martedì 31 marzo 2026
domenica 29 marzo 2026
Stabat Mater di Carmen Moscariello
Fragmenta in Passione
Stabat mater
Di
Carmen Moscariello
Coro:
La
pelle
della
luna aprì
arcuati
i
raggi alla notte
dai
lunghi artigl.
Né
c’è scampo per il ricco epulone,
né
ai tortuosi ossiuri della parola
la
montagna si spaccò1 attraversata
dal dolore
I
pesci
nel
mare annerito
dalla
centrale
boccheggiarono
per
l’ultima volta, tra anse al mercurio
pinne
in
preghiera cullarono
i
cavalli marini
con
boato terribile squarciò il mare
furioso
il
cuore degli uomini
Maria
Cala
ormai il velo ai tuoi
occhi,
o Figlio prediletto,
né
io posso alleviare il tuo dolore,
le
spine trafiggono il tuo sguardo
ed
io derelitta imploro di salvarti.
Assistere
al dolore del proprio figlio
è
pena che oltraggia l’Infinito
e
le tue mani lontane alla mia fronte
che
implora la tua benedizione
non
vedi, Figlio di madre addolorata,
che
essi con spade appuntite ti trafiggono il costato?
il
sale arse il sole e i miei pensieri
Figlio
di mamma disperata
volgi
a me i tuoi occhi tanto belli
nel
mio ventre ti portai
amen,
risposi all’Angelo Annunziante
lucente
protessi il mio ventre
benedetto
dal Signore
La
Folla
:
Crucifixo,
iusta crucem,
Figlio
di Dio, dov’è tuo padre?
menzognero
ti scoprimmo e la croce
regalammo
al re dei giudei
la
croce, una corona, un diadema
di
dolore, un foglio di sanscrito,
Figlio
di madre sola, Figlio senza paura.
Maria:
polline
in preghiera
è
il mio cuore in polvere d’attesa
ai
piedi della croce posi
lagrime diucleare del Garigliano, si sospetta
essere causa di gravissimo
Non
senti le urla dei dannati
salvati
da loro
salva
la tua madre sconsolata
le
belve nell’ombra del tuo sangue
tradirono
l’umile ancella
Giuda
l’apostolo col bacio
e
Pietro tre volte rinnegò il tuo amore
il
gallo all’alba d’ardesia e a metà del giorno
tremano
gli olivi
e
le donne con manto di tènebra
congiungono
in ginocchio il loro pianto
Pietà
di noi! invoca nel buio;
la
morte
sui
tetti affila
il
suo coltello!
Gesù.
Lascia,
Madre mia, che io salga in Paradiso
il
fiele l’ho bevuto e il mio corpo
la
pietra del sepolcro già solleva
Io
vado avanti per aprirti la porta
Madre
non disperare.
Maria:
Figliuzzo
di mamma tua, cuore d’amore
e
gioia, come posso mai
vederti
con i chiodi nelle mani?
Mani
di fuoco e stelle
mani
che benedicono,
mani
che io strinsi al petto
Gesù:
La
pietra del sepolcro
èe
tu Madre mia
mi
seguirai in gloria
Maria:
Mio
figlio,
folgore
d’ardore, è morto!
Sola
son rimasta
tra
le aborrite sentinelle
fuscello
al
tuo sangue benedetto.
ti
cerco! Ti piango! Ti stringo!
Gesù:
Virgo
virgine praeclara
abbi
fede nel Dio del cielo
Egli
che atterra, suscita
il
fuoco dello spirito;
al
Getsemani portati
insieme
alle altre donne
tu
perdona,
se
d’ottenere ardi la palma della vittoria
Maria:
Crudeli,
et
me tibi sociare,
Fac,
ut animae donetur
Paradisi
Gloria
Gesù:
Stabat
mater dolorosa
juxta
crucem lacrimosa
Madre
mia, Madre
di
figlio doloroso,
che
tu sia benedetta, Madre
prediletta,
in trionfo tutte
le
genti ti chiameranno beata.
