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martedì 29 novembre 2011
martedì 22 novembre 2011
Il Maestro Giuseppe Supino espone a Latina presso la Galleria Rosati
Inaugurazione il 10 dicembre 2011 alle ore 17:00
Cromie d’Autunno
di Carmen Moscariello
Si apre il girasole nel suo splendore e gli echi viaggiano in un mondo sperato, fatto di luce, di onestà e di ostinata ricerca del vero. L’arte del grande Maestro matura in sentieri ardui e solitari di meditazione e di ricerca, faville di vita vissuta sugli speroni di un Dio contiguo. Questo intenso e instancabile analizzare porta l’arte a livelli di sublimazione, ma anche di studi tecnici a servizio di un simbolico-evanescente magnificat. Implume, delicato sentiero di primule, nonostante l’accordato litsziano, a mo’ di minuetto, tremulo, nato da note che si allungano nella notte stellata.
In queste ultime opere, che il Maestro ha prodotte, c’è tra le altre un Arlecchino in manto viola che si inneva in perturbante attesa di un sogno, forse di qualcosa che la vita può ancora donare. Le faville si irradiano dalle mani, questa volta non levigate ed eteree come quelle alle quali l’artista ci ha abituato, ma nodose fuori da ogni canone, aperte ad accogliere il grande dono dell’Essere.
Senza maschera è Arlecchino, o meglio con una maschera ridotta a pendendif, quasi che il maestro volesse imporre la propria verità nuda, chiara, dolorosa, senza alcuna ambiguità o sortilegio.
Che la maschera cada, finalmente!
La maschera che il mondo ci impone per dimenticare la propria accidia, i propri fallimenti , Supino non teme alcuno: il mondo ci guardi per quello che siamo -dice-, non temiamo giudizi, navighiamo alla ricerca del tempo perduto e guadagniamo il nostro tempo nella ricerca di Dio. E ancora a conferma di quanto sopra, c’è anche come recentissimo lavoro quello dedicato a un Cristo-Uomo: un’altra tela che il Maestro mi ha dato il privilegio di vedere in fieri, (fin dall’accurata preparazione della mestica, tra miscellanea del bianco piombo e del bianco zinco ) e in seguito di seguire queste due opere nei mesi di lavoro che l’hanno prodotte: testimoniano nella loro straordinaria bellezza le albe insonni, nel silenzio dei ritmi del cuore, nei dolori che l’anima e il corpo infliggono all’uomo. Impressionante il miracolo a cui si assiste nel volteggio quotidiano di foglie d’autunno che ogni giorno danzano nei chiari pensieri, nella dolorosa ricerca di testimoniare ciò che il cuore detta. Trovarle in una metamorfosi quotidiana, dove lo studio della luce, delle ombre e penombre, dei pieni e dei vuoti, del tono su tono danno vita a un mondo viola, a piegature setose, morbide sensualità, a pudori romantici.
Anche adesso l’arte di Supino ci sorprende per i suoi fuochi levigati, sotto lo stilema raffinato, studiato fino allo spasimo arde una ribellione al male, una tessitura di scelte coraggiose che tutte confluiscono non pacificate nella sua arte.
domenica 20 novembre 2011
I dipinti minturnesi di Antonio Sicurezza
Il 20 novembre alle ore 16,00 presso la Sala Consiliare del Comune di Minturno verrà presentata l’opera di Mario Rizzi dedicata al grande pittore Antonio Sicurezza ,prefazione all’opera di Carmen Moscariello.
Presenzierà il Commissario prefettizio Vincenzo Greco. Relatrici la Poetessa Carmen Moscariello e la professoressa Grazia Sotis. Sarà presente il figlio del Maestro, l’ammiraglio Eugenio Sicurezza
Dalla Prefazione:
“L’umile Dio dell’Alba”*
Antonio Sicurezza e la città di Minturno
Di
Carmen Moscariello
il poeta Giuseppe Conte ritrovò nella purezza del più semplice l’alto canto poetico, lo stesso può dirsi dell’arte pittorica del Maestro Antonio Sicurezza, testimoniata in quest’opera dall’accurato studio di ricerca di Mario Rizzi.
