sabato 30 luglio 2022

 






THE CAOS CLUB di Claudio Campolo

Ed.  Ghenomen

Nota di Carmen Moscariello

 

E….se la vita avesse una porta aperta sulla speranza…..?

Se si avesse il coraggio di viverla nella bellezza e nell’onestà forse potremmo aspirare a un Paradiso in terra?

Nelle nostre case entrerebbe la luce, sapremmo parlare  al sole e alle stelle?

Il libro che sto per presentarvi è un’opera prima scritta da un uomo adulto che è appartenuto all’alta finanza, a quei luoghi “ovattati” dove si decidono i destini dei popoli. E’ un uomo geniale, così tutti lo descrivono a Formia, sua terra d’origine, anche se vive a Roma ed è lì che è trascorsa buona parte della sua vita e lì che tuttora ci sono i suoi interessi dei quali parlerò più innanzi.  Io l’ho  osservato attentamente in questi giorni  e parlato a lungo con lui, li sul mare splendido del Ninfeo tra Gaeta e Sperlonga, là dove sugli speroni delle rocce nidificano migliaia di rondini marine e il falco pescatore risplende più in alto e con le sue improvvise virate sembra puntare proprio verso di te. Sto parlando dei luoghi non a caso, in quest’opera uno dei personaggi principali e proprio questo mare e queste spiagge, dove l’Autore corre all’alba e assapora quelle magnifiche brezze che sono i ricordi, l’ amore, l’ analisi di una vita, la voglia di vivere , il desiderio di rinascita, la forza che distrugge per ricostruire un cammino nuovo, capovolgendo ogni cosa. chiedendo a quel dio che è il mare e il cielo , che è Ulisse e Circe, Enea  

Cajeta un approdo dove vivere in pace con un amore ritrovato e un figlio.

Ho aperto questa mia nota facendo riferimento alla speranza, nel libro non viene mai citata, ma è lì che spreme, come uva matura, il desiderio di essere e di appartenere non più al caos.

 

 

Rinascita!

Rivincita!

Speranza!

In questo libro spesso a parlare è il dolore, quell’accidia perniciosa che può uccidere nonostante tutto.

Ma per uno scrittore c’è un potere assoluto, una strada salvifica  che è la parola scritta, anch’essa una deità un mito che fa parte dei fiori, delle “calate” al mare, delle rocce e delle grotte di questo mare:

La notte affondi in un mare dove sembra che non respiri, invece respiri benissimo. Poi il mattino ti trascina in superficie come un pesce preso all’amo, velocemente rotolando in un vortice di angoscia ,e, in superficie, la luce improvvisamente accecante ti fa pensare alla quiete del fondale…..è il momento più difficile , in cui non trovi la forza di reagire.

Che dire? La Dea Circe  questa volta è nella scrittura elegante, fluida, misteriosa, palpabile, senza veli.

Si cerca la legge sovvertitrice del caos dove ogni cosa ritorna.

Il caos è dato in questo libro da buchi neri, da sofferenze narrate e esaminate che a volte sembrano di sfiorare la fine, la si può toccare e  quasi viverla sulla   propria pelle per poi come in un misterioso miracolo si ritorna  alla meraviglia del Creato, a volte basta un raggio di luce che è generosità dell’animo, un amore paziente che si apre come un ombrello colorato e allegro, come quelli cinesi, sulle nostre vite che accarezzano il cielo.

Questo libro così infinitamente esplorativo dell’anima non dimentica il corpo. Il nostro scrittore è maestro di Arti marziali è cintura nera di Brazilian jiu jitsu (BJJ),questa disciplina   ha un ruolo importante nel  disegno divino di riappartenersi e nella distruzione delle molte ombre. Claudio Campolo frequenta  tuttora una delle più belle e famose palestre di Roma, dove è ritornato ad essere campione di vita, di saggezza e di verità. Quest’arte è molto praticata in Brasile, in America, in Italia . La forza del corpo qui diviene la forza dell’anima e il contrario. Quest’opera segue un iter spiritualistico come le confessione di sant’Agostino, leggerla è un innamoramento un reinnamorarsi della vita in tutta la sua Grazia. Alla fine della lettura la lama che taglia e uccide può essere messa da parte, nel salotto come una sciabola di samurai.

 

 

Carmen Moscariello Regista e autrice degli Alumbrados presenta al Castello Baronale di Minturno.

Gli Alumbrados

Opera  

Di

Carmen Moscariello

Cento gli artisti, musicisti, ballerini, cantanti, giullare, attori  protagonisti dello spettacolo

 