20
Maria:
Figlio
mio prediletto,
Figlio
unico Figlio di madre
afflitta
scendi
dalla croce.
Coro:
La
terra trema;
scorre
nei vicoli
la
morte, latra l’ultimo respiro
le
cateratte
inondano
le case dell’uomo
la
folla lo sputò
l’aceto
bagnò
il
cuore
all’uomo
tradito
il
sangue gocciolava,
sul
fango
crebbero
le bestemmie,
“per
te” la croce, urlavano
il
seme del dolore
attraversò
cielo e terre
volsero
gli occhi
al
Padre suo
Maria:
Fac
me plagis
vulnerari
fac
me cruce inebriari
Et
cruore Filii
Coro:
RCoro:
Rosa
candida,
Rosa
prediletta
Virgo
virginum
21
Inebriata
luce
Madre
di dolore,
Figlia
del tuo Figlio
presto
godrai
la
luce del tuo figlio
proteggi
le mamme
addolorate
i
figli crocifissi sul polo del telegrafo
Mater
lacrimosa volgi il tuo sguardo
agli
umili
la
speranza al mondo
dona.osa solo
simulacro
mercoledì 4 marzo 2026
Contrappunti e variazione su tema. Racconti di Ugo Piscopo di Carmen Moscariello
Contrappunti e variazione su tema
Racconti di Ugo Piscopo
Rilettura dell’opera di
Carmen Moscariello
Due sciacalli al guinzaglio
Tra il non capir nulla e il capir
troppo c’è una via di mezzo, un juste milieu che i poeti, d’istinto, rispettano
più dei loro critici; ma al di qua o al di là di questo margine non c’è
salvezza né per la poesia, né per la critica. C’è solo una landa troppo oscura
o troppo chiara dove due poveri sciacalli non possono vivere o non possono
avventurarsi senza esser braccati, catturati e rinchiusi tra le sbarre di uno
zoo.
A meno che le due bestiole fossero
…quasi un’emanazione? Che fossero un emblema, una citazione occulta, un senhal?
O forse erano solo un’ allucinazione,
segni premonitori…. (Montale,
Corriere della sera, 16 febbraio 1950)
Non smette
di sorprenderci l’alchimista Piscopo: i suoi due sciacalli al guinzaglio, con
un gatto posto sulla spalla a guisa di pelliccia e un divano che racconta
storie di famiglia che dolorosamente si
ripetono in un tran tran masochistico. Un fluire di vita, che non trova
composizione, tutto va oltre…….altrove.
Un’ ambigua tempesta, sotto traccia che stritola
l’umanità senza che questa se ne renda conto, “abbraccia” monti e valli e
percorre dirupi, non ha argine, né ha una causa ,né un effetto. Tantomeno la ricerca della pietra apicale è dominante,(nonostante la copertina
multicolore che sa di Aladino e la lampada magica) infatti, l’autore dice
riguardo alla vita” E’ musica, però, che
non inventiamo noi: è essa che ci suona, come suona tutto il resto (complemento
oggetto). Noi tutti, intanto, non abbiamo consapevolezza di questa nostra
condizione di pifferai suonati…….”.
Il pensiero
di Piscopo di Piscopo sfoglia il libero arbitrio, esso diviene una spiga
battutta , spogliata delle sue foglie gialle, messa a nudo in tutte le sue
riservatezze, i chicchi che si staccano sono stornelli senza voce. La pifferaia
è lei, la vita. E illusi noi, in processione ,scuotiamo l’albero della
cuccagna, ma il capo si imbianca solo di cenere, la pignatta, piena della
grazia di Dio, chissà a chi tocca.
