lunedì 12 dicembre 2011

Giuseppe Napolitano


"Non ho più rifugio"

Mi rifugiavo
in me
quando non essere
con te
volevo

Nudo senza più questo
bisogno
non so rifugi in cui
parlarti
ancora


Nuage

Prends ma voix
amène-moi à l'écho.
Prends mon image
amène moi dans ton ombre.
Sur le pays du rȇve
je suis un nuage solitaire.
Là où tu es est un lieu de retrouvailles.

Nuvola

Prendi la mia voce
portami all'eco
prendi la mia immagine
portami nella tua ombra
Sul paese del sogno io
sono una nube solitaria
là dove tu sei un luogo per ritrovarsi




Apparenza di certezza

Solo se riesci a toglierla poi scopri
di avere un'altra maschera sul volto:
il tuo che più non ricordavi fosse
somigliante così tanto a quel che sei

Solo nell'inespresso cui donavi
frequente l'apparenza di certezza
hai finalmente chiaro un sentimento:
dentro abitava in te il burattinaio

Leone D'Ambrosio




Per questa ragione

Non ora, ti spiegherei
il possibile che ingombra,
ciò che mi è più caro
alla finestra sopravvive.
La verità è comunque
in terra più che in cielo,
è un fuscello d'eternità
per non morire altrove.
Per questa ragione
rimando ogni festa breve
ché non sia scarto
di foglia per il ramo.

domenica 11 dicembre 2011

Intervista di Carmen Moscariello alla Poetessa Ninnj Di Stefano Busà

D. cosa trovano nella Poesia i giovani di oggi? in un'epoca così martoriata e incurante della poesia, come e perché, secondo Lei si avvicinano al mondo un po' astratto come quello dei versi?

 

R. proprio nella tipologia del dire, del dialogo o del suo allontanamento in termini concreti dalla cultura  sta la sua risposta. La gioventù di oggi, è vero, non è affatto aliena alla Poesia, come si potrebbe supporre. Proprio in una situazione che incombe drammaticamente sulle spalle della loro generazione, il fattore poesia ne rappresenta antropologicamente il transito difficile e spesso ingrato. I giovani forse, più degli adulti, sanno bene che vi è un divario tra il passato e il presente, e vi sarà un ulteriore scollamento anche nel futuro, perciò si avvicinano alla Poesia come a qualcosa che intimamente assolve e momentaneamente lenisce senza ulteriori afflizioni. La parola scritta è <Verbo>, ma è un linguaggio che sta nella prontezza della sua vocazione, della sua emotività, ne rappresenta i nuovi momenti, la nuova ironia, i simboli, le passioni, la fede nel futuro. Forse perciò la Poesia non li coglie impreparati, non ha bisogno di interloquire con altri, solo con se stessa. La poesia è il valore stesso del loro linguaggio che non si rivolge a nessun'altro, se non al rischio dell'emozione, dell'ispirazione. Perciò al momento attuale è un valore aggiunto: un simbolo che vuole transitare alla Storia

 

D: cosa ritiene che il poeta di oggi debba fare per introdursi in un mondo astratto e tendenzioso e conflittuale e incoerente come quello dell'oggi.

 

R: il poeta è una via di mezzo tra il suo ego più permissivo e il suo riscatto dalla solitudine e dal dubbio. All'uno si rivolge perché è tendenzialmente portato a intravedere i contorni dell'io narcisistico e più egoista, all'altro proprio nella funzione di un riscatto liberatorio e lenitorio.

In entrambi i casi il poeta è condannato alla solitudine e alla full immersion nel mondo, proprio perché avvertito e reso  -testimonial-  di un diverso modo di interpretare la vita, il poeta ne assorbe le asperità e attraverso la poesia induce le sue potenzialità espressive a rigenerasi e ad ossigenarsi.

 

D: in che modo il poeta si colloca nel mondo di oggi?