Atmosfere dove l’incanto fluisce come raggi di sole  su cristalli baccarat, nei scintillii del rosso e del nero delle dame rinascimentali, insieme al saio severo dell’ illuminato Juan de Valdés  . Atmosfere canore ,musicali, teatrali, un verbum onomatopeico alla ricerca dei giardini perduti dell’anima. L’opera  in ottave  è un canto popolare alla fede e alla resurrezione dell’umanità. GLI ALUMBRADOS” sono gli Illuminati una”setta” esoterica e nel contempo adoratrice del vangelo di Cristo che percorre un lembo della filosofia-teologia contestatrice del Nulla  , ma soprattutto di una chiesa dimentica del Maestro e protesa ad un autoritarismo  che lederà non poco i grandi veri riformatori. E’ la chiesa della controriforma chiusa nella paura della sua disgregazione. L’elemento nuovo e determinante degli “ALUMBRADOS” della Moscariello è la presenza  di donne affascinanti e colte che rischiano la vita e le loro ricchezze per non tradire gli ideali umani religioso, sociali, ai quali si ispirano. Tra le protagoniste possiamo elencare  Giulia Gonzaga, Vittoria Colonna, Caterina Cybo. La Poetessa Carmen Moscariello già in passato si è occupata di Giulia Gonzaga, ma lì trattò l’amore tra Giulia e Ippolito dei Medici ,nonché i fasti del castello di Fondi, negli ALUMBRADOS, Giulia è la donna –filosofa che per trent’anni rimase chiusa nel monastero di San Francesco delle Monache a Napoli. Aspetto ,questo ,finora trascurato da storici e letterati.     E’ il castello della teologia che viene raffigurato nelle scenografie dove tutti possono cogliere Dio (a suo modo) a seconda della posizione che si occupa nel Castello . Chi è all’interno può godere della grazia della fede in tutta la sua magnificenza, chi è fuori dalle mura può avvertire la presenza di Dio, ma la sua strada è ancora molto lunga. Tradurre in versi un pensiero filosofico così complesso , così fascinoso, così attuale è stata cosa estremamente ardua, soprattutto stabilire i ruoli che queste donne ebbero nella creazione di una chiesa rinnovata da una fede pura, ispirata solo ai vangeli, rinnegante soprattutto i molti dettami autoritari. I versi immaginifici della Poetessa scandiscono anche il profondo senso teologico della natura, la parola poetica è come rosa d’inverno, rara e fosforescente nella sua grazia senza tempo.

Quasi cento gli artisti , musicisti, cantanti, ballerini ecc. protagonisti dello spettacolo

 Si replica domenica.

Inviti ad personam

mercoledì 27 luglio 2022

Carmela Biscaglia direttore del Centro di documentazione “Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra” così scrive nella postfazione di "Destini sincronici" opera di Carmen Moscariello pubblicata da Guida Editore

 







NOTA di Carmela Biscaglia  direttore del Centro di documentazione  “Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra” così scrive nella postfazione di "Destini sincronici" opera di Carmen Moscariello pubblicata da Guida Editore

Il volume di Carmen Moscariello, Destini sincronici: Amelia Rosselli e Rocco Scotellaro.    Introduzione di Aniello Montano, si pone sulla scia del rinnovato interesse di questi ultimi anni verso la figura di Rocco Scotellaro, giovane poeta lucano, sul quale s’incentra l’opera del Centro di documentazione “Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra”. Fondato a Tricarico (Matera), suo paese natio, nel 2003 per il Cinquantesimo della sua morte, avvenuta prematuramente a Portici (Napoli) il 15 dicembre 1953, il Centro costituisce, infatti, un punto di riferimento degli studi su questo poeta, intellettuale, politico e ricercatore, che ha operato con l’entusiasmo della gioventù e l’amore per la propria terra negli anni del dopoguerra, caratterizzati dagli immani problemi causati da un conflitto mondiale senza precedenti e dopo vent’anni di dittatura, per cui bisognava ricostruire materialmente e moralmente la Nazione e gettare le fondamenta della democrazia. Dopo il bavaglio della censura fascista bisognava, nel contempo, attivare anche nuovi processi culturali e Scotellaro fu coinvolto a pieno nella ripresa del dibattito letterario in Italia, che si apriva tra l’altro ai fermenti provenienti dai poeti stranieri e faceva capo alle riviste letterarie, che numerose si fondavano in quegli anni. Pensiamo a «Botteghe oscure», una delle più autorevoli del tempo, creata nel ‘48 dalla principessa Marguerite Caetani e diretta da Giorgio Bassani, alla quale Scotellaro aveva collaborato con la pubblicazione di molte poesie e il racconto La capera. Pensiamo alla rivista fiorentina di politica e letteratura «Il Ponte», fondata e diretta da Pietro Calamandrei, su cui pubblicò il noto componimento poetico Al sopportico delle api il primo amore; come pure al periodico «Comunità», organo d'informazione del Movimento di Comunità diretto da Adriano Olivetti, dove nel 1950 e nel 1951 comparvero due sue poesie e il racconto Fili di ragno.

È in questo contesto di ricostruzione delle libertà e delle istituzioni democratiche (Scotellaro fu eletto sindaco di Tricarico a soli 23 anni nelle prime votazioni amministrative dell’Italia repubblicana), ma anche quel suo essere poeta che ha lasciato segni visibili nel mondo letterario con quel «centinaio di liriche che – a giudizio di Eugenio Montale – rimangono certo tra le più significative del nostro tempo», che s’inserisce il rapporto tra Rocco Scotellaro e Amelia Rosselli, poetessa tra le maggiori del panorama letterario del Novecento, che amava firmarsi “Marion” nel ricordo della madre, Marion Cave Rosselli. Si conobbero in occasione del Convegno su “La Resistenza e la cultura italiana”, tenuto a Venezia dal 22 al 24 aprile 1950 e al quale Scotellaro era stato invitato da Carlo Levi e da Carlo Muscetta. I due giovani – lei ventenne da poco rientrata dall’esilio e col peso di essere la figlia di Carlo Rosselli, illustre vittima del fascismo, lui ventisettenne da poco uscito dal carcere ingiustamente subito per “vendetta politica” – intrapresero un intenso rapporto intessuto di incontri e di un dialogo intellettuale, che passò anche da frequenti prestiti di libri da parte della poetessa al giovane amico lucano.