La
provvisorietà del reale o di quello che sembra reale ha portato il Narratore ad
approdare verso un terzo occhio, con protagonisti speciali: conoscenze che
squarciano un reale approssimativo in cui gran parte dell’umanità si muove,
storie del passato che non sono passate (La cassa dei panni, pg 59), sogni che
ci aprono porte mai chiuse. L’occhio di cui parliamo non è quello esoterico,
platonico di un mondo fotocopia
raccontatoci dal demiurgo (di ciò ci mette in guardia anche Piscopo). Il
mondo delle idee di Piscopo non è una fotocopia, ma freme, palpita ,vive di
folgorazioni, nemmeno tanto cercate e lì Il Segugio da tartufi segue le tracce,
scava fino a che non si apre alla verità. “Ecco
la mia idea è che la vita sia tutto un flusso di stupore, tutta un intrico di
simpatie e di antipatie, un po’ alla maniera come i neoplatonici rinascimentali
concepivano il mondo . Senza, però, destinatari privilegiati ,come invece si
pensava allora e si è a lungo continuato a pensare: non credo, infatti, che esista una teologia
negli eventi, né che la realtà sia configurabile sotto l’aspetto di un ordine
cosmico, né che l’essere umano sia il valore più alto a cui si offra il
mondo.(Telepatia pg 119) Questa novella bellissima, con quadri surreali,
vede protagonisti un gatto e un cane (la cagnetta dell’Autore), qui è esplicato
un corridoio di pensiero molto caro al non
clercuto Piscopo e cioè che il mondo
animale non è meno ricco di interessi e di misteri che quello dell’uomo. (ci sono vasti e articolatissimi continenti
ancora da identificare. Pg123).
La vita con
i suoi misteri, che in qualche attimo, tardi nel suo percorso, ci insegna , ci
folgora con premonizioni assassine, strane coincidenze, riflussi che si appropriano
della nostra volontà. Il bastone alato di Mercurio e in contrappunto con
la realtà fluiscono improvvisi affioramenti di cose è fatti che non sono reali,
ma profondamente veri. Le contorsioni della vita “in questi strani racconti, forse non tanto stranieri alla sensibilità” vive e freme il poeta
che alla vita che ci suona, egli
canta una meravigliosa melodia perigiale con i ritmi appassionati di Mikis
TheodoraKis, ci mette dentro una preghiera che è quello della purezza della
natura primitiva e amorevole madre: ci
pianta nel cuore una stella marina dorata di sabbia.
E l’uomo nei
racconti di Piscopo cosa fa? Molto spesso
appare bloccato, inerte anche di fronte a problemi non particolarmente
difficili (Famiglia di semplici, pg 23);
personaggi balbuzienti si
ostinano come asini, vogliono camminare rasenti al burrone ed è inutile
frustarli, loro non vogliono la vita, sono ombre avvelenate. La lettura di Contrappunti e variazioni su tema ci ha ricollegati al mimo Aurelio Gatti e alla
straordinaria rilettura dell’opera da Tre soldi rivisitata da Toto Russo, attore e regista dello spettacolo
(1995, Bellini di Napoli).
Qui Antonio Sinagra accompagnava il ballantare di corpi vuoti che la sua
meravigliosa musica non riusciva a risuscitare dal torpore, emergeva che la storia non è mai una sola: come la vita, va
avanti e in dietro come un treno che percorre sempre gli stessi binari e in
qualche stazione le anime di ognuno si incontrano con ciò che è già stato. Ecco l’esempio ci conduce a due contrappunti
del pensiero di Piscopo: il torpore e
l’energia. Il primo naturalmente non conduce a nulla, se non alla tomba, l’uomo
che è un morto che cammina; l’energia è
invece un fluido che ci rimette nel circuito dell’universo “e ci suona” ponendoci di fronte al
personaggio che porta a spasso i due sciacalli. Questa immagine, per gli
altri è una visione,( chi ha mai visto due sciacalli al guinzaglio? )per
Piscopo, invece, addentrarsi in enigmi , anche spericolarti lo affascina.
