giovedì 1 novembre 2018


Carmen Moscariello ci ha donato un’opera preziosa.

Di Aniello Montano



“Destini sincronici. Amelia Rosselli e Rocco Scotellaro con lettere di Rocco Scotellaro a Michele Prisco”Carmen Moscarielloci ci ha donato  un’opera preziosa e fonte di un grande piacere……..”

Del Professore emerito Aniello Montano

Trovarmi tra le mani un libro, che mi ha fatto respirare aria di famiglia e mi ha parlato di donne e uomini incontrati in carne ed ossa o conosciuti attraverso letture e riflessioni giovanili, mi ha dato una grande gioia. Mi ha rimesso in connessione con quella linea spirituale e morale, oggi un po’ in ombra, che ha rappresentato per la mia generazione la guida nell’impegno civile e culturale. Trovarmi tra le mani un libro che quella linea me l’ha fatta ritrovare in una Terra da me frequentata e amata attraverso la stima e l’affetto nutriti per persone speciali mi ha dato una gioia ancora più intensa. Rievocare la Lucania di Rocco Scotellaro, di Leonardo Sinisgalli, di Maria Padula, di Giuseppe Antonello Leone, e riassaporare il clima culturale di Roma e di Formia all’inizio degli anni Sessanta del Novecento mi ha procurato brividi di contentezza e ha prodotto una cascata di ricordi.

Questo piacere grande me l’ha regalato la lettura del libro dell’amica Carmen Moscariello, Destino sincronici. Amelia Rosselli e Rocco Scotellaro. Ero un giovanissimo dipendente della Casa Editrice Zanichelli presso l’ufficio di Roma, allocato allora in via dei Ramni, quando, frequentando la libreria “Rinascita”, posta al piano terra della sede dell’allora PCI in via delle Botteghe Oscure, ebbi modo prima di leggere e amare i libri di Rocco Scotellaro e poi di innamorarmi della cultura e dei temi sociali rappresentati dalla cultura lucana. Di formazione socialista e umanistica, idealmente ero molto vicino al programma e ai valori ideali del grande movimento antifascista di “Giustizia e Libertà”. Ne avevo letto la storia. Avevo apprezzato il grande impegno programmatico incentrato su un problema di difficile soluzione pratica: l’equilibrio tra giustizia  e libertà, due valori essenziali in una democrazia liberale. Sapevo bene che i liberali puri, come Benedetto Croce, erano disposti a privilegiare la libertà come vertice della scala assiologica e che i comunisti sovietici, invece, l’avevano completamente sacrificata in nome di una mai realizzata giustizia sociale. E sapevo bene che, senza un giusto limite, un’accorta misura, la libertà, spinta oltre ogni limite, intacca e travolge fino a cancellare gli spazi della libertà altrui.

Nel libro della Moscariello ho trovato entrambi questi filoni culturali, intrecciati insieme. Convivono, infatti, la tensione umana e civile di Scotellaro e degli intellettuali lucani e la vocazione morale e politica dei Fratelli Rosselli e del Movimento di Giustizia e Libertà. Ma c’è anche dell’altro. Si staglia sullo sfondo la Formia da me frequentata, per conto della Zanichelli nei primi anni Sessanta, quando la sera, nella speranza di incontrare e vedere Pietro Nenni, facevo il “sacrificio”, tutto economico, di andare a cena nel bellissimo ristorante “La Quercia”. Di qui il mio entusiasmo nella lettura e la sentita gratitudine per Carmen Moscariello.

A rendere questo libro prezioso e fonte di un grande piacere, però, c’è anche dell’altro. C’è il garbo stilistico e la scioltezza narrativa, la sapienza nel combinare autobiografia, racconto storico e analisi critica, nonché l’accortezza di procedere nella narrazione per sintesi ampie, accompagnate e sorrette da vere e proprie zumate, capaci di mettere in grande evidenza nuclei di saperi intellettuali e morali di grandissimo rilievo.

Carmen Moscariello è scrittrice prolifica, dall’ampio registro tematico. Ha scritto romanzi, testi teatrali, saggi critici, elzeviri per importanti giornali italiani. Ed è fondatrice e Presidente del Premio Internazionale di poesia, saggistica e giornalismo “Tulliola”, giunto ormai alla XXIV  edizione.

In un testo teatrale del 2011, dedicato a Giordano Bruno. Sorgente di fuoco, la Moscariello ricostruì con chiarezza di visione storica e con equilibrata informazione critica il contrasto epocale tra due sistemi di pensiero, tra due mondi storici, entrambi decisi ad ogni costo ad affermare la propria verità: da una parte l’apparato intellettuale, politico e giudiziario della Chiesa cattolica deciso a difendere e a mantenere viva la cultura medievale, fatta di verità assolute, tutte raccolte in una sola filosofia, quella aristotelico-scolastica, dall’altra singoli individui, di scarsa fortuna e di altalenante visibilità sociale come Giordano Bruno, determinati, però, a far sorgere dalla critica all’aristotelismo e al fideismo cristiano, una pluralità di filosofie e di sistemi di pensiero, tutti incentrati sulla ragione critica e tutti liberi e in continua reciproca tensione dialettica.

Destini sincronici tocca un altro momento storico importante, anche se non della stessa intensità dell’altro. È un libro particolare, che mette in gioco l’intreccio tra due figure, entrambe tragiche ed epocali: Amelia Rosselli, figlia di Carlo e nipote di Nello, e Rocco Scotellaro, figlio della Lucania, la parte più interna e più chiusa del Sud nella prima metà del Novecento. Entrambi gli autori oggetto della ricostruzione critica della Moscariello sono caratterizzati da forti sensibilità civili e morali e da una decisa vocazione alla letteratura. Sullo sfondo s’intravede un’epoca, caratterizzata da una folla di intellettuali, di personaggi illuminati e aperti al nuovo.