Merito del libro di Carmen Moscariello è quello di aver focalizzato l’attenzione sul legame tra la Rosselli e Scotellaro, ma anche di aver approfondito un altro importante rapporto intrattenuto da Rocco Scotellaro, quello con Michele Prisco, conosciuto a Macerata nel novembre 1949 nel corso del Convegno su “La cultura nelle province”. L’uno, sindaco di Tricarico, oltre che poeta già abbastanza conosciuto, l’altro autore del libro La provincia addormentata, pubblicato da pochi mesi, entrambi partecipi di quel momento «estremamente ricco di fervore e di tensione. – come scrive lo stesso Prisco – [Un momento che] non era un'illusione della nostra giovane età, ma veramente alla fine della guerra, negli anni della grande speranza, […] in ciascuno di noi c'era una luce, un rigore, un amore per quanto è serio e impegnativo e costruttivo». Resta come testimonianza di quel clima e di quell’amicizia un piccolo ma importante corpus di lettere del 1949-1951, inviate a Michele Prisco da Scotellaro, che Carmen Moscariello scopre e per la prima volta vengono proposte  nel suo libro. «Il lettore vi ritroverà la sua disavventura di sindaco – aveva commentato Michele Prisco nel settembre del 1983, allorquando la Banca Popolare Pugliese, alla quale le lettere appartengono, le rese note – ma, soprattutto, il suo bisogno non soltanto pratico di far sentire la propria voce di scrittore per inserirsi in un giro non più provinciale, e insieme il ritratto umano d’un poeta, un giovane, troppo presto e ingenerosamente stroncato dal destino (un infarto lo uccise a trent'anni, nel '53), ma la cui voce è diventata un punto fermo: non soltanto per la sua terra natale, ma per quanti ancora chiedono alla poesia una guida che non sia epidermicamente consolatoria». Tra le lettere spedite a Michele Prisco compare una molto commovente, inviatagli il 16 febbraio 1950 da Isabella Santangelo, la fidanzata di Scotellaro, con la quale gli comunica la triste vicenda della reclusione nelle carceri di Matera, di cui era stato vittima il suo Rocco.

Un altro elemento di novità, che emerge anch'esso per la prima volta  dalla ricerca di Carmen Moscariello, è l’attenzione che un grande uomo politico come Pietro Nenni, leader storico del socialismo italiano e uno dei massimi dirigenti del socialismo e dell'antifascismo italiano e internazionale, ebbe nei confronti di Rocco Scotellaro. L’antifascista Nenni, confinato a Ponza nel febbraio 1943 e liberato il successivo 5 agosto, era stato poi eletto segretario generale del PSI. A sua volta, Scotellaro appena ventenne aveva chiesto la tessera del PSI il 4 dicembre 1943, mentre le forze anglo-americane avviavano la liberazione del Mezzogiorno d’Italia, e dopo pochi giorni fondava a Tricarico la Sezione socialista “Giacomo Matteotti”. Pietro Nenni, che aveva una casa a Formia e che era stato molto vicino alla vicenda umana di Amelia Rosselli, così come aveva seguito anche quella del sindaco socialista di Tricarico, custodiva, come ci racconta la Moscariello,  nella sua biblioteca i libri e gli articoli scritti da Rocco Scotellaro e quelli che «l’Unità» e «l’Avanti» gli avevano dedicato subito dopo la morte. Questi volumi e questo materiale archivistico,come precisa la scrittrice , a seguito della donazione avvenuta nel 1985 da parte delle sue figlie, sono oggi conservati dalla Fondazione Nenni, che ha sede a Roma.

Donde scaturisce la ricerca di Carmen Moscariello, confluita in questo libro? Certamente dalla sua notevole sensibilità umana e dalle sue curiosità intellettuali, doti alle quali va dato merito, ma anche dall’aver saputo cogliere e leggere alcune circostanze storiche incentrate su Formia e sulle figure alle quali abbiamo fatto cenno. Aggiungiamo la sua capacità di educatrice di giovani, a lei affidati come docente nell’Istituto Magistrale “Cicerone” di Formia, che negli anni Novanta realizzò per i suoi studenti significativi “Incontri con l’Autore”. In quelle occasioni la Moscariello ebbe modo di avvicinare e poi frequentare dapprima Vittorio Foa, uno dei padri della Repubblica Italiana, già partigiano nelle fila di “Giustizia e Libertà” e nel ’43 iscritto al Partito d’Azione, poi militante nel PSI, morto proprio a Formia nel 2008. Foa – testimonia l’Autrice del libro – aveva fatto della sua casa a Formia un punto di riferimento per molti giovani intellettuali. Fu poi la volta della poetessa Amelia Rosselli, anche lei invitata per molti  incontri con gli studenti e con la quale il rapporto di Carmen Moscariello divenne un’amicizia “discreta”, intessuta di “silenzi lunghi”. Alla Rosselli la Moscariello, poetessa notevole anch’ella, ha  dedicato, tra l’altro, alcuni scritti sulla rivista «Oggi e domani» e su “Il tempo”. A questi valori e a queste figure si ispira, dunque, l’impegno culturale di Carmen Moscariello ed anche la sua produzione poetica. È appena il caso di ricordare che l’Autrice è nata a Montella (Avellino) e viene, dunque, da quell’area geo-storica che è l’Irpinia, tanto vicina alla Basilicata per impegno meridionalista e tanto permeata di cultura letteraria e poetica.

