Carmen Moscariello (born 1960) is an Italian poet, playwright, journalist, and retired educator specializing in Italian and Latin literature.[1][2]Trained under poet Raffaello Franchini, she taught for 42 years in Italian high schools before pursuing literary endeavors full-time, including directing and publishing works on historical figures and artistic themes.[1][3] Her publications encompass poetry collections, dramatic plays such as Giordano Bruno: Sorgente di fuoco, and essays like Soli della Chiesa: Celestino V e Benedetto XVI, exploring coherence, courage, and artistic souls.[4][5] Moscariello has earned recognition through literary prizes, including the Premio Tulliola-Renato Filippelli, associated with honors from Italian presidents for journalistic and non-fiction contributions.[6]
domenica 2 agosto 2026
giovedì 30 luglio 2026
Destini sincronici di Carmen Moscariello Guida Editor, prefazione Aniello Montano. Da Amelia Rosselli a Rocco Scotellaro "Nenia"
Perché
t’ho in mente
Cantilena
per Rocco Scotellaro
versi di Amelia Rosselli
*
Dopo che la luna fu immediatamente calata
Un Cristo
piccolino
a cui m’inchino
non crocefisso ma dolcemente abbandonato
disincantato
*
ti presi tra le braccia, morto
cosa c’entri
città scadente
cattedrale che dubiti
non c’è chiesa a Matera
monte roccione con la porticina
*
Sventolo la bandiera e grido
Quanti puttini
sui gironi e
tu puttanone
*
Mi sforzo sull’orlo della strada
a pensarti senza vita
Non è possibile, chi l’ha inventata questa bugia
*
Come un lago nella memoria
i nostri incontri
come un’ombra appena
il tuo volto affilato
un’arpa la tua voce
e le mani suonano
tamburelli
*
Avanti io seppi t’eri spezzato
come un bastone d’oro
la costante prudenza
m’aveva fatta cieca
quasi ignara
e tu che mi musicavi attorno
*
Tu che sei addormentato
Comprendimi
Ed ora ti sollevi
lesto
e passi via sereno
fuori dalle mura della tua cittadella
Tu che chiarisci le via
*
La luna balla
e sospira
per i campi
*
Rocco morto
terra straniera, l’avete avvolto male
i vostri lenzuoli sono senza ricami
Lo dovevate fare, il merletto della gentilezza!
*
Sposo nel cielo
ti ho tutto circondato
ma sei tu che comandi
e sono tua sposa d’infanzia
sposa trasparente
*
Voglio vivere a Matera
rotta spaziata gigantesca
non mi muovo
c’è l’amico morto ieri che tiene compagnia
più che voi città false
*
ti dubito
gobba sono
ti affidavi ad altri
*
Poi si gonfierà
il sacco delle lacrime
ma non si spillerà
lo metterò in un vasetto
greco-latino
me lo porterò a casa
trionfante elefante di pena
*
Bello eri ma troppo fino e troppo caro
bello eri ma troppo fino e troppo caro
ti debbo levar
ti debbo levar
e cercar
la pietra filosofale
*
Come te cavallo di campagna
sono imbronciata
ignorantissima
ignara
*
Erba lunga
spianata
per adombrare
terreno marcio
*
Tu salito nella bruma
ti vedo lontano che ti aggiri
consigliando
che ne è di me e di te ora dopo la morte
tu, sui colli
*
Ah buca della morte
ah fossa
che lo attendi
Si aprono gli orizzonti
ch’io veda
e possa intrecciare le dita
senza mestizia
*
Bologna città sciocca
scendetevi dai piedistalli
Si balla a Matera
*
Ahi piccola notte d’agosto
sei tornata a spezzarmi via la strada
bianca,
lucente
sotto la luna protettrice
*
E’ toccato a te
a soffiare le nuvole
portarle fino al vicinato
come un caldo lenzuolo
per noi tutti ammalati
*
E’ dovuto ad una varietà di ragioni
che tu ed io non ci si possa incontrare
fra l’altro le muraglie
I cieli gli spiriti
*
Lasciatemi
ho il battito al cuore
donna a cavallo di galli e di maiali
*
Rocco vestito di perla
come il grigiore dei colli vicino al tuo paese
mostrami la via che conduce
non so dove
*
nuovo
anno
arrivi
teneramente
ossequioso
Dall’opera
di Carmen Moscariello “Destini
sincronici”. Guida Editore , prefazione di Aniello Montano.
