domenica 29 gennaio 2012

"Oltranza" e "inquieto sentire" nella produzione poetica di Ugo Piscopo



La produzione poetica di Ugo Piscopo, infaticabile intellettuale del nostro tempo, comprende un cinquantennio di vera poesia (1957-2008). Saggista, giornalista, critico d’arte, pedagogista, autore di pièces teatrali, traduttore: la poesia è sempre stata per lui, in primo piano, e viene intesa coma una “sfida” all’interno della sua vasta produzione. […]
Piscopo parte dalla sua terra d’origine con la prima raccolta Catalepta (Napoli, 1963), dal titolo vistosamente virgiliano, raccogliendo poesie scritte tra il 1957 e il 1963, con un’intonazione “fortemente elegiaco-intimista”. Lo stile richiama quello di Ungaretti e Quasimodo e la poesia-racconto di Pavese. Il mondo incantato dell’infanzia è sempre nella sua memoria, ma è visto in una lontana dissolvenza di immagini, perché comprende una stagione della vita, perduta irrimediabilmente. L’Irpinia con la fatica delle “nonne ancor vaghe fanciulle” rappresenta lo sradicamento dell’ “arcade” che incarna attese e paure. Queste nuage costituiscono un punto di partenza, prima della stagione sperimentale e della “linea meridionalista”. Serra è nella mente di chi avverte l’inconciliabilità tra civiltà contadina e società dei consumi: una poesia che disvela, sin dagli esordi, “associazioni analogiche di idee” e “libero flusso di coscienza”, calamitando la nostra attenzione per alcune peculiarità di rilievo: l’originale figuratività delle immagini, la musicalità del verso, la palpabile evocazione delle cose. […]

Estratto dalle pagg. 407-442

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