PREFAZIONE di Padre Andrea Mandonico
La lettura del libro della professoressa Carmen
Moscariello è veramente una boccata d’aria pura, di alta montagna. Fa bene al
fisico ma soprattutto al cuore che su un’alta montagna si riempie di purezza e
lo sguardo abbraccia cose belle, meravigliose, orizzonti che sembravano
conosciuti e invece ci appaiono come nuovi e ancor più maestosi.
In effetti, quello della professoressa
Moscariello è un libro che permette di riprendere la storia, accende la memoria
sugli studi fatti, apre orizzonti nuovi che stimolano la ricerca e rinnova il
desiderio di continuare ad approfondire i temi che magistralmente ha toccato.
Ancora una volta si rivela vero ciò che scriveva in Fuga senza fine, nel
1927, il grande Joseph Roth: “Ci vuole tempo prima che una persona trovi il suo
volto”.
Forse di Celestino V ricordiamo solo il
rimprovero dantesco “che fece per viltà il gran rifiuto” (Inferno
III, v. 58) e di
Benedetto XVI sono ancora vivide in noi le critiche oltre ogni misura alle
quali fu sottoposto dai mass-media nazionali e internazionali.
La professoressa Moscariello ci fa rivolgere
verso di loro un nuovo sguardo accumunandoli perché entrambi “eretici della
coerenza e del coraggio” poiché ebbero la coerenza e il coraggio di lasciare il
ministero Petrino: Papa Celestino V dopo appena 5 mesi e Papa Benedetto dopo
poco più di 8 anni.
Chi erano e quali sono state le ragioni che
hanno spinto questi due papi alle dimissioni?
Papa Celestino V (Pietro del Morrone 1209-1296).
Nacque in una povera e numerosa famiglia di semplici contadini; nel 1230 entrò
nel monastero benedettino di S. Maria di Faifula, un anno dopo decise di farsi
eremita e dopo l’ordinazione sacerdotale, si ritirò sul monte Morrone e poi sui
monti della Maiella, dove lo raggiunsero molti discepoli, richiamati dalla sua
santità e dai miracoli che compiva. Così che la sua fama oltrepassò i suoi
amati monti e il suo nome era conosciuto alla corte pontificia, alle corti
reali e nel collegio cardinalizio.
Nel 1294 fu eletto papa e prese il nome di
Celestino V. All’elezione avevano contribuito vari fattori: la
situazione politica ed ecclesiale, le attese di rinnovamento spirituale della
Chiesa e pure il desiderio di eleggere un candidato di transizione, scegliendo
un eremita inesperto, molto avanti negli anni, che senz’altro non avrebbe scompaginato
lo ‘status quo’ della Chiesa. “Fu un errore e un equivoco. Pietro aveva 85 anni
ed era inesperto sia del governo della Chiesa come della politica. Era un santo
eremita, animatore di un ramo dell’ordine benedettino (i celestini) ma non un
capo”. (Mezzadri, L., Storia della Chiesa tra Medioevo ed epoca moderna,
CLV – edizioni, Roma 1999, p.39). Resosi conto della sua inadeguatezza,
Celestino ebbe l’onestà di lasciare, lo stesso anno, la cattedra di Pietro: il
suo pontificato era durato 5 mesi e nove giorni. Morì due anni dopo, il 19
maggio 1296 ed è sepolto nella Chiesa di S. Maria di Collemaggio all’Aquila.
Attorno alla sua figura nacque subito una leggenda
nutrita da una parte dai suoi discepoli e amici e dall’altra dai suoi
avversari. Peter Herder scrive: “Predicatori come il Savonarola lo resero
temporaneamente popolare a Firenze e a Roma. Voci critiche nei confronti di
Pietro-Celestino come quella di Dante rimanevano un'eccezione. Al di là delle
speculazioni escatologiche impressionò i contemporanei e i posteri l'umiltà del
vegliardo, che spontaneamente aveva rinunciato alla più alta carica della
Chiesa. Petrarca, che sosteneva il principio della "vita solitaria",
giudicò la rinuncia non come un atto di viltà, ma come l'atto di uno spirito
veramente celeste. L'abdicazione significò però anche la fine definitiva delle
illusioni di tutti quelli che, come Dante, avevano sperato in un rinnovamento
della Chiesa” (Herder Peter, Treccani per i Papi).