Le fotografie provenienti dagli archivi fotografici del Centro di documentazione, che abbiamo messo a disposizione di questo volume, ben si collocano, dunque, a corredo dei risultati di questa notevole ricerca.

Tricarico, 9 ottobre 2015


Carmela Biscaglia

direttore del Centro di documentazione

“Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra”


venerdì 22 luglio 2022

Lo scrittore Vincenzo Iannuzzi e la moglie Ilda così scrivono su "Fratelli tutti " l'opera che Carmen Moscariello ha scritto su Charles de Foucauld. Gangemi Editore

 


Lo scrittore Vincen zo Iannuzzi e la moglie Ilda così scrivono su Fratelli tutti l'opera che Carmen Moscariello ha scritto su Charles de Foucauld

Cara Carmen io e mia moglie Ilda abbiamo voluto leggere il tuo libro: “Fratelli di tutti” in un momento di massimo relax onde poterlo godere in pieno reduci della bella lettura del tuo libro su Modigliani e quindi consci di assimilare bellezza alla guisa di come si va predisposti per auscultare un concerto di Mozart per violino ed orchestra dopo averne già sentito un altro.

Da subito siamo entrati a far parte di un viaggio poetico che ci ha trasportato nel profondo della tua grande e bella anima. Le nostre spiritualità si sono unite a te attraversando il deserto lontani dai clamori del mondo cosiddetto moderno alla esclusiva ricerca di Dio e della fraternità umana che ci rende diversi da ogni altro  essere vivente. L’Umanità è costituita da una congerie la più svariata di individui con mostri ma anche con santi come Charles de Foucauld che sono il suo vero sale. Alla fine siamo usciti dal viaggio migliori e soprattutto a te più vicini che mai.

Grazie nostra Carmen ti abbracciamo di cuore.

Vincenzo e Ilda Iannuzzi




 

domenica 17 luglio 2022

Il Poeta Peppino Iuliano scrive su "Fratelli tutti " di Carmen Moscariello " Libro di indagini e scandaglio di coscienze laiche."

 Il Poeta Peppino Iuliano scrive su "Fratelli tutti" di Carmen Moscariello






 

    Il romanzo di
    Moscariello
    sulle tracce
    del fraticello
    del deserto”


    eletto agli
    onori degli
    altari dal Papa
    Giuseppe Iuliano
    C
    i sono
    libri
    che,
    oltre


    ad
    esaltare la bellezza della scrittura,
    sanno coniugare
    poesia e memoria;
    e, di essi, alcuni valgono vocazione e testimonianza, riuscendo a
    spingersi fino alla conversione.
    Libri di indagine e scandaglio, di
    coscienze laiche e della loro forza
    morale ma anche di anime inquiete e fervorose alla ricerca della
    eterna Gerusalemme. E se l’Asia è
    la culla delle religioni, l’Africa,
    continente degli ultimi, degli invisibili, si conferma eterna terra di
    missioni
    Con questi avvisi ci giunge la
    novità del libro Fratelli tutti(Gan -
    gemi Editore, 2022) della scrittrice irpino/formiana Carmen Moscariello, un’incredibile storia vera ma anche il romanzo dell’amore
    sociale. Un libro/album – una composita antologia narrativo/fotografica - nato
    sulle tracce di Charles de Foucauld
    (1858-1916), il “fra -
    ticello del deserto”
    eletto agli onori degli altari da papa
    Francesco (15 maggio 2022), che svolse il suo apostolato
    tra le popolazioni
    tuareg ai confini di
    Marocco e Algeria e
    che di “fratelli tutti”
    fece regola nella sua
    congregazione:
    “virtù dell’umiltà” e
    “centralità della povertà”.
    Deserto e desertificazione, luogo fisico e mentale. Nel racconto
    della Moscariello il suo attraversamento è reale e familiare, vissuto assieme alle figlie Lara e Silvia
    tra le antiche rotte dell’Ahaggar
    fino all’hermitage del Santo nei
    pressi di Assekrem. Un itinerario
    che non si risolve in “un libro di
    studio” della Nostra ma piuttosto
    in un libro che si “fa memoria”
    dell’“incontro con San Charles de
    Foucauld, […] per “far germogliare la sua gioia credente” - così Padre Andrea Mandonico, Vice-Postulatore della causa di canonizzazione e il deserto e le sue piste,
    luoghi d’erranza, si confermano
    momenti per “disancorarsi, in un
    viaggio che sfiora la morte”.
    Leggenda vuole – sottolinea la
    scrittrice – che i Tuareg, provenienti dall’isola di Atlantide e
    scampati in pochi al suo affondamento, siano “i più grandi conoscitori del Sahara… i più temuti
    predoni e i più bravi addestratori
    di cammelli. Non a caso, erano
    chiamati i Signori del deserto”. Il
    libro, ricco di connotazioni geografico-antropologiche, ha aspetti meditativi – anzi, come da felice
    aforisma della Moscariello, contempl-attivi – intesi alla riconciliazione del mondo/anima. O più
    adeguatamente in senso opposto,
    dalla dispersione dell’anima tra
    vuoti, sbandi e solitudini verso i figli del mondo. Così de Foucauld dalla Francia al Marocco, a Nazareth,
    alla Trappa, al
    Sahara. Seguace e
    imitatore della vita di Cristo, conoscitore delle guerre coloniali, coltivò la pace incoraggiando il confronto tra islamismo e cristianesimo. Esploratore,
    cartografo di
    grande valenza,
    fine umanista – ri -
    cordiamo tra le
    sue opere Reco -
    naissance au Maroc, Chants touaregs – tradusse il
    Vangelo in tuareg
    ma la sua evangelizzazione fu più
    quella dell’amore che della Buona
    novella. Edificare una “città del
    sole” per un mondo di luce che,
    pur incappando in tante cadute,
    avrebbe dovuto continuare ad
    operare e credere nella rinascita.
    Così la sua missione fino all’estre -
    mo sacrificio.
    Un libro di più orizzonti e coordinate, come lo definisce Marcello
    Carlino in prefazione: un orientamento verticale dalle asperità della sabbia alla gloria del Cielo ma
    anche una direzione orizzontale
    per quegli afflati umani che trovano consonanza nella reciprocità, nella fraternità appunto che è
    condivisione di comuni destini.
    Ce lo spiega la stessa Moscariello:
    “Fratelli tutti forse trae spunto
    dagli scritti del Poverello d’Assisi
    e in particolare dalle Ammonizio -
    ni di San Francesco: “Guardiamo,