Quello di più candido, quale un’alba trifolante sul mare, ancora attonito dai chiarori lunari, è raccontato nel testo da infinite e preziose testimonianze umane e artistiche.
Proprio quella luce, che attraversa ogni immagine dell’opera di questo importante Artista, testimonia la bellezza di un percorso teso verso l’Essenza.
Dalle opere sacre in trasparenza di mitezza e sacrestia , agli evangelici nudi, alle chiacchierine nature morte, c’è l’ardire di uno studio fatto non solo di linee e spatole, ma di una ricerca dell’altrove.
Che dire degli oggetti dello studio dell’artista che ci raccontano la storia di un uomo semplice, quel mettere in prima fila, quasi un palcoscenico, la sacralità del pane: poco basta al genio per vivere, mentre i libri occupano quasi ogni spazio, l’orizzonte poetico è raccontato da questa urgenza del meditare, appunto del ricercare.
E’ la luce che si bagna, si irraggia , attraversa limpida e fa splendere e inchioda lo spirito che entra nelle cose.
Crediamo sia fatica inutile rapportare i capolavori di questo Artista a una qualche scuola del Novecento o altrove, e vestirlo di una definizione che lo vede maestro nel riprodurre il reale. Questa fissità non gli appartiene, poiché Egli non riproduce, ma ricerca quell’anima mundi che è in appartenenza ad ogni cosa del cosmo.
L’arte di Antonio Sicurezza è poesia, è la storia dell’anima che piegata su stessa ricerca un percorso sacrale, senza mai distaccarsene. Non a caso molte chiese gli commissionarono numerosi lavori e oggi fanno bella mostra, impreziosendole non poco, ma soprattutto restituendoci quel misterioso analogico cammino della luce.
Ammirando i due capolavori della chiesa del Carmine a Formia non si comprende mai se la luce scenda verso chi prega, oppure rapisce per proiettarci in alto in un mondo mansueto d’amore, un San Francesco che nelle sue mani possiede la città turrita e quegli spazi d’orizzonti, mutevoli, quel verde quasi incompiuto: non è dato all’uomo completare l’ascesa.
Ricchissima quest’opera in basso di infiniti particolari, un mondo di colori con i fichi d’india a i piedi del Santo, per purificarsi man mano salendo fino al Nulla, quasi esso volesse meglio dimostrare l’Essenza.
Altro particolare che ho amato studiare sono i piedi che escono dalle lunghe vesti, piedi disadorni, stabili potenti nella loro forza, fatti per sostenere corpi luminosi, tessuti di trasparenze, di giuochi argentati, inumani.
Purtroppo non ho conosciuto personalmente il Maestro, nelle mie ricerche ho trovato poco sul suo carattere, ma doveva essere un uomo che conosceva la meditazione e la preghiera, le maree dovevano averlo attraversato più volte, per irrompere nel greto delle sue pitture.
L’irrompere lo troviamo nelle rappresentazioni di San Giovanni (Chiesa di San Giovanni a Formia); fanno bella mostra i suoi quadri nella chiesa, or ora restaurata, qui il colore è più sgargiante, la spatola si muove veloce sui corpi e sugli abiti, uno studio attento anche della rappresentazione.
Porrei l’accento su questo punto: la rappresentazione; il Maestro prima di iniziare il lavoro, anche delle nature morte, distribuisce gli spazi, quasi un regista e nel contempo scenografo che dà i ruoli alle cose e alle persone, niente è casuale, questa attenta distribuzione ci immette anche nel suo iter meditativo, ci illustra chiaro le sue scelte di vita che si trasformano poi in scelte artistiche.
La sua arte è sempre vestita di umile, ama l’essenza, fiorisce e si intreccia di raggi come un mandorlo di primavera.