mercoledì 29 luglio 2026
Il
pianoforte e altri racconti di Antonio Blunda, Edizioni PAV
L’arte del
raccontare deve essere la prima elegante presentazione di un autore.
E’ la parola che “nasce “ da una fonte
miracolosa e poi si amplia, corre nei cieli come le nuvole che accorrono per raccontare la Buona Novella.
Non voglio essere pedante, da un po’ di tempo
mi trovo involontariamente ad ascoltare solo volgarità di ogni genere, mai che raccontino le loro “catastrofi” a bassa voce, tutti devono sentire quanto sono potenti
e quante bugie escono dalle loro bocche.
Il raccontare di Antonio Blunda è ben altra cosa è quello di
un intellettuale di alta tempra che dà
alla parola scritta o parlata un valore prima di tutto etico, un parlare
argomentato che attira le menti giovani e tutti quelli in grado di costruire
sulla “parola” una piramide cheopea o quella di Micerino con i suoi sassi sapienziali in granito rosso che a
distanza di cinquemila anni ancora accecano ed esaltano il mistero della vita,
mentre il bianco calcare della parte superiore ci ricorda il rinascere della
vita dopo la morte e che è vita anche la morte stessa , niente dualismi .
Voglio dire che la parola è una piramide che ci avvolge e ci porta a livello
delle stelle o come giustamente credeva Giordano Bruno che tutto è dinamica e
che la morte non esiste. Questo principio gli diede la forza di non abiurare,
con le parole voleva convincere il Bellarminio, La parola dunque è grazia, chi
la possiede fa parte del mondo di Dio e della conoscenza...
Antonio Blunda
è un grande avvocato, attento alla parola e all’immagine. Queste due fonti
cristalline lo caratterizzano, sono le
sue linee d’orizzonte che gli permettono di cogliere gli affetti più profondi(i
sui due figli sono ciò che di più bello si possa immaginare) e suoi racconti spesso oggettivi, senza mai
perdere il loro valore poetico e morale, dissetano , aprono i cieli.
I racconti di Antonio Blunda sono veri e propri vasi
sofistici , filosofici, non sono adatti né per bambini, né per uomini o
donne distratte. Conservano nella loro modificata e alta struttura la ricerca e
conquista di un pezzetto di cielo.
I cieli dei racconti di Antonio Blunda sono
diversi da quelli che vediamo nei nostri mattini quieti. Essi non sono mai gli
stessi accompagnano le inquietudini degli uomini e delle donne che cercano
disperatamente la vita dell’anima. I personaggi che prende in considerazione appartengono a mondi sconosciuti e distanti,
non sempre raggiungono la promessa della felicità, a volte, dietro la porta
costruita dal narratore ci può essere la morte o circostanze arrovellate che
nessuno ha chiamato e che le finestre,
possedute dalla nebbia , non aprono orizzonti, non rassicurano rossori.
Raramente compare l’amore con presenze dubbie, complesse, difficili da
srotolarle e alle quali consegnare un ruolo. Alcune ricordano la scrittura di
Edgard Allan Poe e il brivido ammanigliato alla storia, senza respiro, ma con
molta logica.
Eppure lo
scrittore ama la parola, ci si crogiola come su una giostra molto pericolosa
dalla quale si può precipitare ,senza che ci aspetti alcun ingresso consacrato.
