Pensieri in
pergamena di Francesco Russo Prefazione di Gennaro Francione
Note
dei Professori Massimiliano Verdee e di
Carmine De Pascale.
Edizione
Nord Sud
“ A guerra è
solo infamia”
Recensione di Carmen Moscariello.
Queste poesie di Francesco Russo, mi hanno ricordato il Re Mida della canzone napoletana, il grande Murolo . Se il Maestro avesse avuto la fortuna di avere questi versi , con la sua chitarra li avrebbe resi immortali e incantato il mondo. Il libro è signorile, impaginato in pergamene, direi incorniciato, la parola ha grazia.
L'opera vive un percorso morale- cristiano di grande significazione, lo riterrei opportuno, anzi necessario per i nostri tempi. Ha qualcosa anche della Chanson de Geste, d’altronde Francesco Russo è un Cavaliere Templare. Che cose strane succedono nella vita: io ho appena chiuso la mia recente opera “ Celestino V e Benedetto XVI : Soli della chiesa” e ho conosciuto e inserito tra i miei amici il Cavaliere Francesco Russo. Nella mia opera ho dedicato ai Templari un intero capitolo, poiché furono loro a soccorrere ed aiutare economicamente Celestino V, quando il Santo, sulla groppa di un asino si recò a Lione dal Papa. I templari lo ospitarono, più tardi quella stessa casa appartenne all’Ordine dei Celestini, i seguaci del Santo dei romitaggi. I cavallieri templari gli dierero i soldi per costruire la meravigliosa chiesa All’Aquila, nonché dai documenti in latino che io ho trovato, gli affidarono le reliquie del Santo Sepolcro (loro si preparavano alla grande persecuzione di Filippo il Bello (1307-12)
Incontro ,per la prima volta nella mia vita un Cavaliere Templare. Nei suoi endecasillabi liberi si invoca la pace, si chiede di essere
fratelli, si evocano in preghiera il Natale la Pasqua, il Santo cavalliere Agone. Tutto il libro ha l’impronta eroica dei Cavallieri
templari, si apre con “La preghiera del Cavaliere”: Non tichiedo
potere o Signore, ma degli occhi che vedano… le sofferenze del prossimo… la
felicità per chi rifiuta il mondo. Il libro è
il desiderio di andare incontro a chi soffre… un cammino cristiano della
speranza, un desiderio di cogliere la bellezza della Croce e della vita.
Un’altra grande protagonista è la famiglia consacrata dall’architettura dei versi e dalla profondità dell’Amore. Questo libro così divinamente curato nella scenografia e nelle immagini , mi fa pensare a Duccio di Boninsegna,negli spazi, nei colori nelle immagini che mi appaiono come miniature, molto vicine a quelle di Jean Fauquette che le dipinse in occasione della presentazione della prima crociata da parte di Urbano II. Sono prima loro ad attrarre e poi ad incantare i versi. L’opera è scritta in dialetto napoletano, una musicalita insita nella parola, arricchita da questo endecasillabo lungo con qualche ottonario che apre la poesia come in "Nu palummiello sfortunatu" che sembra perpetrare le corde della chitarra e del mandolino. “L’ammore non è pazzia” è questo che il poeta vuole narrarci, consegnarci per sempre un desiderio di rinascere nel bello e nel giusto in eterno.
Un dono che ho molto apprezzato è stato trovare in mezzo al libro una cartolina con la bellissima immagine della Madonna Schiavona che per me ha un sasapore d’Irpinia, di casa, poiché è la madonna di Montevergine, l'effige era accompagnata da una fervida preghiera.
L’eleganza della
parola, il suo mettersi a servizio di Dio, della donna del mondo, insomma
l’essere cavalieri mi fa pensare anche all'ensamble in quintetto o ai versi
di Cavalcante, ai poeti del Dolce Stil Novo e della Scuola siciliana.
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