giovedì 18 aprile 2019


DESTINI SINCRONICI: AMELIA ROSSELLI E ROCCO SCOTELLARO,

di CARMEN MOSCARIELLO

Rilettura del poeta Michele Urrasio 




Ho letto e meditato, con profondo diletto, il libro di Carmen Moscariello, intestato Destini  sincronici (Guida Editori, Napoli, 2015) , nelle cui pagine la poetessa-scrittrice ripercorre la vicenda culturale, sentimentale e umana di Amelia Rosselli e di Rocco Scotellaro, due protagonisti di un segmento della storia  letteraria del Primo Novecento. L’ho letto con il piacere e con il trasporto con cui si sfoglia un libro di narrativa, piacevolissimo nello stile e coinvolgente nel modo di rievocare “due strade” che si incrociano per poi esaurirsi nello stesso spasimo, nello stesso triste orizzonte.

Per la prima volta, posso affermarlo con onestà, mi trovo a esaminare un libro di analisi critica, libero dall’intento di suggerire criteri e giudizi, che, di frequente, risultano affrettati e poco aderenti alla verità.

Vite parallele travagliate e incise da immensi affanni: il breve destino di Rocco Scotellaro si incontra e coincide, nella sua provvisorietà, con quello della donna amata; Amelia Rosselli si spegnerà nel mistero del suo dramma: perduti gli affetti familiari, smarrisce il barlume in cui intravedeva la luce “oltre il tunnel”, si piega alle proprie fragilità e accetta il doloroso declino.

Carmen Moscariello segue le vicende dei due letterati con passione e viva partecipazione e, in punta di piedi, li accompagna nel loro incedere tra plaghe e burroni, tra il calore del sentimento amoroso e il richiamo di calanchi aperti a un difficile riscatto. Nel volume della Moscariello si avverte la nostalgia della pianura, l’esigenza della sosta dopo tanto attendere, l’ansia di scorgere il sorriso dell’alba e la tenerezza dell’erba nuova. Ma vi è da percorrere un tratto lastricato da evidenti difficoltà: le ristrettezze economiche di Rocco Scotellaro e l’urgenza di esorcizzare il vuoto dei lutti di Amelia. È la vicenda di due anime sorrette e rinvigorite da un profondo senso di dignità, che contraddistingue ogni essere eletto, ogni spirito che guarda oltre il proprio respiro e anela al traguardo senza implorare sillabe di conforto.

Scotellato, più che nelle pagine di prosa pur attestanti una resa sicura, esprimerà il suo rammarico lungo i tornanti dei versi: qui si dispiega la sua anima e si appalesa il suo sentire senza infingimenti. Qui è ridisegnato il suo volto e quello della sua gente, laboriosa e tenace, silenziosa e gelosa di custodire nelle pieghe delle labbra cucite i graffi di una millenaria nobiltà. Qui il vento degli accadimenti ravviva il cammino di questo pugno di terra, dove il falco sorveglia dall’alto il percorso umano verso giorni pesanti di fatiche e avari di certezze, e dove il pastore spera di cogliere nel calpestio del gregge una goccia di futuro.

Un’eco di sottile speranza «che il male e le ingiustizie non potevano durare in eterno» agita le opere di Scotellaro. Un senso di tristezza infinita caratterizza i versi della Rosselli, difficili da interpretare a un esame superficiale, ma densi delle asperità del suo destino, indirizzato verso la nebbia del nulla, verso il richiamo dell’abisso, soprattutto dopo la perdita dell’uomo, “con cui aveva vissuto un’intensa storia sentimentale”, e nei cui occhi aveva scorto un soffio di luce, un sentore di quiete.

Il silenzio definitivo suggellerà l’esito di due “destini sincronici”, lasciando un profondo rammarico in tanti, amici, uomini di cultura, esponenti della migliore politica, i quali avevano creduto e sperato che le voci entusiastiche dei due giovani avrebbero contribuito a ridurre le incongruenze del tempo e a lenire le sofferenze del mondo. Ma spesso le aspirazioni umane non trovano accoglimento nel regno degli astri e, con amaro risveglio, si è costretti a incassare colpi sinistri e a perdere animi eletti che aspirano, al pari di molti come noi, a sorprendere varchi aperti a orizzonti più confortanti.

Una lettura allettante, dunque, densa di ricordi, di eventi, di testimonianze, resa ancora più piacevole dalla scoperta di fare analisi critica – quella della Moscariello – senza arrovellamenti concettuali e affrettati giudizi, sorretta da un andamento narrativo che avvolge i protagonisti di un alone che rende accettabili persino lo sconforto e la disperazione, l’esigenza di aiuto e l’asprezza del vero, la vacuità del sogno e l’ascolto della voce interiore, ostinata a suggerirci di credere nello schiudersi di albe nuove.

È il pregio della scrittura di Carmen Moscariello, la quale nei versi dedicati ai due autori in esame, rivela, per intero, la sua capacità di calarsi in realtà che riempiono di tenerezza il suo animo, e le consentono di cogliere nel mistero del vivere l’aspirazione degli uomini, degli ultimi soprattutto, ad avere un futuro dignitoso, confortato dal «profumo del pane e della libertà».
Michele Urrasio


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