Il suo pensiero sa disegnare anche pagine piene
di tenerezza dove confluiscono le vite di tre, che dico, di mille generazione
(Il migliarino rosso blu, pg 47). Che tenerezze di immagini, di suoni, di
odori……
Ma in questo
libro non tutto è delicata poesia e musica, ci sono tracciati inquietanti,
sorti che si incrociano e si sovrappongono,
visioni che anticipano la morte, qui l’autore è un rabdomante scava in
profondità, sente l’odore dell’acqua e della morte, suo malgrado, lo porta
addosso. Le donne poi, (esprime un giudizio severissimo),vivono
nelle loro frustrazioni, danneggiate dal non pensare, da sole si condannano a
un’esistenza disperata. Il dono di essere plurilingue non gli costa fatica ragionare
con due sciacalli, un gatto, un cane, un fiore, un migliarino rosso blu (pg 47), un
salotto di velluto (pg35) ,dando capacità logiche e ricchezza di linguaggio
alle pietre: esse hanno vene color cobalto
che assorbono le energie dell’universo Protagonista di questo
libro di racconti , opera vincitrice del premio nazionale “L’inedito” sulle
tracce del De Sanctis (ci ricorda questa dicitura un’opera famosa di Attilio
Marinari), sono eventi che definirli surreali distorcerebbe i fatti narrati.
Essi sono straordinari, ossia al di fuori delle leggi della fisicità, ma
appartengono con grande autenticità alla vita. (tratto da” Terre nella sera” di
Carmen Moscariello, Guida Editori.)
AMELIA ROSSELLI, CARMEN MOSCARIELLO e la città di Formia
AMELIA ROSSELLI E CARMEN MOSCARIELLO
Di Nicola Terracciano
"....Amelia era nata proprio a Parigi il 28 marzo 1930
e la madre era l'inglese Marion Cave. L'atroce morte del padre, poi la vita
raminga con la famiglia prima in Inghilterra, poi negli Stati Uniti, prima del
ritorno nella patria italiana, spesso immemore e ingrata, incisero
profondamente nella vita psichiche e furono alla base del suo inestirpabile
male di vivere, pur coraggiosamente, eroicamente contrastato con l'impegno
poetico, culturale, civile."
Molti fili del libro critico,
poetico, autobiografico conducono a Formia, perchè anche l'interesse verso
Scotellaro rimanda ad incontri avuti dalla Moscariello nella cittadina sudpontina, non solo col
citato Vittorio Foa, seguace di Carlo Rosselli, giellista in gioventù e per
questo arrestato e carcerato per anni, amico quindi naturale della figlia del
grande Martire, ma anche con Pietro Nenni.
Il grande leader del socialismo italiano, che aveva a Formia una villa (accanto a quella della Moscariello, questi era amico ed estimatore della Poetessa, nell' abitazione del grande politico ha potuto consultare molto materiale, soprattutto quello riguardante Rocco Scotellaro, fu Lui a sollecitarla a scrivere su Rocco), in questo luogo di quiete di
quiete e di riflessione, viveva Nenni che era legatissimo non solo ad Amelia, ma anche a Rocco
Scotellaro, che era stato non solo "il poeta della libertà contadina"
(come recita la scritta sulla casa natale), ma fondatore, già nel 1943, della
sezione socialista del suo paese lucano, Tricarico, e poi anche sindaco di
esso, il più giovane d'Italia. Si ricordi che Pietro Nenni e Carlo Rosselli
furono legati da vincoli profondi, se si tiene presente solo che fondarono
insieme a Milano nel 1926, dopo l'assassinio di Matteotti ed il consolidamento
del regime fascista, un periodico di rinnovamento socialista, dal titolo
"Quarto Stato".
Il legame della Moscariello con Formia si spiega non solo con l'esperienza
professionale, col suo magico paesaggio e col suo raro clima mite (così diverso
da quello del natale paese interno irpino della Moscariello, Montella), ma
anche con le opportunità che ha offerto di incontri e di esperienze, che
l'hanno arricchita dal punto di vista umano, culturale, civile. Ed ella ha
restituito (come tanti e tante personalità che hanno scelto di venire a
risiedere a Formia) non poco alla città con l'impegno di giornalista, con
l'animazione culturale, con un premio letterario, che dura da anni, intestato
ad una rara, cara memoria antica femminile di Formia, Tullliola, la
figlia di Cicerone, che qui visse e morì, con tumulo presso quello imponente
del padre, che illumina ancora oggi, con la sua singolare imponenza e
architettura, la via Appia appena fuori Formia, andando verso Gaeta ed Itri.