    fratelli tutti, il buon pastore che
    per salvare le sue pecore sostenne
    la passione della croce”. E tanto si
    impreziosisce, poi, del pensiero e
    dell’esempio di Père Charles.
    Nel libro troviamo nuove appendici de La mia Africa (struggente film di Pollack del 1985).
    Africa, madre dell’umanità con la
    staffetta Meryl Streep/Carmen
    Moscariello. Due viaggi/pellegrinaggi, intensi, oltre ogni finzione
    filmica o letteraria; ognuno con le
    sue incertezze inquiete o paniche,
    ma anche adattative; ognuno in
    attesa della sua redenzione (sempre prossima ai valori della solidarietà e dello spirito). Siamo partecipi di una salvezza reale che
    esplora e misura la storia. E di
    un’altra misterica, carica di idealità, che vuole avvicinare la realtà
    a Dio. Chi ha fede non ha paura e
    “sposta le montagne” (Marco
    11,22). Convinzioni, entusiasmi,
    dottrine agiscono in modo rivoluzionario dentro ed oltre il possibile. L’unica certezza resta quella
    dello spirito che incoraggia i senza voce e le loro carovane nomadi
    o stanziali: un mondo dagli occhi
    ardenti, spalancati, indagatori,
    immensi.
    Moscariello è una scrittrice vivace e immaginosa, delicata come un bucaneve
    e tenace come un
    giglio della montagna irpina; ma
    sa librarsi anche
    come un falco dei


    Picentini – consi -
    dera i rapaci “portatori di bene” –
    che sa sfidare vastità ed orizzonti.
    E l’incontro/svelamento, verità
    tra buio e luce, dolcezza e selvaticità, poesia e silenzio, aiuta ad uscire dal vecchio guscio: “ero nomade e apolide dalla nascita, orbitavo
    nella galassia come una cometa e
    le mie rotte mutavano al sorgere
    del sole e al suo tramonto”. Il deserto è stupore e paura; raccoglie
    e disperde; “ha tante voci, ombre
    corte e ombre lunghe, possiede in
  1. ogni granello di sabbia l’illimite”.


giovedì 14 luglio 2022

DIALOGO SEGRETO TRA ELEONORA DUSE E GABRIELE D'ANNUNZIO PRIMO PREMIO A TAORMINA .PREMIO PER IL TEATRO EDITO "ANGELO MUSCO"

 Carmen Moscariello ELEONORA DALLE BELLE MANI. DIALOGO SEGRETO TRA ELEONORA DUSE E GABRIELE D’ANNUNZIO, opera teatrale in tre atti (ed. Bastogi, maggio 2005, pp. 80, euro 8,00) Carmen Moscariello, poetessa, è ordinaria di materie letterarie e latino, è iscritta da 15 anni all’albo nazionale dei giornalisti pubblicisti. Ha collaborato a “Il Tempo”, al TG3 Lazio, a “Oggi e Domani”, a “Nord Sud”, ad “Avvenire”. È direttore e fondatore de “Il Levriero”, mensile di politica e cultura. Ha pubblicato circa 1500 articoli in quindici anni di collaborazione per il quotidiano “Il Tempo”. È fondatrice e presidente da 24 anni del Premio di Poesia “Tulliola-Renato Filippelli”. «La maestria del teatro di Carmen Moscariello consiste nell’afflato poetico, nel ritmo musicale che attraversa la sua parola, nella profondità letteraria delle sue scritture. Un’opera che mette al centro un dialogo segreto tra Eleonora Duse e Gabriele d’Annunzio, una figura che si mostra essere al di là dei ruoli che ha interpretato: sentimentale e convulsa, visionaria e dolce, che teme la solitudine più della malattia. Carmen Moscariello è capace di condensare l’intimismo e l’ambientazione, la trama narrativa e l’essenza femminile tra emancipazione e maledettismo. Ammette la protagonista che si è sentita morire mille volte al giorno. Si tratta di una coscienziosità che va ad evidenziare la dialettica tra azione e pulsazione, interiorità e fatalismo. Siamo di fronte ad un’opera teatrale che fa del teatro  come in pochi sanno fare. (Giuseppe Manitta) 