 

R: è una domanda difficile. Credo che, come la musica ha bisogno di armonia, il poeta ha bisogno di versi per sintonizzarsi col mondo. La sua matrice è sempre spiccatamente subliminale, quando scrive o si fa interprete di un'aspettativa molto precoce quale è l'occasione di esser(ci), qui e dove lo stabilisce l'avventura del poiein, spesso il luogo o il modo non sono necessariamente avvertiti. Quello che il poeta avverte nel profondo è il suo <io>, il suo fine soggettivo, ineludibile  e sorprendentemente misterioso, un richiamo quasi all'altrove, infatti per il poeta la poesia non à mai nei paraggi è sempre oltre il recinto, oltre l'ostacolo, lontano da se stesso.

 

D. Lei è scrittrice bene affermata, conosciuta. In quale ruolo si ritrova a collegarsi, sono state le occasioni a  renderla interessante? oppure, ha determinato la sua pagina poetica una sorta di significazione interiore che l'ha spinta alla ricerca di sé?

 
R: come soggetto del mondo che mi circonda, la Poesia ha rappresentato, fin da subito, la rappresentazione di un ordine dentro la realtà del caos. In giovane età, mi sono prefigurato un mondo forse migliore, vi ho creduto, ho cercato di rifletterlo nella bellezza e ricchezza di una prospettiva che mi dava lenimento: immaginarsi il bello, a volte, è come possederlo, trascriverne vuol dire, assaporarlo, raggiungerlo anche attraverso la sofferenza e il distacco. Oggi, sono in uno stato di atarassia, ovvero la funzione della Bellezza in sé è andata scemando e nella poesia ritrovo i presupposti di una dimensione oggettiva che progetta la forma espressiva, senza più appropriarsene, come se la Poesia fosse compagna di vita, nicchia refrigerante di un piacere sempre nuovo, il ritrovamento di una misura d'ispirazione autoreferenziale, di coscienza e di vita.

Poesia del Poeta Virginio Gambone dedicata a Carmen Moscariello

Ho letto le tue poesie:

 Parole che vanno dritte al cuore:

pelle d'oca sul mio corpo

grumi di lacrime non pianti

sullo schermo

Un mare d'amore donato

a volte solo atteso

mai prosciugato.



C'è Nazarin

che porta la croce con noi

e noi con lui:

la necessità d'amare

nonostante tutto

nostalgia del bello

nonostante tutto

speranza di salvezza

nonostante tutto:

l'amore esiste

il bello esiste

la salvezza esiste

altrimenti

non ne avremmo nostalgia.



Ed è gioia

nei tuoi versi

e luce nei tuoi pensieri,

amica ritrovata.



La tristezza  può attendere

se si incontra

Carmen
tra gli “spinali nvrattusi" della vita.

L’opera teatrale “Giordano Bruno - Sorgente di fuoco” di Carmen Moscariello

Comunicato stampa



L’opera teatrale “Giordano Bruno - Sorgente di fuoco” di Carmen Moscariello

sarà presentata martedì 20 dicembre 2011 alle ore 16,30

a Napoli nella Saletta Rossa della libreria Port’Alba. Relatori Aldo Masullo e Ugo Piscopo


Saranno due insigni rappresentanti della cultura italiana, Aldo Masullo e Ugo Piscopo, a presentare nella storica Saletta Rossa della libreria Port’Alba l’ultima opera teatrale della poetessa Carmen Moscariello: "Giordano Bruno - Sorgente di fuoco". L’opera sarà recitata dagli attori Lia Della Rosa, Christian Repici, Domenico Versaggi Panno, alla chitarra Giovanni Della Rosa, due in fotografia di Franco De Luca.

Il libro, che si avvale della Prefazione di Aniello Montano e reca la pregevole copertina disegnata dal Maestro Salvatore Bartolomeo, è un'opera in tre atti e analizza il percorso di sofferenze e torture inflitte dalla chiesa al Monaco eretico, divenuto simbolo della libertà di pensiero e fondatore della Nuova era. Giovanni Paolo II, tra gli altri grandi meriti, ebbe quello di chiedere scusa per gli errori commessi dalla Chiesa nel periodo della Controriforma cattolica, riferendosi in primis a Galileo e a Bruno.