Il libro si distingue anche nettamente per il contenuto e la tensione civile e
stilistica dalla egemone letteratura locale, dominata da desolate tendenze
solipsistiche, estetiste, nostalgiche, medievalistiche, o peggio
clerico-borboniche-antiunitarie e antiliberali, postfasciste o qualunquiste,
estranee, peggio anacronisticamente ostili, alla modernità, che offendono,
rimuovono, tendono a capovolgere spesso, in modo dilettantesco e incolto,
il volto storico, nobile ed alto, che mai potrà essere oscurato o infranto, del
Sudpontin. Testimonianza di Nicola Terracciano
Sovvertire il male di vivere di carmen moscariello
Sovvertire il male di vivere
Fondare la nostra vita su Gesù e sulla salda roccia della sua
Parola
Noi siamo un
fiume solo
se uno ha peccato
tutti siamo feriti.
Invece il cielo gli agnelli i prati
sempre fedeli a compiere lo stesso mistero
inesauribile di riti novelli.
E’ Dio che in essi fiorisce,
si espande, dilaga
e poi ritorna a fiorire.
Dove sarà mai paradiso
Fuori di questa unione divenuta cosciente?
Questo solo è peccato,
origine di ogni altro errare:
il non aver saputo che la terra è di Dio.
Ed egli è nel cuore delle cerve[1]
Egli è nel cuore delle cerve»[2]
con un verso solo siamo proiettati nell’orizzonte dei testi biblici nel dolce
cantare di San Francesco, di David Maria Turoldo e, perché non pensare anche alla
Ginestra del Leopardi dove la fusione della natura e l’uomo è senza precedenti
per la potenza delle immagini e della parola poetica? Questi poeti sono i protagonisti soprattutto
della Catechesi di Papa Francesco: ogni giorno ci invita alla pace, ogni giorno
ci prega di rispettare e amare la natura. La salvaguardia della natura è nella
dottrina cristiana occupa un posto primordiale potremmo dire al pari della Pace.
L’uomo che distrugge il prossimo e annienta
la natura si mette sul piano dei demoni. Ma ritornando al grande teologo egli ci
insegna che la poesia può raccontare l’odore della terra, il senso della vita
spesa al servizio di Cristo.
Mi sono interrogata più volte su quanto
abbia sofferto Benedetto XVI che inquieto
cercava l’odore del pane, il canto che annunciava la parola di Dio e le
bianche betulle che lente cantavano gli
inni alla madre di Dio, pregando per questo mondo che spesso ci disonora, una
società che voleva la morte di Dio,
divorata dal super ego il cui unico terribile desiderio era ed è sopraffare il
prossimo. Aveva già previsto nei suoi scritti l’orrore delle guerra che stiamo
vivendo, mi riferisco alla carneficina dell’Ucraina e della striscia di Gaza:
perpetrando la condotta dell’individualismo, l’azzeramento del “Noi” al quale
tanto teneva il Pontefice, da soli non si costruisce il bene, non c’è futuro
per l’uomo. La chiesa cattolica ha la sua forza e il suo fondamento nell’amore
per il prossimo e la catechesi di papa
Francesco è una preghiera quotidiana
sull’accoglienza dei poveri e degli emigrati. Cosi Bendetto XVI: suoi scritti non sono solo
estensione della preghiera, visione del Padre, il candore della colomba che
annunzia la resurrezione, Egli aveva occhi bene aperti sul mondo sapeva che a
grandi passi ci si avviava verso il precipizio, ha tentato invano di fermarci,
di riflettere sul nostro operato. E la sua
voce flebile , quasi un sussurro ancora ci invita, ci supplica a cambiare strada, scegliere la via della
fede, accostarsi a Dio, immergerci nella purezza dei Santi. Questo è anche l’appello quotidiano anche di Papa Francesco.