Si dice nemo profeta in patria, ma al contrario Antonio Sicurezza fu apprezzato, capito, amato e tutti i paesi limitrofi alla città di Formia e la stessa città si fregiano di sue opere preziose.
E, qui si pone l’urgenza di questa pubblicazione di Mario Rizzi, poiché le opere che ho elencate sopra sono tra le più conosciute, mentre quelle indagate dall’autore sono altrettanto preziose e quindi da offrire alla conoscenza del grande pubblico.
Il lavoro di Mario Rizzi ha ricercato con certosina precisione sulle opere che la città di Minturno possiede, rappresentandole singolarmente e ponendo l’accento in particolare sulle pacchiane minturnesi e quindi sul mondo femminile contadino che non poco doveva affascinare l’Artista. Dove attingere se non nel più puro: le giovani fanciulle e la terra con la sua forza vitale, rigeneratrice.
E così, nella sua ricerca lo studioso ci propone la fanciulla con gatto nero, sempre viso basso, purissimo, assorto, dove sorprendono le trasparenze dei merletti, pure la pacchiana con fuso, qui protagoniste a confronto sono la giovinezza e la vecchiaia, entrambe fascinose.
Continua, Rizzi nel suo accurato studio, a proporci altri quattro lavori dedicati alla pacchiana, sottolineando come l’artista non si ripete mai nel garbo e negli orpelli. Tutto va a definire un mondo arcaico, seppur lontano, prezioso che l’Artista osanna, eleva a strenua bellezza.
Naturalmente non poteva, Rizzi non testimoniare della mostra che il Maestro tenne a Minturno nel 1956 , e qui ci propone lo scorrere di immagini, né sorprende lo studio accurato dei volti. Credo che il Maestro si sia accanito a voler testimoniare nelle pieghe scarnificate, profonde di vita (vedi la descrizione che Rizzi fa di Girlando il minatore fig. 5, nel paragrafo rapporti amicali di Sicurezza con i minturnesi) le ferite inflitte dal tempo; interessantissimi sono i volti degli anziani, sia maschili che femminili.
La stessa pensosità a cui accennavamo agli inizi, attraversa i luoghi, impregnati di storia, i vicoli dai quali la luce filtra e tesse lo scorrere inesorabile del tempo.
Mario Rizzi non si sottrae anche dal raccontarci oltre agli archi e alle chiese e agli spazi e al cielo minturnese ritratti dall’Artista, anche fatti e rapporti che Egli ebbe con personalità della città come quelli con Angelo De Santis e Pietro Fedele, oppure con l’amico Domenico Giarnnella.
Ed ecco alfine protagonista “La frutta e il mercato settimanale del sabato a Minturno”, le preziose nature morte: quelle spighe che si aprono alla vita, al sole, spigolano chicchi dorati , tra cipolle e meloni; il Maestro ama l’umiltà della materia e il suo grembo dischiude maree di frutti succosi, aggrovigliati in dolce sentire.
Questo studio è esemplare, poiché ci consegna la storia di un Artista che appartiene carnalmente ai nostri luoghi e in questo caso alla città di Minturno.
Lo studioso ci racconta le opere, le tira fuori dalle collezioni private per trasformarle in patrimonio di noi tutti.
domenica 30 ottobre 2011
Presentazione del libro di Mario Rizzi "I dipinti minturnesi di Antonio Sicurezza"
Domenica, 20 novembre, ore 16, presso la Sala Consiliare del Comune di Minturno presentazione del libro di MARIO RIZZI.
Domenica 20 novembre, alle ore 16, presso la Sala Consiliare del Comune di Minturno verrà presentato il sedicesimo libro di Mario Rizzi dal titolo “I DIPINTI MINTURNESI di ANTONIO SICUREZZA”.
