domenica 1 dicembre 2013

Contrappunti e variazione su tema - Racconti di Ugo Piscopo




Prefazione di Giuseppe Panella
Delta3 Edizione
Recensione di Carmen Moscariello

Due sciacalli al guinzaglio
Tra il non capir nulla e il capir troppo c’è una via di mezzo, un juste milieu che i poeti, d’istinto, rispettano più dei loro critici; ma al di qua o al di là di questo margine non c’è salvezza né per la poesia, né per la critica. C’è solo una landa troppo oscura o troppo chiara dove due poveri sciacalli non possono vivere o non possono avventurarsi senza esser braccati, catturati e rinchiusi tra le sbarre di uno zoo.
A meno che le due bestiole fossero …quasi un’emanazione? Che fossero un emblema, una citazione occulta, un senhal? O forse erano solo un’ allucinazione,
segni premonitori….
(Montale, Corriere della sera, 16 febbraio 1950)


Non smette di sorprenderci l’alchimista Piscopo: i suoi due sciacalli al guinzaglio, con un gatto posto sulle spalle a guisa di pelliccia e un divano che racconta storie di famiglia che dolorosamente si ripetono in un tran tran masochistico. Un fluire di vita, che non trova composizione, tutto va oltre…….altrove…….
Un’ ambigua tempesta, sotto traccia, che stritola l’umanità senza che questa se ne renda conto, incatena monti e valli e percorre dirupi, non ha argine, né ha una causa ,né un effetto. Tantomeno l’intento di Piscopo si limita a ricercare la pietra apicale, nonostante i colori in vellutato rosso-cobalto della copertina che ha odori orientali che ci riportano ad Aladino e la lampada magica. Il rosso dei contrappunti e variazioni ci immerge non in un mondo fantastico, tutt’altro; i racconti narrati riguardano la vita che ” E’ musica, però, che non inventiamo noi: è essa che ci suona, come suona tutto il resto (complemento oggetto). Noi tutti, intanto, non abbiamo consapevolezza di questa nostra condizione di pifferai suonati…….”.
La filosofia di Piscopo sfoglia il libero arbitrio, esso diviene una spiga battuta , spogliata delle sue foglie gialle, messa a nudo in tutte le sue riservatezze, i chicchi che si staccano sono stornelli …….. La pifferaia è lei, la vita. E illusi noi, in processione, scuotiamo l’albero della cuccagna, ma, ad ogni colpo, il capo si imbianca solo di cenere: la pignatta piena della grazia di Dio chissà a chi tocca!
La provvisorietà del reale o di quello che sembra reale ha portato il Narratore ad approdare verso un terzo occhio, con protagonisti speciali: conoscenze che squarciano un reale approssimativo in cui gran parte dell’umanità si muove, storie del passato che non sono passate(La cassa dei panni, pg 59), sogni che ci aprono porte mai chiuse. L’occhio di cui parliamo non è quello esoterico o platonico di un mondo fotocopia raccontatoci dal Filosofo (di ciò ci mette in guardia anche Piscopo). Il mondo delle idee di Piscopo freme, palpita, vive di folgorazioni, nemmeno tanto cercate e lì Il Segugio da tartufi segue le tracce, scava fino a che non si apre alla convinzione che la vita non è solo quella reale, che l’universo non è al servizio dell’uomo e che tutte le creature che lo popolano hanno la medesima dignità.. “Ecco la mia idea è che la vita sia tutto un flusso di stupore, tutta un intrico di simpatie e di antipatie, un po’ alla maniera come i neoplatonici rinascimentali concepivano il mondo . Senza, però, destinatari privilegiati, come invece si pensava allora e si è a lungo continuato a pensare: non credo, infatti, che esista una teologia negli eventi, né che la realtà sia configurabile sotto l’aspetto di un ordine cosmico, né che l’essere umano sia il valore più alto a cui si offra il mondo.(Telepatia pg 119) Questa novella bellissima, con quadri surreali, vede come protagonisti un gatto e un cane (la carissima cagnetta dell’Autore), qui è esplicato un corridoio di pensiero appassionatamente studiato dal non clercuto Piscopo e cioè che il mondo animale non è meno ricco di interessi e di misteri che quello dell’uomo. (ci sono vasti e articolatissimi continenti ancora da identificare. (Pg123).
