei papi dall’origine alla rivoluzione Francese”.

[4] Storico dei dogmi e della chiesa.

[5] Professore di Storia medievale, esperto dei movimenti religiosi.

Nessun commento:

Posta un commento