Mario Rizzi, in questo libro, ha messo ben in evidenza proprio quella luce che attraversa ogni immagine dell’opera di questo importante artista, dove, tramite i suoi dipinti, Antonio Sicurezza testimonia la bellezza di un percorso artistico teso verso l’Essenza. Dalle opere sacre in trasparenza di mitezza e sacrestia, agli evangelici nudi, ai costumi tradizionali delle pacchiane minturnesi e castelfortesi, ai paesaggi, alle “chiacchierine” nature morte, c’è l’ardire di uno studio fatto non solo di linee e spatole, ma di una ricerca dell’altrove.
Gli oggetti ed i prodotti delle nature morte di Antonio Sicurezza diventano i protagonisti del periodo, come già fu nel Seicento. Nella pittura moderna essi sono ingigantiti per il ruolo e rivestiti delle attività umane, come, per esempio, la raffigurazione della caldarèlla e della cazzuola del muratore, allo stesso modo del pranzo composto di pane e cipolle, elevandoli fino a simboli di comportamento dell’uomo e concetti archetipici.
E qui si pone l’urgenza di questa pubblicazione (la sedicesima) di Mario Rizzi, poiché i dipinti sopra elencati sono fra i più conosciuti, mentre quelli indagati da Rizzi sono altrettanti preziosi e, per la maggior parte, inediti e quindi da offrire alla conoscenza del grande pubblico.
Il libro di Mario Rizzi consta di 148 pagine, con 131foto a colori ed in bianco e nero. La pubblicazione è curata da Palombi Editori - Roma, specializzata dal 1914 nel campo dell’editoria artistica, culturale e turistica.
Il testo si snoda attraverso un’appendice ed otto capitoli così suddivisi:
L’excursus vitae di Antonio Sicurezza; I quadri di Antonio SICUREZZA; La personale di Antonio Sicurezza a Minturno del 1956; Il mondo femminile delle pacchiàne di Minturno e Castelforte; La frutta ed il mercato settimanale del sabato a Minturno; I paesaggi di Sicurezza; Rapporti amicali di Sicurezza con personalità di Minturno e Storia del costume tradizionale femminile della pacchiana minturnese.
La pubblicazione di Mario Rizzi si fregia della prefazione della Prof.ssa e Poetessa Carmen Moscariello e di un prologo della Docente Universitaria e critico Grazia Sotis.
Alla manifestazione sarà presente il figlio dell’Artista, Eugenio Sicurezza, Ammiraglio Ispettore Capo nella Marina Militare Italiana.
Il testo è dedicato da Rizzi all’ex Docente Universitario, Poeta e Scrittore Renato Filippelli, scomparso il 20 maggio 2010, maestro ed amico sodale nel culto dei valori che ha unito, per oltre un trentennio, Mario e Renato, nell’elevazione culturale della città di Minturno.
MARIO RIZZI
I DIPINTI MINTURNESI
DI
ANTONIO SICUREZZA
Prefazione di Carmen MOSCARIELLO
sabato 15 ottobre 2011
Articolo di Latina Oggi sul Premio Tulliola e altra rassegna stampa
L'articolo è stato pubblicato nell'edizione del 5 ottobre 2011
LEGGI L'ARTICOLO DI LATINA OGGI
ARTICOLO "INFOSANNIO"
ARTICOLO "DIMMIDIPIU.COM"
ARTICOLO "THEMA L'INFORMAZIONE"
sabato 24 settembre 2011
Giulio Marra - Ca’ del Lov
Venezia: Studio LT2 2008, 182 pp. (Paola Irene Galli Mastrodonato ©)
[…] della Casa del Lupo, era tanto tempo che Giovanni non ci veniva, ne aveva perso per così dire le tracce, era un essere dal quale s’era gradualmente allontanato. Piuttosto, lo aveva suggestionato l’idea di una bianca figura nel bosco, forse un cane, magari un lupo bianco dagli occhi obliqui e denti di vampiro. […] Vitalità e vita. […] lo sguardo si fermò a lungo tra il nero dei tronchi che, qua e là, mostrava chiazze più chiare, qualche tocco di luna faceva intuire il movimento del terreno. Lo sguardo vagava tra gli alberi, ipnoticamente attratto. Era un buio profondo, abissale quello della montagna. In quel buio si doveva entrare, quel silenzio si doveva ascoltare. (pp. 48-49)
Nella sua seconda prova in veste di scrittore, Giulio Marra ci offre un suggestivo ritratto di un angolo appartato della nostra cultura e, per estensione, della nostra coscienza. Ambientata sull’Appennino del “versante bolognese”, tra Zocca e Castel D’Aiano, durante una breve ma intensa stagione estiva, la storia si dipana tra il passato che ritorna e il presente enigmatico e sfuggente che assediano da vicino i protagonisti della riunione di famiglia all’interno della Casa del Lupo a cui rimanda il titolo in dialetto del romanzo.
