La Bellezza di Frida Kalho nelle foto di Nickolas
Muray, suo amante e amico.
Di Carmen Moscariello
Inaugurata a Roma al Museo storico della Fanteria la Mostra su Frida Kalho. Curata da Vittoria Mainaldi, titolata: Friida Kahlo through the lens of Nickolas Muray
Inebriarsi
Ieri, alla mostra di
Fotografie di Nicolas Muray, interamente dedicata a Frida Kalho
è l’emozione che ha sovrastato i
miei pensieri e il mio cuore.
È un incontrare un mito, un’icona che Frida costruì con la sua libertà e anche con il suo modo di vestirsi o di addobbarsi, forse termine più consono, per raccontare la voluminosità dei colori che ancora oggi l’avvolge e ce la restituisce come divinità tra le più grandi dell’arte contemporanea, un Surrealismo magico il suo che si mescola a una vita pop e a un'arte pop-naiff.
Vissuta tra il 1907 e il 1954, morì a solo quarantasei anni, in queste fotografie, quasi in nessuna, troviamo l’eterno intenso, furioso dolore delle sue opere[1] d’arte, qui prevale la donna luminosa e innamorata, che l’amato riprende in tutto il suo splendore, che si porge all’obiettivo dell’amato.
Un amore che durò per più di dieci anni, fino alla morte di Frida. La cosa meravigliosa è che insieme ai ritratti c’erano esposte anche alcune lettere d’amore che i due si erano scambiati, nel tempo. Un amore fatto di lontananze estreme: lui in America, Lei in Messico. Nikolas artista ungherese si era rifugiato in America dopo la prima guerra mondiale e lì viveva. Era un fotografo famoso e molto apprezzato, fu uno dei primi che portò il colore nella fotografia. Qui alla mostra ne erano esposte più di cinquanta, insieme ai gioielli di Frida e agli abiti (tutto riprodotto).
Io ho avuto la fortuna di
vedere tutto il guardaroba di Frifa originale, i suoi gioielli, i mobili e gli
oggetti, la sua casa Azuel a Cayocan nel 1998 e poi nel 2021 a Napoli, presso il Palazzo Fondi. La
mostra era titolata “Il caos dentro” ,
una mostra itinerante che aveva toccato molte città del mondo, mostra
straordinaria, ma lì, a Napoli, tutto era più tetro, questa mostra inaugurata ieri è stata
caratterizzata dalla luminosità, la stessa luminosità che percorsi incantata a Cayocàn.
Lo studio di Frida in Messico.Nick andò a trovarla più volte.
L’amore tra Frida e NicK non fu mai violento come quello che la legò al marito Diego Rivera,[2] dal quale si divorziò.
Cosi Frida scriveva a Nick: torno da sola, abbandonando l’America, ho lasciato Diego, ritorno alla mia casa in Messico. Frida lo conobbe nel 1931, fu un amore inaspettato, nel momento in cui la vita l’aveva più ferita: il divorzio con Diego e un aborto spontaneo che sconvolse la sua mente. (ne troviamo testinonianza nelli suoi capolavori americani).
Nick seppe consolarla, seppe guarirla.
Fu eternamente tormentata, prima dalla poliomielite poi da
un grave incidente in un pullman all’età di diciotto anni. La sua vita sul piano del dolore fisico, non fu mai una
passeggiata (nella mostra di ieri e anche in quella di Napoli era esposta anche
la sua sedie a rotelle o carrozzella, (di quelle primitive...), compagna fedele di buona parte della sua vita, in
molti periodi non fu in grado di muoversi. In una lettera
inviata all’amico - suo amore NicK da Parigi, dove si era recata per una mostra a lei dedicata e favorita da André Breton che aveva conosciuto in Messico ai tempi di Trotskij, gli
racconta che il dolore per un intero mese non le aveva permesso di toccare
cibo. Fu in quel periodo che il grande fotografo le chiese di sposarla. Frida
gli disse di no: Non volle altri matrimoni!
Così Carmen-Frida gli scrive:
"Ti amo come amerei un angelo, non ti
dimenticherò mai, mai, mai. Sei tutta la mia vita, non dimenticarlo mai".
Anche questa lettera fa parte dell’attuale
mostra .
Nickolas Muray era il fotografo
che lavorava per Broadway Magazine, Vogue, Harper’s Bazaar
e The New York Times.
Era anche uno schermidore[3]
molto aitante, forse è più giusto dire fascinoso. Così Frida gli scriveva nel
1939:
“Questo amore è così reale e bello
che mi fa dimenticare tutti i miei dolori e problemi; mi fa dimenticare anche
la distanza. Attraverso le tue parole mi sento così vicino a te da poter
sentire la tua risata, così pulita e onesta, che solo tu hai”.
Nickolas Muray ha realizzato gli scatti più iconici per Frida Kahlo.
Di Muray , da quando abbiamo catturato dalle
fotografie della mostra, possiamo dire che tutte portavano intense i colori
dell’anima di Frida. Mia figlia Lara durante la mostra mi ha detto che ne
percepiva la sua presenza viva e passionale come se fosse stata in mezzo a noi
ad accompagnarci passo passo. Certo, per quanto mi riguarda, io ho avuto da sempre una grande passione
per Frida non solo per la sua arte, ma anche per quello che ha rappresentato
come Donna, come politica , come testimone della cultura azteca e messicana,
una icona di libertà e di contestazione, un'eroe a difesa dei deboli, una grande testimone della rivoluzione messicana, una rivoluzionaria comunista, fin dai suoi primi quattordici anni, non fu un
caso che anche Trotskij se ne innamorò perdutamente. (Frida gli diede rifugio nella casa
paterna , quando Stalin lo voleva morto e nella casa di Frida che il sovietico e la moglie subirono un terribile attentato del quale fu sospettato Diego Rivera.).
“Mio
amato Nick,
Questa
mattina ho ricevuto la tua lettera dopo tanti giorni di attesa. Ho provato una
tale felicità che ho iniziato a piangere ancor prima di leggerla. Non dovrei
proprio lamentarmi di tutto ciò che mi accade nella vita, purché tu mi ami e io
ti amo (…)”.
o anche
“Non baciare
nessuno mentre leggi le insegne e i nomi per strada. Non portare nessun altro
al nostro Central Park. È di Nick e Xóchitl (il soprannome di Frida per se
stessa, “fiore” in azteco). Non baciare nessuno sul divano del tuo ufficio.
Puoi baciare quanto vuoi solo la mamma. Non fare l’amore con nessuno se puoi
evitarlo. Fallo solo nel caso in cui trovi un vero FW [figa pazzesca], ma non
innamorartene (…)”.
Nick fu per
l’Artista anche un forte sostegno economico, non l’abbandonò mai[4]:
“Tesoro, perché hai mandato quell’assegno da 400 dollari? È stato un gesto molto carino, ma conserverò quell’assegno fino al mio ritorno a New York (…). Nick mio, sei la persona più dolce che abbia mai incontrato. Non è giusto che spenda tutti questi soldi… Comunque, non sai quanto ti sono grata per la tua disponibilità ad aiutarmi, non ho parole per descrivere quanto sono felice, so che hai provato a rendermi felice, sei così buono e adorabile… Mio amante, mio paradiso, mio Nick, vita mia, figlio mio, ti adoro.”
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