Guai all’uomo se non ci fosse la chiesa e i suoi santi e i pastori saremmo
ancora di più un popolo di disperati, se solo guardiamo alle dottrine marxiste
che avevano cancellato Dio dal cuore
degli uomini, ci accorgiamo di popoli che comunque cercavano Dio. Ricordo in un
mio viaggio risalente al 1973, anzi in un lungo soggiorno a Dubrovnik , avevo
una collana con un piccolo crocifisso al collo, molti lo guardavano con dolore,
poiché a loro era vietato.[3]
La parola profetica è poesia.
La
voce di Benedetto è una voce di preghiera, ma è anche una voce di denuncia del
presente che non conosce la “sacralità “della
vita, né l’amore per Dio e la sua chiesa.
C’è in Lui un impulso irrefrenabile a
cambiare la storia a legarci alle nostre radici cristiane e ai nostri doveri di
uomini. Appropriarci non solo della fede, ma anche della ragione e ,
dunque, della verità.
Il fine pensatore manifesta apertamente le
sue ansie, i limiti e gli errori della
chiesa cattolica.
Egli
non parla con i codici, ma esprime in modo chiaro e preciso le sue
preoccupazioni, ma soprattutto scopre e rinnova le strade da seguire se si
vuole essere buoni cristiani.
Per
quali motivi il filosofo, il latinista eccelso doveva esprimersi in codice[4]?
Egli che aveva le porte aperte del pensiero e della verità, potendo dialogare
alla pari con i Padri della chiesa?.
Temeva
la non quiete, il volgare trasformismo, motivi che non fanno altro che creare il caos e dunque la morte del
pensiero e della fede.
Non c’è utopia, né pensiero puramente speculativo
o astratto nell’opera di Benedetto, ma la totale fiducia lella logica.
La chiesa di Dio deve strappare l’uomo al
suo inferno, aprire varchi verso l’amore di Cristo, bere a quella croce del
mistero della vita e della morte e risorgere, riportarci sul colle dove il
sole sta sorgendo e nel silenzio della
preghiera ascoltare la natura e bere ai ruscelli cristallini dell’onestà, del
rispetto per i fratelli.
Salire sulla collina dove il sole non
tramonta.
La fede è verità e trova le sue radici
ricche di linfa vitale nell’amore. “Non ho mai saputo accettare questa
“civiltà”: la civiltà dello scialo, del consumo, delle magnifiche sorti e
progressive che sono, al contrario, una marcia verso la morte più che verso la
vita. Questi sono temi, per me, che costituiscono veramente uno stato di
provocazione continua: da qui nascono il mio grido, la mia denuncia, la
possibilità di farsi sentire come voce che condanna o annuncia”. [5]
Non basta denunciare il presente anarchico
e corrotto, ma occorre insegnare all’uomo che non è ideatore solo di mostri, di
orrore, ma anche di rifulgere raggiante accanto a Dio e ai suoi angeli. “Bisogna
che l’uomo riconosca la sua sconfitta; gridare forte che questa non è una
civiltà umana; che la tecnica e la stessa scienza sono, per ora, nella norma
più estesa, le assi della cassa da morto dell’uomo”.[6]
Benedetto XVI ritiene che la ragione non è solo la maestra
delle scienze, la ragione fa parte della teologia è elemento determinante, essa
non è la regina di due mondi diversi, ma di due mondi che si appartengono.
E’ di chi dissente, di chi conosce che in
questa società è rifiutato in quanto sovvertitore.
Benedetto XVI e San Pietro Confessore[7]
hanno molte cose in comune, ma soprattutto sono dei sovvertitori dell’ordine
costituito.