La scrittura è moderna, a volte, molto nervosa, ha il sapore dell’autunno, ma
anche di mille pianeti da scoprire e in
cui cercare di vivere. Spesso prevalgono le attese, non si conoscono i fatti inchiodati
alla nebbia del tempo degli addii, spesso i luoghi protagonisti ricordano i
fiordi e il mare nero che li bagna, fin quando l’autore ci fa entrare sulle
navi e antichi manieri che hanno un posto a se stante o gabbie maledette de “Il corvo” . In mondi abitati dal silenzio e dalla turpe
presenza dei lunghi giorni di amara solitudine,
i luoghi e i protagonisti spesso non hanno scampo.
Questo libro
è per chi ama la grandezza della logica e la volontà dei pensieri ad ogni
costo, è per chi sa sgranare i rosari e ritrovarsi in luoghi sempre attesi …….. e mai
definitivi.
Carmen
Moscariello
sabato 25 luglio 2026
venerdì 24 luglio 2026
Un attestato di umiltà: il nuovo capolavoro di Carmen Moscariello recensione di Antonella Prudente
Un attestato di umiltà: il nuovo
capolavoro di Carmen Moscariello
Autore:Antonella Prudente
Data:
3 Giugno 2026
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Ci sono libri che si leggono e libri che si respirano
e si abitano. Soli della Chiesa. Celestino V e Benedetto XVI. Eretici della
coerenza e del coraggio di Carmen Moscariello appartiene senza dubbio a questi
ultimi. È un’opera che richiede silenzio e ascolto, come una preghiera o una
meditazione, capace di accompagnare il lettore in un viaggio interiore attraverso
due delle figure più enigmatiche e coraggiose della storia della Chiesa.
L’intuizione narrativa di Carmen Moscariello è tanto semplice quanto profonda:
accostare due pontefici lontanissimi nel tempo, Celestino V e Benedetto XVI,
uniti da una scelta che ha segnato la loro esistenza e la storia della Chiesa
stessa: la rinuncia al ministero petrino. Una decisione che, nella prospettiva
dell’autrice, non rappresenta una fuga né una sconfitta, ma l’espressione più
alta della libertà interiore e della fedeltà alla propria coscienza. L’autrice
costruisce un ponte tra due figure lontane nel tempo eppure straordinariamente
vicine nello spirito: due uomini che hanno preferito l’obbedienza alla propria
coscienza alla permanenza sul trono di Pietro, due “eretici della coerenza”,
come li definisce efficacemente il sottotitolo, perché capaci di andare contro
le aspettative della storia per rimanere fedeli alla verità più profonda di sé
stessi.
La forza dell’opera risiede nella capacità di penetrare l’anima dei protagonisti
Celestino V, l’eremita divenuto papa quasi contro la propria volontà, appare
come l’uomo che comprende l’insostenibilità di un potere estraneo alla sua
natura e sceglie di ritornare al silenzio delle montagne e della preghiera.
Benedetto XVI, il teologo raffinato che ha dedicato la vita alla ricerca della
verità nel dialogo tra fede e ragione, riconosce con umiltà il venir meno delle
proprie forze e compie un gesto rivoluzionario per il mondo contemporaneo:
lascia il potere per servire meglio la Chiesa.
Tra queste due figure si sviluppa un dialogo ideale che costituisce il cuore
dell’opera. Moscariello non costruisce una semplice biografia parallela, ma un
vero e proprio percorso spirituale e filosofico. Il testo assume la forma di un
oratorio moderno, nel quale monologhi, dialoghi e interventi della voce
narrante si intrecciano in una struttura che richiama il Secretum di Petrarca.
La dimensione teatrale si fonde con quella poetica e saggistica, dando vita a
una scrittura che procede per immagini, riflessioni e risonanze interiori.
Particolarmente efficace è il simbolo dei “soli” evocato dal titolo. Celestino
e Benedetto sono due luci che attraversano la storia della Chiesa, ma spesso
restano velate da una sorta di tenda sottile fatta di incomprensioni, giudizi
sommari e interpretazioni ideologiche. L’autrice solleva quel velo e invita il
lettore a guardare oltre la superficie degli eventi per cogliere il significato
profondo delle loro scelte.