ATTO III Ambientazione spazio-temporale 

Appare in penombra lo studio del Vittoriale, sulla scrivania un grande testo della Divina Commedia, arazzi e stoffe orientali alle pareti. Il quadro de “La notte” di G. Previati occupa lo spazio frontale, un calco della Nike di Samotracia impreziosisce il lato destro. Dappertutto libri, immagini del mondo classico, calco in gesso dorato della Leda col cigno. Un brucia profumi acceso, nella penombra della camera, fa le sue evoluzioni e si abbraccia al silenzio degli oggetti. Quasi di fronte al poeta c’è il calco della Duse, coperto da un drappo. D’Annunzio appare invecchiato e stanco, seduto in vestaglia, con sciarpa di seta al collo, lavora ad un testo teatrale e sorseggia da una tazza preziosa un the, ogni volta che beve, lo annusa estasiato. Ultimo giorno dell’anno... Quasi l’alba del nuovo anno... Un mazzo di girasoli riversa il capo dondolando su preziosi tappeti e stoffe orientali. Il silenzio impera sovrano sull’uomo e le cose... 



IL POETA:

 Il mio tempo tra gli uomini è finito. Se fossi saggio attenderei la morte con gioia ... o me la darei, il suicidio mi affascina domani cercherò il narcotico che mi conviene. I vuoti orpelli... sono ingialliti anch’essi le donne, piccole, miserabili e vane. La speranza vacilla nel cuore. Gli amori non nidificano  nel corpo stanco dei vecchi. Questo tempo... dopo la tua morte (si rivolge al calco della Duse.) è stato di prigione per la mia anima la memoria conserva solo inchiostri di dolore sogni lontani... questa notte, sul mio guanciale quasi funebre, tremavo... mi sentivo così miserabile. Avevo orrore di me stesso... (Si avvia verso la finestra, allontana lentamente le tende e guarda fuori.) È nato un altro giorno, un nuovo anno. (La voce scandisce lentamente le sillabe, quasi a volersene convincere.) Di nuovo è tempo di morire... La notte è la mia assidua amante lei sola fedele governa il mio futuro. (Lancia stanco la penna sui suoi scritti e si avvia verso il calco della Duse, accarezza le cavità degli occhi, poi il contorno sottile delle labbra, declama...) “E la statua era così bella che, al rivederla, egli pianse di gioia”. Divina Eleonora, c’è ancora tanta magia nei tuoi occhi più di quella che compresi... la barca la nostra barca (breve pausa di silenzio) si inabissò, ma tu incedi ancora sulle onde, la malattia la morte... la tua bella voce, le tue mani. Oh le tue mani! *


OPERA Prima classificata, sezione teatro edito PREMIO PER IL TEATRO "ANGELO MUSCO"


. TAORMINA 




 

mITO E POESIA NELLA "PROSERPINA" DI CARMEN MOSCARIELLO DI vALENTINA tESEO

 

MITO E POESIA NELLA “Proserpina” DI CARMEN MOSCARIELLO

 

Turbine di emozioni, sentimenti puri e profondi. Tutto ciò è il testo teatrale “Proserpina” della poetessa Carmen Moscariello.

Fin dai primi versi si percepiscono forti stati d’animo, presenti anche in scene particolarmente reali;ed è proprio questo che sa di meraviglioso, il riuscire ad accostare la finzione  alla realtà, in modo legiadro.

Il testo ci riporta indietro nel tempo e ci fa approdare nell’antico mondo, dove dei e dee regnavano sovrani e  l’amore genera gelo e primavera.

Incontriamo nel lungo cammino l’amore materno, più forte di qualsiasi altro sentimento, componente soave e fondamentale ; tutto riecheggia intorno ad esso, anche la scelta che la giovane fanciulla Proserpina affronta, anche il dolore profondo e sovrano di Cèrere, madre e donna, nella quali si fonde razionale e irrazionale.

La creatività intesa come capacità di giocare con la mente dei personaggi lascia stupiti. Ma,chi più di tutti rimane impresso è Plutone, re degli inferi, una figura che guardata in modo superficiale, può essere facilmente odiata, ma grazie alla straordinaria bravura dell’autrice si riesce a guardarlo nel profondo della sua coscienza.

Ecco, ciò che più ci affascina, è scoprire la voglia immensa di amare, il bisogno di avere accanto un’altra persona, sia esso un bisogno egoistico, o sublime. Essere pronti a tutto pur di vivere, trasportati dalle emozioni. Invece, la rassegnazione dell’amore materno fa da cornice.

 Un testo ricco, puro, sincero e umile. L’umiltà è il sostantivo che le Donne-Dee, pur potenti e sovrane, sprigionano.

Mentre, si legge il testo teatrale si viene accompagnati, senza mai esser persi di vista, verso lo sguardo confuso di Proserpina, in bilico tra due scelte: da un lato l’amata madre quindi  la felicità egoistica, dall’altra Plutone , dunque gli inferi, il dovere.