L’antica costruzione è nello stesso tempo custode di un segreto sconvolgente che risalirà dalle profondità inesplorate a rivelare l’essenza ultima della ricerca sulle proprie origini portata avanti da Giovanni, e, simultaneamente, rappresenta la “porta” iniziatica verso l’ignoto e la trascendenza che si apre con uno spiraglio inquietante e quella “lingua d’aria fredda” (p. 44) nella consapevolezza dei personaggi femminili più anziani, Alma, Amerina e Graziella, vestali della tradizione e dei valori contadini, e di Nerina, la giovane fidanzata di Giovanni, che a un certo punto viene quasi espulsa dallo spazio simbolico e sostituita dai due personaggi “vincenti”, la bimba Gisella, un elfo biondo e incantevole dall’identità misteriosa, e soprattutto Dada, la donna amata nell’adolescenza da Giovanni e ormai scomparsa, “allontanata come una cometa lungo un’ellissi sconosciuta e non […] più ritornata” (p. 118).
Docente di letterature anglofone a Ca’ Foscari e massimo studioso italiano del teatro canadese contemporaneo, Giulio Marra ben ha saputo intrecciare in questo suo racconto neo-gotico motivi e spunti tematici che dimostrano la sua perfetta padronanza del grande repertorio narratologico a noi pervenuto dalle tradizioni letterarie più svariate. Chiaro mi appare il riferimento alla haunted house (la casa stregata) di matrice inglese prima (il celeberrimo castello di Udolfo di Ann Radcliffe, anch’esso situato sugli Appennini) e americana poi (la casa di Usher di Poe con Madeline che risale alla superficie dai sotterranei), ma anche la Casa del Lupo quale potente avatar totemico che ci rimanda ad una stratificazione archetipica della nostra cultura, quei lupercalia che in qualche modo uniscono il nostro passato pagano con i riti dei popoli aborigeni dei nostri giorni. E che dire della Ca’ del Lov immersa nei boschi quale rivisitazione della capanna di Baba Yaga che, secondo Propp, “struttura” la nostra interpretazione del reale e dell’immaginario dalla notte dei tempi? Al post-moderno come teoria della revisione di tutti gli assunti si rifà indubbiamente la costruzione dei personaggi, che più che essere dotati di una propria esistenza all’interno di una diegesi, di una sequenza di avvenimenti riconoscibili, sembrano rimandare a figure immanenti e senza tempo, dallo spessore quasi allegorico e che richiamano alla mente la lucida poetica di Alain Resnais de L’année dernière à Marienbad.
Molteplici, infine, sono i vari espedienti che rendono godibile la lettura del romanzo, dal “manoscritto ritrovato” che articola il codice ermeneutico al quale è legata a doppio filo la soluzione del mistero, al flusso di coscienza reso tipograficamente in corsivo e che esprime l’identità sdoppiata del protagonista, fino all’atmosfera onirica e dal sapore “sublime” (in senso settecentesco!) che la prosa di Marra sa evocare:
venerdì 23 settembre 2011
I vincitori del Premio Tulliola
Verbale d’assemblea per il Premio Internazionale Tulliola 2010-2011
XX Edizione
L’Associazione Tulliola ha deciso di rendere omaggio con medaglia del Presidente del Senato al Pubblico Ministero della Direzione Anti Mafia di Napoli Pierpaolo Filippelli, per l’impegno profuso nella lotta alla camorra anche nel Sud Pontino. Di premiare per gli alti meriti culturali ed umani la giornalista Mary Attento e il poeta Giuseppe Napolitano per una vita dedicata alla poesia .