La scrittura di Carmen Moscariello possiede una musicalità naturale. Come ha
osservato Marcello Carlino, la prosa sembra trasformarsi in musica. Le pagine
scorrono con il ritmo della poesia, pur mantenendo la solidità della
riflessione storica e filosofica. La cultura dell’autrice emerge costantemente,
ma non si impone mai come sfoggio erudito: storia, letteratura, teologia e arte
dialogano armoniosamente in una narrazione accessibile e coinvolgente.
Uno degli aspetti più significativi del libro è la sua attualità. Attraverso le
vicende di due papi che hanno scelto di rinunciare, Moscariello parla in realtà
di ogni uomo. Parla delle scelte difficili, del coraggio di andare
controcorrente, della necessità di ascoltare la propria coscienza anche quando
il mondo pretende altro da noi. In questo senso, Celestino V e Benedetto XVI
diventano figure universali, esempi di una libertà conquistata attraverso il
sacrificio e la fedeltà al vero.
L’opera si distingue inoltre per la sua dimensione etica e spirituale. Non vi è
alcuna celebrazione agiografica, ma una riflessione autentica sul rapporto tra
potere e servizio, tra istituzione e coscienza, tra storia e trascendenza. Le
rinunce dei due pontefici vengono interpretate come atti di suprema
responsabilità e non di debolezza: gesti che testimoniano come la grandezza possa
manifestarsi anche nella capacità di fare un passo indietro.
Soli della Chiesa è dunque molto più di un romanzo storico, di un saggio
religioso o di un testo teatrale. È un’opera di confine che unisce generi
diversi e li supera, trasformandoli in una meditazione profonda sul mistero
della libertà umana e sulla ricerca della verità. Carmen Moscariello conferma
ancora una volta la sua capacità di coniugare sensibilità poetica, rigore
culturale e profondità spirituale, offrendo ai lettori un libro destinato a
lasciare una traccia duratura.
Alla fine della lettura resta la sensazione di aver attraversato non soltanto
due biografie eccezionali, ma due percorsi dell’anima. E si comprende che il
vero tema del libro non è la rinuncia, bensì la fedeltà: fedeltà alla propria
vocazione, alla propria coscienza e, in ultima analisi, a quella verità che
solo attraverso il divino può essere pienamente ra
Weekend in musica: 11 luglio protagonista la Junior Band; 12 luglio dal pop a rock.
Weekend in
musica: 11 luglio Protagonista la Junior Band;
12 luglio dal pop a rock.
LENOLA
PROTAGONISTA SEMPRE DI INIZIATIVE MUSICALI DI PRIMORDINE, Alle QUALI NON SI PUO’
MANCARE.
Il Maestro Claudia Panno è un toccasana per Lenola, non solo per la gioventù “locale” che SI ESPANDE, SI CONFRONTA con musicisti di paesi limitrofi, creando una vera , direi immensa esperienza che non può essere sottovalutata. E’ una brava importante artista e sa dedicarsi agli altri senza limiti. Io vado a Lenola per tanti motivi, ma soprattutto per ascoltare La Banda e godermi la sua direzione sempre impeccabile. Ho partecipato con attenzione alla serata dedicata ai giovani e giovanissimi ( quelli di Lenola e quelli di Valle Corsa con il Maestro Agresta, presente alla serata) ho notato che tutti gli allievi sono rigorosi, ognuno di loro non slitta di una nota, Il Maestro Claudia è un Maestro che gli insegna la grande musica, ma anche ad essere studiosi non solo nella musica, ma di tutti i doveri che accompagnano l’esistenza. Due suoi allievi i Maestri Cristian Quinto e Lorenzo Corazza hanno diretto l’orchestra , alternandosi brillantemente (copioso gli applausi). La serata sotto una bellissima luna è stata introdotta dal Presidente dell’Associazione "Vincenzo Bellini", Enrico Mastrobattista.
