domenica 24 marzo 2013

Giuseppe Limone


RISALIRÀ COME DAL POZZO

(13)


Se la Pasqua non è la rivoluzione del passaggio
dalla cieca competizione delle tecniche
che ci rende servi
alle speranze dei singoli bambini
che ci rendono liberi,
vana è la nostra fede
in una qualsiasi civiltà.
Chi dice: “ Io amo Dio” e odia il proprio fratello,
egli è un bugiardo. Chi non ama il fratello, che vede,
non può amare Dio, che non vede.
(Gv, I Ep. 4, 20)



Io ti rividi, Signore,
al pozzo ieri con la samaritana.
Era l’ora mitissima
in cui cova un fulmine segreto.

Risalirà come l’acqua dal pozzo
l’anima,
quando rinsaviremo,
quando ci radicheremo nell’incrocio
fra i due legni attaccati
a compimento,
l’uno sull’altro, fra le braccia
orizzontali degli uomini
che si corrono incontro
e le rose verticali delle stelle
e potremo capire, Signore,
in questo tuo dolore che ci guarda
il tuo grido di fede nella luce.
In questa terra di glicini e di croci
mentre l’universo
si affama sull’orlo di un’aurora
che soffoca e non sa come spuntare,
assetaci di te
dissetaci di te, tu che ci ami
uno alla volta e hai fede
nella nostra irrimediata povertà, ora che siamo
scarti di vite
a mani vuote e monche
con le speranze mute dei bambini.

Ogni giorno
potere noi essere, Signore,
l’acqua che dal pozzo
alle labbra dell’altro sale alla luce
per dissetarlo
e dissetarsi mentre lo disseta.

L’acqua che risale dice sì
a chi operando all’aria la conduce.
Come all’angelo
la povera fanciulla disse sì.

L’acqua che sale è acqua che risorge
e dissetando risorge nel suo tu.

Se risorgi per dirci, Signore,
che siamo tutti sull’orlo del crinale
che ci separa dall’oltre, sul brivido del taglio
della nostra pasqua personale; se risorgi per dirci
che guardare all’abisso che accomuna
è l’unica rete che ci salva; se risorgi per darci
coraggio a dire il sì
al dolore
del bambino assetato che ci guarda;
se il peccato è l’assenza dell’amore,
liberarci dal peccato sarà liberare l’amore.
Giunti
ai bordi del pianeta, Signore,
in questa palla che gira nel suo vuoto
dove il danaro comanda e ci fa schiavi
e brucia il mondo
liquefacendo popoli e ghiacciai
in orde di migranti
con l’impassibile idolo del sé,
sull’orlo del crinale sveglia, Signore,
la nostra acqua dal fondo a risalire, a dire sì,
illuminaci sulla miopia che ci fa schiavi,
apri l’aurora,
restituisci i bimbi all’ora del creato.


Giuseppe Limone

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