lunedì 12 dicembre 2011

Ugo Piscopo "Le Campe al Castello"


Un'azione teatrale divisa in quattro quadri. Uno scandaglio di profonda attualità nel tempo dell'Italia berlusconiana. Un mondo di bruchi di cinica e spietata intelligenza (nell'Italia meridionale con il termine d'origine tardo-latina "campe" si indicano i bruchi). Un ritratto estremo di un paese che naviga verso la deriva. Un trionfo di voci, echi, sussurri e grida abitano Le Campe al Castello. "Un testo terribile - scrive nella prefazione Vanda Monaco Westerstal - una crudeltà fredda dalla quale è difficile staccare lo sguardo eppure leggendolo, l'occhio e l'orecchio scivolano su lame affilate. Sì anche l'orecchio nel quale risuonano i linguaggi diversi dell'Italia d'oggi, che Ugo Piscopo, attraverso un  complesso gioco di accelerazione e decelerazioni, pause e ritmi, trasforma in linguaggi drammaturgici. (...) L'autore compie un gioco di prospettiva, come avviene in un  testo teatrale che sia appunto teatro, e qui il gioco è atroce. Piscopo pone davanti all'occhio-orecchio del lettore il politically correct mescolato a svolazzamenti burocratici tipo toni cortesi, grazie, prego e così via, per fabbricare un sipario leggero e trasparente, che lievemente ondeggia in gonfiori di attesa.

Nessun commento:

Posta un commento