Sempre
presente alle manifestazioni musicali
con buona parte degli amministratori Il Sindaco Ferdinando Magnafico ha lodato
molto l’orchestra e il suo Maestro:” E’ un punto fermo amato dalla collettività
e dai suoi illustri colleghi”. La seconda serata ha visto la partecipazione di
orchestrali numerosissimi, con un programma di tutto rispetto. In questa seconda serata nell’anfiteatro,
situato sul Colle all’aperto presso il Santuario della Madonna del Colle, c’erano più di mille spettatori ad applaudire la Banda. A
volte in questi piccoli centri ci sono personalità che ci invidiano il mondo intero , vedi la vicina cittadina di
Pico che ha dato i nobili natali a Tommaso Landolfi (1908-1979) grande scrittore che nella sua nobile ed
elegante casa ha ospitato uomini immensi, come Montale, (qui ha scritto l'"Elegia di Pico
Farnese"). Anche la vicina Fondi ha dato i natali a Purificato, De Sanctis e Libero de Libero. E’
stata centro culturale di primordine, che forse anche qualcuno di noi ricorda e
ricorderà per sempre, io stessa ho scritto e partecipato alle serate con Domenico Purificato, alle bellissime mostre (Anche a Gaeta)e al Premio "La Pastora", molto più difficile è stato coinvolgere il grande Poeta Libero de Libero animatore a Roma del Novecento culturale.
La graziosa Lenola elegante e delicata con il suo
Castello può essere orgogliosa per le sue meravigliose
personalità (dedicherò presto uno
studio agli artisti del luogo, passati e presenti, che meritano tutto il
rispetto, naturalmente scriverò in particolare per la Banda, simbolo della città credo coinvolta in tanti aspetti sociali, artistici e religiosi. Ritengo determinante per l’evoluzione
di Lenola e dei paesi limitrofi l'operato entusiasta di tutti gli artisti coinvolti, anche dei più giovani che svolgono anche il ruolo di educatori e di componenti della Banda come Gianrico Mastrobattista, Marco Raffioli e Davide Borruso . Più esattamente, riferendomi al Maestro Claudia Panno: “ E' instancabile nel lavorare,” Insegnante” lodevole, conosce molti strumenti, sa coordinare, aggregare,
non si risparmia certo nella cura dei musicisti più giovani o che necessitano
di più aiuto, non lascia nessuno in dietro" sono le parole del Sindaco Ferdinando Magnafico , personalità questa che io stimo
personalmente per l’onestà di pensiero e per l’amore che nutre per la sua
città, coadiuvato da un’amministrazione attenta e fedele all’impegno preso con
i concittadini, quasi tutti sempre presenti alle serate musicali e pronti a sostenere,
per quanto è consentito, le attività
musicali e non solo.
E’ questo un Paese che ha goduto della presenza amorevole di Don Adriano, guida e sacerdote colto e attento e ora sostituito dal giovane amorevole Lavoratore alla Vigna del Signore Don Riccardo. Certo, forse Lenola “Non è il paese della cuccagna” (mi ha rimproverato qualche persona più attenta di me), ma la popolazione ha il dono del saluto e dell’accoglienza che non è poca cosa. In questa realtà ci sono silenziosi lavoratori, che sono anche bravi artigiani e Artisti.
Ritornando
alla musica, che Benedetto XVI tanto amava, e che ci ha illuminato donandoci una
vera e propria Catechesi della musica che irradia gioia , etica, soprattutto
rallegra i cuori, ci avvicina al
colloquio con Cristo e ci aiuta ad
apprezzare una natura luminosa, figlia di Dio : non c’è casa a Lenola , che non abbia le scale
e i balconi ornati con vasi di fiori incantevoli, quando li accarezzo con gli occhi mi chiedo come
possano sopravvivere le ortensie maestose anche ai freddissimi inverni. Poi c’è
il silenzio che è preghiera che elimina il caos e dà tranquillità e gioia
all’avventore di turno. (
(Pensieri
sparsi e liberi che nutrono il cuore di Carmen Moscariello)



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