La vita con le sue porte semiaperte, mai settoriali o sprangate, che in qualche attimo, tardi nel suo percorso, ci insegna Piscopo, ci folgora con premonizioni , strane coincidenze, riflussi che si appropriano della nostra volontà.
Al Pensatore dal bastone alato di Mercurio e in contrappunto con la realtà fluiscono improvvisi affioramenti di cose e fatti che non sono reali, ma profondamente veri. “In questi strani racconti, forse non tanto stranieri alla sensibilità” vive e freme il Poeta che alla vita che ci suona, Egli canta una meravigliosa melodia perigiale con i ritmi appassionati di Mikis TheodoraKis, ci mette dentro una preghiera che è quella della purezza della natura primitiva e amorevole madre dell’uomo e ci pianta nel cuore una stella marina dorata di sabbia.
Ma la melodia in qualche racconto si fa stridente: in alcuni casi l’uomo appare bloccato, inerte anche di fronte a problemi non particolarmente difficili (Famiglia di semplici, pg 23); personaggi balbuzienti si ostinano come asini: vogliono camminare rasenti al burrone ed è inutile frustarli, loro non vogliono la vita, sono ombre avvelenate dal Nulla.
Le riflessioni di Ugo Piscopo in Contrappunti e variazioni su tema ci immettono infine nella la storia . Essa non è mai una sola, come anche la vita; vanno avanti e in dietro, come un treno che percorre sempre gli stessi binari e in qualche stazione le anime di ognuno si rincontrano con ciò che è già stato o avverrà.
Alcuni di questi racconti, soprattutto Antonio e Antonio, Famiglia di semplici, La cassa dei panni ci hanno riportato alla memoria il mimo Aurelio Gatti in una straordinaria rilettura dell’opera da Tre soldi, rivisitata da Toto Russo, attore e regista dello spettacolo (1995, Bellini di Napoli). Qui Antonio Sinagra accompagnava il ballantare di corpi vuoti, che la sua meravigliosa musica non riusciva a risuscitare dal torpore. Ecco l’esempio ci conduce a due contrappunti della filosofia di Piscopo: il torpore e l’energia. Il primo naturalmente non conduce a nulla, se non alla tomba: l’uomo è un morto che cammina; l’energia è invece un fluido che ci rimette nel circuito dell’universo “e ci suona” ponendoci di fronte al personaggio che porta a spasso i due sciacalli. Questa immagine, per gli altri è una visione, ( chi ha mai visto due sciacalli al guinzaglio? )per Piscopo, invece, addentrarsi in enigmi , anche spericolati lo intriga e lo affascina.
La profondità del suo pensiero sa disegnare anche pagine piene di tenerezza dove confluiscono le vite di tre, di mille generazione di donne (Il migliarino rosso blu, pg 47). Che tenerezze di immagini, di suoni, di odori in questo delicato racconto!
Ma in quest’opera, dicevamo, non tutto è filosofia, critica, poesia, musica; ci sono tracciati inquietanti, sorti che si incrociano e si sovrappongono, visioni che anticipano la morte. L’autore è un rabdomante scava in profondità, sente l’odore dell’acqua, suo malgrado lo porta addosso.
Il suo viaggio nelle sorti dell’universo è facilitato dal fatto che Ugo ha il dono di essere plurilingue: non gli costa fatica ragionare con due sciacalli, un gatto, un cane, un fiore, un migliarino rosso blu(pg 47), un salotto di velluto (pg35) ,dando capacità logiche e ricchezza di linguaggio anche alle pietre: esse hanno vene color arcobaleno che assorbono e irradiano le energie dell’universo.
Attori di questo libro di racconti , opera vincitrice del premio nazionale “L’inedito” Sulle tracce del De Sanctis, XI Edizione (ci ricorda questa dicitura un’opera famosa di Attilio Marinari), con una copertina che sembra disegnata da Aladino, protagonisti, dunque, sono eventi che definirli surreali distorcerebbe i fatti narrati. Essi sono straordinari, ossia al di fuori delle leggi della fisicità, ma appartengono con grande autenticità alla vita.

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