E ritorna meravigliosa nella sua vita e nei
suoi scritti l’immagine di Gesù
crocifisso,[8]
bellissima la testimonianza a Vienna nel 2007 sul crocifisso del Duomo di Sarzana,
nell’abbazia
di Heiligenkreuz [9]potè
ammirarne la copia di quest’opera che ha dell’incredibile di quanto è bella e
vitale, direi festosa: “Gli occhi di Cristo sono lo sguardo del Dio che ama.
Questo sguardo si volge ad ogni uomo. Il Signore, infatti, guarda nel cuore di
ciascuno di noi”
Lo disse il 24 aprile
2005, nella messa di inizio del pontificato: «Pregate per me, perché io non
fugga, per paura, davanti ai lupi».
Nel libro «Luce del mondo»,[10]
del 2010, aveva già prospettato l’ipotesi di eventuali dimissioni: «Quando un
Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente,
mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il
diritto e in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi». Quest’opera è un’intervista che papa Ratzinger rilasciò a
Peter Seewald intervista di fondamentale importanza anche per altri
aspetti che furono punto di riferimento in tutto il periodo del Suo
pontificato: "L'essere cristiano è esso stesso qualcosa di vivo, di
moderno, che attraversa, formandola e plasmandola, tutta la mia modernità, e
che quindi in un certo senso veramente la abbraccia. Qui è necessaria una
grande lotta spirituale, come ho voluto mostrare con la recente istituzione di
un "Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione". È importante
che cerchiamo di vivere e di pensare il Cristianesimo in modo tale che assuma
la modernità buona e giusta, e quindi al contempo si allontani e si distingua
da quella che sta diventando una contro-religione" [11](Benedetto
XVI).La “Contro- religione” è un tema sul quale ritorna nelle omelie, nelle
epistole, in molti suoi scritti. Le contro –religioni sono nate per distruggere
la religione della Chiesa Cattolica. Le temeva poiché malate di individualismo,
chiunque, in qualsiasi momento si poteva definire “ profeta”, portatore di pericolose verità, o
meglio di non verità che avevano causato non pochi fanatismi, non poca rovina
nella moderna società. Uno stillicidio di vuoto, di non presenza di Dio, di
pericoloso nichilismo. Posso dire con certezza di aver sentito queste verità da
giovanissima studentessa, dal professore
Raffaello Franchini, nello studio dei suoi libri “Esistenzialismo e libertà” ci
ripeteva: c’è un abisso tra liberismo e liberalismo; ci stavamo preparando già
da inizio secolo verso la cultura dell’uomo murato. Il Papa Benedetto XVI sapeva più di ogni altro
quali erano i problemi della chiesa e quali quelli della società moderna. Era
rimasto quasi per l’intero pontificato di Giovanni Paolo II al suo fianco ,
nulla gli era stato nascosto i molti problemi, anche quelli relativi alla
pedofilia o alla banca di Calvi erano
emersi chiari già nel pontificato di San Giovanni Paolo II. Sradicare le varie
corruttele dal mondo e dalla chiesa non era compito facile per nessuno. Forse
già ai tempi dello scandalo pedofilia era stato tentato di andarsene, quando lo
accusavano di aver sottaciuto su alcuni casi. Ma allora si
era nel pieno dello scandalo pedofilia, significare darla vinta a chi lo
accusava. ”Proprio adesso bisogna tenere duro”, non arrendersi. Pedofilia che
Benedetto XVI ha combattuto come nessuno prima di lui, e così aveva aggiunto:
«Proprio in un tempo come questo si deve tenere duro e sopportare». È ciò fa
anche nella primavera del 2012 quando scoppia lo scandalo Vatileaks, viene arrestato e processato il
maggiordomo Paolo Gabriele che gli rubava documenti riservati dallo studio. Anche
allora mantenne duro cercò di non lasciarsi invischiare in quei veleni. Anche
di questo ennesimo scandalo documenterà ogni cosa, e tutto
verrà affidato alle mani sagge di Francesco. Si rende conto che ciò che
è successo è molto grave e lui non ha le forze necessarie per portare la Chiesa
sulla retta via. Sono episodi che avrebbero destabilizzato chiunque, rubare
proprio nei suoi appartamenti documenti delicati, si è superato ogni limite. Un
assenza di rispetto non solo verso Benedetto, ma un affronto alla Chiesa tutta.