Nell’intreccio tra i due comprimari, però, fa capolino una terza figura, quella dell’autrice, che a Formia nel ’92 conosce Amelia Rosselli e che, ancora a Formia da Vittorio Foa sente a lungo parlare dei Fratelli Rosselli, di “Giustizia e Libertà”, di Gramsci, di Carlo Levi, del ruolo di questi nella formazione di Rocco Scotellaro e del socialismo umanistico del giovane politico-intellettuale lucano. Fu questo Grande Vecchio – ci ricorda Carmen Moscariello – ad aprirle le porte per i suoi studi sulla Rosselli e su Scotellaro. Ma a farle conoscere e a farle amare la figura e la poesia di Amelia Rosselli era stato anche un altro Grande Vecchio: Pietro Nenni, anch’egli a lungo residente a Formia in una bella casa posizionata di fronte all’isola di Ponza.

Pur trattandosi di un libro di letteratura, il testo è pieno di struggenti ricordi, stillanti amore e passione. Un testo che intreccia i ricordi dell’autrice con l’esperienza di vita e di cultura degli autori in esame. Nel racconto dell’incontro intellettuale e affettivo di Amelia Rosselli e di Rocco Scotellaro confluiscono filoni storico-narrativi diversi e destini incrociati: dalla morte di Carlo Rosselli, a quella di Pasolini, dall’impegno di Carlo Levi per la cultura lucana e per le pubblicazioni delle opere di Rocco Scotellaro fino alla richiesta ad Adriano Olivetti di erigere a sue spese la tomba del sindaco-scrittore-poeta di Tricarico morto a trent’anni, all’impegno di Manlio Rossi Doria per il Mezzoggiorno e, in particolare, per la Lucania. Il Libro, insomma, “è la storia di molti uomini in un impegno deciso di speranza e di cambiamento, di libertà”.

Amelia Rosselli era nata a Parigi nel 1930, dove il padre si era rifugiato per sfuggire alle persecuzioni del fascismo. Subito dopo l’assassinio del padre, consumato nel 1937 per ordine di Ciano e Mussolini, dovette abbandonare la Francia. Riparò prima in Svizzera, poi in America, in Germania, in Inghilterra e infine, a guerra conclusa, in Italia. Nella sua interiorità psichica prese dimora e si rassodò il dolore come un grumo insolubile, insuperabile. Il suo giovane cuore era lacerato. La sua poesia lo testimonia con un continuo rimodulamento di un tormento interiore e di una sofferenza inconsolabili. Conosce Rocco Scotellaro a Venezia nel 1950, durante un congresso di partigiani, l’anno dopo la morte della madre, suo ultimo e ormai unico punto di riferimento. Tra loro nasce un affetto profondo. In “Diario oscuro”, un’intervista rilasciata a Giacinto Spagnoletti, la Rosselli afferma: “Quando conobbi Rocco avevo vent’anni e lui morì tre anni dopo”. Al dolore della perdita del padre e della madre, si aggiunse quello ulteriormente destabilizzante dell’uomo che le aveva aperto il cuore a una qualche speranza di normalità esistenziale. La sua vita disperata si concluse l’undici febbraio del 1966, quando Amelia decise di chiudere la sua esistenza lasciandosi precipitare dal balcone di casa sui ‘basoli’ di via del Corallo a Roma.

Rocco Scotellaro era nato nel 1923. Da intellettuale e politico portò avanti una lotta ferma e decisa contro la rassegnazione e l’ignoranza, dominanti tra i contadini della sua Lucania. Terra di confino durante il fascismo, la Lucania ospitò molti intellettuali italiani. Tra questi Manlio Rossi Doria e Carlo Levi, entrambi punto di riferimento e di sostegno per il giovane politico lucano. L’odio di quanti si sentivano toccati nei loro interessi scatenò una serie di calunnie contro il giovane Sindaco di Tricarico, fino a farlo incarcerare.

La Moscariello riesce a ricostruire questo complicato intreccio di politica e cultura, di dolore e di speranza, con una linearità e una ricchezza davvero encomiabili. Individua come punto focale di questo breve ma intenso rapporto tra Amelia e Rocco il comune, profondo, amore per chi soffre e l’urgenza di una rivoluzione capace di liberare i deboli dalle catene dei regimi dittatoriali. Sul filo di questo amore comune nasce l’intesa tra i due. Erano due anime che si aprivano alla vita: lei dopo due grandi dolori, l’assassinio del padre e la perdita della madre, lui avvilito per un’ingiusta carcerazione e ancora sofferente per la grave umiliazione subita.

La Moscariello dedica ampi e precisi squarci critici alla poesia di Amelia Rosselli e alla poesia e alla narrativa di Rocco Scotellaro, con incursioni, oltre che sulla poetica, anche sull’uso della lingua e sui drammi reali che erano alle spalle di quelle vite e di quelle scritture. Analisi accurate illuminano alcune opere dell’una e dell’altro. Importanti contributi alla migliore comprensione delle due personalità sono la riproduzione di alcune poesie della Rosselli e le lettere di Scotellaro a Michele Prisco.
È un libro bello, pieno di umanità e di vigore critico, una vera e benefica esortazione a ripensare e a capire certe esperienze di vita e la funzione salvifica della letteratura nel groviglio umano e civile di alcune esistenze in tempi storici difficili e duri da superare. Ma è anche una ricostruzione abbastanza fedele e ampia della vita intellettuale e civile di un’antica e nobile Città, Formia, in un momento di crescita in tutti i campi della giovane Repubblica Italiana.  Complimenti e ad maiora, professoressa Moscariello





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