Di seguito l'elenco dei finalisti della ventesima edizione, proclamati dalla Giuria formata dal presidente Ugo Piscopo, dal presidente onorario Erasmo Magliozzi, dalla presidente del Premio Carmen Moscariello, e da Maria Argenziano, Silvano Cuciniello, Giuseppe De Nitto, Manfredo Di Biasio, Michele Graziosetto, Alfonso Malinconico, Domenico Pimpinella, Rita Panniozzo, Tommaso Pisanti, Alessandro Petruccelli, Mario Rizzi.
Segretaria del Premio: Dott. Barbara Vellucci
Nel Premio oltre i partecipanti del 2011 sono confluiti anche quelli del 2010 (La premiazione nel 2010 non ebbe luogo per il lutto che colpì l’Associazione per la morte del Presidente della Giuria il Poeta- Critico letterario Renato Filippelli che da 20 anni l’aveva presieduta con onore e generosità.)
In totale i partecipanti al Premio di Poesia sono stati 780 provenienti da ogni parte d’Italia e dell’Europa. Per il romanzo 120 , per la saggistica 32. Nessuna tassa è stata richiesta ai partecipanti, tantomeno l’Associazione ha chiesto contributi ad enti pubblici o privati. Proclamazione dei vincitori per la Poesia
Prima Ninnj di Stefano Busà per “Quella luce che tocca il mondo”, Bastogi Editore;
Prima ex-aequo Alessandra Cenni per “Corpi celesti” Editore Lieto Colle;
Secondo Giuseppe Manitta per “L’ultimo canto dell’upupa”. Il convivio Editore
Terzi a pari merito:
Mina Antonelli per “Il sogno del Sud”,L’Autore libri Firenze;
Giannicola Ceccarossi per “Aspetterò l’arrivo delle rondini”;
La commissione ha ritenuto degni di menzione per la Poesia:
Elisabetta Vatielli per “Fiori mai nati”;
Laura De Santis per “Cassandra”;
Mario Savonardo per “Pensieri di carta”;
Ivana Brigliadori per “ Letras de tango”;
Danila di Croce per “ Punto coronato”; (avvisata)
Roberto Mestrone “Tra l’ali di un sonetto
Salvatore Sibilio per “Corda tesa”.
Vincitori del Tulliola per il romanzo:
Primo: Ca’ del lov di Giulio Marra, Editore Studio LT2;
secondo: Claudio Turina per “Sabbia”, Aletti Editore;
terzo: Luigi Tosti per Sangue seleucide; Albatros;
Degni di menzione per il romanzo:
Francesco Zingoni per Demian Sideheart;
Mariagrazia Buonauro per “Sogni tra i fiori;
Nicola Amato per “Il segreto del Castello di Olsztyn;
Alessio Lo Baido per “Je ne regrette rien”;
Luigino Vador per “Il coraggio di amare”;
Vittorio Casali per “Un balcone su via Merulana” AVVISATO.
Saggistica: La rivolta di Itri di Pino Pecchia.
L’associazione culturale Tulliola ringrazia gli artisti che hanno danato le loro opere
necessarie alla premiazione.
Ai vincitori del Premio Tulliola saranno donate opere dei Maestri: Salvatore Bartolomeo, Antonio Conte, Celestino Casaburi, Ernessto D’Argenio,Franco De Luca, Gerardo De Meo, Raffaella Fusciello, Antonio Scotto, Giuseppe Supino,Antonietta Ascione,Francesco Stravato.