Il viaggio si conclude in modo “ragionevole”. Viene accettata la divisione temporale-metafisica: primavera-inverno ; terra-inferi, morte-vita.

Così Proserpina trasmuta dolcemente senza più la disperazione ed il pianto : dall’oltre tomba verso il tanto amato grembo materno e , riparte da esso, sempre lentamente per approdare nel sonno lontano della morte.

 

 Valentina Teseo

lunedì 11 luglio 2022

 






Giordano Bruno Sorgente di Fuoco: L’opera di Carmen Moscariello interroga e investe la coscienza di ciascuno di noi.

Di

Ninnj Di Stefano Busà

I versi della Moscariello danno testimonianza di  un monologo intenso che fa trasparire la sofferenza di un animo piagato ma non asservito al poter temporale delle circostanze del Male. Intensa la partecipazione dell’autrice al travaglio del nolano Giordano Bruno che si arrovella in un ginepraio di domande senza risposte.

L’ architettura  in ottave di tutta l’opera lascia comprendere appieno la responsabilità di Bruno di essere al centro di un misfatto, ma anche la forte convinzione di essere l’interprete di una rivoluzione, che lo porrà al centro di un evento storico di svolta epocale.

La poetessa nella sua creativa eleganza   vuole evidenziare  con l’energia della parola la crisi dell’uomo e dell’epoca che aprirà all’umanità le porte del libero pensiero con capacità di superamento delle gravissime servitù delle coscienze che la Chiesa del tempo voleva imporre allo stato laico. Emerge, dunque dal testo, l’urgenza anche di porre l’accesso all’universo intero con  le sue voci differenti, seppur sempre umane .

Si evince poi nel dialogo tra Campanella e Bruno in primis la bravura  dell’autrice di tracciare identità ben definite con la stessa carica emotiva e anche i presupposti di lanciare un messaggio nel futuro. Per questo motivo mi appare in tutta la sua franchezza un libro tutto da leggere.

Credo che il Giordano Bruno Sorgente di fuoco di Carmen Moscariello vada apprezzato per la sua grande verità, che interroga e investe la coscienza di ciascuno di noi e lo inchioda alla riflessione, molto si proietta sulla ricerca di una condizione ideale verso il Trascendente e,nel contempo, non dimentica la vita umana che va improntata in termini di onestà intellettuale e di coraggio, senza i quali la società rischia ( come in effetti sta accadendo) di venire travolta dalla rovina spirituale e materiale .

Perciò credo che quest’opera contenga l’urgenza di valorizzare il  libero pensiero da scorie materiche, fino alla  Grandezza del Creatore per  realizzare  la catarsi dell’uomo e la sua palingenesi.

Coraggiose sono anche le posizioni culturali della stessa autrice che senza maschere guarda con lucida analisi ai travagli della nostra epoca , li denunzia e come Sorgente di fuoco che purifica,  apre speranze per il riscatto dell’uomo e dell’umanità in genere.

venerdì 8 luglio 2022

Dialogo della Donna Poeta con Giordano Bruno. Opera di Carmen Moscariello


 

Dio è più vicino a te Donna Poeta di quanto tu creda

 

Qui a Campo dei Fiori la tua ombra stizzosa e buia mi viene incontro,

senza preamboli e irato mi volgi ora le spalle.

 

” Ti prego parla con me”.

“Cosa vuoi “?

 

“La tua risposta  è poco meno di uno sputo; sei ancora  dolorante per le offese che gli uomini ti arrecarono?”

“I tuoi toni da femmina perversa  non mi incantano, appartieni anche tu a un mondo devastato e corrotto e anche se da anni hai in mano i miei libri  non  ti autorizzo a nessuna confidenza”

 

“Il mondo devastato e corrotto ha arso anche me , ancor più perché sono una donna- poeta.

Non andartene, ti prego… la cultura arcaica in cui nacqui, mi insegnò a parlare ai morti, anzi il silenzio della morte tra i monti Irpini  fu un  obbligo alla mia  sopravvivenza”

 

“Non ti allargare, come osi paragonarti a me! Dunque anche tu sei una Nullana, ahhhhhh e allora anche tu sei una  disperata della storia. Non hai uomini potenti che ti proteggono? Ebbene, come me, morirai bruciata!”

“Nella bisaccia del cielo ho messo in conto anche la morte, per questo ti amai, perché chi più di te non temette la morte”

 

“Odio i tuoi carezzevoli sortilegi”.

“Eppure ho ripercorso tutta la tua vita. Ieri, giorno prima di Pasqua, ho confessato i miei peccati nella Chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli, pregai ai piedi del Crocefisso anche per te. Mi sono chiesta se  dopo il rogo incontrasti il Dio dei giusti e dei pagani, come tu filosofavi?”

 

“Asina come tutti gli umani, in primis la confessione non ha alcun valore agli occhi di Dio e il crocefisso è un invenzione del cristianesimo;.

Vedo che   anche tu consideri Dio come un’ex machina che al momento delle tribolazioni e della malattia ti soccorra e perdoni i tuoi peccati. Egli non è un Dio per vecchi, malati e donne tristi. Dobbiamo trovare Dio in ciò che conosciamo, Egli è al centro della nostra vita”

“Ma, tu non mi hai ancora risposto, se lo hai incontrato?”