L’opera della Moscariello è senz’altro un esempio di grande coraggio per le precise denunzie contro la chiesa e contro una società corrotta e omologata, simile per molti versi al nostro quotidiano nichilismo. I fili si confondono e si intrecciano in uno spasimo arguto di passato e presente rasentando forme di identificazione della scrittrice con il grande Nolano, fino ad arrivare a un dialogo-scontro tra il Filosofo e la Donna-Poeta. L’opera in ottave concentra nel verso una musicalità aspra e rivoluzionaria, tutto si muove e si trasforma in uno scenario rapido e tempestoso di grande suggestione. L’opera non rispecchia i canoni filosofici, si muove visionaria alla ricerca del Bene Assoluto per il quale vale la pena vivere e anche morire. Creativo, intuitivo il verso ha ritmi incalzanti, capovolge anche la figura della donna-strega che durante l’Inquisizione venne bruciata e nell’opera si erge a giudice supremo delle bassezze e morbosità umane. Passionale il dramma esprime il dolore per una societàche si sbriciola, malata di ipocrisia e volgarità. L’assenza della “verità” porta la stessa chiesa ad offendere Dio e l’uomo come essere amato da Dio al di sopra di tutti. Si stagliano quindi figure come quelle del Bellarmino, di Campanella, dei giudici della Santa inquisizione, del rogo, del fuoco non come elemento di pena, ma come simbolo di divina purificazione.

martedì 6 dicembre 2011

Presentazione dell'opera teatrale "Giordano Bruno sorgente di fuoco" di Carmen Moscariello

Comunicato stampa.

L’opera teatrale Giordano Bruno Sorgente di fuoco di Carmen Moscariello sarà presentata martedì 20 dicembre, ore 16:30, presso la libreria Guida Port’Alba di Napoli. Relatori il Filosofo, Onorevole Aldo Masullo e il Poeta Ugo Piscopo.

L’editore Guida presenta nella storica Saletta Rossa della libreria Port’ Alba, ( luogo sacro della cultura,  riconosciuto Patrimonio dell’Umanità) l’ultima opera teatrale della Poetessa Carmen Moscariello. Relatori due insigni rappresentanti della cultura italiana l’Onorevole-Filosofo Aldo Masullo e il grande Poeta Ugo Piscopo.

Il libro che porta la pregevole copertina disegnata dal Maestro Salvatore Bartolomeo è un’opera in tre atti e analizza il percorso di sofferenze e torture inflitte dalla chiesa al Monaco eretico, divenuto simbolo della libertà di pensiero e fondatore della Nuova era. Giovanni Paolo secondo, tra gli altri grandi meriti, ebbe quello di chiedere scusa per gli errori commessi dalla Chiesa nel periodo della Controriforma cattolica, riferendosi in primis a Galileo e a Bruno. L’opera sarà recitata dagli attori Lia Della Rosa, Franco De Luca, Christian Repigi, Domenico Versaggi  Panno, alla chitarra Giovanni Della Rosa, fotografia di Franco De Luca.
L’opera della Moscariello è senz’altro un esempio di grande coraggio per le precise denunzie contro la chiesa e contro una società corrotta e omologata, simile per molti versi al nostro quotidiano nichilismo. I fili si confondono e si intrecciano in uno spasimo arguto di passato e presente rasentando forme di identificazione della scrittrice con il grande Nolano,fino ad arrivare a un dialogo- scontro tra il Filosofo e la Donna –Poeta. L’opera in ottave concentra nel verso una musicalità aspra e rivoluzionaria, tutto si muove e si trasforma in uno scenario rapido e tempestoso di grande suggestione. L’opera non rispecchia i canoni filosofici, si muove visionaria alla ricerca del Bene Assoluto per il quale vale la pena vivere e anche morire. Creativo, intuitivo il verso ha ritmi incalzanti, capovolge anche la figura della donna –strega che durante l’Inquisizione venne bruciata e nell’opera si erge a giudice supremo delle bassezze e morbosità umane. Passionale il dramma esprime il dolore per una società che si sbriciola, malata di ipocrisia e volgarità. L’assenza della “verità” porta la stessa chiesa ad offendere Dio e l’uomo come essere amato da Dio al di sopra di tutti. Si stagliano quindi figure come quelle del Bellarmino, di Campanella, dei giudici della Santa inquisizione, del rogo, del fuoco non come elemento di pena, ma come simbolo di divina purificazione.