Benedetto XVI (Joseph Aloysius
Ratzinger 1927- 2022). Nacque
a Marktl am Inn, in Germania, da una famiglia di modeste condizioni economiche.
Ordinato sacerdote nel 1951 fu subito destinato all’insegnamento. Intellettuale
di primo ordine partecipò come perito al Concilio vaticano II. Scrisse molte
opere e fondò con i Cardinali von Balthasar e de Lubac, la rivista Communio.
Nel 1977 Papa Paolo VI lo nominò arcivescovo di Monaco e Frisinga e qualche
mese dopo lo creò cardinale. Nel 1981 Papa Giovanni Paolo II lo nominò Prefetto
del dicastero per la Dottrina della Fede e divenne uno dei suoi più stretti e
ascoltati collaboratori. Occupò tale prefettura fino all’elezione papale
avvenuta il 19 aprile 2005 e assunse il nome di Benedetto XVI. Anche da papa
continuò lo studio e la pubblicazione di opere teologiche, come non ricordare
trilogia su Gesù di Nazareth; senza poi dimenticare le tre
encicliche: Deus caritas est; Spe salvi e Caritas in
veritate.
L’11 febbraio 2013, durante il concistoro per la
canonizzazione dei martiri di Otranto e di altre due beate, Benedetto annunciò
la propria rinuncia alla cattedra di Pietro e così la giustificava: “Dopo aver
ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla
certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare
in modo adeguato il ministero petrino. […] Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi
mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede,
per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario
anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi,
in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di
amministrare bene il ministero a me affidato” (cf. Sito del Vaticano).
Agli occhi profani fu una scelta inattesa, che diede adito a tutte le
supposizioni e a critiche superficiali e di parte. Il 28 febbraio si ritirò
prima a Castelgandolfo e poi nella stessa Città del Vaticano dove morì il 31
dicembre 2022. E’ sepolto nelle grotte della Basilica Vaticana.
E’ senza dubbio molto difficile leggere
l’azione, l’apostolato evangelico di un papa medioevale e di un papa
contemporaneo: troppi secoli o troppi pochi anni ci separano. Eppure, la
signora Carmen ci fa gustare la convivenza rispettosa e gioiosa della loro diversità,
intrecciando poesia, prosa, fotografia e musica in un orizzonte domestico (i
monti della Maiella) e nello stesso tempo in un orizzonte universale,
prettamente Cattolico, quale fu quello di Benedetto XVI. La sua lunga carriera
di docente le ha dato la capacità di farci cogliere tra le righe, egregiamente
scritte, lo stimolo e il desiderio di riprendere lo studio della figura di papa
Celestino. Passo dopo passo ci stimola alla rivisitazione della sua persona e
della sua storia facendoci intuire che la santità è cosa grande e straordinaria
per la persona chiamata a rispondere all’appello di Dio, ma forse non è una
qualità per colui che deve governare.
La figura di Benedetto XVI è forse più facile
da studiare perché nostro contemporaneo, ma nello stesso tempo non facile,
poiché è stato un grande teologo, un fecondo intellettuale e un fine musicista.
Chi si avvicina alla sua cultura, deve possedere anche lui tutte queste qualità
e saper entrare non solo negli scritti ma ancor più nel suo animo.
La professoressa possiede, grazie
alla sua elegante sensibilità e ai suoi studi, la capacità di entrare
nell’anima e nell’immenso pensiero del
teologo. Termina il suo libro riportando il brano “Patmos e l’Apocalisse” del
poeta tedesco, Friedrich Holderlin, tanto apprezzato da papa Benedetto XVI. Mi
permetto di citare solo un passaggio: “Dove c’è pericolo c’è Dio e con lui
ci sono tutte le forze più aspre e impervie della natura; c’è anche l’Agnello
che ci protegge e ci difende”. Mi sembra che questa riflessione ricopra
entrambi i pontificati dei nostri due “eretici della coerenza e del coraggio” che
trovarono in Gesù Cristo l’Agnello che “protegge e difende” al quale dedicarono
tutta la loro vita facendo fronte e lottando contro “tutte le forze più aspre e
impervie della natura” umana per aprirsi e aprire orizzonti nuovi, senza limiti
e quindi infiniti.
P. Andrea Mandonico, sma
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