 

“Lo incontrai già in vita, nel giardino dei silenziosi e lo incontrai anche nella notte del deserto, quando con la mordacchia mi legarono al palo per bruciarmi”

“Non hai perdonato, né perso la tua baldanza, la tua presunzione, la tua onniscienza…?”

 

“Se vuoi offendermi non te lo permetto, da te, poi che conosci appena la filosofia e ignori del tutto la teologia, anche se forse potrei riconoscerti una certa confidenza con  la poesia e la  natura….”.

“Non è  la natura ,come tu mi insegni, il luogo dove nasce lo spirito, dove zampilla a gocce rugiadose la libertà e con essa sgorga l’onnipotenza e l’onniscienza. L’onnipotenza e onniscienza di Dio o quella di Giordano Bruno?”

 

“Sei l’ennesimo  inquisitore, come non fossero bastati i miei confratelli,  e i cardinali veneziani e romani; non c’è da sorprendersi, quelli non mancano mai, ogni epoca ne è devastata.  Ed io, ancora qui , dopo secoli, a spiegare, perché gli uomini possano comprendere: l’onniscienza e l’amore per Dio non possono condurre al disprezzo della ragione umana o a rinnegare il mondo, bisogna calarsi nel mondo per comprendere Dio”

“Non volevo offendere la tua grandezza  di dottore e filosofo, ma credo che esista una differenza tra te e Dio?”

 

“No, ti dico. Dio è in ogni luogo, in ogni uomo, anche nel più deprecabile degli assassini”.

“Continuo a non capire!”

 

“Sappi che Dio è misericordia  e  salva tutti gli uomini anche i pagani di ieri e di oggi. Sei ancora lontana dalla purificazione, continua ad immergerti in Dio, la conoscenza della Natura ti aiuterà!”

“ Ho sperimentato anch’io, seppur donna, l’ascensione del mote Ventoso e di quanto l’universo accenda il nostro cuore”

 

Lo so ti ho vista fin da bambina sulla cima del Cervialto a rincorrere le trote fino alla valle del Dragone; segui la strada maestra e forse potrai un giorno incontrare davvero il Dio dei giusti, il Dio che si dona a tutti gli uomini per le loro tribolazioni, Egli è anche al centro della debolezza e tu ne sei un esempio, la donna rimane debole, nonostante le tue conquiste. Ma, Dio  E’ più vicino a te donna-poeta di quanto tu creda”

 

“Sei incoerente, prima hai detto che non esiste il Dio dei lamentosi”

“Lo ribadisco , la preghiera a Dio non può limitarsi a chiedere pane e salute, ben altre vette percorre la mente del filosofo e del teologo, solo dalla meditazione profonda, dalla  libertà del pensiero sgorgano l’onnipotenza, l’universalità di Dio che ritrovi nei fiori, nel vento che tu tanto ami, negli esseri viventi, per questo Dio è la vita stessa”

“Ma, dimmi, Dio ti ha punito per i tuoi peccati?

Il Bellarminio aveva ragione nel condannarti: negavi Cristo, la purezza della Vergine Maria, i Santi, la confessione…”

 

“L’anima e il suo destino li decide l’uomo e non Dio,  La grandezza di Dio è nel perdono e anch’io sono stato perdonato.”

“Io , invece sono sicura che non esiste alcun rifugio per i perseguitati, buoni o cattivi, per loro non c’è scampo ,nemmeno oltre la morte”

 

“Così  si potrebbe credere, ma la libertà del pensiero rende vano anche il più grande degli accanimenti; ai lupi che ci latrano dietro, non gli resta altro che il veleno della loro nullità”

“Per esseri liberi  è necessario un coraggio inaudito ed  il mio mondo è peggiore di quello che ti arse, gli uomini, vecchi o giovani, e le donne con le siringhe nelle vene non potrebbero nemmeno capire il tuo sacrificio e la tua ostinazione, ti definirebbero un pazzo, oggi la vanità e l’assassinio gratuito è pane quotidiano, per i buoni non c’è scampo, sono i primi a morire o ad essere uccisi, insomma, per farla breve, l’uomo giusto è un uomo perduto!”

 

“Non devi  disperare, la storia è dinamismo e la pace è figlia del tempo, non hai forse potuto liberamente leggere gli atti del mio processo, ti ho visto  studiare la condanna al fuoco che la Chiesa mi inflisse, ma  come io predissi, la Chiesa si pente e mette rimedio finalmente ai suoi errori”.

 

 

Tratto dal "Giordano Bruno Sorgente di fuoco", opera in versi di Carmen Moscariello. Guida Editore. Opera teatrale rappresentata a Napoli nella Saletta Rossa di Guida. Attore che ha interpretato  Bruno  è stato Franco Silvestri.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Giordano Bruno 

e

ai perseguitati d’ogni tempo

 

 

 

 

Io primo fra gli uomini intuii

 l’immensità dell ‘universo,

sciolsi i cordoni del mio

 

abito e scalzo rincorsi

Madonna Verità. Ho

visto non creduto le mille

 

costellazioni e innalzai la mente

 verso la  bellezza,  a contemplare

 il   Dio degli uomini, dei giusti e

 

degli assassini. Insegnai a non

 temere l’inferno,  poiché l’infinita

 misericordia non può estenderlo oltre la  vita.

 

 Non ci basta questo inferno?

 

 Dedico perciò il supplizio a cui

sottoposero il mio corpo

 ai fiori  che non sanno contare,.........