C’è qualche demonio che vuole distruggerla?
L’interrogativo non è accademico, ma sottolinea l’urgenza di fare luce!
Benedetto XVI è stato ed è un grande Papa che merita rispetto
e amore, chi manca di amore per la sua santa persona, offende anche la Chiesa di Dio Padre:
«Non
c’è un papa, nell’epoca moderna, che abbia avuto l’importanza e la preparazione
teologica di Ratzinger. Bisogna risalire a San Leone Magno, ma parliamo di
quindici secoli fa. Un grande teologo e biblista che anche da papa ha dedicato
molto tempo a scrivere tre volumi su chi era Gesù di Nazareth. Ha affrontato i
nodi principali della fede cristiana nella prospettiva di oggi e ha saputo
esprimere il valore del Cristianesimo per il nostro tempo». «L’esistenza di
Dio. Lui stesso ha detto che il centro del suo pontificato era proprio questo:
rendere Dio di nuovo presente nel nostro tempo. C’è infatti una grande
indifferenza a Dio. Anche in rapporto alla questione della pedofilia ne ha
cercato la radice nella dimenticanza di Dio».[12]
Il Sovvertitore
[3] Erano i tempi in cui a governava la Iugoslavia,
repubblica socialista , c’era Josip Broz Tito, meglio conosciuto con il nome di Tito. Nonostante in
questo stato non ci fosse la rigidità del comunismo sovietico, comunque era
vietata la religione, ritenuta “oppio
dei popoli”.
[4] Il
codice Ratzinger di Andrea Cionci IBS.: L'istituto
del "papa emerito" - giuridicamente - non esiste e, da nove anni,
Benedetto XVI ripete: «Il papa è uno solo»... ma non spiega mai quale sia dei
due. Nella Declaratio con cui si "dimise" nel febbraio 2013,
autorevoli latinisti individuarono subito errori e imperfezioni di sintassi, ma
papa Ratzinger ha affermato, tre anni dopo: «Ho scritto la Declaratio in latino
per non commettere errori». Possibile che tutte queste stranezze provengano da
un teologo coltissimo e adamantino, nonché raffinato latinista? E se davvero
papa Benedetto avesse voluto abdicare, perché continuare a vivere in Vaticano,
vestendo la talare bianca, conservando il nome pontificale e altre prerogative
da pontefice regnante? Dopo due anni di inchiesta, pazientemente svolta
dall'autore attraverso più di 200 articoli sulle testate Libero, ByoBlu, RomaIT,
questo gigantesco mosaico è stato lentamente ricomposto, tessera per tessera.
Lo scenario che si configura è scioccante, di importanza millenaria, e non è
stato smentito da nessuno, nemmeno dal Santo Padre Benedetto XVI in persona.
Attraverso la sua sottile forma di comunicazione logica, il "Codice
Ratzinger", il papa ci riconcilia con il Logos, la ragione che svela la
verità, e fa comprendere la sua situazione canonica che avrà effetti
dirompenti. Un libro-inchiesta destinato a laici e credenti, a tutti coloro che
sono innamorati della verità.
[5] Benedetto XVI
[6] Benedetto XVI
[7]
Celestino V.
[8]
. Il crocifisso della concattedrale di Santa
Maria Assunta è uno dei più antichi crocifissi lignei della storia dell’arte.
La datazione all’anno 1138 ed è opera del
Maestro Guglielmo, nome sconosciuto alla Storia dell’arte.
[9] Quello
che vide Ratzinger era solo una copia di quello di Sarzana, non sappiamo se da
papa andò mai a Sarzana.
[10] “Luce
del Mondo” Il Papa, la Chiesa, i segni del tempo. Una conversazione con Peter
Seewald. Libreia Vaticana, 2010
[12]
Cardinale Ruini. Avvenire 31 dicembre 2022.
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