L’Associazione ringrazia anche il Signor Aldo Zangrillo che ha donato ai premiati le targhe e ha pagato personalmente la stampa degli inviti e delle locandine. Si ringrazia anche Mario Rizzi per aver donato alcune serigrafie di sua proprietà.
Attori: Antonella Simeone, Lia Della Rosa, Franco De Luca.
Fotografo: Franco De Luca.
Intrattenimento: Ensamble:Golgonda
Componenti: Christian Repici (voce), Lia Della Rosa(voce), Alberto Nardone (chitarra),Manuel Conte(batteria),Giovanni della Rosa (basso).
Pezzi: Sho sholoza (dialetto africano); Vento sottile (italiano, inglese), epitaffio di sicilo (greco antico-inglese); theirabhaile riu(celtico antico-inglese) ;shir’a’shirim (ebraico-inglese); O fortuna (latino-inglese).
Cover: Gracias a la vida (joanbaez); The islander (Nightwish).
Cantante: Lina Senese.
Alla chitarra: Giovanni Senese.
La Giuria ha deciso di premiare anche tre personalità che si sono distinte rispettivamente per la lotta alla camorra, per l’impegno nella diffusione della Poesia e per la dedizione al sociale e alla cultura nel giornalismo. Verranno, pertanto premiati:
Il Pubblico Ministero della DDA di Napoli Pierpaolo Filippelli per il coraggio dimostrato nella lotta contro la camorra, con medaglia del Presidente del Senato.
Il giovane Magistrato ha iniziato la sua carriera in Sicilia come Sostituto procuratore, si è occupato di delicate indagini contro le principali cosche attive sul territorio di Catania e Siracusa(Clan Santapaola e clan Cappello). Per il suo impegno nel 2005 ha ricevuto il più importante premio per giovani magistrati, pertanto come Pubblico Ministero in Sicilia è stato insignito del “Premio Livatino per l’impegno sociale”.
Dal 2004 è in servizio presso la Direzione Distrettuale antimafia di Napoli dove si è occupato dei principali clan camorristici campani e in particolare quelli attivi nei territori a Sud della città di Napoli. Particolarmente importanti le indagini che hanno riguardato la città di Ercolano, qui grazie alle sue capacità professionale, e alla sua determinazione, nonché al coraggio dei commercianti e imprenditori del luogo è stato debellato quasi del tutto il racket delle estorsioni. Da segnalare anche le indagini che hanno dimostrato l’attuale esistenza di cellule di organizzazione camorristiche operanti anche sul territorio del Sud Pontino. Le indagini che ha coordinato sono sfociate nel sequestro (anche nel Sud Pontino ) di ingenti patrimoni mafiosi e camorristici per svariati milioni di euro .
Si è occupato anche di associazioni a delinquere finalizzate a turbare il regolare e corretto andamento della pubblica amministrazione, pilotando appalti per milioni di euro. Ha condotto indagini nel settore delle scommesse clandestine legate ad eventi sportivi che hanno dimostrato la presenza nelle stesse di organizzazioni camorristiche. Ha ottenuto nei processi decine di condanne all’ergastolo e ad altre pene molto pesanti.
Per tutti i motivi su indicati e in particolare per il suo impegno nella lotta alla camorra nel Sud Pontino, l’Associazione Tulliola ha deciso di rendergli onore con la medaglia del Presidente del Senato.
L’Associazione Tulliola ha deciso di premiare per l’impegno culturale ed umano la giornalista, dottoressa Mary Attento;
Mary Attento è assunta a Il Giornale di Napoli nel 1995, diventando giornalista professionista due anni dopo. Nello stesso periodo collabora con l’emittente televisiva Canale 10 e, negli anni seguenti, con numerose testate cartacee e online. Dal 2007 al 2008 collabora con la redazione di Caserta del quotidiano Il Mattino. Attualmente è coordinatrice redazionale del mensile nazionale Guida ai Libri.
Altro luogo di impegno profondo è l’editoria, che la porta a fondare e amministrare una casa editrice a Caserta nel 1999. Successivamente passa, con l’incarico di responsabile della sigla “Lettere italiane”, al gruppo editoriale e librario Guida.
Dal 1997 si occupa professionalmente di rapporti con la stampa nel settore culturale e medico-sanitario, prevalentemente; ma anche nel campo politico, economico-sociale, turistico e ambientale. Dal 2003 al 2008 è stata responsabile Comunicazione della Casa di cura “San Michele” di Maddaloni (CE), ruolo che è tornata a ricoprire nel 2011. Parallele agli incarichi di uffici stampa e relazioni pubbliche, l’attività di relatore a incontri culturali e scientifici anche di respiro nazionale e la docenza nei settori comunicazione/giornalismo ed editoria (da tre anni è docente alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale). È impegnata nel sociale e nella vita associazionistica.
Nel 1997 ha ottenuto un premio speciale dal Centro Studi Erich Fromm. L’11 febbraio 2010 ha ricevuto il Premio Inform@salute dell’Associazione House Hospital onlus.
Sarà anche premiato “Per una vita dedicata alla Poesia” il Poeta Giuseppe Napolitano.
GIUSEPPE NAPOLITANO è nato a Minturno (Lt - Italia) il 12.2.1949 e risiede a Formia. Figlio di Nicola, anch'egli noto scrittore e uomo di scuola, e di Lina Rotunno. È sposato con Irene Vallone, hanno una figlia: Gabriella.
Si è laureato in Lettere all'Università di Roma con una tesi sul teatro surrealista francese.
Ha insegnato per 33 anni, quasi sempre Lettere nei Licei.
È Presidente dell’Associazione culturale “la stanza del poeta” (che è anche il nome di una collana editoriale, in cui si pubblicano da sei anni piccoli libri di autori dell'intero bacino del Mediterraneo).
Si dedica alla promozione della letteratura e in particolare della poesia, partecipando a importanti convegni all'estero (Francia, Spagna, Tunisia), e organizzando manifestazioni internazionali (ultima delle quali il festival "Il viaggio della parola" con dodici poeti di dieci Paesi, in occasione del recente Yacht Med Festival a Gaeta).
È appena tornato dal Festival internazionale di Smedérevo in Serbia (dove gli è stato tradotto un intero libro) e dal Festival di Tetòvo in Macedonia (dove gli è stato conferito un Premio per la promozione della cultura albanofona in Italia).
Ha al suo attivo una settantina di pubblicazioni.
Tra le più importanti pubblicazioni di poesia:
Momenti 1970;
Dentro l’orma 1978;
Maschera 1978 (Premio "Casa Hirta");
Se rincorri un po’ di ieri nel domani 1989;
Creatura 1993 (premio "Alfonso Gatto");
Poesia / non poesia 1994 (premio "Portico di Onofrio");
Parola di parole 1998;
Equilibrio variabile (con traduzione in spagnolo di Carlos Vitale) 2000;
Passaggi (5 piccoli libri), 2002;
Insieme a te io sono nato ancora (25 variazioni per la figlia Gabriella) 2003;
Alla riva del tempo 2005;
Vola alta, parola (poesie 2002-2007) 2007;
Antologia (poesie 1967-2007 a cura di S. Di Spigno) 2009 (premio "Pensiola sorrentina" e premio "Poseidonia Paestum");
Misura di vita (con traduzione in spagnolo di Carlos Vitale) 2009;
Ditët e Naimit (con traduzione in albanese di Elvana Zaimi) 2009;
Genius loci (18 poesie per Normanno Soscia), 2009;
Quadernetto 2010;
E poi... (con traduzione in arabo di Abdelmajid Youcef) 2010;
Quanto di te (contrappunto a Roland Barthes) 2011.
stanzadelpoeta.wordpress.com
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